Spring

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Regia – Justin Benson, Aaron Moorhead (2015)

Il nostro non è un paese da cartolina, sebbene, guardando molto del recente cinema italiano, venga facile il sospetto che molti lo vedano così. E ci volevano due giovani registi americani per dare all’Italia la rappresentazione cinematografica che merita. Tanto per essere umiliati un altro po’, che ormai ci abbiamo fatto il callo.
Justin Benson, Aaroon Moorhead, al loro secondo lungometraggio dopo il sorprendente Resolution, sbarcano a Polignano a Mare, in Puglia, per girare Spring, anomala storia d’amore paranormale, e si approcciano a dei luoghi per loro esotici e quasi alieni con un rispetto che sfiora la venerazione.
Adesso, io sono un po’ stanca di ripetermi così spesso, ma l’Italia, se sfruttata come si deve, ha dalla sua un’inquietudine profondissima, generata proprio dalla bellezza. Molto spesso sentiamo l’espressione “è così bello che fa paura”. Ecco, credo che molti posti in questo paese siano così. Belli da fare paura. Uno splendore tale da essere di complesse gestione e sopportazione e che, proprio per questo, genera un senso di timore sacro e reverenziale e nasconde una strana forma di magia, non sempre benevola.
A me fa impressione come due ragazzi che vivono a migliaia di chilometri di distanza siano riusciti a cogliere questo insieme di suggestioni. E mi fa anche stare un po’ male. E mi sorprende, a prescindere da location e paesaggi azzeccatissimi, il fatto che si possa avere la sfrontatezza di imbarcarsi nel racconto di romance horror, perché Spring è esattamente questo, e portare a termine l’impresa realizzando un’opera superba, da tutti i punti di vista.

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Evan (Lou Taylor Pucci) è un ragazzo che sta vivendo un periodo molto difficile: ha dovuto mollare il college per prendersi cura della madre malata e, quando lei muore, si ritrova senza lavoro e anche nei guai con la polizia per una rissa in un bar. D’impulso, decide di prendere il primo volo da Los Angeles e arriva a Roma. Lì conosce due coetanei scozzesi. Insieme, noleggiano una macchina e si dirigono in Puglia, in un piccolo paese di mare, dove Evan sceglie di rimanere. Trova una stanza in una fattoria e, in cambio dell’alloggio, dà una mano nei campi al proprietario.
Soprattutto, conosce Louise (Nadia Hilker), una ricercatrice che si trova da quelle parti per studiare l’evoluzione genetica della popolazione locale. Louise sembra conoscere molto bene la zona, da qualche dialogo si deduce che sia addirittura nata in Italia, ma ha viaggiato molto, parla inglese perfettamente, e anche un’altra decina di lingue, alcune delle quali morte. Evan perde la testa per lei e i due iniziano a frequentarsi.
Ma Louise nasconde qualcosa. Una notte la vediamo trasformarsi in una creatura non del tutto umana. In alcuni casi, la sua pelle va in putrefazione. Uccide piccoli animali e se ne nutre. E, mentre Evan è sempre più innamorato di lei, le sue mutazioni diventano sempre più frequenti e, all’apparenza, incontrollabili.

Ho raccontato molto della trama, cosa che non faccio quasi mai, perché in realtà questo è appena l’antefatto del film. Benson e Moorhead lo sbrigano nella prima mezz’ora. Quelli bravi parlerebbero di slow burn. Io dico che ci fanno conoscere molto bene i due personaggi principali e ci fanno abituare ai luoghi e alle sensazioni che questi offrono all’occhio dello spettatore. Sì, Spring è un film che ci mette un po’ a partire. Ma ogni minuto vale la pena di essere assaporato, centellinando gli avvenimenti il più possibile. Parliamo di una storia che si svolge più o meno nell’arco di una settimana e parliamo della nascita di un amore che deve risultare credibile e per farlo è necessaria una certa dilatazione dei tempi. Dobbiamo comprendere i motivi che spingono Evan a innamorarsi, non solo di Louise, ma anche del paese e della gente che ci vive. Nel frattempo, vengono disseminati indizi e dettagli importanti, mentre lo sbocciare di questo duplice sentimento ci culla e ci avvolge.
Erano anni che non veniva portata sullo schermo una love story così coinvolgente. E convincente.

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Non sto dicendo che Spring sia un film perfetto: ci sono dei momenti in cui la sospensione dell’incredulità diventa un bel macigno e qualche dialogo di troppo, nella seconda parte, messo a spiegare la particolare condizione di Louise, confonde le acque e risulta ridondante. Spring avrà i suoi detrattori ed è anche possibile che questi non abbiano torto. Non è un horror, bisogna chiarirlo subito, onde evitare equivoci. È un ibrido, contaminato dalla fiaba e dalla fantascienza. Diventa persino complicato parlare di soprannaturale, quando ci si riferisce a Spring.
Benson e Moorhead presentano infatti una concezione di magico come parte integrante dell’ordine naturale delle cose. E quelli che potrebbero essere interpretati come eventi al di là della nostra comprensione, diventano semplici anomalie biologiche.
Louise è un mostro, ma nel senso di prodigio. Un qualcosa che esiste senza dover scomodare entità esterne al nostro mondo. È la natura stessa a essere prodigiosa, nel bene e nel male.
Allora la scelta dei luoghi in cui ambientare una storia simile diventa determinante. E non penso sia un caso se i due registi hanno deciso di girare in Italia, sul mare. Per essere travolti dal mistero, è sufficiente guardarci intorno.

Ma il discorso di Benson E Moorhead si spinge oltre, attraverso la rappresentazione delle persone che vivono nel paesino dove Evan sceglie di fermarsi. E qui c’è ancora da stupirsi, se si pensa a come spesso gli europei vengono ritratti dagli americani quando gli capita di fare film in trasferta. Ci si aspetta una comunità di buzzurri, un popolo imbevuto di superstizione, così da far sentire Evan l’unico essere civilizzato nel raggio di centinaia di chilometri.
Non è così.
Il rapporto tra Evan e l’anziano signore che gli offre una casa in cambio di lavoro è forse la cosa più bella del film. Angelo (questo il nome dell’uomo) è un personaggio da incorniciare, messo in scena con un rispetto e una delicatezza assoluti. Si può affermare che da lui Evan impari a crescere definitivamente e anche ad accettare la diversità, sia essa culturale o biologica, con cui si trova obbligato a confrontarsi.
Stessa cosa per le altre figure che popolano la piccola località, appena abbozzate, ma mai caricaturali. Se esiste un elemento di disturbo, questo è rappresentato dai turisti stranieri che vengono a spezzare la pace del luogo e mettono anche in imbarazzo Evan, che quasi si scusa di essere americano.

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Così, il percorso di Evan diventa un percorso di accettazione dell’altro da sé, che è poi un modo per venire a patti anche con il suo dolore personale, la sua perdita, il suo trovarsi, all’improvviso e per una serie di circostanze indipendenti dalla sua volontà, privo di direzione. Un percorso simile passa per forza di cose attraverso la scoperta graduale dell’esistenza di una vita con tempi, ritmi e obiettivi diversi da quella a cui è abituato.
Avere a che fare con una donna come Louise, aprirsi a lei, entrare in intimità con lei, lo espone anche all’eventualità di dover sopportare altre sofferenze e un’altra perdita. Eppure, sceglie di farlo ugualmente.
Mentre Louise, dal canto suo, ha tutta una serie di problematiche enormi con cui venire a patti. Solo che non posso parlarne, perché ogni elemento che la contraddistingue sarebbe uno spoiler gigantesco e non ho alcuna intenzione di privarvi di una conoscenza graduale e sorprendente del personaggio.

Vedete, ho parlato pochissimo del lato più “horror” di Spring, che pure è presente in tante sequenze e si esprime in un’ottima realizzazione tecnica degli effetti speciali, siano essi artigianali o di post produzione. Le mutazioni di Louise sono numerose e d’impatto. Non manca neanche il sangue e un paio di momenti violenti ci sono. Ma non è questo il centro di Spring e, se è questo che cercate, non vi soddisferà e vi farà pure incazzare.
Spring è un tentativo (a mio parere riuscito, ma mai come in questo caso entriamo nel campo della soggettività) di parlare di sentimenti attraverso il cinema fantastico, senza svilire i primi e senza che il secondo diventi mero pretesto. Storia d’amore e tessuto narrativo (chiamiamolo) fantascientifico procedono di pari passo e una non esiste senza l’altro. Si tratta di una fusione completa e sì, magari risulterà indigesta, ma per quanto mi riguarda, Spring è una perla rara.
E sul finale ho pianto come se avessi sei anni.

40 commenti

  1. bradipo · · Rispondi

    mi hai anticipato, ho cominciato a vederlo ieri , da come ne parli sembra quasi che ricordi Honeymoon e già questo basta per l’acquolina in bocca e poi loro secondo me sono veramente dei bravi registi…ora provo io a fartela venire l’acquolina in bocca. Domani parlo di A girl walks home alone at night….lo hai visto?

    1. Potremmo dire che è la versione al contrario di Honeymoon, ecco.
      Però non voglio rovinarti la visione 😉
      No, quello ancora mi manca. Dovrei recuperarlo in settimana. Ne ho lette bene un po’ ovunque e voglio vederlo!

  2. Come al solito non ho letto tutto il post per non condizionarmi/rovinarmi la sorpresa ma mi hai convinta, lo metto tra i prossimi recuperi!
    E poi, sarà una debolezza, ma gli horror stranieri ambientati in Italia mi attirano proprio per capire come ci vedono fuori dai confini nazionali… 😛

    1. È uno dei pochissimi horror stranieri in cui non mi sono sentita trattata come parte di un popolo primitivo e incivile 😀

  3. Ma sai Lucia che la vera cosa che mi ha sfiancato in questo film (che contiene altre mille cose che non mi sono piaciute, ma su cui non mi soffermo per non spoilerare, tra cui spicca la parte “biologica”) è proprio il non sfruttamento delle scenografie? Mi sono chiesto più volte durante la visione cosa centrasse l’Italia nella vicenda. Perché non la Romania o il Kazakistan?
    Non so, ma questo film mi ha un pelo deluso. I due ragazzotti straripano talento da tutti i pori ma mi hanno lasciato un senso di “niente” piuittosto grave.
    Se resolution mi aveva spiazzato e deliziato, questo Spring mi ha lasciato mediamente indifferente. Dopo lo svarione di VHS questi due mi stanno facendo venire dei dubbi, però.
    Tornando al film, non sono riuscito a digerire l’assoluta mancanza di profondità del ragazzo che dal punto di vista strettamente narrativo non è la figura adatta ad una relazione di quel tipo, nel senso che lui non è ne quello “normale” ne quello “speciale”… perché lei si innamora proprio di lui? Ok, l’imprevedibilità dell’amore, ma cavolo, c’hai avuto un bel pò di tempo per trovare quello giusto, ed è lui “quello giusto”!? Troppa suspension of desbelief…
    Poi magari sbaglio io, certo, ma alcune cose non le ho proprio digerite.

    1. È difficile risponderti senza fare spoiler 😀
      Sul paesaggio, io credo che sia proprio il non calcare la mano su immagini da cartolina a valorizzarlo e a renderlo speciale. In realtà l’Italia serve soprattutto nel dare un “passato remoto” al personaggio di Louise e, in questo, la scelta è molto azzeccata. E anche a segnare una profonda cesura tra la vita di lui prima e dopo. Almeno per come l’ho visto io.
      Sul resto, io credo che sia proprio la normalità di Evan a far innamorare Louise, una normalità che però non è anonimato, ma che lo porta ad accettare Louise per ciò che è. Poi c’è anche il discorso del lutto che lo sta cambiando moltissimo. E, da come ha sacrificato la sua vita per aiutare i genitori, ha comunque una predisposizione ad amare in maniera sincera e disinteressata.
      Io l’ho visto così, ma come ho anche scritto, è tutto molto opinabile e soggettivo, quando si parla di un film così.

  4. ce l’ho pronto lì che aspetta, stasera me lo guardo.
    L’ultimo ricordo degli italiani visti dagli occhi di un americano risale a “Hostel 2”, eravamo quelli che disegnavano i cazzi col pennarello sulle pareti dei treni.

    Se non l’hai già visto ti consiglio davvero tanto “Backcountry” di Adam MacDonald, siamo in zona “The Descent” in quanto a pregio e crudezza

    1. Me ne avevano parlato, di Backcountry. Aggiungo al listone dei recuperi 😉
      Guarda, ecco, Hostel 2 è il classico film che ti manda in bestia per come vieni rappresentato. E mentre guardavo Spring, avevo proprio in mente quella scena del treno nel film Eli Roth.

  5. Interessante, segno (e la scena del Treno di Hostel 2 è ai livelli della parentesi Romana di Mangia Prega Ama per quanto mi riguarda..)

    1. Per mia immensa fortuna, mi sono persa Mangia Prega Ama 😀

  6. Pensa che volevo vederlo proprio in questi giorni. Ora sono sicuro che lo DEVO vedere 😉

    1. Ci sono già un paio di titoli capaci di rendere questo 2015 un’annata horror mooolto interessante 😉

  7. La Puglia mi fa venire in mente Non si sevizia un paperino.
    Povera magiara!!!!!

    1. Diciamo che Fulci ne diede una visione un po’ più pessimista, ecco…

  8. Fantastico, da come ne hai parlato sembra simile a Monsters di Gareth Edwards, che personalmente ho adorato. E poi, se sul finale si piange (io col cinema c’ho questa cosa strana qui, a metà strada fra la catarsi e il masochismo)… Insomma, metto fra le urgenze della lunga lista!
    – Fran

  9. Giuseppe · · Rispondi

    Anch’io ero fra quelli che temevano fortemente l’effetto cartolina, con tanto di insultante rappresentazione folkloristica. Per non parlare poi dell’elemento sentimentale inserito in una trama horror/scifi, che con il rischio di venir filtrato da una stereotipatissima visione tutta spaghetti/pizza/mafia/mandolino/serenata sotto il balcone mi faceva venire davvero i brividi. Fortunatamente, leggo invece che Benson e Moorhead hanno mostrato una sensibilità differente e rispettosa, riuscendo inoltre a non rendere banale né stucchevole la love story fra i protagonisti umano e più che umana… dai, altra aggiunta al mio listone per un altro film capace di sciogliere i nostri cuori di pietra 😉

    1. Di solito, gli americani ci ritraggono così. C’è sempre il sospetto, fondato, che non siano proprio in grado di guardare oltre i propri confini.
      Questa volta è andata a finire che ci hanno messo in scena molto meglio di quanto non siamo capaci di fare noi stessi, da molto tempo a questa parte.

  10. Giuseppe · · Rispondi

    Già, ormai è quasi come se ci fossimo adagiati su quegli stessi stereotipi, luoghi comuni e banalità assortite che odiavamo – e dovremmo continuare a odiare – vedere applicati nei nostri confronti. E allora ben venga chi ci viene a dare il buon esempio, sperando (senza cedere a facili illusioni) che dopo Benson e Moorhead ne seguano altri…

  11. Blissard · · Rispondi

    Sarà che sono un cuore di pietra, ma personalmente gli ultimi 3 secondi di pellicola mi hanno fatto venire il latte alle ginocchia, a mio parere sarebbe stato molto più efficace un finale sospeso e ambiguo piuttosto che quello che propongono i registi.
    Ad ogni modo, un film sicuramente interessante, anche se – a parte il finale sopracitato – i difetti, come fai notare tu stessa, non mancano, in particolare in un’ultima mezzora lenta, verbosa e financo un pò irritante in alcune circostanze (Pompei…. dai!).

    1. Quello che a me risulta un po’ complicato da capire è perché se un film finisce in tragedia va tutto bene, ma se gli si dà un lieto fine allora si trova sempre il modo di preferire un finale più ambiguo.
      A me è sembrata una scelta coerente con il tono del film. Non sono una fan del lieto fine o del finale tragico o ambiguo. A me interessa che abbia una coerenza narrativa e il finale di Spring ce l’ha.
      Non voglio entrare nei dettagli, perché magari qualcuno che non ha visto il film poi legge e si becca uno spoiler grosso come una casa.
      E poi cos’ha di male Pompei? È un bello scenario, è suggestivo ed è reso fotograficamente molto bene.

  12. Blissard · · Rispondi

    Pompei in sè non ha niente di male, l’ha il modo in cui Pompei (e la sua storia, non dico di più per non dovere ricorrere neanche io a spoiler) viene utilizzata come spunto narrativo: questa sì che a mio parere è una caduta nel “cartolinesco” tipico delle pellicole americane girate in Italia.
    Non è tanto poi che desiderassi un finale tragico, è che così com’è mi ha stroncato, una cosa che manco Twilight… E ribadisco mi dispiace, perchè il film è a suo modo originale e in alcuni punti rimarchevole. Ad ogni modo, l’Honeymoon tirato in ballo è a mio parere di tutt’altro livello, molto più riuscito e convincente. My 2 cents.

    1. Non l’ho trovata cartolinesca. È ovvio che per noi sia scontata, ma (un po’ come il Colosseo all’inizio del film) serve a far identificare immediatamente il luogo a un pubblico che molto probabilmente non ha la più pallida idea di cosa si sta parlando. Anche questo è un fattore da considerare.
      Oddio, non ho proprio pensato a Twilight, anzi. Semmai il finale è l’esatto opposto della conclusione cui giunge il pastrocchio della Meyer. E qui sono di nuovo obbligata a fermarmi per evitare il rischio spoiler.
      Honeymoon è un altro tipo di film. Racconta il processo inverso, quello di allontanamento, mentre Spring racconta un avvicinamento tra due mondi.
      Presentano proprio due visioni e due tesi diametralmente opposte, sono l’uno il contraltare dell’altro.
      Io ho amato molto Honeymoon e credo sia tra i film migliori dello scorso anno. Ho amato anche Spring, pur trovandomi, ideologicamente, più vicina a Honeymoon.
      Di Spring ho apprezzato proprio il voler spingersi sino in fondo in questo avvicinamento e per questo mi è sembrato che il finale fosse molto coerente con quanto mostrato fino a quel momento.
      Però ribadisco, come anche nell’articolo, che è del tutto soggettiva la percezione di una storia simile.
      Ciò che per te è stucchevole, per me ha una forte valenza emotiva.

  13. Un film che dovevamo fare noi. Invece, come dici tu, ci vogliono due ragazzi che vivono dall’altra parte del mondo per far vedere un’Italia diversa, non la solita “camorra/mafia/romanzocriminale” o i Don Matteo, ma un paese con una cultura e un background di folklore che potrebbero essere sfruttati meglio.
    Ci sono le spiegazioni biologiche, è vero, ma non ho potuto fare a meno di pensare anche all’epoca romana e alle sue superstizioni.
    Bravi loro, pazzi noi.

    1. Fa una rabbia che non riusciamo a sfruttare i nostri luoghi… Siamo davvero imbecilli nell’anima.

      1. Che poi, dall’epoca romana si potrebbe attingere a chissà quali storie per un film horror (ma non solo), e noi? Niente. Geniali loro ad aver pensato a Pompei per l’inizio della storia di Louise.

        1. Negli Stati Uniti sta per uscire un’antologia di racconti horror ambientati in epoca romana e con gli Antichi lovecraftiani protagonisti. Immagina un’idea simile qui da noi…

          1. Giammai! Magari 40 anni fa poteva pensarci la Rai.

  14. […] Spring, di Lucia Patrizi da Il giorno degli zombie: la regina dei blog horror parla di uno dei film più applauditi del genere del 2014, girato da Justin Benson e Aaron Moorhead nella nostra inquietante e fascinosa Puglia; […]

  15. Roberta · · Rispondi

    Ciao ragazzi.
    Ho appena ultimato la visione del film.
    Alcune sue parti mi sono poco chiare però…
    Non so se i sub Ita fossero o meno scorretti, ma non capisco l’incastro che spiega il finale.
    La mia domanda può essere uno SPOILER, quindi per favore, fermatevi qui se può infastidirvi, ma davvero ho necessità di confrontarmi per capire meglio.

    DOMANDA – SPOILER:

    Allora…
    Vediamo se ho capito bene…
    Lei è sopravvissuta 2000 anni, ok.
    Sceglieva dei partner sessuali e restava incinta per poter usare le cellule embrionali che le permettevano di controllare meglio le trasformazioni, giusto?
    Ha tirato avanti così per secoli (poveri micetti e coniglietti >______< !!! sono le parti che odio di + negli horror…) e si è mantenuta anche giovane.
    Ma che cos'era tutto quel discorso intricato sulle cellule adulte, sull'incesto ecc che i due hanno fatto mentre esploravano le opere d'arte?
    La madre di lei è morta a Pompei… era una creatura come lei?
    Perchè è morta dato che lei stessa dice che la lava la sopportava ed sopravvissuta ad essa?
    Ci sono troppi punti oscuri.
    Non mi tornano troppe cose…
    Davvero, credo mi sia sfuggito qualcosa che mi ha lasciato il film irrisolto…

    Alla fine ho capito questo… ma ho i dubbi anche su questo: qualora si fosse innamorata, allora avrebbe perso i poteri e sarebbe tornata normale e mortale?
    Quindi il finale è quello di una coppia ormai unita e felice?

    Qualche anima pia ha voglia di dialogare su ciò?
    Ci tengo a capire bene i punti irrisolti.
    Grazie mille ^_^

  16. ho finito di vderlo adesso l’ho trovato bello e interessante. Fantastica la loro storia d’amore che non ostante la “maledizione” di lei, lui scelga di rimanergli accantanto….. Ma ho un quesito sul finale
    SPOILER.
    ….
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    Da quello che ho capito Lei, il suo corpo si accorge di essere innamorato lui e quindi le cellule enbrionali adulte la fanno rimanere cosi com’è impendodgli la trasformazione e dandolgi un vita da mortale e fin qui ok… Quello che non ho capito perchè c’è il Vesusvio sullo sfondo che fuma… Cosa sta a significare?

    1. Ci ho pensato… forse è un rimando alla fine che ha fatto la madre di lei, come se la scelta di diventare umana e mortale conducesse sempre e comunque a una qualche forma di catastrofe.
      O forse è solo un bell’effetto scenografico 😀

  17. Federica · · Rispondi

    Sto vedendo il film in questo momento. Ho fatto una ricerca su google perché non sapevo che avessero girato questo film nella mia regione e sinceramente la cosa mi ha incuriosita. Il tuo articolo è veramente bello e se non lo avessi letto probabilmente avrei già cambiato canale. Grazie 🙂

  18. Michele · · Rispondi

    Spoiler e risposta alla domanda

    Il Vesuvio che fuma ha lasciato pure me con molte domande… Le risposte sono tre: lei ha deciso e la natura ha risposto a suo modo..
    Due, é una specie di segnale… Qualcosa che va oltre…
    Tre, ed é quella per cui propenso: non bisogna farsi troppe domande.. Lui é rimasto sfidando la sorte perche credeva in quell’amore, lei anzi la sua natura ha deciso di rimanere con lui e incinta.. Il Vesuvio… Non é importante.. Capitemi: un uomo sta per cadere da un dirupo… Si aggrappa ad una radice. Sotto di lui una tigre, sopra una tigre. Vicino alla radice c’è una fragola. La fragola era dolcissima.
    É l’immobilità dellattimo che crea l’infinito.. Il loro amore va oltre il tempo e quindi il Vesuvio non é importante.. Il film lascia capire che si amano. Stop. Sono rimasto alzato fino all’una e mezza per vederlo perché mi ha stregato… Ora scrivo qui… Devo essere impazzito ma mi é piaciuto poi di quello che io voglia ammettere… Questo amore struggente e impossibile, dove non amarla significherebbe rimpianto per sempre… Vado a metto e spero di sognare un amore così.. L’ho sempre desiderato. Non ce l’ho. Guardo i miei figli e li amo tantissimo, guardo mia molglie e la amo… Vado a letto e sogno l’amore che vada oltre il tempo e faccia risvegliare il Vesuvio. Daddymicio@gmail.com

  19. Michele · · Rispondi

    Scusate i molti errori.. Era tardi e con i cellulare si scrive male. Per rispondere alla domanda di Roberta (luglio 2015.. Chissà se leggerà mai.. ) non é che non ha trovato nessuno in 2000 anni… Anzi non si trasforma proprio perché lui, contrariamente a tutti gli altri non fugge… L’ultima trasformazione sarà terribile.. Fuggi.. Gli dice. Ma lui rimane. É l’amore di lui che la fa trasformare. Gli altri erano tutti fuggiti… O almeno io la vedo cosi… Ecco. Scusate.
    Oggi sarò tristemente romantico per tutto il giorno…

  20. Ciao! Ho visto il film ieri notte e cercando riscontri in rete ho trovato questa bella e accurata recensione.
    Premetto che non conoscevo nè i registi, nè tantomeno le loro opere precedenti … il film non mi ha entusiasmato, la storia potrebbe reggere ma gli attori proprio no … ma il fatto che ne sto scrivendo (cosa mai fatta prima) dimostra quanto mi abbia incuriosito tanto da vederlo fino alla fine , finale decisamente prevedibile dalle loro lunghe e uguali a se stesse conversazioni. Un appunto: il Vesuvio fumante nel finale non l’ho notato ma una scena mi ha colpito particolarmente di tutto il film … nella vasta distesa di ulivi della campagna di Polignano sullo sfondo si staglia un vulcano, presumibilmente il Vesuvio , vulcano che secondo il vecchio contadino rende fertile la terra … Ben venga l’aver ignorato i soliti stereotipi italiani ma confondere la geografia giusto per dare maggior senso alla narrazione mi sembra esagerato!

  21. Sinceramente? Potevo risparmiarmi tanto tempo….ma tanto.
    Da biologa/Amante dei film fantasy/horror….me lo potevo risparmiare davvero tanto.
    E’ piu’ bella la recensione. Prossima volta mi leggero’ solo quella!

  22. L’ho beccato ieri sera su Rai 4. Pensavo di vedere il solito horror, magari non tanto solito per la delicatezza con cui era girato. Ma un horror, sì. Eppure il film mi ha spiazzato a più riprese, passando da genere a genere (credo ci sia pure un po’ di surreale), rimanendo comunque compatto nel discorso che vuole portare a termine, e cioè che la vita è questa, che siamo normali o mostri, e che solo l’amore può dare un senso e una guida a ciò che dovremmo essere.

    Mi ha spiazzato anche per la brutalità con cui arrivano certe scene. Una in particolare, quella di quando il ragazzo sfonda la porta…

    Non avevo letto la tua rece e a dire il vero neanche sapevo che esistesse il film. Ottimo testo, con alcune cose che non avevo notato.

    Ah, anche a me è scena una lacrima nel finale 😦

  23. Daniele · · Rispondi

    Fantastica recensione, complimenti.

  24. Michele · · Rispondi

    La cosa bella? Ogni volta che lo passano, qualcuno viene qui e scrive qualcosa… Forse a qualcuno “tocca” qualche corda dentro..

    1. Sì, è vero. Ogni passaggio televisivo di Spring equivale a un’impennata di visite per il post che ho scritto due anni fa.
      Il film piace e io sono contentissima.

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