It Follows

09pjwmyqzi Regia – David Robert Mitchell (2014)

Programmazione un po’ diversa dal solito, questa settimana. Salta un giro la rubrica dedicata al cinema atomico per dare spazio a tre film che ho visto nei giorni scorsi e che considero di importanza fondamentale nella mia vita da appassionata di cinema fantastico. Per tutti e tre i film ho aspettato un po’ prima di parlarne, per lasciar sedimentare gli effetti della visione. Scrivere di opere del genere a caldo è rischioso, soprattutto se sull’onda dell’entusiasmo sfrenato. Quindi arrivo di sicuro in ritardo rispetto agli altri. Cercherò di non ripetere cose già dette altrove, per quanto possa essere possibile. E, a fine post, troverete la solita serie di link utili. Cominciamo con It Follows, il film che tutti più o meno considerano (e non a torto) l’horror dell’anno già a maggio. Ovviamente il 2015 è ancora molto lungo (e sì, It Follows è stato prodotto nel 2014, ma è stato messo in giro da poco e qui da noi non è proprio arrivato e forse non arriverà, quindi non siamo troppo pedanti), ma credo che si tratti dell’horror con cui toccherà fare i conti in futuro, una pietra di paragone per ciò che arriverà. In maniera diversa alla bomba dell’anno scorso, The Babadook, che aveva altre ossessioni e altri intenti, It Follows si presenta come una rielaborazione della storia del genere degli ultimi 30 anni, inglobando e poi risputando gli elementi topici del cinema del terrore, a partire dallo slasher, passando per il body horror e il coming of age, e guardando anche a un tipologia molto particolare di ghost story. È interessante notare che nei paesi civili il film ha avuto una distribuzione dapprima limitata e poi sempre più ampia. Non è il solito filmetto che si fa il giro dei festival e poi approda su piattaforme VOD. Si tratta di una faccenda più grossa. E senza nomi di rilievo a sostenerne il cammino trionfale tra il pubblico. Un successo dovuto quasi esclusivamente al passaparola.

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La trama suppongo la conosciate un po’ tutti, ma la rinfresco molto brevemente: Jay (Maika Monroe) va a letto con un ragazzo. Subito dopo, lui la narcotizza, la lega e le spiega di averla contagiata con uno strano virus, che si manifesta in maniera molto anomala. Jay sarà infatti seguita da una persona. Può essere qualcuno che lei conosce o un perfetto estraneo. Ciò che importa è non farlo avvicinare per nessun motivo. Ci si può liberare da questo virus/maledizione in un solo modo: trasmettendolo a qualcun’altro e sempre per via sessuale.

Una storia abbastanza semplice, che però ha in sé tantissimi rimandi e molteplici livelli di lettura. A un primo livello, forse il più immediatamente riconoscibile, It Follows può sembrare una versione soprannaturale di uno slasher. L’ambientazione è infatti tipica. Si tratta di adolescenti dei sobborghi americani. In questo caso, siamo appena fuori Detroit, il che aggiunge alla situazione un certo fascino dato dal decadimento circostante, sottolineato più volte dagli stessi protagonisti, a cui non era concesso, quando erano più piccoli, di uscire dalla zona di sicurezza rappresentata dalle loro villette e inoltrarsi nel cuore marcio della città. Dello slasher, It Follows ha anche, ma solo all’apparenza, il lato punitivo. Se si fa sesso, si muore. O si viene perseguitati da un’entità che, se mai dovesse raggiungerti, ti ucciderebbe in una maniera particolarmente orribile e dolorosa, come Mitchell ci fa vedere sin dallo splendido incipit. Ma, attenzione, perché la persecuzione derivante dalla promiscuità sessuale, cessa solo grazie ad altra promiscuità sessuale. Come se non bastasse, nel momento in cui il contagiato muore, il virus (concedetemi di chiamarlo così) ritorna al mittente, ovvero a chi lo ha trasmesso per ultimo, e bisogna ricominciare tutto da capo. In questo modo, tutta la classica struttura puritana dello slasher viene sovvertita con intelligenza. Lo spunto iniziale è intatto, ma si cambiano le regole in corsa, e lo spettatore si ritrova al di fuori dei settori a lui noti e privo di punti di riferimento precisi.

Dello slasher, It Follows, recupera i cosiddetti “fondamentali”, ovvero i due nomi più importanti del genere, quelli che gli hanno dato vita in origine e poi ne hanno decretato morte e rinascita. Parliamo ovviamente di Carpenter e Craven. Il primo è presente come uno spettro nella messa in scena, nella colonna sonora, in moltissime scelte fatte da Mitchell in cabina di regia. La prima inquadratura del film sembra un totalone di Haddonfield, con tanto di foglie secche a ricoprire i viali alberati. Il secondo invece viene utilizzato nella caratterizzazione dei personaggi e, in particolare, nel loro rapporto con un universo adulto inesistente. It Follows è un film dove non viene inquadrata in primo piano alcuna figura genitoriale o appartenente all’autorità. Quando i grandi ci sono, ci sono solo in campo lungo, oppure con il volto tagliato, o nascosto dalle ombre. Credo che It Follows sia il film più craveniano degli ultimi anni.

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Ma, lo dicevamo prima, lo slasher è lo specchietto per le allodole, perché It Follows non appartiene e non vuole appartenere al genere. L’adesione del film ai suoi codici è puramente formale e di circostanza. Ci sono dei ragazzini, sono perseguitati da qualcosa, gli adulti sono assenti, quasi che l’universo di It Follows fosse una versione horror dell’Isola che non c’è, e non hanno alcuna voce in capitolo. Ma le somiglianze si fermano qui. Ed entra in gioco la faccenda del body horror, o venereal horror, come lo chiamavano quelli bravi all’epoca. Solo che, anche qui, siamo a distanze siderali dalle deflagrazioni splatter di Yuzna e Gordon. Il corpo è un veicolo, porta in sé una maledizione e la trasmette ad altri corpi e tuttavia di orrore fisico (se si esclude un’inquadratura shock nei primi minuti) ce n’è davvero poco in It Follows. È come se, da qualche anno a questa parte, l’horror si stesse riappropriando del suo lato etereo e cerebrale, dove sono i fantasmi a farla da padroni. In questo caso, fantasmi della mente, manifestazioni del senso di colpa, versioni malvagie e quasi zombificate di tutti quei personaggi che, nella vita dei ragazzi protagonisti, sono invisibili e assenti. O anche previsioni di un futuro, l’età adulta, che non vogliono veder arrivare. Il che ci porta alla dimensione coming of age del film. Ultima e forse più paurosa faccia di un film che indossa tante maschere e mostra tanti volti. L’horror che racchiude in sé tutti gli altri horror. La forma più pura e cristallina del cinema dell’orrore ridotto alla sua essenza. E qui bisogna fare un piccolo passo indietro nella carriera di Mitchell e tornare a The Myth of the American Sleepover che è il suo film d’esordio e sembra quasi il prologo di It Follows, sebbene coi toni di una (quasi) commedia. È nello sguardo perso di Jay e dei suoi amici, nella loro rassegnata stanchezza, nel loro girare a vuoto, nel loro essere già perduti e sconfitti ancora prima di cominciare che si trova (io credo, ma è una mia interpretazione e lascia il tempo che trova) la vera anima di It Follows. Ed è un’anima triste più che uno spauracchio per non dormire la notte. L’anima di chi di fronte a sé non vede nulla e alle sue spalle ha un silenzioso e implacabile inseguitore.

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Il male non lo si sconfigge. Col male si viene a patti. O meglio, va a finire che ci si abitua e ci si convive. Forse ci si riesce a illudere, per qualche minuto, e grazie a chi ci sta accanto, di averlo definitivamente eliminato dalle nostre vite. Eppure lui è sempre lì che ci segue. Come il dolore, come la consapevolezza della nostra fragilità esistenziale. E la quintessenza del cinema dell’orrore sta nel saper cogliere tutto questo e porcelo in forma di racconto metaforico. Farlo poi senza una spiegazione che sia una, badando a suscitare moti di vera paura (per una scena in particolare, nel mio caso, si è trattato quasi di panico) nello spettatore, usando un linguaggio rigoroso e geometrico, componendo ogni inquadratura con assoluta padronanza della prospettiva, del fuori campo, e soprattutto di ciò che striscia ai margini del campo (la coda dell’occhio)  ha quasi del miracoloso. Non sto esagerando: non so se It Follows sia l’horror più bello del 2015.  Ma è di sicuro il più importante e, in un certo senso, definitivo di questo inizio secolo.

Recensione del Bradipo Recensione di Marco Recensione di Ulteriorità Precedente
Recensione di Dikotomico

14 commenti

  1. S s’impone visione. Punto!

  2. Ne ho letto molto ed è un film che voglio assolutamente recuperare. Vorrei vederlo al cinema ma mi sa che le possibilità saranno scarse. Ma forse il passaparola della rete smuoverà qualcosa, come è già successo per The Babadook che, finalmente, uscirà nelle sale!

  3. bradipo · · Rispondi

    Tutto quello che avrei voluto dire io ma scritto molto meglio…come al solito recensione luminosa e illuminante…

  4. bradipo · · Rispondi

    E naturalmente grazie per la citazione

  5. Ho apprezzato The Babadook, ma It Follows (a mio gusto personale) lo supera a destra e lo semina in un nanosecondo. Mi ha spaventato a morte, ha una messa in scena sublime e riesce a insinuarti quel dubbio malefico dell’insicurezza, con un finale che, riflettendoci a posteriori, è puro genio.

  6. A-DO-RA-TO!

    (il film, ma anche il tuo post)

  7. Visto, una bombetta.. Fiuu! Non sono il solo che ha rivisto le stradine di Haddonfield guardando questo film😉 Concordo in pieno con il tuo commento.. Cheers!

  8. Giuseppe · · Rispondi

    Siamo di fronte a un’altra – e differente – rivoluzione dell’horror dopo The Babadook, quindi… credo proprio che non aspetterò una sua eventuale e non so quanto probabile uscita nelle nostre sale per vedermelo!

  9. sembra molto interessante

  10. Fan dell'ultima ora · · Rispondi

    Quando in un film riescono a inserire Dostoevskij senza forzature finto-intellettualoidi, allora capisco di essere davanti a qualcosa di più di un’opera di genere. Una delle cose più trasversali che abbia mai visto (e ti faccio i complimenti per la recensione). Fossi un professore, It Follows lo farei vedere nelle scuole.

  11. Spettacolo questo film! Se mai uscirà in Italia prometto che andrò a vederlo pure al cinema.

  12. Blissard · · Rispondi

    Bello It follows, ma secondo me tutto questo entusiasmo che si è scatenato in giro tra gli addetti ai lavori è parzialmente ingiustificato. Seppur sicuramente interessante e persino originale, il film ha dei difetti che sono macroscopici.
    Peraltro la tua recensione (come quella di Bradipo) mi è piaciuta molto (il finale, in particolare, col discorso sul male, l’ho trovato impeccabile), ma il web si è saturato di recensioni di tizi che sparano pipponi chilometrici vedendo dentro il film tutto e il contrario di tutto, dandomi la sensazione che il film ad alcuni è piaciuto così tanto perchè ha permesso loro di sproloquiare liberamente e senza freni inibitori con la spocchia di chi la sa lunga e ha capito tutto🙂
    Di questo, ovviamente, non può essere accusato più di tanto David Robert Mitchell, il cui bell’esordio ipnagogico (The myth of american sleepover) merita sicuramente un recupero.

  13. L’ho recuperato solo ora. 7 mesi in lista d’attesa sono molti anche per uno lento come me…

    Il film è lento, implacabile ed esasperante, difficile da guardare, ed è questa secondo me la caratteristica più importante, unita al fatto che hai notato tu dei protagonisti dagli sguardi sempre stanchi e senza speranza, ne bene idea di cosa fare per sopravvivere.

    Il finale poi porta a conclusioni simili a quelle di Babadook, cioè che ne agli errori del proprio passato, ne ai propri demoni si sopravvive, ma ci si scende a patti per sempre.

    1. Ma infatti è un film davvero implacabile. Ha una costruzione dell’orrore magistrale e non è uno sterile esercizio di stile, è molto altro.
      Non credo sia neanche una metafora delle malattie sessuali. Semmai è un rimando al body horror anni ’80, ma senza splatter.
      E, se proprio va cercata una metafora, lo è della crescita, che implica proprio il venire a patti con certi demoni.

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