2001: Fantasmi da Marte

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Regia – John Carpenter
“That’s the second time I’ve saved your life.”
“Yeah, run a tab.”

Ma sì, parliamo un po’ d’amore, che ne dite? Voi lo sapete, io Carpenter lo amo con un trasporto che è quasi una faccenda carnale, tanto che capisco perfettamente Rachel Bloom e anzi, ora che ci penso, il nome John Carpenter ci azzecca alla grande nel ritornello. Basta solo cambiare un po’ il testo.
Lo amo così tanto, Carpenter, che quasi mi dispiace giocarmelo in questa rubrica con quello che è, a tutti gli effetti, un suo film “minore”. Ma il catechismo carpenteriano recita che non esistono film minori del Maestro e poi ad amare Carpenter per La Cosa o Il Seme della Follia sono buoni tutti. Amarlo per Fantasmi da Marte richiede vera dedizione. E non perché sia un film brutto (regola numero 2 del catechismo carpenteriano: non esistono film brutti del Maestro), tutt’altro. È solo un’opera uscita in un momento storico in cui il mercato non sapeva che farsene di lei, ancora invischiato nel riflusso dell’ondata post Scream e con l’ombra del J-horror che stava per allungarsi sul resto del mondo.
Per cui è vero: Fantasmi da Marte sembra il reperto archeologico di un’altra epoca, come non mancò di far notare il suo attore protagonista, Ice Cube, con l’eleganza e la classe che lo contraddistinguono, rinnegando il film e dicendo che era una schifezza buona per il 1979. Considerando i capolavori a cui Ice Cube ha preso parte nel corso della sua carriera, il suo giudizio critico lascia il tempo che trova. Ma su una cosa aveva ragione: il 1979 sarebbe stato l’anno ideale per distribuire Fantasmi da Marte. E no, non è un difetto.

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Fantasmi da Marte è il penultimo lungometraggio di Carpenter. Tra questo e The Ward passano dieci anni di allontanamento volontario da Hollywood, interrotti soltanto per partecipare due volte alla serie Masters of Horror, dove gli autori godevano di una assoluta libertà creativa, nonostante si trattasse di un prodotto televisivo. Dieci anni senza cinema, insomma, ché il cinema aveva trattato Carpenter così male da fargli venire quasi un esaurimento nervoso, in seguito all’accanimento con cui venne accolto Fantasmi da Marte da pubblico e critica. Ventotto milioni di dollari di budget e meno della metà incassati. Ennesimo flop da segnare sul taccuino. E allora sapete che c’è? Fate pure a meno dei film di John Carpenter e non rompetemi i coglioni.
Carpenter non ha mai frignato contro l’industria brutta e cattiva che non lo capiva. Ha semplicemente scelto il silenzio. E ancora lo sceglie. Abituatevi, perché sono convinta che The Ward sarà la sua ultima opera. Nonostante questo, non se ne sta con le mani in mano ed esce con un disco che riascolterei all’infinito e con un videoclip da spellarsi le mani per la quantità di idee presenti in pochi minuti.
Vedete, c’è un concetto fondamentale alla base delle scelte di Carpenter, un concetto che raramente viene compreso e assimilato, sia dai fan che dalla critica ufficiale: Carpenter non ha mai avuto la necessità di dimostrare niente a nessuno, non ha mai fatto parte di alcuna corrente e non è possibile farlo rientrare in una specifica categoria. Questo a differenza di molti suoi colleghi, coetanei e non, che o si sono riciclati con furbizia e fiuto commerciale, o sono scomparsi nel nulla mostrando tutti i loro limiti, o ancora hanno continuato, nel corso dei decenni, a raccontare sempre la stessa storia, declinandola in maniera diversa.
Ecco, Carpenter non è così. C’è chi dice che, sotto sotto, abbia sempre girato film western. E in parte è vero, perché la dinamica dell’assedio è tipica del suo cinema. Ma è un’etichetta molto riduttiva, data la sua capacità di muoversi con disinvoltura dall’horror alla fantascienza, passando per l’action e affrontando ogni possibile diramazione del cinema fantastico.
Carpenter è sempre stato un pioniere e il suo destino è per forza quello dell’outsider.
Ci sono ragioni ben precise e sono ragioni di natura tecnica e stilistica: mentre molti dei registi che hanno acquisito fama in ambito horror tra gli anni ’70 e gli anni ’80 hanno (spesso non volutamente) scardinato il cinema classico hollywoodiano, Carpenter quel cinema lo aveva studiato e lo conosceva a fondo e non lo ha mai abbandonato. Il risultato è che il Maestro riesce a essere insieme il regista più classico e più eversivo della stagione selvaggia del new horror.
È dalla prospettiva del classicismo carpenteriano che bisogna guardare a un film come Fantasmi da Marte. Che non è un film “nato vecchio”, ma solo un’opera fuori dal tempo. E perfettamente coerente con il percorso artistico di Carpenter.

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Anche perché, dopotutto, si tratta di un autoremake di Distretto 13 ambientato su Marte. Oltre a essere il miglior film marziano di sempre (se si esclude solo, e non del tutto, Total Recall). Un Marte non ricostruito in studio, ma ricreato in una miniera di gesso di Albuquerque, in New Mexico, dove il bianco del gesso venne interamente ricoperto di polvere rossa per dare l’illusione di un paesaggio marziano.
Il film fu girato tutto di notte e fu un bel massacro. Si dovettero sospendere le riprese per un paio di settimane, perché Natasha Henstridge ebbe un collasso. Per l’attrice, arrivata sul set all’ultimo secondo dopo la defezione di Courtney Love, quello di Melanie Ballard rimane il ruolo più faticoso di tutta la sua carriera. E il più interessante, senza alcun dubbio.
È singolare che il regista abbia affidato a un personaggio femminile i tratti caratteristici dell’antieroe carpenteriano. Melanie è, quanto e più di Desolation Williams, un tipo che avrebbe potuto interpretare con tranquillità Kurt Russel e non si sarebbe scandalizzato nessuno. Ed è uno dei modelli principali della Eden Sinclair di Doomsday, che ha con Fantasmi da Marte più di un punto in comune.
Ed è una tossicodipendente, sessualmente disinibita, a cui non interessa fare carriera nel corpo di polizia e si muove spinta da un senso del dovere e della giustizia molto personale. Un personaggio così non può che specchiarsi in un criminale come Desolation e, in seguito, solidarizzare con lui riconoscendolo un suo simile.
Nel cinema di Carpenter non sono mai esistiti buoni e cattivi e le motivazioni dei vari personaggi sono sempre di natura individualista. Si ritrovano in situazioni scomode, che non hanno scelto e hanno come obiettivo quello di portare a casa la pelle. Spesso non ci riescono, altre volte ancora, invece, il mondo va a farsi fottere e loro continuano a combattere, in una specie di moto perpetuo della lotta teso a una sopravvivenza sempre più difficile.
Ecco, Fantasmi da Marte racconta proprio di una lotta costante. Si arriva in un luogo, ci si resta incastrati, si combatte, si uccide e si muore per uscire da quel luogo e, alla fine, ci si ritrova in un altro posto ma in una identica situazione. E si ricomincia a combattere. A ciclo continuo.

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Non c’è spazio per altro. L’antieroe di Carpenter è una forma che continua a rialzarsi e a lottare, a schivare pallottole fino a quando non è abbastanza svelto da evitare l’ultima, quella decisiva. L’antieroe di Carpenter non è Laurie Strode, ma Michael Myers.
È il capo dei fantasmi marziani che si incarnano nei corpi dei coloni ed è la recluta interpretata da Clea DuVall (io amo anche la DuVall e mi domando perché non abbia avuto una carriera più fortunata) che avrà quattro battute in tutto il film, tre delle quali consistono nella parola “clear!”, e spara a tutto ciò che si muove, fermata solo da una improvvisa e brutale decapitazione.
Per questo, se davvero si ama John Carpenter, si ama anche Fantasmi da Marte: è un concentrato della poetica del Maestro, un inno al suo stesso cinema. Quasi un testamento, verrebbe da dire.
Ed è un western, ovviamente. Con gli indiani e i cowboy, come Ombre Rosse, ma dove non esistono torto o ragione. Esiste solo lo scontro fisico all’ultimo sangue. Una carneficina che non si interrompe mai, in quanto nessuno mai si arrende.
Si muore spesso, male, rapidamente e senza che i sopravvissuti abbiano il tempo di voltarsi indietro.
Il tutto girato e montato in maniera apparentemente lineare, ma con una frammentazione di punti di vista che dà spazio a flashback nei flashback e a vari piani temporali che si intersecano.
C’è anche un poderoso e quasi invisibile world building, che fa intravedere innumerevoli possibilità per sviluppare altre storie nel Marte colonizzato dal Matriarcato. Carpenter, come suo solito, non spiega niente a nessuno, fornisce quel minimo di informazioni indispensabili a farsi una vaga idea dell’ambientazione (i respiratori, la terraformazione non ancora terminata, la società matriarcale, un atmosfera opprimente di natura distopica) e poi si lancia a tutta velocità dritto nel cuore dell’azione. Eppure, quei pochi cenni sono sufficienti per immaginare universi interi. Non la sanno fare tutti una cosa simile.
Senza didascalie, senza quasi dialoghi, Carpenter si affida all’estetica: le divise, il design del treno, le scenografie della miniera e il look dei coloni posseduti che si danno con gioia all’automutilazione. Sono dettagli studiati al millimetro. E se Ghosts of Mars vi sembra un film sciatto, è solo perché non lo avete guardato bene.
Aggiungiamo anche la capacità di Carpenter di far recitare quel blocco di tufo della Henstridge e una colonna sonora, composta dal Maestro ed eseguita e arrangiata da gentucola del calibro di Steve Vai e Anthrax, memorabile.
Fantasmi da Marte sarà anche un “minore” nella filmografia di Carpenter, ma è sempre, a ogni visione, un’esperienza esaltante.

Bene, ci tocca ricominciare da capo dagli anni ’20. Alla fine sto procedendo anche piuttosto alla svelta. Ne vado fiera. Di questo passo, in un paio d’anni, forse, avremo finito.
Per il 1922, se non avessi imparato a conoscere i vostri colpi di testa, direi che il vincitore è scontato. Ma, dopo tante sorprese, davvero non si può mai dire. Dovrete scegliere tra il Nosferatu di Murnau e La Stregoneria attraverso i Secoli di Benjamin Christensen.

36 commenti

  1. Ciao Lucia, questo tuo post sembra la risposta alla email che ti mandai l’anno scorso e che tra l’altro accennava proprio ad alcuni dei problemi e delle qualità di questo film. Sul quale mantengo la mia opinione originale, ma come sempre leggerti è un piacere. Brava così!

    1. Quando mi hai scritto la mail in questione? :O

  2. Non ho letto il tuo commento.
    Ho solo visto il film scelto da te oggi e ho detto quello che dico sempre:
    “Ogni giorno passato a parlare di Giovanni Carpentiere è un giorno speso bene”😉

    Appena riesco giuro che mi letto il commento, lo so che ci conosciamo da poco ma sappi che ci giochiamo in amicizia qui😉
    Ripasso il prima possibile… Cheers!😉

    Nel frattempo ho votato “Nosferatu”, per non stare con le mani in mano, anzi in Manu così fa rima😉

  3. Fabrizio · · Rispondi

    Meno male che non sono il solo ad amare questo film. E meno male che non sono il solo ad amare così visceralmente John Carpenter che considero un vero Maestro. Ho trovato davvero interessanti le tue riflessioni sull’uomo e sull’opera in questione, mi piacerebbe molto leggere altre tue recensioni sul suo cinema. Dai, inizia un progetto parallelo a Dieci Horror per Decennio partendo da Dark Star, è il catechismo carpenteriano ad esigerlo😀

    1. Il problema è che io con Carpenter soffro di un grande timore reverenziale e quindi non sono mai veramente in grado di parlarne nel modo giusto. Qualcosa su di lui sparsa in giro per il blog la trovi😉

      1. Fabrizio · · Rispondi

        E infatti mo mi butto sulla recensione de La Cosa, IL capolavoro del buon John.😉

  4. Carpenter nel ruolo di Desolation Williams voleva Statham più in linea come viso ai suoi antieroi ma la produzione impose Ice Cube che invece di criticare dovrebbe ringraziare sia lui che Hill che Nei Trasgressori (Trespass)gli hanno dato le migliori parti
    Anche Verhoen merita un monumento non remake brutti,ha anticipato anche Il Trono di Spade con il suo L’amore e il sangue,pensa che doveva dirigire Il ritorno dello Jedi ma mandò a Lucas il suo film Spetters,il povero George cambiò idea….
    P.S Carpenter ha anche scritto la storia del videogioco horror F.E.A.R 3.
    Un saluto Lucia.

    1. Sì, fu la produzione a voler dare il ruolo di Williams a Ice Cube: era più famoso e pensavano avrebbe portato più gente al cinema.
      Imbecilli…

  5. Io l’ho amato al cinema. L’ho amato in home video. Ed è uno di quei film che riguardo spesso. La folle tribù che si automutila vale da sola il prezzo del biglietto.

    1. Ma infatti è un filmone, ed è così carpenteriano che non riesco a capire come i fan di Carpenter non lo abbiano apprezzato. Qui dentro c’è tutto Carpenter condensato

  6. Ho letto tutto…. Suspence…

    In giornata dovrebbe arrivare un corriere a consegnarti il mazzo di fiori che ti ho fatto recapitare a casa. Per quanto mi riguarda hai vinto tutto😀

    “E se Ghosts of Mars vi sembra un film sciatto, è solo perché non lo avete guardato bene.”

    Ma minchia! (Francesismo) è tutta la vita che lo dico!😉 Nei 10 anni di silenzio dopo questo film l’ho sempre difeso nello stesso modo, in “Fantasmi da Marte” ci sono dentro 10 idee, idee così buone che prese singolarmente, potrebbero essere la base di altrettanti film, ad esempio io adoro l’idea della società matriarcale, e la battuta che Henstridge fa a Jason Statham è Carpenter al 100%😀

    Non aggiungo altro perché ti ho già tediata abbastanza stamattina, e non voglio trasformare questo spazietto bianco nell’angolo del fanboy, un giorno parlerò di Giovanni anche dalla mie bande, parola.

    Ultimissima cosa:
    ”…ma solo un’opera fuori dal tempo. E perfettamente coerente con il percorso artistico di Carpenter.”

    Che poi era esattamente quello che Napoleon Wilson diceva di se stesso “I was born out of my time”.

    “Fantasmi da Marte sarà anche un “minore” nella filmografia di Carpenter, ma è sempre, a ogni visione, un’esperienza esaltante.”

    Hai vinto tutto, stima eterna… Cheers!😉

    1. Se fossero glicini, quei fiori, faresti di me una donna felice😀
      No, davvero, grazie. Pensavo che fossimo davvero pochissimi a voler bene a questo film. E invece, come al solito, mi sbagliavo. Forse gli anni passati sono riusciti a riappacificare il pubblico con Fantasmi da Marte, non saprei…
      Ma io mi ricordo cosa accadde quando uscì in sala, perché io, che sono anziana, c’ero😀

      1. Glicini… mi piace il viola😉 Pure io ai tempi mi precipitai in sala, ero pischello, ma non me lo sono perso, ti dico solo questo, allora lo vidi addirittura in una multisala, che a fine spettacolo era una bolgia di caproni che inveivano contro il film… Ma lì ho calcolati poco, avevo già gli occhi a forma di cuore😉 Da allora lo rivedo almeno una volta l’anno, basta, hai vinto tutto, Glicini in arrivo. Cheers!😉

  7. C’è un giochino che nessuno (apparentemente) ha mai fatto, e consiste nel cogliere le citazioni letterarie in Ghosts of Mars.
    A parte la (ovvia) citazione di “Quatermass and the pit”, Carpenter infarcisce la sceneggiatra di piccoli accenni a circa il 90% della fantascienza “marziana”, dai classici a cose che all’epoca erano uscite da pochissimo – dai nomi dei personaggi (Desolation Williams… chi ci ricorda) ad alcune scene (la miniera e la scoperta dei marziani…), il Matriarcato, persino il ciondolo che la Henstridge porta al collo (dove lo abbiamo già visto?), tutti sono riferimenti letterari.
    Ma nessuno pare essersene mai accorto.
    Strano, vero?

    1. Io credo che sia dovuto al fatto che il citazionismo di Carpenter non è mai stato evidente come quello di, che so io, Williamson.
      Lui fa le citazioni non per ammiccare al pubblico, ma davvero per omaggiare opere che ama.
      E quindi le sue citazioni diventano invisibili.

      1. Indubbiamente – non è un vuoto sfoggio di una bibliografia, ma un voler dare credito a coloro che hanno fornito una ispirazione.
        Carpenter ha una cultura d genere colossale – molto più ampia e varia di quella di molti suoi spettatori.

        1. E non solo di genere. E anche qui sta avanti anni luce rispetto a spettatori e colleghi

  8. Blissard · · Rispondi

    Ottimo articolo per uno dei film più sottovalutati del grande Carpenter.
    Dovrei rivederlo; a caldo, quando lo vidi al cinema, non mi esaltò per niente, e non tanto per il suo essere “datato”, quanto piuttosto per il fatto che mi sembrò molto meno interessante di un film similare (forse il film più carpenteriano tra quelli non girati dal Maestro) che avevo visto poco tempo prima, ovvero quel gioiellino di Pitch Black.

  9. Concordo che non esistano film brutti di Carpenter. Pure il remake de il Villaggio dei Dannati, ha momenti di grande cinema, seppure forse è in assoluto il meno riuscito
    Io amo tantissimo codesta pellicola: è implacabile. Ed è epico.

    1. Il Villaggio dei Dannati in alcune scene funziona alla grande, ed è comunque il film meno sentito di Carpenter.
      Io comunque imparo qualcosa di nuovo ogni volta dal Maestro, qualunque film faccia.

  10. Allora concordo con tutto quello che hai scritto, io vidi (eravano quattro gatti ) Ghost of Mars al Cinema e poi lo presi in VHS e, per me anche nei suoi film minori Carpenters inserisce cose che avercene di registi così oggi. Di mio aggiungo di aver visto uno speciale nel 2001 credo che fosse su Mtv in cui quel coglione di Ice Cube si diceva felicissimo di partecipare al film , prima che uscisse al Cinema evidentemente…..
    Comunque, gran carrierone quello di Ice Cube, vero ? 😛

    1. La carriera di Ice Cube dovrebbe farlo vergognare di uscire di casa! E invece quello ancora parla. 😀

  11. Non mi è dispiaciuto Fantasmi su Marte.
    Condivido tutto il discorso fatto su Carpenter.

    votato senza se e senza Ma Nosferatu❤

    1. Temo sarà un testa a testa😀

  12. uno dei migliori degli articoli su carpenter che abbia mai letto. e ne ho letti molti.
    condivido tutto.

    1. Ti ringrazio davvero. Scrivere cose un minimo sensate su Carpenter è molto importante per me.

      1. carpenter per me è il migliore.e molte delle motivazioni sono riportate nel tuo scritto

      2. Giuseppe · · Rispondi

        Infatti ci riesci benissimo, ogni volta che parli di Zio John😉 E ci sei riuscita – ma era ovvio – pure in questo eccellente post su Fantasmi da Marte, film sottovalutato da molti perché da molti visto in maniera frettolosa e superficiale: ricordo che difenderlo, all’epoca, rischiava paradossalmente di farti passare come persona non gradita proprio tra i fan carpenteriani che, come hai scritto più sopra, in genere non l’apprezzavano (e, magari, ti accusavano pure di scarsa obiettività nei confronti del Maestro). Mentre al sottoscritto dispiace ancora oggi che Carpenter non sia più tornato da quelle parti… magari, con un film imperniato su quell’antica e bellicosa civiltà marziana capace di lasciare nei secoli a venire le sue essenze vitali (i suoi ”fantasmi”) a difesa del pianeta rosso.
        Per il voto, vado sul titolo che conosco di meno (quello di Christensen)…

  13. Ho sempre pensato che la grandezza di Carpenter traspare anche e soprattutto nei suoi film minori. Autore coerente con idee lucide sul suo modo di fare film. In Fantasmi da Marte ci ho visto malinconia. Un film che segue una strada che nel 2001 era stata abbandonata. Ecco perché il western, il sense of wonder e le citazioni della Sf della Golden Age. Io ci ho visto un primissimo Williamson, Windham e anche Burroughs, soprattutto nella visione del pianeta Rosso. Ah, per il sondaggio ho scelto La stregoneria. semplicemente perché non l’ho mai visto e mi incuriosisce. Ciao sorellina!

    1. Sì, hai ragionissima sulla malinconia. Lo sguardo di Carpenter, diciamo a partire da Vampires, si fa estremamente malinconico. Pensa anche al suo episodio per MoH, Cigarette Burns.
      Ed è malinconico per forza, perché il cinema su cui si è formato, che ha studiato e di cui è lui stesso un appassionato, stava scomparendo.
      Quel Cinema con la C maiuscola di cui parlavo anche qualche post fa, a proposito di Michael Mann…

      1. Discorso che possiamo applicare in buona parte delle espressioni artistiche che dal XX stanno transitando al XXI secolo. Anche la letteratura. Certo modo di scrivere, di raccontare e CHE COSA raccontare…

      2. Beh, Vampires immenso, con quelle citazioni di leone, nei campi lunghi…

        1. stefano · · Rispondi

          Carpenter è tutto immenso. Penso sia il modo migliore per descriverlo

  14. stefano · · Rispondi

    Ok, volevo lasciare un commento, ma non riesco a farmi passare gli occhi a cuoricino. Quando è uscito fantasmi da marte avevo 16 anni ed è il primo film di carpenter che ho visto al cinema. Amore. Semplicemente amore. Da quando avevo 7 anni il mio film preferito era grosso guaio a chinatown e avevo visto già altri film suoi, adorandoli, ma senza fare caso più di tanto al nome del regista. Credo che sia li che ho imparato cosa vuol dire essere un regista con i contro… ho cominciato a cercare tutto quello che aveva girato. E non vedevo l’ora che uscisse qualcosa di nuovo al cinema. Sappiamo com’è andata… al cinema a vedere the ward ero solo nella sala! Comunque, tutto questo per dire: grazie dell’articolo, grazie di amare carpenter, grazie a carpenter di esistere!

  15. dinogargano · · Rispondi

    Visto in DVD , e mi era piaciuto assai , penso in effetti in duello all’ok corral , e la metafora del westrn ci casca benissimo … votato per Murnau , uno dei film meno visti e di cui molti parlano ….ma non è l’unico , alla Capranichetta ( qui a Padova il cinema Pio X … ) non lo danno spesso e poi Emir continua a dormire …

  16. Il 26 Agosto intanto me lo vado ad ascoltare in concerto a Torino! Carpenter è un genio! Ogni anno di silenzio sono opere straordinarie che ci perdiamo. Fantasmi da Marte è semplicemente stupendo ed è un film rozzo e sporco. Se fosse stato firmato da Tarantino e Rodriguez allora avrebbe fatto successo.
    Assioma 1: Carpenter è un dio del cinema
    Assioma 2: Tutto ciò che Carpenter dice o fa è un capolavoro
    Assioma 3: Chi critica Carpenter e le sue opere va arso vivo

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