I Dimenticati: Acqua Nera di Joyce Carol Oates

Acqua-Nera

Questa volta ve la faccio più semplice del solito, almeno per quanto riguarda la reperibilità del libro. Siamo infatti fortunati: molte opere della Oates sono disponibili nel nostro paese e Acqua Nera lo si trova in ebook e in cartaceo su qualunque store on line. In libreria è già un’impresa meno semplice. Non so per quale motivo, ma quando da ragazzina mi parlarono per la prima volta di questa scrittrice e mi misi a cercare proprio Acqua Nera (era quello con cui volevo iniziare a conoscerla, quello che mi interessava di più), andò a finire che fui costretta a chiederlo in prestito, perché tra gli scaffali era introvabile. Ma, approfondendo un po’ le mie ricerche, ecco che ho notato quanto fossero molto più rare le traduzioni dei lavori gotici della Oates rispetto a quelli mainstream.

Parliamo di un’autrice che ha pubblicato quaranta romanzi, oltre a una sterminata produzione di racconti, saggi, opere teatrali e persino libri per bambini. E purtroppo da noi è arrivato un decimo del totale delle sue opere. La ragione per cui la inserisco in una rubrica dedicata alla narrativa dell’orrore finita nel dimenticatoio è che la Oates, come scrittrice dell’orrore, non gode di una gran considerazione dalle nostre parti. Altrove è, ovviamente, quotatissima. Tanto per fare un esempio molto recente, è la punta di diamante dell’antologia Women Destroy Horror (ne parleremo appena finisco di leggerla), dove appare con un racconto e con un’intervista. E sì, ha anche curato il volume della Library of America dedicato a Shirley Jackson, scrivendo l’introduzione e scegliendo i racconti.

Questo per farvi capire quanto la Oates faccia parte della letteratura gotica contemporanea e quanto sia stato, e continui a essere, fondamentale il suo contributo.
Essendo un personaggio molto eclettico (oltre che estremamente prolifico), non si è limitata solo a quello, ma rimane la dimostrazione vivente di un fatto incontrovertibile: i detrattori della cosiddetta narrativa di genere possono parlare fino a farsi scoppiare le corde vocali e continuare a rimarcare una differenza tra letteratura “alta” e “bassa”. Poi qualche anima pia gli passa sottobanco Zombie (che no, non parla di morti viventi) o Rape, a Love Story e questi detrattori saranno costretti a stare finalmente zitti. Perché, quando si va a scrivere sul serio, la fantomatica differenza sparisce nel nulla. Soprattutto di fronte alla scrittura limpida, elegantissima, di livello sopraffino, una roba da schiumare di invidia, della Oates.
Narrativa gotica non è sinonimo di spazzatura. E, soprattutto, non è un genere che si può inscatolare con superficialità. Ha tante facce, si nasconde in luoghi insospettabili ed è sempre pronto a rovinare le festicciole borghesi.
Ma ora, bando alle ciance: è il momento di raccontarvi di quella volta in cui la Oates mi ha affogato.

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Tutto comincia in una sera d’estate del 1969. Il senatore Ted Kennedy sta guidando su un ponte, sull’isola di Chappaquiddick, nel Massachusetts. Al suo fianco, Mary Jo Kopenche, una giovane attivista della campagna elettorale del fratello di Ted, Robert. I due si erano conosciuti a una festa a casa del senatore, quello stesso pomeriggio.
La macchina esce di strada e finisce in acqua, Ted riesce a nuotare fino a riva e scappa, lasciando Mary Jo incastrata tra le lamiere dell’automobile.
Kennedy non denuncia l’incidente.
La mattina dopo, due pescatori vedono il tetto della macchina emergere dall’acqua e, finalmente, chiamano la polizia.
Secondo le analisi fatte sul corpo di Mary Jo, la ragazza ci ha messo tra le tre e le quattro ore a morire.
La vicenda si porterà dietro il suo sgradevole strascico di inchieste, testimonianze e linciaggi. Ma non è questo che ci deve interessare. O almeno, non è questo che interessa alla Oates.

La scrittrice comincia a prendere appunti sull’incidente già a partire dal 1969, ma scrive Acqua Nera solo nel 1992, cambiando i nomi dei personaggi e ambientando la sua storia in un differente contesto storico e politico, quello della presidenza di Bush padre e della guerra del Golfo.
Anche nella finzione letteraria abbiamo un senatore e una giovanissima (più giovane nel romanzo che nella realtà) attivista democratica e giornalista che si conoscono a un party sulla spiaggia. Kelly, questo il nome della protagonista, accetta l’invito del Senatore (non conosceremo mai il suo nome) ad accompagnarlo in albergo e, dato che sono su un’isola e l’hotel è invece sulla terraferma, devono prendere un battello entro un certo orario. Si muovono dalla festa in ritardo, il Senatore ha bevuto e corre un po’ troppo, l’auto sbanda, sfonda il guard-rail e termina la sua corsa in una palude profonda poco più di tre metri.
Il Senatore apre lo sportello prendendo a calci in faccia Kelly e si allontana a nuoto e Kelly rimane da sola.
Il romanzo è il racconto dettagliato dell’agonia della ragazza e ripercorre in maniera frammentaria le ore che precedono l’incidente, la conoscenza col Senatore, il bacio scambiato in riva al mare, la serata scandita dai fuochi d’artificio del 4 luglio. I ricordi di Kelly si fanno sempre più confusi, procedono a ritroso fino ai tempi dell’università, ai conflitti adolescenziali col padre repubblicano, all’attività politica e poi, ancora più indietro, all’infanzia della protagonista. Schegge di memorie e allucinazioni alternate a una lotta disperata per sopravvivere, all’interno di una bolla d’aria che si fa sempre più piccola, mentre l’acqua nera penetra tra le labbra e le narici di Kelly e le entra nei polmoni.

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Mentirei se dicessi che Acqua Nera è una lettura facile e confortevole. Non è facile perché esige una continua attenzione e la Oates non si pone proprio il problema di rendere meno ostici e sconnessi i pensieri di una mente che sta morendo. E non è confortevole perché inchioda il lettore al punto di vista di Kelly e lo fa sentire intrappolato in quella macchina rovesciata su un fianco, che affonda nella melma della palude. Se leggerete Acqua Nera, annegherete anche voi insieme a Kelly.
Eppure, la percezione quasi fisica della morte incombente è appena l’effetto più immediato e a breve termine della scrittura della Oates.
Kelly è una donna giovane, piena di progetti, di fiducia per il futuro, che poche ore prima era uscita dalla casa della sua amica, sede della festa, e aveva pedalato lungo la spiaggia sentendosi scoppiare di vita.
Quel corpo traboccante di vita lotta come un pazzo per non spegnersi nell’abitacolo. Una lotta che il lettore sa essere persa in partenza. E mentre il corpo di Kelly cerca di rimanere vivo, la sua mente la illude di essere uscita dall’auto e di essere in ospedale. La sua mente non si arrende mai, fino alle ultime righe, e oscilla tra sogni di salvezza e attimi di orribile consapevolezza.
È questo contrasto tra un’esistenza che ancora deve sbocciare e l’incedere implacabile dell’acqua che tronca ogni speranza a essere straziante. Si esce col cuore gonfio di rimpianto. E vorremmo solo tuffarci anche noi nell’acqua nera, tirare fuori Kelly dalle lamiere, portarla a casa sana e salva perché continui la sua splendida vita. Solo che non possiamo. E non possiamo perché un altro essere umano ha tradito la sua fiducia e l’ha abbandonata. L’unica cosa che possiamo fare è assistere alla sua triste e muta fine e, grazie alla scrittura della Oates, condividere un briciolo del suo dolore, “As the black water filled her lungs, and she died“.
Ci vuole stomaco per leggere Acqua Nera.
E se la letteratura dell’orrore ha come compito principale quello di farci avvicinare il più possibile alla morte, allora il romanzo della Oates è una delle storie horror più efficaci mai scritte. Una storia che ti perseguita come uno spettro e non ti lascia più andare.

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Joyce Carol Oates insegnava a Princeton, dove ha scoperto e fatto da mentore a uno scrittoruncolo di scarsa rilevanza come Jonathan Safran Foer. La signora è andata in pensione l’anno scorso. Ma scrive ancora, tutti i giorni dalle otto del mattino fino all’una e poi per altre tre ore la sera. E va ancora a correre, perché “Ideally, the runner who’s a writer is running through the land- and cityscapes of her fiction, like a ghost in a real setting“. Insomma, scrive anche mentre corre.
Leggetela, senza scuse. Iniziate, se volete, proprio con Acqua Nera, che è un romanzo breve ed è l’ideale per approcciarsi al suo stile.
Come ultimo consiglio che non c’entra niente con questo blog, recuperatevi la sua raccolta di saggi Sulla Boxe. Difficilmente troverete qualcosa di meglio e scritto con altrettante sensibilità e passione a sul pugilato.

20 commenti

  1. Segnata in lista. Senza se e senza ma.

    1. Scrittrice straordinaria, davvero…

  2. tullipan · · Rispondi

    La scoprii proprio in quanto mentore di Froer, che ha nel mio cuore un posto speciale.
    Non lo avevo mai considerato un horror, ma, come dici tu, in questo caso le classificazioni vanno a farsi benedire di fronte a una scrittura così illuminata e a un testo così coinvolgente.
    Uso coinvolgente in senso sia positivo che negativo, perchè il sentimento che più ricordo è l’angoscia e l’ansia che mi ha fatto provare.
    Credo che lo metto in lista per una rilettura, grazie per avermelo ricordato!

    1. Io sono molto elastica quando parlo di narrativa dell’orrore. Molti non sarebbero d’accordo con me ne definire Acqua Nera un romanzo gotico. Eppure ha molte caratteristiche tipiche della storia macabra. E a me piace molto quando posso parlare di storie che sfuggono gli schemi🙂

  3. Sarà che ultimamente i saggi, per me, vincono sui romanzi 100 a 1 ma, pur avendoli messi entrambi in wishlist, mi sa che Sulla boxe verrà molto prima di Acqua nera!

    1. Per me è il contrario, ma ti assicuro che Sulla Boxe è un’opera stupenda.

  4. La scarsa fortuna della Oates nel nostro paese resterà per me sempre un mistero.
    In fondo ha tutti gli elementi per essere l’autrice “giusta” – colta ma popolare, ferocemente politica, con una scrittura splendida.
    In teoria dovrebbe godere di una fama colossale, e invece no.
    Forse perché ha scritto “troppo” (noi siamo quelli del capolavoro solitario), forse perché è troppo colta per gli amanti dell’horror e troppo “di genere” per quelli fighi che leggono per darsi un tono.
    Forse perché è un incubo da tradurre.
    Resta un mistero incomprensibile.

    1. Da tradurre sì, è un incubo. Ho letto il suo racconto in inglese per Women Destriy Horror e sono impazzita.
      Però credo che qui da noi una scrittrice che è molto difficile da piazzare in un determinato scaffale, sarà sempre svantaggiata.

  5. Provo un’adorazione sconfinata per la Oates. Ogni volta che mi scartavetrano la pazienza con la questione donne e horror è l’esempio che riporto con più orgoglio. E Acqua nera è uno dei miei preferiti di sempre.

    1. Sono felice di sapere che c’è qualcun’ altro in giro innamorato come me di questo libro.

  6. Giuseppe · · Rispondi

    Forse – non voglio parlare troppo presto – dovrebbero esserci discrete possibilità di trovarlo anche in libreria, visto che l’edizione de Il Saggiatore è piuttosto recente… e sì, decisamente Acqua Nera mi sembra proprio un buon inizio (non è certo cosa da tutti riuscire a creare una empatia tale tra lettore e protagonista, tanto da far “morire” entrambi).

    1. Non vado in libreria da un bel po’, devo ammetterlo. Ci sono passata di sfuggita qualche mese fa perché ero arrivata in anticipo al cinema e, aspettando di entrare, ho fatto un giretto tra gli scaffali. E la Oates non c’era proprio…
      Però sicuramente in librerie ben fornite si trova.
      La ristampa è fresca e recente, per nostra fortuna.

  7. Non gradisco troppo la narrativa della Oates, ma Sulla boxe è imperdibile (la nuova edizione, uscita da poco per 66th and 2nd, comprende anche una biografia – chiamiamola così – di Tyson, eccezionale).

    1. Ecco, quindi devo ricomprarlo😀

  8. Ah, quindi hai la vecchia edizione e/o? Chapeu🙂 (donne appassionate di pugilato, una benvenuta rarità).

    1. Sì, ho quella, ma purtroppo non sono appassionata di pugilato, ma della Oates 🙂
      Non che il pugilato mi dispiaccia

      1. Ci accontenteremo🙂

  9. Naturalmente, chapeau.

  10. Visto che da più parti leggo che l’inglese della Oates è piuttosto ostico, vorrei chiedere lumi sulla qualità della tradizione italiana. Il mio inglese non è malaccio ma preferirei non perdermi sfumature di significato con una prosa di questa complessità.

    1. Traduzione ottima!

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