1932: Freaks

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Regia – Tod Browning
We accept you, one of us! Gooble Gobble!

Il cinema, se ci fate caso, non è altro che una versione un pelo più sofisticata delle attrazioni da fiera.
Non parliamo di arte. Su questo blog non è una parola molto diffusa. Parliamo di imbonitori per le masse, sempre alla ricerca di brividi a buon mercato.
Il macabro è il rovescio della medaglia dell’allegria forzata del circo.
E Browning questo lo sapeva molto bene: era scappato di casa a sedici anni, per unirsi a uno spettacolo itinerante. Ed era finito a fare, tra le altre cose, anche il fenomeno da baraccone.  Veniva sepolto vivo, il giovane Tod, per “resuscitare” dopo 24 ore passate dentro a una fossa. Oppure faceva da contrappunto, con dei latrati, alle esibizioni di finti selvaggi in spettacoli itineranti lungo il Mississippi.
Si diede anche al varietà: cantava, ballava il tip tap, eseguiva numeri comici e girò un po’ tutta l’America, fino a quando non conobbe un suo compaesano,  David Wark Griffith (sia lui che Browning venivano dal Kentucky) che gli diede un piccolo ruolo in una commedia. La parte del becchino.
Browning allora si trasferisce in pianta stabile in quel di Hollywood, dove all’epoca i film si sfornavano a catena di montaggio: brevi commedie della durata di un rullo, girate di corsa, a ritmi frenetici, addirittura di una alla settimana. Passò con facilità da davanti a dietro la macchina da presa e sembrava destinato a una luminosa carriera comica.
E invece, nel giugno del 1915, l’auto che guidava si andò a schiantare contro un pianale ferroviario. L’incidente causò la morte di un giovane attore, Elmer Booth, e una brusca inversione di rotta nell’approccio al cinema di Browning.
Il lato leggero dell’imbonitore sparì del tutto e rimase solo quello macabro.

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Questo per dire che la vita di quello che fu, insieme a Whale, il più grande regista di horror della sua generazione (la prima generazione di registi horror americani, aggiungerei), ci viene una volta tanto in aiuto per comprendere le ossessioni personali di un uomo e il modo in cui queste ossessioni furono da lui riversate su pellicola, a partire dal sodalizio artistico con Lon Chaney, fino ad arrivare a quella deflagrazione di ossessioni che risponde al nome di Freaks.
Browning, l’ambiente circense non lo ha solo vissuto, lo ha anche messo in scena, più volte. Freaks non è frutto del caso, è il culmine di un percorso. E si tratta di un percorso che dobbiamo, almeno in parte, conoscere se è nostra intenzione avvicinarci a Freaks con cognizione di causa.
Le grottesche deformazioni cui Chaney si sottoponeva nelle varie pellicole in cui collaborò con Browning evidenziano un rapporto piuttosto particolare del regista con la deformità. E con i corpi spezzati, mancanti degli arti inferiori o superiori, mutilati in un modo o nell’altro. Sempre e comunque inadeguati. Pensate al criminale che arriva a farsi amputare le braccia in The Unknown (1927), film che si svolge in ambiente circense, o alla mostra delle atrocità rappresentata da teste mozzate e tronchi umani in The Show (1927). Gli incubi di Browning sono sempre (o quasi) gli incubi di un freak.

L’avvento del sonoro e la morte di Chaney interruppero momentaneamente il flusso costante di immagini di mutilazioni nella filmografia di Browning. In mezzo, tra il film perduto, London After Midnight e Freaks, c’è l’uragano Dracula, opera diretta con svogliatezza (Browning non era proprio entusiasta della cosa), ma che diede inizio all’ondata di mostri cinematografici degli anni ’30.
La Universal faceva i miliardi e la MGM non voleva stare a guardare. Riesumò quindi un progetto datato 1929, in cui era coinvolto proprio Browning: la trasposizione di un racconto di Tod Robbins, Spurs.
Di Robbins era anche la storia che aveva ispirato I Tre, uno dei maggiori successi dell’accoppiata Browning-Chaney. Non esisteva, sulla faccia della terra, nessun’altro regista in grado di raccontare per immagini Spurs. O che avesse lo stomaco di farlo.
E così, dopo tante stesure diverse, che si allontanavano sempre di più dallo spunto originale, il copione di Freaks fu pronto. Del racconto di Robbins non restava praticamente nulla.

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La trama di Freaks penso la conosciate tutti quanti: la bellissima e perfida Cleopatra, trapezista di un circo, in combutta con il suo amante Hercules, seduce e sposa il nano Hans, per avvelenarlo poco a poco e impadronirsi del suo cospicuo patrimonio. Quando il complotto viene alla luce, si scatena la vendetta dei freaks.
Il casting fu, tutto sommato, semplice: negli studios della MGM arrivarono centinaia di foto di fenomeni da baraccone da ogni parte dell’America. Browning scelse solo quelli con deformità spettacolari e fotogeniche. Per quanto riguarda Hans, il ruolo era assegnato all’attore già protagonista de I Tre, Harry Earles.
Difficile fu invece trovare un’attrice che interpretasse Cleopatra: dopo aver letto la sceneggiatura, di solito le varie dive interpellate rifiutavano in preda al disgusto.
Browning allora chiamò Olga Baclanova, dopo averla vista in un altro drammone a tinte forti (guarda un po’, il protagonista è sfigurato), L’Uomo che Ride.
La Baclanova, che era una tipa piuttosto particolare, accettò senza battere ciglio e vinse la ripugnanza e il senso di colpa nell’interagire con veri freaks sul set, abituandosi alla situazione dopo qualche giorno di riprese.
Riprese ai limiti della psicosi, con tutti i dipendenti dello studio che si sentivano male per la prossimità dei freaks, che non li volevano alla loro mensa, che percepivano la loro sola presenza come un’offesa alla propria umanità.

E Browning?
Lui si divertiva come un matto: “C’era una certa gioia maligna nel modo in cui Tod Browing conduceva le riprese che ce lo faceva considerare un conte Dracula all’ennesima potenza… Gli piaceva troppo” (David J. Skal, The Monster Show).
E questo è forse il motivo per cui Freaks fa parte di quella ventina di opere fondamentali nella storia del cinema (non solo horror), da studiare e imparare a memoria. Nonostante la mentalità di oggi lo faccia passare per un film compassionevole, dalla parte dei mostri e dei reietti della società, non era affatto così.
Freaks era exploitation pura ed era un film assolutamente spietato e privo di compassione. Un elemento che lo rende efficace ancora oggi, in quanto i suoi protagonisti vengono ritratti per quello che sono, esseri umani con uno spettro di sentimenti complessi, non sempre positivi. Esseri umani che appartengono a un gruppo ristrettissimo, che risponde a delle regole ben precise, che possiede un suo codice. L’infrazione di quel codice, la mancanza di lealtà (e di rispetto) li porta a compiere una delle vendette più atroci mai rappresentate su uno schermo. Lo spettatore è così forzato a identificarsi col freak, non potendo mettersi comodo nella posizione di distacco che dalla pietà è derivata.
E Freaks fa paura, oggi più che mai, soprattutto per questo.
Quando, durante una scena che, nel corso degli anni è diventata icona, i freak accettano Cleopatra e la chiamano “una di noi”, è al pubblico che stanno parlando, generando un cortocircuito emotivo che, a oltre ottant’anni dall’uscita in sala del film, ancora ferisce e lascia paralizzati.

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La storia distributiva d Freaks non è delle più felici: il film riuscì a passare la censura, ma ne venne fuori deturpato (la leggenda vuole che il negativo originale sia stato scagliato in mare da una finestra degli uffici della MGM), con quasi trenta minuti andati persi per sempre.
L’accoglienza riservatagli da pubblico e critica fu fredda. Browning ne ebbe la carriera stroncata. Aveva infranto l’unica legge ferrea di Hollywood: non aveva incassato abbastanza.
Tutte le giustificazioni morali accampate dai dirigenti che, da allora in poi, rifiutarono di farlo lavorare, le scuse sul suo film maledetto, che aveva oltrepassato troppi limiti, sarebbero state spazzate via se Freaks fosse stato un successo commerciale. Purtroppo non andò così e Browning si ritirò dalle scene nel 1939.
Morì nel 1962, lo stesso anno in cui, a Cannes, il suo film veniva proiettato e acclamato, sancendone l’ingresso trionfale tra i cult più amati di sempre.

Per il 1942 è stato abbastanza complicato trovare qualcosa di interessante. Se si esclude Il Bacio della Pantera, di cui però abbiamo già parlato, è un’annata piuttosto moscetta. Ma, scavando, ho riesumato due titoli.
The Night Has Eyes, di Leslie Arliss, è una piccola gemma britannica purtroppo dimenticata, mentre Night Monster, di Ford Beebe, ci mostra Bela Lugosi alle prese con un’orribile vendetta.

21 commenti

  1. We accept you, one of us! Gooble Gobble! Film che amo moltissimo, ti ringrazio per il bellissimo commento 😉 Ho votato The Night Has Eyes, visto una volta una vita fa, me lo ricordo bello, ma dovrei rivederlo 😉 Cheers!

    1. Ma poi questo è un film che si può rivedere quaranta volte di fila e non ti stanca mai!

  2. È complesso fare commenti senza scadere nel già detto o nel banale. È un film capitale. Geniale e profondo. Ci vuole un saggio per sviscerarlo per bene. Brava come sempre sorellina… Per il sondaggio deciderò con calma oggi

    1. È stato complesso per me scrivere qualcosa di vagamente sensato, fratellone!

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Vagamente sensato? Per favore, togli subito quel “vagamente” e al suo posto mettici un “pienamente”! 😉 Freaks è un autentico caposaldo della storia del cinema tout-court, su questo non ci piove, e chi ne decanta superficialmente lo spirito compassionevole farebbe bene assai a rivederselo, credo.
        Passando al voto, The Night Has Eyes è quello che mi attira di più tra i due…
        P.S. E non va dimenticato il sentito omaggio a Freaks in My Little Moray Eel 😉

        1. Eh sì, Freaks è un caposaldo della storia del cinema e della mia vita.
          E sono contenta che tu abbia trovato la citazione 😉

  3. Gooble Gobble tutta la vita….

    1. Per sempre! One of us!

  4. Non era uno dei film più bannati?Unknown sarebbe Lo Straniero?

    1. Sì, è stato uno dei film più vietati in ogni parte del mondo per anni. E, ancora oggi, ne sono andati perduti diversi minuti.
      The Unknown è Lo Sconosciuto, suppongo.

  5. Intanto voto Lugosi.

    Con Freaks ho un rapporto morboso quanto l’approccio del regista, nel senso che è il primo film che abbia mai desiderato cercare e vedere, dopo averne lette di ogni. La ricerca e l’attesa si sono rivelate più che meritevoli e soddisfacenti, solo rimpiango sempre quei millantati 30 minuti mancanti…

    1. Io ce l’avevo in vhs, preso usato qui a Roma da Profondo Rosso.
      Quel vhs non so che fine abbia fatto, ma ricordo che l’ho rovinato a forza di vederlo.
      Se non si ama Freaks si è brutte persone e basta.

  6. Come al solito quando racconti un classico lo racconti in maniera fantastica. ❤

    Mi fido del tuo giudizio e voto quello di Arliss

    1. Grazie! Poi certi classici è anche vero che si raccontano da soli 😉

  7. dinogargano · · Rispondi

    Consiglio la lettura , per chi non lo avesse fatto , del bellissimo saggio di Leslie Fielder , dal titolo omonimo al film di Browning .Un testo esemplare per essere esaustivo ed asciutto al contempo sul fenomeno dei Freaks nella storia dell’uomo , con casi e curiosità tutti da scoprire.
    bel post, al solito … ho votato il film inglese , Lugosi non lo sopporto…

    1. Metto subito subito in lista. Devo leggerlo tipo subito! Grazie della dritta!

  8. Bellissimo pezzo. Oggi, temo, un film così non sarebbe neppure concepibile. D’altra parte, nemmeno un regista come Browning è mai più nato.

    1. Grazie 🙂
      Erano pionieri. Ed erano matti.
      E vivevano in un momento di enorme fervore creativo.
      Irripetibile.

  9. Io ammetto di avere un grosso problema con questo film. Non l’ho mai visto. Vorrei ma non ho il coraggio. Il fatto che siano freaks veri mi turba e non ce la posso fare. Per anni ho avuto problemi a guardare pure Elephant Man, sapendo che è una storia vera… Prima o poi spero di superare la paura e vederlo perché sono convinta che sia un grandissimo film.

    1. È un’esperienza molto forte. Anche se il film è datato, resta un bel cazzotto nello stomaco. Però va visto, almeno una volta nella vita va visto.

  10. […] Questo dualismo fu magistralmente rappresentato in un film hollywoddiano del lontano 1932, Freaks del visonario regista di Luoisville, Tod Browning, diventato ormai un cult movie, forse tra i più […]

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