Jupiter Ascending

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Regia – Andy Wachowski, Lana Wachowski (2015)

Alcuni film si decide che siano brutti ancora prima che escano in sala. Con la nuova tendenza della “critica cinematografica” internettiana, partono le burle e gli sbeffeggiamenti dalle prime immagini, sin dal trailer. E su Jupiter Ascending è calata la mannaia dei sagaci commentatori, tutti pronti a farsi le matte risate sul trucco di Channing Tatum, perché ha le orecchie a punta. Per non parlare dei suoi stivali che gli permettono di surfare nell’aria grazie a una manipolazione della forza di gravità. Un alieno con le orecchie a punta che vola! E giù tutti a sganasciarsi. Il perché, non è dato saperlo. Ma se le premesse erano queste, immaginate cosa può essersi scatenato una volta che il film è arrivato in sala. L’accanimento. Di solito accompagnato da qualche imperdibile freddura sul cambio di sesso di Lana. E che vuoi perderti la possibilità di essere uno schifoso bigotto del cazzo?
Insomma, parlar male di Jupiter Ascending era un po’ come sparare sulla croce rossa, tanto si sa che i Wachowski, da Matrix, non ne azzeccano una.
Io la penso in maniera diametralmente opposta: i fratellini  hanno iniziato ad azzeccare qualcosa solo dopo che Matrix era un marchio sbiadito dal tempo e loro, liberi dai condizionamenti, hanno potuto esprimere un potenziale creativo che non gli avevo mai riconosciuto. Mea culpa. È stato con Cloud Atlas (anche quello vituperato dai battutari della stroncatura) che ho iniziato ad amare i due registi. Soprattutto per la loro estetica sfrenata, che è il mezzo tramite cui gridano al mondo la loro altrettanto sfrenata ambizione. Cose troppo grandi per un cinema che diventa sempre più piccolo. Un cinema che personaggi come i Wachowski li mastica, li risputa e, dopo averli calpestati, li prende pure in giro perché hanno avuto il coraggio di osare.

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Jupiter Ascending è una space opera. O anche un planetary romance. Più la prima del secondo, a mio parere, ma dipende anche da quanto siete abituati a fare distinzioni tra i due generi. E insomma, si tratta comunque di filoni della fantascienza che non vanno affatto per la maggiore. A meno che non si tratti di rispolverare con sequel e reboot vari, saghe vecchie di una quarantina d’anni. Ma se ci si azzarda a proporre qualcosa inerente alla materia che non puzzi di muffa, c’è quasi da vergognarsi. Non è roba seria, dopotutto. Molto meglio sbrodolare sui pipponi mentali d’autore di un Nolan che nella fantascienza ci passa per caso (il che piace molto a quelli che la invece la fantascienza la odiano) piuttosto che dare fiducia e credito a due registi invischiati nel genere da un ventennio e più.

Non ha un target ben preciso, Jupiter Ascending. E questo è un altro bel problema. Un’adolescente in cerca della love story tra umana e alieno resterebbe delusa, dato il poco spazio dedicato alle scene in cui Tatum e Mila Kunis tubano. Al contrario, un professorino della sci-fi si troverebbe spiazzato di fronte a cotanta anarchia visiva.
La natura ibrida del film è forse dovuta ai compromessi accettati dai due autori per metterla in scena. È costato 176 milioni di dollari, non proprio bruscolini. Ed è evidente che i Wachowski abbiano dovuto piegarsi alla nuova concezione adolescenziale del fantastico e, purtroppo, normalizzare alcuni aspetti più estremi dei loro personaggi, che in origine dovevano essere ancora più bizzarri di quanto già non siano nella resa finale. Questo non ha impedito alla Warner di prendersi una bella mazzata commerciale, mettendo in discussione il futuro della coppia di registi, al momento impegnata in una serie televisiva. Dopo due flop consecutivi, sarà difficile che qualche grande studio metta ancora capitali cospicui in mano ai due. E, devo ammetterlo, la cosa mi affligge, perché credo siano tra i pochi a meritare investimenti di un certo peso.

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Si parlava di ambizione. Jupiter Ascending è uno dei progetti più ambiziosi degli ultimi anni. Un film così pieno di roba che le due ore di durata bastano a stento a contenerla tutta. Forse, caso rarissimo, avrebbero giovato dei minuti in più. Non ho idea di quanto sia stato tagliato o se esista un director’s cut. Ma io un’altra mezz’oretta di approfondimento delle tematiche principali, l’avrei concessa.
Il film è ambientato in un universo in cui una grande famiglia di capitalisti composta da tre fratelli possiede un tot di pianeti a testa. La scoperta dell’esistenza di una donna, sulla terra, dotata dell’identico corredo genetico della defunta (per omicidio) madre dei tre, apre un contenzioso ereditario sulla proprietà del pezzo di roccia in cui viviamo. E una caccia alla protagonista, Jupiter, che si svolge in giro per lo spazio. Il possesso del suolo terrestre è di grande importanza, perché la famiglia ha costruito la propria fortuna sullo smercio del più ricercato elemento in circolazione: il tempo.
Appropriandosi della vita altrui, utilizzando i vari pianeti come fattorie da allevamento, la potentissima famiglia prolunga in maniera indefinita il tempo a disposizione di chi si può permettere di acquistarlo, vendendo in pratica la vita eterna al miglior offerente. Capitalismo spaziale elevato all’ennesima potenza, quindi. E basato sulla convinzione che alcune vite abbiano più valore di altre. Dipende sempre da quanto si è disposti a pagare.

Adesso, bisogna ammettere che questo spunto fenomenale tende a smarrirsi un po’ per strada e se, sulla carta, la critica al sistema capitalista è molto forte e netta, nella pratica, fa semplicemente da sottofondo a un giocattolone splendido da guardare, ma che non ha il tempo (perdonate il gioco di parole) di approfondire ogni aspetto dell’immensa rete di razze, pianeti e personaggi messa in scena. Ci vorrebbero altri cinque o sei film per tirare le fila del tutto. E non si faranno mai. È un peccato, perché l’incubo da macelleria umana costruito sulla logica del profitto a ogni costo è, da un punto di vista concettuale, molto più potente dell’idea di base che aveva fatto faville in Matrix. Molto più potente e, di nuovo, molto più ambizioso.

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Tuttavia, Jupiter Ascending porta la sua ambizione oltre le metafore politiche e la fa esplodere in una resa visiva di un fascino senza pari. Quel fascino derivante solo da una forza creativa visionaria e generatrice di universi interi.
Ci saranno cinque o sei ambientazioni diverse, e ognuna di esse ha delle caratteristiche uniche, sia per quanto riguarda la fotografia, che per i costumi o le scelte cromatiche impiegate. Jupiter Acending è un’opera imponente e che regala un’invenzione nuova a ogni cambio scena. Inarrestabile nel suo sforzarsi di stupire e lasciare di stucco lo spettatore, investendolo di colori, scenografie che vanno dall’avveniristico al primitivo a seconda di dove ci si trovi, creature impossibili, geometrie pazzesche. Tutto, in questo film è volutamente enorme, fino a sfiorare la pacchianata kitsch, ma va benissimo così. Non mi sono mai lamentata in vita mia di chi la spara grossa, di chi non si pone alcun limite visivo, di chi vuole resuscitare i nostri sensi assopiti da anni di grigiore spacciato per serietà.
E c’è più sense of wonder in una sola inquadratura di Jupiter Ascending che in due ore e passa di Interstellar. E senza scomodare il povero Kubrick.
Per tacere delle lunghissime sequenze action, tra duelli corpo a corpo, inseguimenti nel cielo di Chicago e battaglie spaziali da lustrarsi gli occhi. Ma pare che se i Wachowski non fanno le mossette alla Matrix sono degli incapaci. Fate come diavolo vi pare, stroncatelo, accanitevi, prendetelo in giro, questo benedetto film. Non è un capolavoro, questo lo sappiamo tutti. Ma è una grande space opera come non se ne realizzavano da anni. Un raro esempio di immaginazione al potere e di libertà creativa nonostante la presenza ingombrante della Warner. Una rivendicazione della gioia di fare cinema fantastico in un momento storico in cui se non sei cupo e meditabondo non vieni neanche preso in considerazione.
Era inevitabile che Jupiter Ascending fosse un flop. Ed era inevitabile che io me ne innamorassi. Ma, come dicono i miei amici dikotomici, ormai siamo “avanguardie di un altro sistema solare“.

37 commenti

  1. Blissard · · Rispondi

    Ho solo spizzicato il tuo commento, ancora non l’ho visto.
    Mi unisco comunque al partito (di minoranza assoluta) che trova Cloud Atlas un gran film.

    1. Sì, purtroppo siamo una minoranza… Cloud Atlas è stato un film poco capito. Qualcuno lo ha definito un pastrocchio new age. Quando non ci azzecca un beneamato nulla con la new age, ma vabbè…

      1. Blissard · · Rispondi

        Per autocitarmi ( si vede che sono un narcisista😀 ), Cloud Atlas è “un film che sembra stare sempre ad un passo dal soffocare schiacciato dalle enormi ambizioni, per questo è anche fragile, facile da tacciare di inconcludenza, confusione, prolissità e financo naivetè. Ma dietro le (a volte improbabili) protesi facciali applicate ai volti degli attori si sente scorrere – come negli episodi migliori dei registi (Matrix e V per Vendetta su tutti, ma anche Lola corre) – una tensione solidarista e libertaria autentica, difficile da trovare in prodotti analoghi in un’epoca di cinismo di maniera o di romanticismo filosofico for dummies”.

        1. Esattamente!
          Solo che non lo hanno capito. Perché è più facile prendere a pernacchie ciò che non si capisce.

          1. Giuseppe · ·

            Come sempre, del resto… comunque devo ancora capire dove l’avrebbero vista la new age, in Cloud Atlas. Quanto a Jupiter Ascending, la tua bella recensione mi conforta molto perché purtroppo anch’io – travolto dalla valanga di pareri pesantemente negativi – me lo sono perso in sala, temendo quasi di trovarmi di fronte a una sola tipo Speed Racer. E invece pare che Andy e Lana siano riusciti a evolversi dal cyperpunk di Matrix a questa sfarzosa, rutilante space opera anticapitalista… ragion per cui la aggiungerò appena possibile alla mia cineteca.
            P.S. Fuori tempo massimo ma chissà, forse proprio per questo motivo – se fossi stato in sala – mi avrebbe fatto tornare con la mente a quel lontanissimo 1977, quando ero in fila con mio padre per entrare ad assistere alla prima di Star Wars😉

          2. E anche Speed Racer, io vorrei rivederlo, oggi, non doppiato magari, per dargli una seconda possibilità. Perché in fondo è iniziato tutto da quel film. E forse, dico solo forse, si potrebbero trovare le origini dell’evoluzione di questi due registi.
            Poi magari resta sempre una cagata😀

          3. Giuseppe · ·

            Mettendola in questo modo, quasi quasi stai facendo venir voglia anche a me di rivederlo… Va a finire che poi magari lo rivaluto (forse)😀

          4. Io comunque Speed Racer lo adoro, mi emoziono come un bambino.

          5. Ok, guarda, me lo rivedo in questi giorni, promesso

  2. Una recensione che mi ha provocato un senso di nostalgia

    1. Ed è la stessa nostalgia che ho provato io vedendo il film.

  3. Forse i Wacho cosi come Tarsem avrebbero bisogno i primi di un editor di sceneggiatura che renda lo script magari più leggero e un pò meno roba ,il secondo qualcuno che lo limiti in alcune scene per non renderle troppo pacchiane ,ad esempio me Immortal è piaciuto,anche se The fall e il suo capolavoro.

    1. Hanno cose in comune infatti, Tarsem e i Wacho…
      E infatti Tarsem è un altro dei miei figlioletti adottivi

  4. Yo Sista, troppo bbbuona, grazie della citazione! In realtà è saccheggiata da No Time No Space di Frando Battiato, ma siccome siamo quello che sentiamo, e nell’avantpop vale tutto, è come fosse nostra🙂

    1. Ma sì, le citazioni servono proprio a quello!
      E ci sta per descrivere un miscuglio culturale come Jupiter Ascendig!

  5. Finalmente un parere positivo. Ne ho letto sempre e solo male, e da fan della fantascienza piu’ sfrenata, un po mi dispiaceva. Ero arrivato al punto di decidere di non vederlo. Mi hai fatto cambiare idea, e domani lo compro.

    1. Ma io, stupida che non sono altro, a causa delle stroncature ferocissime di cui era stato oggetto, non ero andata in sala a vederlo, temendo una cocente delusione.
      E credo che rimpiangerò tutta la vita di non averlo visto su grande schermo, maledetta me.

  6. Ecco, sai quando ci hai la “vergogna” (molte virgolette ;)) per cui leggi malissimo di un film che ti è piaciuto assai e non sai come esprimere il tuo giudizio perché rischi il linciaggio e la derisione? Ecco, infatti io non sono proprio così, però con questo film non riuscivo ad esprimere quanto mi piacesse e perché. Tu ci sei riuscita. E’ uno splendore in tutte le sue parti.
    Se solo fosse uscito una trentina d’anni fa…O_o’

    1. Staremmo qui a parlare di un cult come Star Wars.
      Ne sono sicura. È fuori tempo massimo, però è bellissimo lo stesso.
      E ti giuro, anche io temevo linciaggio e derisione. Ma alla fine, ‘sti cazzi😀

  7. I due registi mi sono simpatici… Ma non riesco ad amarli. Giù il cappello di fronte all’unico film ad alto Budget che crea qualcosa di nuovo, non tratta da un romanzo/fumetto. Solo che a metà strada, ti rendi conto di stare guardando un altro film basato sul template di “Matrix”. Se ti va trovi il commento anche dalle mie parti. In generale per me poteva essere un nuovo “Flash Gordon” ma un pò si è perso. Cheers!😉

    1. Però aspetta, il template di Matrix qui matura e cambia. Perché non c’è più il generico (e a mio avviso inconcludente) “è colpa delle macchine”. Qui andiamo a parare in altri territori. E sono territori molto più originali.
      Poi io non sono mai stata un’amante di Matrix, tutt’altro. Però mi sembra che i due simpatici ragazzotti abbiano fatto giganteschi passi in avanti.
      Ora vado a leggere da te😉

  8. Giocher · · Rispondi

    MAALLORA DILLO CHE SEI VERA & SANTA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    GRAZIE DELL’ONESTA’ INTELLETTUALE,LA CHIAREZZA ANALITICA ED IL GUSTO CHE TI CONTRADDISTINGUE.

    (Escusa il capslock ma quando cevòcevò)

    1. Ahahahah! Addirittura santa!

      1. Giocher · · Rispondi

        Ezzere vetusto appellativo triviale per indicare un Fi@a spaziale ;P

        1. Un po’ come sua Maestà Mila Kunis, insomma😀

          1. Giocher · ·

            #maquandomadove? Quella sciacqua con gli occhioni cerbiattosi da manga?? Orrore!

  9. Daniele Volpi · · Rispondi

    Purtroppo, nel nostro paese, certe cose fanno affidamento su di un bene (il buonsenso) di cui siamo abbastanza sprovvisti… Per questo parecchia gente giudica senza capire.

    JA è nella mia lista di cose da vedere. A prescindere.

    Intanto chi ha apprezzato il lavoro dei due fratellini registi potrebbe dare un’occhiata ad un librucolo che i Wachowski hanno certamente nella loro libreria da un po’… ‘Norstrilia’ Cordwainer Smith, 1975, rielaborato da due precedenti novelle ‘L’uomo che comprò la Terra’ (The Planet Buyer, 1964) e ‘L’uomo che regalò la Terra’ (The Underpeople, 1968).

    Vi confesso che i temi sviluppati nella pellicola ci sono tutti, anche solo in embrione.

    Pace profonda nell’onda che corre

    1. Ma purtroppo non è una cosa che riguarda solo il nostro paese, questa volta. Il film è stato mazzolato ovunque e da tutti. E io, che mi metto in discussione, mi domando se non sono una pazza visionaria…

      1. Daniele Volpi · · Rispondi

        Se ‘ovunque’ hanno paragonato JA ed il precedente ‘Cloud Atlas’ con la trilogia di ‘Matrix’ (notevole ed originalissimo il primo, negativamente barocchi e complessi il secondo e terzo) ed hanno voluto cassare le pellicole per partito preso, è un problema loro.

        Io non mangio la stessa minestra tutti i giorni… Anzi! In un momento asfittico e di scarsa originalità,
        si doveva lodare il coraggio di registi come i fratellini Wachowski.

        Quindi, Lu, la risposta è ” Sei sana di mente, vai avanti così, con il coraggio di portare avanti il tuo punto di vista” (ma, Razzo, fai la critica a ‘Wendigo’ che sta perdendo la votazione, ‘Fantasmi di marte’ lo sappiamo tutti che è un bel film del maestro….)!

        Pace profonda nell’onda che corre

        1. È il problema del fandom: vogliono sempre la stessa cosa.
          Eh, è un plebiscito per Fantasmi da Marte. Il povero Fessenden ha preso pochissimi voti

  10. dinogargano · · Rispondi

    Ehm … non ho visto Cloud Atlas , è grave ? Comunque vedrò di rimediare , e magari anche di vedere questo , anche se non è proprio il mio genere di sci-fi , d’altra parte , dalle due/tre immagini di spaceships che ho visto , come modellista tirarci fuori qualcosa sarebbe carino , vediamo se esce un kit dedicato al film , intanto aspetto la nuova Sulaco in scala 1/1000 , esce a settembre e sarà mia per forza ….
    Tornando al post , se avessi i giorni di 36 ore , forse riuscirei a tenermi al passo con gli arretrati …film , racconti e altro … speriamo di prenderlo in DVD a breve .

    1. Qui di materiale da modellista ne trovi in quantità industriale. Un po’ meno i Cloud Atlas che ha degli scenari meno assurdi. Però un paio di robette interessanti, sempre a livello modellistico, ce ne sono anche lì.
      Non averlo visto dipende da cosa ti piace della sci-fi.
      Secondo me è una pietra miliare. Però sono in netta minoranza.

  11. Boh a me non è piaciuto.
    ma è praticamente dal terzo film su Matrix che non trovo un film dei Wachowsky che mi piaccia.

    1. E tu pensa che a me è successo il contrario: ho iniziato ad apprezzare il loro lavoro solo da dopo Matrix in poi…

  12. Ok, sono uno di quelli che non amano i fratelli comesiscrive. E sul mio blog ho scritto praticamente la stessa frase usata da te: “una frecciata ai Wachowski gliela tiro sempre volentieri ma stavolta sarebbe un po’ come sparare sulla Croce Rossa.” Quindi mi sento chiamato un pochino in causa ma non posso che confermare le mie impressioni (da spettatore privo di sofisticazione tecnica e di pretese intellettuali). Posso capire il tentativo di salvare il salvabile di questo film, ma fino a un certo punto. Le vicende di intrigo politico tra i nobili a caccia dell’eredità della ragazza, e le varie ambientazioni con i loro aspetti sorprendenti forse “avrebbero potuto,” se sviluppate adeguatamente – magari in un altro paio di film – creare una space opera favolosa. Ma uno deve giudicare il guazzabuglio che è venuto fuori e non quello che avrebbe potuto essere.
    Salverei i fratellini solo per Cloud Atlas, sinceramente. Matrix? No, perlamordiddio…

    1. Sì, però io non salvo JA per ciò che avrebbe potuto essere, lo salvo per ciò che è. E che mi è piaciuto, nonostante abbia i suoi difetti. E quale film non ne ha?
      Non l’ho visto come un guazzabuglio, ma l’ho anche scritto che per me non lo è. È una storia coerente, che ha tanta roba dentro e che non è stata sviluppata a sufficienza. Ma questo non significa che non vada bene anche così.
      Poi nessuno è obbligato a farselo piacere, ma accanirsi su questo film mi pare eccessivo.
      E a me, credo sia piuttosto noto, Matrix non è mai piaciuto. Mai.

  13. […] sono volute due recensioni (questa e questa) per convincermi a vedere Jupiter ascending. Lo ammetto, il coro pressoché unanime che lo […]

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