I Dimenticati: Notte Senza Fine, di Richard Laymon

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Continuiamo la  missione di disseppellire autori dall’oblio in cui la nostra editoria li ha costretti da una ventina di anni a questa parte.
Laymon è stato autore di più di trenta romanzi, nonché uno dei più solidi e influenti narratori horror della sua generazione. È considerato da molti come un esponente di spicco del filone splatterpunk, anche se a lui questa definizione non garbava più di tanto.
Non ha mai avuto una gran fortuna in Italia, dove i suoi libri sono sempre stati trattati malissimo, tradotti coi piedi e spesso addirittura decurtati di centinaia di pagine. Per esempio, uno dei suoi romanzi che preferisco, Funland (Il Luna Park dell’Orrore, Sperling, 1989) nell’edizione italiana risulta quasi incomprensibile, dato che mancano 180 pagine. Perché riservargli questo scempio? Perché sì. Tanto chi vuoi che si ponga questioni su un libraccio splatter?

Forse le ragioni di tanto accanimento nei suoi confronti vanno ricercate nel fatto che Laymon non è mai andato troppo per il sottile. Le sue storie sono tutte violentissime e soprattutto esplicite nel mettere questa violenza in campo, senza nascondere neanche un particolare, persino quelli più truci e insostenibili. Il suo One Rainy Night (Una Notte di Pioggia, Sperling 1990, tagliato anche quello e con una traduzione da fucilazione immediata) fa sembrare un fumetto come Crossed una robetta per educande. Davvero, ti verrebbe da distogliere lo sguardo, se non fosse che stai leggendo e la tua immaginazione è spinta ai limiti dell’oltraggio dal buon Laymon.
Meno raffinato e di spessore rispetto a Jack Ketchum e meno visionario di Clive Barker, Laymon era semplice, diretto e brutale, come un veicolo corazzato lanciato a tutta velocità lungo un rettilineo, che travolge lungo il suo cammino tutto ciò che lo intralcia, e non si preoccupa neanche di togliere le carcasse in decomposizione incastrate nel radiatore.
Inutile dire che a me ha sempre fatto impazzire proprio per questi motivi, per la sua schiettezza sanguigna che mai e poi mai si abbassava al livello della grossolanità. E perché, in mezzo a tutto quel marasma di massacri e sventramenti, riusciva sempre a inserire personaggi memorabili, buoni o cattivi che fossero.

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Notte Senza Fine è il penultimo libro di Richard Laymon pubblicato in Italia, dalla Fanucci, nel 1993. Di lui poi non si avranno più notizie nel nostro paese fino al 2001, anno della sua morte, quando la Gargoyle portò da noi Il Circo dei Vampiri, vincitore del Bram Stoker Award.
Ho scelto questo romanzo da un lato perché si tratta del mio primo Laymon, ed è sempre un piacevole ricordo, dall’altro perché l’edizione italiana è un po’ più curata rispetto a quelle di altri suoi lavori. Traduzione sempre piuttosto scarsa, ma almeno il libro non ha sofferto delle consuete mutilazioni. Si può trovare ancora su Amazon, usato. Oppure c’è in inglese in formato kindle, qui e cartaceo qui.
A differenza di molte opere di Laymon, Notte Senza Fine non è un horror soprannaturale, ma una realistica storia di home invasion, con uno spunto iniziale che anticipa di un paio d’anni Intensity di Koontz (e ovviamente Alta Tensione).
Jody è una ragazza di sedici anni che sta passando la notte a casa della sua migliore amica Evelyn. Un gruppo di maniaci si introduce nell’abitazione è uccide tutta la famiglia di Evelyn, tranne il fratello più piccolo Andy, salvato proprio da Jody.
I due riescono a sfuggire agli assassini, ma non sanno di avere a che fare con una specie di setta molto ben organizzata, e non abituata a lasciare testimoni dei crimini compiuti.

Il romanzo alterna il punto di vista di Jody con quello di Simon, uno del gruppo di psicopatici (i Krull, come amano chiamarsi tra loro). Ed è proprio il punto di vista di Simon, narrato in prima persona (l’assassino detta le proprie memorie a un registratore portatile) a rappresentare il cardine principale di Notte Senza Fine. Per chi non ha lo stomaco debole, s’intende.
I racconti delle atrocità compiute, sin da quando erano poco più che ragazzini, dal branco di matti e sadici, hanno un loro peso specifico e impressionano a a sufficienza, ma ciò che rende così peculiare la lettura del libro è che Simon non è un narratore affidabile. Noi non sappiamo mai, e non sapremo neanche nelle ultime pagine, quanto di ciò che sta dicendo è vero e quanto è invece un’invenzione frutto della sua fantasia perversa e deviata.
Non potendoci fidare delle parole di Simon, sentiamo in ogni secondo che Jody è in pericolo e la tensione resta alta, anche nei passaggi all’apparenza più rilassati.

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Copertina dell’edizione spagnola

Ma non finisce qui: Simon è anche un personaggio azzeccatissimo, un vero psicopatico privo di qualsiasi senso morale o di pietà nei confronti dei suoi simili. Laymon ce lo fa odiare e temere dall’inizio alla fine, lui e tutti gli altri membri dei Krull. Non è un carattere affascinante, fa solo ribrezzo. E suscita il terrore che può suscitare solo chi sappiamo non ci penserebbe due volte a farci fuori, e a torturarci prima, infliggendoci più dolore possibile. E se il suo modo di narrare è volutamente ambiguo (e scopriremo poi i motivi di questa ambiguità), è invece nettissima la distinzione compiuta da Laymon tra bene e male.
E qui entra in gioco la protagonista femminile Jody, una tipologia di donna ricorrente nei romanzi di Laymon, pieni di signore che spaccano culi. A volte, si tratta purtroppo di personaggi un po’ caricaturali. Jody invece funziona alla perfezione: una sedicenne realistica, presa tra i problemi e i tormenti tipici della sua età, un’educazione non proprio ortodossa ricevuta dal padre poliziotto e la terribile vicenda che si trova costretta a vivere, perseguitata da una gang di mostri (non ha importanza che non siano creature soprannaturali: i Krull sono mostri usciti da un incubo infantile a tutti gli effetti). Jody oscilla quindi tra atti di coraggio e generosità e i capricci di una ragazzina. E al lettore viene naturale mettersi lì e tifare per lei, sperando non le accada niente, soprattutto dopo aver sentito i resoconti fatti da Simon delle imprese precedenti.
In questo senso, le ultime venti pagine di Notte Senza Fine sono terrore puro. Fanno venire voglia di mettere sbarre alle finestre, rinforzare le serrature, montare dei vetri blindati. Una sensazione di panico e impotenza che solo i grandi maestri riescono a trasmettere con le parole.
E Laymon lo era, nel suo genere. La definizione che gli fu appioppata di essere uno Stephen King “senza coscienza” non mi è mai parsa calzante: Laymon non solo aveva una coscienza, ma aveva anche uno stile molto personale. Ed è vero che le sue erano storie malate e depravate, non per tutti, e che l’etichetta sull’edizione italiana di Notte Senza Fine recitava, giustamente, “questo romanzo è destinato a un pubblico adulto”. Ma è stato uno dei più grandi autori di horror viscerale e scriveva, vent’anni fa, romanzi che farebbero correre a piangere dalla mamma tutti i frequentatori di torture porn da salotto del XXI secolo.
Ora, di questo paesuncolo di provincia non interessa a nessuno, men che meno agli eredi di Laymon. Ma è comunque una grossa ingiustizia che molti appassionati di fantastico sappiano a stento chi sia. E quando qualche nostro esimio editore si deciderà a ristamparlo, sarà sempre troppo tardi.

EDIT:
Grazie ad Alice, abbiamo anche un elenco delle biblioteche dove il romanzo, in italiano, è disponibile.

Biblioteca nazionale centrale – Firenze – FI
Biblioteca universitaria di Napoli – Napoli – NA
Biblioteca comunale Augusta – Perugia – PG
Biblioteca comunale Simone Augelluzzi – Eboli – SA
Biblioteca civica Corrado Martinetti. Sezione distaccata di Marinella – Sarzana – SP
Biblioteca civica di Varese – Varese – VA

34 commenti

  1. Neanche a dirlo, questo autore non lo conoscevo proprio. Dio benedica lo studio dell’inglese perché ora mi getterò su Amazon a recuperare tutti gli e-book in lingua originale, alla faccia di mutilazioni (ma perché? Perché????) e traduzioni fatte ad mentula canis. Come sempre, grazie per l’illuminazione!😀

    1. Era una cosa che faceva soprattutto la Sperling, all’epoca (e anche Urania, ah se lo faceva!). Non si capisce perché: forse era un problema dovuto ai formati dei tascabili. Però la Sperling pubblicava anche King, e non è che King abbia mai spiccato per la sua brevità.
      Incomprensibile.

  2. Nel caso degli Urania se non mi ricordo male era anche (tristemente) un bieco espediente di marketing. Il libro più snello viene percepito dal pubblico di massa come più “accattivante” e quindi è maggiormente probabile che venga acquistato. Che poi il libro venga anche letto è qualcosa che gli editori italiani a volte stentano a capire ancora oggi…
    Bell’articolo, dopo aver scoperto solo di recente gli ottimi TED Klein e Robert McCammon cercavo giusto un altro autore horror solido ma poco conosciuto, lo metto in coda di lettura

    1. Ah, McCammon è un altro grandissimo da riscoprire. Prima o poi farò un post anche su di lui.
      Sì, Urania tagliava per una questione di formato e di marketing.
      A pochi editori italiani (soprattutto quelli grossi) è mai interessato che i libri venissero letti.
      Ed essendo il nostro un paese abbastanza isolato culturalmente, potevano fare la furbata in tutta tranquillità: nessuno sarebbe andato a controllare…

  3. Ho scoperto Laymon grazie a quella pietra miliare de “Il libro dei morti viventi” (Book of the Dead) nella collana I Tascabili della Bompiani. Erano tutti racconti da pesi massimi (Ramsey Campbell, Skipp & Spector, Douglas E. Winter, David J. Schow…), e il suo “La Mensa” non faceva eccezione.

    Restando in tema di storie pese, non dimenticherò mai “The Image of the Beast” (da noi fedelmente tradotto con “L’immagine della bestia”, 1968) di Philip José Farmer, che anticipa di quasi vent’anni i deliri orgiastici e il sesso bizzarro del “Society” di Yuzna) e un racconto lungo che non riuscirò più a cavarmi dalla testa, ovvero “Pellegrini alla Cattedrale” di Mark Arnold.
    Spinge parecchio di suo, ma le ultime venti pagine ridefiniscono proprio il concetto di caos. Leggere per credere.

    1. Farmer era un altro che non ci andava mai leggero, in nessun senso.
      Quell’antologia ce l’ho anche io, a casa. Diciamo che all’epoca rappresentò una vera miniera d’oro🙂

  4. tullipan · · Rispondi

    Manco a dirlo non lo conoscevo, ma dalla tua recensione è scaturito quel misto di: “voglio assolutamente leggerlo” e “se lo leggo non dormo per una settimana” che mi rende parecchio indecisa.
    Forse ho lo stomaco troppo debole, ma me lo segno, sai mai.

    1. Eh, Laymon è tosto. Ma tosto sul serio. Non solo per la quantità di splatter, ma anche per la morbosità di ciò che scrive.
      E il finale, mamma mia, quanto terrore.

  5. pirkaf76 · · Rispondi

    A parte La Bara che ricordo di essermici imbattuto in un’edizione paperback della Fanucci, non ho mai visto in giro per bancarelle e negozi d’usato nessuno dei suoi libri.
    Ottima segnalazione, urge rimboccarmi le maniche e mettermi a cercare i suoi romanzi.

    1. Anche Notte Senza fine lo trovi edito da Fanucci. E comunque, su Amazon c’è, usato e in buone condizioni.
      Però avviso tutti che la traduzione è abbastanza pedestre. Non come quelle di altri suoi lavori, ma sempre pedestre.

  6. Laymon “purtroppo” arrivò nel nostro paese sull’onda lunga della grande stagione dell’horror “alla King” degli anni ’80, quando il pubblico generalista scoprì l’orrore – le mie comagne del liceo parevano sussistere su una dieta quasi esclusiva di horror pubblicati da Sperling.
    Questo da una parte fece atterrare sui nostri scaffali anche un artista complicato (non strutturalmente, ma tematicamente) come Laymon, ma il paragone/parallelo con King danneggiò lui e molto altri (Klein, McCammon, Koontz, Straub, Herbert, Feist), e quando passò la moda, tutti i loro titoli scomparvero.
    Ed è un peccato.

    1. Sì, all’epoca era tutto un “è come KIng”, “King dice che è bello”, “L’erede di King”. Ed è stato tragico, a posteriori.
      Perché nessuno di questi autori era King. Avevano una loro identità molto spiccata. E Laymon andava gestito un pochino meglio, nel pubblicarlo.
      Ma se sono riusciti a incasinare le sue opere negli Stati Uniti, in Italia ne hanno fatto letteralmente scempio.

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Ricordo anche il presunto elogio pubblicitario di King “Se ti sei perso Laymon, ti sei perso qualcosa di unico” riferito a La Bara (nello specifico, invece, Notte senza fine me lo sono perso io fino ad oggi)… ricordando quegli anni, è evidente che si pensava – male – di dover “filtrare” ogni autore attraverso King, per permettergli di raggiungere una fetta di lettori sufficientemente grande. Perché non si aveva fiducia in un Laymon – né nei colleghi citati -capace di reggersi sulle proprie gambe, direi io… E di questa illuminata strategia poi si sono visti i risultati, appunto😦

        1. King era il pezzo grosso e si faceva marketing su King.
          Poi, mi sembra che KIng comunque avesse parlato molto bene di Notte Senza Fine.
          Non siamo mai stati molto lungimiranti con la narrativa fantastica, purtroppo

    2. Mi pare di ricordare che addirittura a livello grafico si usavano copertine e font del titolo che richiamavano lo stile grafico dei romanzi di King dell’epoca. Manco fosse una collana.
      King all’epoca era il corrispettivo librario del “Dario Argento Presenta”😄
      Si ride per non piangere eh

      1. Sì, Sperling faceva tutte le copertina uguali, stile King😀

  7. Il buon Laymon è da sempre tra i miei autori preferiti. L’etichetta splatterpunk in effetti non gli calza molto, ma quanto a brutalità pura non è secondo a nessuno. Più che altro riusciva a tirar fuori delle idee che dire balorde è dir poco, ma riusciva a far sembrare il tutto credibile. Basti pensare a I sogni della Resurrezione (forse il mio preferito) o agli Alberi di Satana. E di certo non aveva paura di “sporcarsi le mani” scrivendo scene di un cattivo gusto senza pari, ma che alla fine sono quelle che ogni amante dell’horror vorrebbe leggere.

    1. Ma anche Una Notte di Pioggia ha un’idea sulla carta balordissima, che funziona alla grande. Diciamo che Laymon sapeva orchestrare una messa in scena favolosa delle sue idee bislacche.

  8. Eppure paragonati all’ oggi. Gli anni ’80 e ’90 appaiono veramente remoti. Oggi Skipp & Spector o S.P.Somtow tanto per citare altri dello Splattepunk ce li sogniamo proprio

    1. È che scrittori horror di quel calibro, dalle nostre parti non arrivano proprio, purtroppo.

      1. Siamo un paese orrendo

        1. È proprio l’aggettivo più calzante

          1. Infatti era del tutto voluto😉

  9. Mai letto Laymon (vergogna di sottofondo).
    Vedi che recupero… grazie per la segnalazione!

    1. Si sta qui apposta😉

  10. A proposito dei tagli di Urania, uno dei particolari desolanti è che li facevano anche, o forse a partire dai, tempi di Fruttero e Lucentini, che avrebbero dovuto essere i primi a opporsi. Comunque, se con Laymon cominciassi da La bara, tu che diresti?

    1. La Bara è ottimo ed essendo pubblicato da Fanucci, non penso abbia subito tagli rispetto all’edizione originale. Quindi, vai, leggilo e “divertiti”.
      Sulla cosa di Urania hai ragione ed era deplorevole. Ma almeno c’era la giustificazione del formato da edicola che in parte, se non altro, spiegava i tagli. Per i romanzi da libreria non esiste alcuna ragione plausibile.

  11. Mi hai incuriosito, ho così anche il pretesto di recarmi a firenze a visitare la Nazionale

    1. Laymon è un’ottima lettura😉

  12. Giampiero Daniello · · Rispondi

    Laymon è stato semplicemente un grande. Purtroppo poco conosciuto, almeno in Italia, rispetto a quanto ha dato. Non riesco a trovare molti dei suoi romanzi. Sono riuscito ad acquistare solamente La Bara, Gli alberi di Satana ed il Circo dei Vampiri. Questo è deprimente !! Sono un appassionato di libri horror e di storie fantastiche da una vita e sto scrivendo un libro assecondando finalmente la mia passione che pulsava dentro da anni. E’ a Laymon che mi sono ispirato….Grande Richard….

  13. Giampiero Daniello · · Rispondi

    La bara poi è stata illuminante; il mio primo libro di Laymon. Favoloso !!!!!!!!!!!!

  14. giancarloibba · · Rispondi

    Il primo Laymon che ho letto e’ stato “La Carne”. Traduzione pessima, ma trama avvincente. Restai folgorato dalle scene “brutali”. A parte King, per certi versi, credo che Laymon sia quello che più ha influenzato il mio stile di scrittura, nonché alimentato le mie fantasie splatter giovanili.

    1. Eh già, Laymon è un grandissimo. Ha davvero influenzato generazioni intere di scrittori ed è un peccato che da noi abbia ricevuto questo pessimo trattamento

  15. Davide "OniBaka" De Rose Veltri · · Rispondi

    Giusto per dare una nota positiva, Indipendent Legion sta per ricominciare a pubblicare Laymon in italia sia in ebook che cartaceo a partire da quest’anno con “L’isola” per poi proseguire anche con glia ltri due capitoli della saga della casa della bestia, speriamo abbia una vità più oung adella gargoyle

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