Di Supereroi e supercazzole

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 Non avrei voluto scrivere nulla a proposito di Age of Ultron. Non per snobismo, per carità: mi sono precipitata al cinema a vederlo, con la mia maglietta di Capitan America e sono uscita con un sorriso da un orecchio all’altro. Neanche quando da bambina papà mi portava alle giostre avevo quella faccia da ebete felice. Il problema, per quanto mi riguarda, sono le competenze. Un film come questo non mi compete e basta. Non possiedo affatto la conoscenza enciclopedica del materiale di partenza e non posso affermare di essere un’appassionata o un’esperta di Marvel o supereroi in generale.

Sono più un tipo da vigilanti. E da giustizieri. Insomma, il mio personaggio Marvel preferito in assoluto è Frank Castle, che al cinema è stato spesso sfortunato, se si esclude un’eccezione del 2008 e un recente cortometraggio che, suppongo, abbiate visto tutti quanti.
E tuttavia, dato che sono una portatrice sana di contraddizioni, è da quando sono piccola che amo smodatamente Capitan America e ritengo il primo film a lui dedicato il miglior stand alone mai realizzato dalla Marvel su grande schermo.
Resta comunque il fatto che preferisco leggere le recensioni al film di persone più esperte e in gamba di me (in coda al post troverete una serie di link utili). Quindi il post che state leggendo non vuole essere una recensione. Più che altro è una reazione a uno strambo articolo uscito su Internazionale qualche giorno fa. L’ho letto, parecchie volte anche, e a ogni rilettura storcevo sempre di più il nasino. E all’inizio non riuscivo a comprendere il motivo di tanta irritazione. Dopotutto, ne parla bene. E Internazionale che parla bene di un blockbuster americano tutto azione ed effetti speciali è una specie di evento.
Dopo una notte di tormento e riflessioni, finalmente ho capito.
E mi è venuto in mente di scrivere uno sproloquio a riguardo. Ci saranno spoiler sul film, quindi chi non lo ha ancora visto è meglio non prosegua nella lettura.

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Adesso, a me non dà fastidio che una rivista orientata verso una certa fascia di pubblico metta on line un articolo che, sostanzialmente, dà a quel pubblico il permesso di andare a vedere in sala gli Avengers senza sentirsi in colpa. È da quando Nolan se ne è uscito col suo Cavaliere Oscuro che la critica “colta” cerca di venire a patti con gli uomini in tutina. Ed è anche divertente assistere ai loro salti mortali per giustificare che in fondo non si tratta di brutti film. C’è stato un momento di profondo sollievo quando il vincitore del premio Oscar Inarritu ha fatto la sua sparata sul “genocidio culturale”. Lì moltissimi occhiali sono stati risistemati sulla punta di svariati nasi e si è cominciato di nuovo, come ai bei tempi, ad attaccare queste produzioni miliardarie che spengono il cervello ai giovani che invece dovrebbero essere nutriti a suon Nanni Moretti a pranzo, cena e colazione.
Poi, con l’uscita del filmone gigantesco firmato da Joss Whedon, è partito il “contrordine, compagni! Niente più file davanti al Capranichetta, niente più pellicole cecoslovacche sottotitolate in uzbeko! Potete andare a vedere gli Avengers!”
A patto che non ci andiate per divertirvi.
Ed ecco il motivo dell’irritazione.
Il vero intellettuale non va al cinema per divertirsi: va al cinema perché gli Avengers sono il “perfetto ritratto della nostra epoca”, perché Thor è un’icona luddista, perché Ultron è una potente metafora politica, ma attenzione, involontaria, nata da sé, col passare degli anni. Non è nelle intenzioni degli autori dei fumetti e men che meno in quelle degli autori del film, narrare qualcosa di serio. Semplicemente, è capitato. Le storie hanno assunto (proprio come Ultron) una loro autonomia rispetto ai creatori ed eccole qui, pronte per essere oggetto di una meravigliosa supercazzola, possibilmente orientata a sinistra. Così, una volta fuori dalla sala, si potrà distinguere lo sfigato nerd dal vero cinefilo. Il primo starà lì a esaltarsi per le esplosioni. Il secondo si metterà subito a pontificare su quella “baracconata” (perché comunque sono baracconate, eh, la dignità non è concessa neanche alle metafore politiche) capace però, accidentalmente, di offrire spunti di riflessione per farsi qualche bella sega mentale.

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E, in tutto questo, non una parola sulla natura cinematografica di Age of Ultron, sulla regia di Whedon, sulle tecniche impiegate, sugli effetti speciali, sugli stunt, le scene d’azione, l’integrazione perfetta tra CGI e riprese dal vero. Niente. Perché non si conosce (o non si vuole sapere) la mole enorme di lavoro che c’è dietro a un film di questo tipo. Si ignora, volutamente, la pressione a cui regista e sceneggiatore è sottoposto. Non si tiene conto degli equilibrismi e dei giochi di prestigio che si è obbligati a fare per far combaciare tutto. E, se nel delirio di studios, fan impazziti, produttori invadenti, si riesce persino a mostrare il proprio stile e la propria personalità (e Whedon lo ha fatto, è forse l’unico che riesce ancora a farlo), allora si tratta di un miracolo vero e proprio. Non a caso, i due Avengers sono i migliori film Marvel. E non per le metafore politiche. Ma perché al timone del progetto c’è un tizio che si chiama Joss Whedon. E fa, nonostante tutto, la differenza.
Di questo si dovrebbe parlare, recensendo un prodotto come Age of Ultron. O, se si vuole approfondire, si potrebbe parlare di epica moderna.
Solo che l’epica è di destra. Il neoluddismo è di sinistra. Ed è così facile, così pigro accostare Age of Ultron a una sorta di confusa critica al capitalismo e alla tecnocrazia. Per poi sorridere di questi goffi americani che neanche si rendono conto di darsi la zappa sui piedi da soli. Sciocchini.

Certo, lo so anche io che il personaggio di Ultron si presta a svariate riflessioni. Ma più che sulla tecnologia (e dai, è banalotto, no?) forse sarebbe il caso di riflettere sul concetto di creazione e sul rapporto tra un creatore e la sua creatura, inserendo anche nel mezzo Visione e accennando, magari, allo splendido dialogo tra lui e Ultron, due righe che da sole valgono il film.
Oppure ci sarebbe da discutere sul fondamentale nodo costituito dal rapporto tra Bruce e Natasha. Una linea narrativa impostata con grande intelligenza. Non si tratta della storiella d’amore buttata lì per fare quote romance. Si tratta di una relazione complessa, che ci dice tante cose su una questione da qualche al tempo al centro di un dibattito piuttosto acceso riguardante i personaggi femminili nei fumetti e la loro rappresentazione.
E ancora, l’accostamento Pinocchio-Ultron è così dichiarato da non poter essere involontario. Ma è un arcaismo parlare della fiaba di Pinocchio in un mondo ipertecnologizzato come quello degli Avengers. Perché, ancora, siamo di fronte a un discorso epico contemporaneo, che rimanda, più che a un qualcosa di politico o tecnocratico, a un qualcosa di primordiale. Come primordiali sono i poteri. Come è primordiale lo stesso Thor. Allora sarebbe da sottolineare come l’unico essere degno di sollevare il martello sia proprio Visione, che non è niente altro se non il punto di contatto tra due mondi.
Solo che occorrerebbe sapere di cosa si sta parlando, una volta tanto. O avere l’onestà intellettuale di dire che il film di Whedon è un divertentissimo spettacolo per gli occhi e il punto più alto raggiunto fino a ora della fondazione di una mitologia del ventunesimo secolo, con le radici però ben piantate nel secolo scorso.

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Però, per ammettere una cosa del genere, sarebbe anche necessario conferire alla cultura popolare un’autonomia e una dignità che non le si vuole dare.
E c’è il rischio grosso di cadere in un pessimo equivoco. Qualcuno potrebbe andare in sala aspettandosi di assistere a questo fantomatico e involontario ritratto della nostra epoca e magari non trovarlo. E annoiarsi per i combattimenti e le esplosioni. E dire: “ma che americanata di merda tutta effetti speciali”.
Come quel mio amico che stimo e a cui voglio bene che è andato a vedere Fast & Furious 7 e poi lo ha bollato come stronzata perché era inverosimile. E io giù a spiegargli che lamentarsi della scarsa verosimiglianza di un film del genere sarebbe come se io andassi al cinema a vedere Boyhood e poi chiedessi indietro i soldi a causa della mancanza di inseguimenti, risse, palazzi che crollano e botte da orbi. Sarei una pazza furiosa, non credete?

Poi si smette di discutere e ci si rende conto di quanto poco senso abbia farlo. Ma una cosa me la continuo a chiedere da anni: di solito noi appassionati di cinema di genere non siamo chiusi e refrattari nei confronti del cinema d’autore. Anzi, spesso non facciamo neanche questa distinzione. Perché dall’altro lato della barricata non ho mai registrato la stessa apertura mentale?
Nessuno vi condannerà se andate a vedere gli Avengers e vi divertite. È una promessa. Non vi estrometterà nessuno dal club degli “amici di Lars” se gioirete guardando lo scontro tra Hulk e Iron Man. Non c’è nulla di cui vergognarsi. Non c’è bisogno di tirare fuori metafore politiche.
E, per cortesia, lasciate riposare in pace Kubrick e Hal 9000.
E comunque, è tutta colpa di Nolan.

Recensione di Plutonia Experiment
Recensione del Bollalmanacco
Recensione de La Bara Volante
Recensione di Immagination Bazar

55 commenti

  1. 92 minuti di applausi!😀

    1. Grazie, grazie, troppo buono!

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Io propongo di allungare almeno a 100 meritatissimi minuti!😀
        Questa tua riflessione su Age of Ultron è molto ma MOLTO più sensata e condivisibile di quell’articolo “Internazionalistico” che hai linkato: è pur vero che lì, al di là di evidenti forzature politiche/metaforiche/sociologiche ecc.ecc. nell’analisi, il film non viene denigrato ma è altrettanto vero che non viene mai davvero difeso come un prodotto con una propria, autonoma e legittima dignità… e il castello di carte costruito – neanche troppo abilmente, poi – per nascondere la spocchia e lo snobismo di fondo crolla del tutto miseramente proprio con l’irrispettosissimo “grande baracconata”, secondo me. Dopodiché non basta certo una stoccata “anti-nolaniana” sull’assenza di complessità supereroistica per risollevarti, che ormai il danno è fatto…

        1. Anche perché, quando parla dei cinecomics DC, prende un’altra toppa dicendo che si pongono ancora nella prospettiva di fare un’epica supereroistica. A mio avviso, ciò che manca nei vari Batman di Nolan e in Man of Steel, è proprio la componente epica…

          1. Giuseppe · ·

            A Nolan quella componente non credo sia mai interessata… e che le sue personali rivisitazioni supereroistiche di Batman e Superman – a prescindere, in questo frangente, dal fatto che possano piacere o meno – non appartengano più da un bel pezzo a quell’epica tipica dell’età dell’oro tirata così frettolosamente in ballo, è cosa piuttosto evidente. Ma ho avuto l’impressione che l’autore dell’articolo non la conoscesse (o non se la ricordasse) granché bene, quell’età…

  2. Rapporto contrastato quello tra intellighenzia e fantastique. Grazie soprattutto al snobismo della prima. Snobismo paradossale visto che in altri anni la cosi detta narrativa d’ anticipazione piaceva eccome a sinistra e poi come non ricordare il leggendario Fuori Orario del mitico Enrico Ghezzi? Quante chicche nel cuore della notte di Rai3…

    1. Un rapporto che in fin dei conti poteva anche essere fruttuoso. Ma nessuno ha mai voluto che iniziasse davvero, almeno qui da noi.
      E Fuori Orario era una di quelle poche eccezioni da ricordare con affetto

      1. Come non essergli riconoscenti? Voglio dire, ha portato Tetsuo sui nostri schermi!

  3. Il grosso problema, io credo, ancor più che col divertimento (che già è un GROSSO problema), una certa cultura nostrana ce l’ha – e lo ha sempre avuto – con l’immaginario. L’immaginario è troppo mutevole, vasto ed anarchico (ma al contempo dotato di regole – affamato, in un certo senso, di regole) per poter essere facilmente inquadrato e colonizzato a livello politico.
    E se quindi è facile, a livello superficiale, bollare il fantasy come W”di destra” e la fantascienza come “di sinistra”, si tratta di etichette che sis collano facilmente, troppo facilmente – basta guardarle troppo da vicino, e si scollano.
    Da qui nasce un certo disagio.
    L’immaginazione non si lascia schedare in maniera facile-facile ed immediata, e per di più piace alla gente – piace a tutti, forse proprio nel suo sfuggire ai discorsi di schieramento.
    L’immaginario è per sua natura ambiguo, e divertente.
    E questo è inammissibile.

    1. In questo paese c’è un grave problema ideologico. Si sente la necessità, imposta da anni di egemonia culturale, di mettere quelle etichette a un qualcosa che, per sua stessa definizione, sfugge a una facile catalogazione.
      E quindi ecco la grande confusione in merito.
      E poi sì, è una cosa che non coinvolge solo il fantastico, ma il cinema di intrattenimento tutto.
      Certo, Fast & Furious ormai è un fantasy😀
      Però è considerato increscioso uscire dalla sala e dire di essersi divertiti ad assistere a due ore di inseguimenti.

      1. Ma ovviamente Fast & Furious è un fantasy, e credo lo sia sempre stato – si svolge in un mondo nel quale le regole (della fisica, della società) sono diverse dal nostro… ma d’altra parte anche James Bond è sempre stato un fantasy (e l’idea che i film con daniel Craig abbiano dato una “svolta realistica” è una valanga di risate, naturalmente).
        Il fatto è che abbiamo ereditato dalla Controriforma questa strana, cattolicissima ossessione per il reale – un’altra valanga di risate, se ci pensi – e l’idea che divertirsi è male (che poi era un’idea cara ai Puritani, che pure erano protestanti).

        1. I film con Craig funzionano proprio perché fingono di dare un’impronta realistica e invece, a uno sguardo meno superficiale, sono ancora più implausibili dei loro predecessori recenti.
          Basta pensare al cattivo di Skyfall…
          Però piacciono alla critica perché permettono dissertazioni varie.

      2. E’ la nostra cultura ‘crociana’, che considera il fantastico pericolosa speculazione… delegando la necessità dello stesso alla sola religione, cattolica of course… Si nota ancora oggi, quando qualche intellettuale parla di narrativa che gli è piaciuta e, mettendo ipocritamente le mani avanti, specifica che ‘non si tratta di fantascienza’… Così apprendiamo che Philip Dick ‘non è fantascienza’ (?), oppure l’immenso ‘1984’ di Orwell, ugualmente, ‘non è fantascienza’…
        Ridicolo.
        Poi, per carità, sul termine ‘fantascienza’ potremmo discutere a lungo, ma non credo sia il caso di ‘aprire un dibattito’…

        1. Ma fanno la stessa cosa con il fantasy: ora che va di moda Martin, si può leggere perché tanto non è fantasy…
          E con l’horror: l’ultimo King va bene perché non è più horror.
          E ho fatto solo gli esempi macroscopici. Il fantastico, qualunque sia la sua diramazione, è una cosa da nascondere sotto il tappeto e di cui vergognarsi.

  4. Fra Moretta · · Rispondi

    Sfortunatamente questo genere di cose tornano fuori ciclicamente con i supereroi,prima dei film era successo negli anni 80 con la stagione dei fumetti maturi del genere ed ecco quà da noi giù fiumi di inchiostro per cercare di politicizzare questo o quel personaggio o quegli autori o il genere intero. Io personalmente pur non disdegnando anche sottotesti culturali leggo e guardo di supereroi perchè sono storie su tizi in calzamaglia che fanno cose eroiche ed impossibili e non vedo cosa ci sia di vergognarsi nell’ammetterlo,sembra quasi che divertirsi nel fare qualcosa sia un tabù.

    1. Io credo che i sottotesti culturali siano un qualcosa di assolutamente imprescindibile. Dietro a un qualunque tipo di narrazione ci sono sempre le persone e ogni persona mette nel suo lavoro una parte di sé, della propria visione del mondo e della propria cultura.
      Ma lo fa divertendo e divertendosi. E questo è considerato poco accettabile.

  5. Io su quella robaccia spocchiosa e bislacca che su Internazionale hanno chiamato “Recensione di AAoU” ho pianto e scagazzato come un pipistrello durante la siesta, E lascio stare quanto sia esemplificativo della pochezza di mezzi di comprensione che ammorba chi una “cultura” dovrebbe coltivarla più di altre fascie di popolazione.
    La rece del buon BaraV è quella che mi vede più d’accordo in toto, e credimi che chi ho trovato più freddino sul film è proprio il nerdgore marvelliano di lungo corso……A vanvera, fra l’altro, perchè si sono dimenticati che ormai i prodotti Disvel sono cinefumetti non quali trasposizioni del cartaceo ma proprio come genere a sè.

    1. Sì, una parte del fandom si è un po’ scagliata contro il film, e hai ragione quando dici che il Marvel cinematic Universe è un genere a sé stante, lontano anche dalla sua controparte fumettara.

  6. Ah Ah! Grande, si hai ragione, è sempre tutta colpa di Nolan😉 Che cacchio lasciateci i nostri film grandi grossi e caciaroni, sono completamente d’accordo con te. Per il resto, tieni le dita incrociate, che magari Netflix ci sforna una bella serie su Frank Castle, sarebbe anche ora😉 Cheers!

    1. Sì, ho letto. Ma magari ce cascano, guarda!😀

  7. Io voglio il Pulitore! Dirty laundry mi ha fatto sognare, e sono ancora in attesa Che si muova qualcosa.

    1. Dalle parti di Netflix qualcosa si muove

  8. tullipan · · Rispondi

    Standing ovation!! mi spellerei le mani a furia di applaudirti.
    che non se ne può più di questo snobbismo e di questi finti appassionati di cinema!

    1. Grazie😉

  9. Eccellente, davvero eccellente. Mi scappello… nel senso che mi tolgo il cappello.

    1. Mi piace molto il tuo nick

  10. “Di solito noi appassionati di cinema di genere non siamo chiusi e refrattari nei confronti del cinema d’autore. Anzi, spesso non facciamo neanche questa distinzione. Perché dall’altro lato della barricata non ho mai registrato la stessa apertura mentale?” frase bellissima, sulla quale concordo in pieno, ed è una domanda a cui neanche io sono ancora riuscito a dare risposta. Per il resto complimenti per il post, mi piace molto. Sottoscrivo quasi tutto tranne, come ti ho detto anche su FB, che per il giudizio complessivo sul film (ho appena pubblicato anche io un post al riguardo). Mi aspettavo davvero un filmone, e invece sono rimasto un pò deluso: il film è girato splendidamente e a tratti sfiora l’epica, ma la storia è davvero deboluccia, e alcune cose (compresi i dialoghi tra Hulk e la Vedova Nera, che invece tu hai apprezzato) sono davvero senza capo nè coda. Per me, molto meglio il primo episodio! Un saluto, è sempre un piacere leggerti.

    1. Ma infatti non credo qui si tratti più di tanto di dire se il film sia piaciuto o meno.
      Ci sono i nostri gusti, ci sono le cose a cui siamo più o meno ricettivi. Non ha importanza divergere su alcuni punti. La cosa fondamentale è proprio il voler forzare un film di questo tipo in una logica che non gli appartiene.

  11. Si per quei snob dovremo morire di noia con film lentissimi che molte volte non dicono niente,a me tanti film popolari mi hanno detto tanto non annoiandomi.
    Comunque nello stivale anche il wrestling e preso in giro,ingiustamente.

    1. Tutto ciò che non frantuma le palle è preso in giro in questo paese.

  12. Approvo pienamente la tua linea interpretativa, sebbene non abbia ancora visto il film (e pensare che mi hanno pure invitato, ma sono a casa con una brutta bronchite che mi sta devastando). Di letture filmiche lacanoidi ne abbiamo davvero piene le tasche!

  13. Meglio di così non si poteva dire, appena visto e goduto ogni fotogramma. Forse avrebbe avuto bisogno di una mezz’ora in più per esprimersi al meglio, raro caso in less is not more.
    Io ringrazio gli dei che esista Joss Whedon e da parte mia in questo film ci vedo una cosa: è come se fosse un bel puntatone doppio di un serial. Come Serenity stava a Firefly, cosi Age of Ultron sta al MCU. Io dico che ne vedremo delle belle: dal grandeur cosmico del Guanto dell’Infinito al dramma fin troppo terreno di Civil War.

  14. Quando vado a vedere un film, di certo #menefotto di quello che consiglia Internazionale.
    Ah oggi esco anche io di rece con Avengers, fammi sapere che ne pensi.
    Anche io aggiungo 92 minuti di applausi scroscianti a questo tuo editoriale❤❤

    1. Ma fai bene a fottertene, me ne fotto anche io😀
      Però che diamine, non si può scrivere un articolo del genere e passarla liscia!
      Ma hai recensito sul tuo blog?

      1. no faccio oggi, ho dovuto salvare un cane per strada ieri

  15. Ahahaha, già me lo vedo il critico cinematografico che va a vedersi The Avengers Age of Ultron con bidoncino di popcprn da Kg, godendoselo un mondo, e poi andare a casa a scrivere un articolo tutto sostenuto.😄
    La verità è che è un film che per due ore ti fa sentire come un ragazzino, le scena fra Hulk e Iron Man è fantastica, e Whedon è stato bravissimo a gestire tutti quei personaggi senza fare un minestrone (a parte un po’ di wtf su Thor).
    Grazie per il tuo saggio parere!🙂

    1. Sì, il WTF su Thor me lo hanno dovuto spiegare perché io, non avendo affatto gradito il primo film dedicato a Thor, mi sono evitata con gioia il secondo e quindi non ho stranito affatto di fronte a quel particolare😀

  16. Da quando l’ho guardato non ne ho mai parlato pubblicamente come ero solito fare un tempo con le mie recensioni tutte personali. Forse perché anch’io mi ritengo di non avere, in questo contesto, una valida conoscenza per argomentare ciò che ho visto. E non mi va di correre il rischio di attirare a me branchi di oppositori a cui le mie idee non gliel’hanno data a bere.

    Ma insomma, mi sento però di dire che ho gradito meno il sequel a dispetto di quanto abbia fatto la olà al primo. Ho trovato la scrittura più debole e privata di quei guizzi di genio che proprio tanto, ma così tanto mi erano piaciuti quando andai a vedere in sala il primo Avengers.

    Credo anche di sapere il perché di questo pensiero, perché ai tempi tutti alla Marvel Studios erano affacendati a predisporre l’arrivo di questo grande mash up tra supereroi, e Avengers era stato modellato e quindi presentato sul piatto del pubblico come il risultato di una preparazione durata anni di attesa.
    Ecco, il problema di questo sequel è che lui non è più una nuova meta, ma solo una tra tante tappe per arrivare alla conclusione del ciclo cinematografico, che ora è molto + lontano rispetto a quanto lo era a quei tempi Avengers 1. Sto parlando di quel dittico della Infinity War, e lo si intuisce a più riprese, quando si fa caso ai molti riferimenti che ogni pellicola Marvel lascia per predisporre l’avvento di quell…’evento (mi si perdoni il gioco di parole). Ecco ciò che intendevo. Ai tempi lo si faceva con il primo Avengers, e sono convinto che la Infinity War mi piacerà in una maniera indecente. Ma questo Age O Ultron mi ha lasciato quello sgradevole reflusso del dopo sala che di solito mi viene quando ho visto non un “buon film” ma “il sequel di un buon film”, se è chiara la differenza.

    1. Che sia andato smarrito l’effetto novità è purtroppo una cosa inevitabile. A mio parere, da un punto di vista strettamente cinematografico, è un film migliore del primo. Però anche io ho avuto la sensazione di un fattore motivo che era andato smarrito, rispetto al 2012. Aspettiamo Infinity War (probabilmente Whedon non sarà il regista) e vedremo cosa succede.

  17. Blissard · · Rispondi

    Premetto che ho trovato anch’io aberrante l’articolo su L’internazionale, e che il je accuse contro certa critica snob votata all’overthinking ci sta tutta (anche se poi non è secondo me una categoria così nutrita, trovo ci siano in giro più esponenti del “spegni il cervello e vai”).
    E’ sul film in sè che non mi trovo d’accordo con te, in particolare quando fai riferimento all’epica.
    Ora, io sono un fan dei Marvel da quando ero bambino, ma non posso dirmi un grande conoscitore perchè sostanzialmente la mia passione si ferma agli albi di metà anni 70 (io non sono così vecchio, ma da bamboccetto ero patito delle mitiche “bustone” nelle quali trovavi albi della Corno di 10-15 anni prima). E una delle cose che mi piaceva allora e che mi piace ancora oggi è proprio il senso dell’epica emanato dalle pagine di Stan Lee e Jack Kirby (e Steve Dikto).
    La connotazione epica a quegli albi la davano due elementi ben precisi:
    1. La “lentezza”: Bisio ci scherzava su in un suo sketch, però aveva ragione quando diceva che Thor o Iron Man o Spidey davano un pugno e contemporaneamente snocciolavano chilometri di parole; non c’era alcun controsenso, nei vecchi albi Marvel un pugno contava, veniva messo nel giusto risalto, perchè un pugno faceva male. E quindi arriviamo alla seconda connotazione…
    2. Il dolore: secondo me, ciò che esiste di meno compatibile con l’epica è l’invulnerabilità; se un tizio è imbattibile, automaticamente il senso dell’epicità viene meno, perchè l’epica consiste nelle battaglie bigger than life, nelle guerre che quasi sicuramente sei destinato a perdere ma che nonostante questo combatti lo stesso. L’epica è il sangue, il dolore, la frustrazione, la sconfitta.
    Ecco, dei sopramenzionati due elementi in Avengers AoU non c’è nemmeno l’ombra, anzi c’è esattamente il contrario: le battaglie sono gestite alla velocità della luce, e questo non è epica, questo è cartoon (troppo facile citare l’acquisizione della Marvel da parte della Disney).
    Gli eroi non sono mai a rischio, e se qualcuno ci deve lasciare la pelle sarà non a caso un personaggio quantomeno marginale.
    Lo stesso problema che ho rilevato, peraltro, in F&F 7: come faccio ad appassionarmi per le vicende di Dom Toretto e dei suoi amici se so che nemmeno una deflagrazione atomica potrebbe scalfirli? E questa non è fantasy, a mio parere è solo truzzaggine bella e buona.
    Per carità, ci si diverte senza sensi di colpa a vedere Avengers AoU, così come F&F 7, ma da qui a definirli grandi film di strada ce n’è taaaaaanta.
    My 2 cents

    1. Ma sono tutte obiezioni lecitissime, le tue…
      Il problema è che entrambe le cose che lamenti fanno ormai parte del linguaggio cinematografico odierno.
      La lentezza, in un blockbuster che deve portare al cinema milioni di persone, devi dimenticarla e, per quanto riguarda ferite e dolore, AoU è un PG13, come sono PG13 quasi tutti i film che vogliono sperare in una grande distribuzione e in un grande pubblico.
      E il PG13 non ti permette di mostrare sangue o ferite. E quindi il dolore, anche quello, sei obbligato a dimenticarlo.
      Mad Max: Fury Road esce con una bella X come categoria. Forse in questo caso sarà molto diverso. Ma un film di supereroi, come anche un F&F, non potrà mai avere quelle caratteristiche che tu evidenzi.

      1. Blissard · · Rispondi

        Il che, però, è alquanto paradossale.
        In un’epoca in cui in televisione passano serie evolutissime in entrambi gli aspetti (violenza, dolore, capacità di soprendere con scelte di sceneggiatura ardite – vedasi Homeland, ma ancor prima The Shield), al cinema ci viene propinato il PG13 come alibi per la mancanza di reale epica…
        Alla fine Nolan, pur possedendo una buona dose di paraculaggine, mi sembra più onesto, almeno relativamente alla sua saga del cavaliere oscuro.
        Per carità, spero che la mia non venga presa come un’accusa a te nello specifico, ci sta essere in disaccordo e spero di non essere mai uscito fuori dai binari della critica non offensiva; però io sarei stato più cauto nello scrivere frasi, a proposito dell’ultima pellicola degli Avengers, tipo “il punto più alto raggiunto fino a ora della fondazione di una mitologia del ventunesimo secolo, con le radici però ben piantate nel secolo scorso”, o perlomeno ci avrei aggiunto “almeno nei confini del consentito dalla normativa PG13”😀
        Saluti dal rompiballe🙂

        1. Ma io ho scritto quella frase perché per me è il punto più alto del cinema supereroistico, che è il cinema che sta, di fatto, fondando una nuova mitologia, perché quello di cui parliamo è, appunto, mito. Con figure che possono tranquillamente essere assimilate agli eroi dell’epica tradizionale, non tanto perché non sanguinano, ma per la loro statura.
          E. sempre secondo me, Nolan non ha mai fatto alcuna epica coi i suoi film su Batman.
          Però è un’opinione.

  18. […] è un blog che si occupa di cinema horror e affini. L’articolo parla dell’atteggiamento degli intellettuali di sinistra verso i film americani di […]

    1. Per cosa?😀

      1. averti sparata su hooki..🙂

        1. Tranquillo, sono corazzata😄
          e comunque mi fa piacere.
          E ho imparato, con gli anni, a non leggere mai i commenti, esclusi quelli sul mio blog!

  19. Ho sempre pensato avessi ragione a prescindere, specialmente quando insulti Nolan…😛❤

  20. Ciao, sono l’autore dell’articolo su Internazionale, letto solo oggi il tuo articolo. Boh, secondo me ti fai mille viaggi e paranoie e complessi su quelli che sarebbero secondo te i retropensieri dietro all’articolo, su quello che disprezzerei, eccetera. Mi sono divertito anch’io a vedere i lettori d’Internazionale commentare robe tipo “ah allora vado a vederlo”, è chiaro che l’idea era di spiazzarli. Ma mi sono divertito ancora di più a cercare di tracciare collegamenti tra la storia delle idee e la cultura popolare, che è la roba che piace fare a me, e che so fare bene visto che parlo di robe che conosco. Non essendo un critico cinematografico, non potevo parlare di altro e di robe tecniche: molta altra gente l’ha fatto meglio di quanto avrei potuto fare io. Che Joss Whedon abbia fatto un grande lavoro di sintesi lo dico nell’articolo, e che la cultura popolare sia in qualche modo evoluzionistica e collettiva non vedo perché dovrebbe essere giudicato offensivo. È il mio modo di di vedere le cose. Ti propongo uno scambio: io cerco di convincere i lettori d’Internazionale a rilassarsi e godersi le esplosioni, ma anche tu rilassati e se puoi cerca di goderti le due o tre robe interessanti che scrivo nell’articolo senza saltare subito all’attenti con un processo alle intenzioni… Perché il rischio, per loro come per te, è l’autoghettizzazione culturale.

  21. Ciao, credo che il tuo articolo metta in luce una questione interessante. Come hai scritto, negli ultimi dieci anni, alcune espressioni culturali prima considerate di nicchia (videogiochi, fumetti, film “di genere”) sono stati fatti oggetto di una grossa rivalutazione da parte di una certa critica. Piattaforme del genere, prima considerate marginali per il loro (preteso) scarso apporto “educativo”, sono state in seguito fatte oggetto di diversi tipi di analisi che, in certi casi, hanno messo in luce contraddizioni di non poco conto, come le polemiche misogine intorno alla faccenda del “gamergate”.

    Ora, una certa parte del pubblico “originario” di quel tipo di piattaforme, che per anni si era cullato in una dolce assenza di critiche esterne al proprio milieu culturale (es: gli appassionati di supereroi discutono di supereroi con altri appassionati di supereroi), si è dovuto confrontare con orde di nabbi (pergiunta più influenti di loro) che pretendevano di sviscerare le loro produzioni preferite senza tenere conto del dibattito interno alla comunità degli appassionati.

    Volevo chiederti cosa ne pensi della questione, e perché ritieni così sbagliato che si possa intravedere Ludd in uno degli eroi Marvel. In fondo, molti modelli culturali agiscono a prescindere della nostra volontà di chiarificarli.. o no?

  22. non ho letto l’articolo di internazionale perché prima avrei voluto vedere il film, cosa che ancora non sono riuscito a fare. l’impressione comunque è che sia un dibattito antiquatissimo, non c’è più nessuno che disprezza il cinema popolare in quanto pop e ha bisogno di trovare giustificazioni per goderselo. anzi, se c’è un rischio nel fare un discorso sui massimi sistemi a proposito di un film di supereroi è che appaia un’operazione retrò, come se ci si dovesse sorprendere che il prodotto di punta dell’industria del divertimento rifletta lo zeigeist

  23. Iron Uomo · · Rispondi

    Sembra incredibile che in questo paese tutti debbano elevarsi a spocchiosi intellettualosi che non capendone una mazza di cazzotti (o di mazze) non trovano di meglio da fare che dare manate a caso sulla tastiera per sfornare comunque un bla bla culturale sui supereroi. Bla bla culturale che è il chiacchiericcio citato da Sorrentino, quello che si sedimenta, ma alla fine rivela la sua disperazione perché va a invadere il campo dell’intrattenimento, dei robot, del videoludico e dei fumetti… così, perché nelle polverose aule universitarie cosa restano ormai se non i non-morti (si scusi l’affastellamento di negazioni)… e così il filosofo pop ruba letteralmente le caramelle ai bambini coi suoi flame del tutto non richiesti e le sue osservazioni che poteva benissimo tenersele (doppio le) per sé. Ti piace il film? Bene. Se hai qualcosa da ridire diglielo in faccia ad Iron Man (quello nuovo grosso) e vediamo se dopo una rullata di cazzotti metallici rifilati a velocità fotonica hai ancora voglia di sputare sentenze sulla violenza, sul gender, sull’influenza dello sci-fi nell’universo Marvel e le sue intricate complessità psico-sociologiche che chi ama il fumetto il Marvel sa cogliere a differenza dei cloni di Fusaro, ormai diffusi ovunque come amebe intergalattiche, pronti a criticare senza apprezzare, pronti a scrivere prima d’aver visto tutti i titoli di coda ed eventuali paperissime (magari fatte in CGI, cosa ancor più apprezzabile perché vuol dire che sotto c’è un progetto demiurgico cinematografico lucido e preciso, all’insegna dello starbene), insomma una classe dirigente con la quale non vinceremo mai. Grazie per non cancellerai questo commento per dare voce a tutti, anche al dissenso (che non te lo fa fare nessuno).

    1. E se i gli appassionati di fumetto sanno cogliere queste sfumature perché non ne vogliono discutere?

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