In compenso, tutta laggente scrivono

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Un tempo, davo ripetizioni di latino e greco per sbarcare il lunario e c’era questo ragazzo che da grande voleva fare il regista. Gli ho chiesto quali fossero i suoi film e autori preferiti e lui non ha saputo rispondermi. Andava  a vedere i blockbuster e basta. Non gli interessava più di tanto la storia del cinema, perché i film vecchi erano troppo noiosi e poi tutta quella roba in bianco e nero gli faceva venire sonno. Ok, il ragazzo aveva 15 anni e forse, nel frattempo, è maturato e adesso è un appassionato di Bergman. Non posso sapere come sia andata a finire, l’ho perso completamente di vista alla fine dell’anno scolastico. Ma sono certa di una cosa: con quelle basi, non avrebbe mai e poi mai fatto cinema sul serio. E il motivo è che persino nei più sordidi circoletti indipendenti, è richiesto un certo grado di professionalità, ed è indispensabile una conoscenza di base del mezzo. E comunque, se del cinema non impari il linguaggio, sei fregato. Per nostra fortuna.

Al massimo potrai infliggere il tuo filmino delle vacanze ai tuoi sventurati amici e ai pochi che ci capiteranno per caso gironzolando su youtube.
Per la scrittura, purtroppo, le cose stanno diversamente. E, negli ultimi tempi, il corrispettivo letterario del filmino delle vacanze è la merce più diffusa negli store digitali. E non solo. In effetti, è sufficiente non essere del tutto analfabeti per poter mettere insieme un file di tot pagine e darlo in pasto ad Amazon. Si viene a creare un paradosso noto a tutti quanti, quello per cui tutti scrivono e nessuno legge. Che è poi il titolo di un interessante articolo pubblicato qualche settimana fa dal mio vicino di blog Gianluca Santini.
È un fenomeno oggetto di tante discussioni. Non sono la prima a rilevarlo e non sarò l’ultima. Può dipendere da molteplici fattori e uno di questi è sicuramente l’errata convinzione che chiunque possa farlo. Che tanto è facile. Che basta avere un’idea (magari riciclata, ma non leggendo, non posso neanche sapere da chi sia stata riciclata) e metterla per iscritto. O che sia sufficiente voler raccontare la propria interessantissima vita e i propri indispensabili pensieri al mondo.
E che non servano delle solide basi per affrontare una passeggiatina di salute come scrivere 400 pagine di un romanzo fantasy zeppo di elfi e nani. In fondo, ho visto sei volte la versione estesa de Il Signore degli Anelli in dvd.

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E tuttavia, l’annoso problema della scarsità di strumenti culturali in mano agli autori nostrani, è solo una piccola parte di una questione che andrebbe approfondita e rimanda al post della scorsa settimana, di cui questo vorrebbe essere una sorta di seguito, o appendice.
Facciamo un esempio pratico: poniamo il caso che io sia una giovane fanciulla di 14 o 15 anni e che abbia una certa fascinazione per il macabro, o il gotico. Sviluppo questo interesse guardando un paio di film, leggendo qualcosina on line. Magari mi diverte scrivere. Magari vorrei saperne di più. E magari ho la tremenda sventura di essere italiana e di saper leggere solo nella mia lingua. Dopotutto sono molto piccola. E sono ignorante, perché alla mia età è abbastanza lecito ignorare molte cose.
Allora, un bel giorno, vado in libreria. E mi metto a curiosare nella sezione horror, posto che la sezione ci sia e non sia stato tutto fagocitato da gialli e thriller. Cosa trovo nella sezione horror?
Rispondetevi da soli perché io quella parola che comincia con P e finisce con aranormalromance non la voglio nominare.
Sì, certo, c’è la parete King in ogni scaffale horror (o gialli e thriller) delle nostre librerie. E quindi me ne torno a casa con una bella colata di merda su carta e un romanzo di King.
A quel punto, forte delle conoscenze acquisite, mi metterò a scrivere qualcosa di mio. O forse una bella fan fiction della colata di merda su carta.
Cosa ne potrà mai uscire fuori?
E perché gli autori horror nostrani sembrano tutti pessime scopiazzature kinghiane o cloni mefitici della Meyer?
La risposta è che non c’è libertà di scelta: se ingurgiti spazzatura, vomiterai spazzatura. E se mangi sempre la stessa cosa, ogni giorno della tua vita, anche se non si tratta di spazzatura, il tuo fisico ne risentirà e starai male.
Per la scrittura è la stessa cosa.
Il fatto che in questo paese si legga pochissimo è solo la parte emersa di un dramma culturale enorme: si legge pochissimo, si legge male e si leggono sempre le solite tre cose.

Le ripercussioni di tutto questo sulla qualità della scrittura, specialmente per quanto riguarda la narrativa fantastica, sono: mancanza di varietà, di curiosità e di ricerca. Voglio scrivere un horror? Leggo due racconti di King e sono pronto. Voglio scrivere un fantasy? Ho sfogliato il primo libro de Le Cronache del ghiaccio e del fuoco (o peggio, ho visto tutto il telefilm) e posso farlo anche io. Forse si salva, in parte, la fantascienza perché è un briciolo più impegnativa, ma non sperateci troppo. Anche lì siamo sommersi da pseudo distopie adolescenziali, scritte da chi ha visto i film tratti dalla saga di Hunger Games.
Io ho visto cose che voi umani non potete immaginare: ho partecipato a discussioni dove con estremo candore si affermava che paranormal romance e urban fantasy sono la stessa cosa (mentre il povero Fritz Leiber si rivoltava nella tomba), ho letto gente giustificare la sua ignoranza in tema di archetipi del gotico con la scusa che tanto non serve sapere cosa sia effettivamente un vampiro, perché è importante la storia d’amore, ho dato craniate contro il muro mentre l’autrice horror di turno continuava a ripetere che lei Dracula lo aveva mollato a pagina 20 perché procedeva troppo lentamente e comunque non c’entrava niente col film di Coppola. E potrei raccontarvene di ogni. Oppure potreste andarvi a leggere qualche recensione di qualche classico della letteratura a caso su Amazon e vedere con quale leggerezza viene appioppata una sola stelletta ai capolavori. Adducendo motivazioni allucinanti come il fatto che “oggi non si scrive più così”. E grazie al cazzo, scusate.

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E questi, signori, sono i nostri scrittori (o futuri scrittori) di narrativa fantastica. Lettori azzoppati da una formazione troncata sul nascere che li porterà a diventare autori senza personalità e senza stile. Gente che i libri non li scrive, li ciclostila.
Chiunque voglia scrivere deve essere formato, o si deve formare, attraverso la lettura. E quanta più roba diversa leggerà, tanto più estesi saranno i suoi strumenti di lavoro.
Vedete, anche io quando ero piccina avevo una cotta letteraria a livelli monomaniacali per Stephen King. Poi però, proprio attraverso King, ho iniziato a cercare altre cose. E tutto grazie a quello che ritengo sia il testo migliore mai scritto dal Re: Danse Macabre. Un saggio, non un romanzo. Una storia della letteratura (e anche del cinema, ma meno competente) horror raccontata da un appassionato e lettore voracissimo. Perché, ed è ora che voi aspiranti imbrattacarte fissati con King ve lo mettiate in testa, il vostro scrittore preferito, l’unico e il solo, non fa altro che leggere. E legge di tutto, in continuazione, è una specie di droga per lui. Le storie che amate tanto, che oramai saprete anche a memoria (non conoscete altro) derivano da anni e anni di instancabili letture. E il bello è che King, a leggere, ci gode come un pazzo.
In Danse Macabre, King parla di Bram Stoker, di H.P, Lovecraft, di Henry James. Ma anche di una miriade di autori a lui contemporanei. E io giù con carta a penna ad annotarmi titoli e nomi. E poi a cercare tutta quella roba in libreria.
Solo che, e torniamo a bomba al post della scorsa settimana, se oggi qualcuno di voi va in libreria a cercare, che so io, Julia, di Peter Straub, non lo trova, perché non lo ristampano dal 1995.
E allora, di che cosa esattamente stiamo parlando quando parliamo di formazione culturale di un autore di fantastico qui in Italia?
Ah, Julia si trova in inglese in versione Kindle. Ha un prezzo un po’ proibitivo. Ma vi consiglio di leggerlo. Io per fortuna mi tengo stretta la mia vecchia edizione Bompiani.

47 commenti

  1. Posso dire che c’è anche l’altro lato della medaglia?
    La gente che invece ignora i buoni testi solo perché teme che leggere un “collega” significhi favorirlo a proprio discapito?
    E non dimentichiamo quelli che ti ignorano solo perché, in quanto autore, non ti metti a pecora automaticamente e ringrazi dio che ti leggano?

    E altri, altri ancora… un’infinita serie di freak.

    Un inferno di varia pochezza.

    1. Sì, quello è un altro aspetto del problema. Il fatto di percepire gli altri autori come concorrenti e non come colleghi. Mentre invece bisognerebbe fare fronte comune.
      Ma, se ci fai caso, a pensarla così sono quasi sempre gli incapaci…

  2. Il risvolto assurdo è che gli scritti di questi autori vengono presentati da loro stessi come opere eccezionali, rivoluzionarie (?), capolavori appena sfornati. Non solo si ignorano le basi, ma non si ha nemmeno l’umiltà e la modestia di porre il proprio scritto nella giusta prospettiva, che sarebbe poi quella del periodo iniziale, in cui una persona che vuole scrivere copia ed emula, senza aggiungere nulla di suo. Periodo che necessariamente deve finire, a un certo punto, per passare ad altro, ma uno sviluppo del genere è piuttosto arduo, mancando le basi di lettura.

    1. Infatti è giusto e sacrosanto “copiare” lo stile e le tematiche altrui, all’inizio. Ma è ovvio che se non si spazia, copierai per sempre, e parlerai sempre delle stesse cose. Che non significa avere delle ossessioni fisse, quello è normale. Ma significa rifare (male) quello che altri hanno già fatto.

  3. Perdonami se scrivo, non sono né del mestiere né del business. Però scrivo. Non credo che in Italia ci sia più gente che scrive di quanti siano i lettori, e le librerie sono piene di paccottiglia stampata su carta. Gli editori dovrebbero vergognarsi di quel che pubblicano nel 90% dei casi. In tutto questo marasma, non mi scaglierei su chi scrive. Certo, c’è una gran confusione e scarsissimo senso della misura. fa parte dei tempi. Però “scrivere”, in quanto attività, fa molto bene all’anima. Poi se il risultato è una schifezza, da lettore me ne accorgo in tre righe. Perché è vero, io ho letto molto, e ho i miei gusti. Mi arrogo il diritto di non finire il libro, il diritto di ogni buon lettore. Ma non sono un “esperto”. Solo un lettore che si diverte a scrivere, per gli altri, per sè. Se vogliono leggere, bene, altrimenti sono felice come prima. Diffido degli scrittori che si propongono con determinazione, e di quelli che scrivono DI sé, non mi interessa. E’ vero però che l’attività della scrittura è una delle più difficili per un uomo, e importa un’attività di maieutica, di scavo, di emersione dell’anima che fa bene alle persone. Se poi hanno un ego sconfinato, pazienza, scapperemo via. Però, davvero, scusa se scrivo. prometto di non rompere le scatole.

    1. Eccone un altro che legge il titolo, non legge il post e commenta. Avanti il prossimo

      1. Il punto è proprio che chissenefrega se fa bene all’anima.
        Io non leggo perché l’autore, nello scrivere quella determinata storia, si è sentito bene – leggo la storia perché è ben scritta e tratta di argomenti e personaggi che mi interessano.
        Così come non facciamo pagare i biglietti per assistere alle sedute di psicoterapia, non vedo perché vendere testi scritti perché così l’autore ha potuto sentirsi meglio.
        Qualunque attività umana, se portata avanti con dedizione, probabilmente “fa bene all’anima” (una frase fatta che in sostanza, alla fine, non significa nulla) – lavorare con cura per mettere a punto il motore di una vecchia motocicletta “fa bene all’anima” quanto scrivere… però non vedo fiorire officine ad ogni angolo di strada…
        Chissà, forse è davvero colpa di Amazon – ai vecchi tempi si scrivevano lettere e si tenevano diari, e probabilmente si trattava di una scrittura che “faceva bene all’anima” – ma non si vendevano né lettere né diari, se non post-mortem.
        Oggi è facile farsi bene all’anima, e scucire qualche euro agli idioti – se poi non gli piace, beh, che smettano di leggere, giusto?

        1. Fa bene all’anima anche andare in bici, ma non mi metto a correre il Giro d’Italia…
          E neanche mi metto a competere con i professionisti. Ma questo è valido per ogni cosa, tranne che per le attività creative. Quelle, può farle chiunque.

          1. Dr.Plonk · ·

            Il problema suppongo sia anche la mancanza di una valvola di sfogo per chi vuole iniziare a scirvere. Nello spazio anglofono ci sono tonnellate di siti e comunity dove chi vuole scrivere puó farlo, puó facilmente far commentare il proprio lavoro, trovare persone con interessi simili, e probabilmente anche migliorare.

            Scrivere é un attivitá che richiede investimenti economici risibili (quanto a tempo é un’altra storia), aiuta se stessi e puó portare a comunicare al mondo idee, concetti e storie interessanti una volta che si impara a portarli su carta, peró non si puó fare nel vuoto (come detto anche da te).

            Non so se creare una cominuty diversa da un network di blogger, una cosa lla stregua di un officina delle idee, in Italia potrebbe aiutare, probabilmente finirebbe a pezzi in una serie di guerre intestine come al solito, ma forse varrebbe la pena di fare un tentativo.

          2. Ecco: finirebbe a pezzi in una serie di guerre intestine come al solito.
            Hai detto e spiegato la situazione in poche righe.
            Perché, ma qui andrebbero scritti altri post, e non credo di averne la voglia e la forza, c’è anche un problema di mentalità.
            E lì davvero, non c’è poi moltissimo da fare.

          3. Dr.Plonk · ·

            Magari sarebbe possibile appoggiarsi a una piattaforma esterna, tipo Wikipedia Italia, che con tutti i suoi problemi comunque ancora non si è disintegrata. Potrebbe davvero essere qualcosa di utile, perché andare in bicicletta senza competere con gli altri fa bene all’ anima, ma scrivere un racconto e farlo vedere ai tuoi 4 amici stretti e poi lasciarlo marcire sul tuo disco fisso non porta nulla.

            Avere uno strumento simil-social network che rende semplice pubblicare, editare e commentare con costi di ingresso (intesa come fatica, visibilità e complessità) bassi potrebbe automaticamente deviare un flusso di aspiranti scrittori a usarlo prima di cimentarsi in qualcosa per cui non sono pronti.

            La mentalità “O è pubblicato o non esiste” causa anche nel dilettante volenteroso il bisogno irrefrenabile di infilarsi in un mercato inondato di prodotti di qualità perlomeno discutibile, invece di farsi le ossa in un’ ambiente adatto. Se uno é bravo poi magari fa il passo successivo, altrimenti resta a produrre cose per altri appassionati ricavandone comunque una certa soddisfazione.

          4. Su questo hai ragione. Io stessa ho ripreso a scrivere, dopo anni di scazzo, grazie ai miei vicini di blog e colleghi. Però credo che questo tipo di cose vada fatto in piccolissimi gruppi molto affiatati. Almeno secondo me, alla base deve esserci stima reciproca pregressa alla scrittura. Non so se mi spiego…

          5. Dr.Plonk · ·

            Non sono sicuro, il problema è che creare o entrare in questi gruppi rischia di essere problematica, ed è una cosa che esiste già. Quello che serve è un ambiente aperto, dove ci si confronta anche con persone diverse dal solito, altrimenti si impara poco, e dove anche persone che magari scrivono una o due storie l’anno possano pubblicare senza doversi sobbarcare un’ blog, dato che questi senza post più o meno regolari muore velocemente.

            Magari la popolazione di lingua italiana che usufruierebbe di tale cosa sarebbe troppo piccola, ma sarebbe probabilmente meglio avere un’ infrastruttura comune dove postare storie e racconti, con utenti che poi possono associarsi in gruppi, permettendo comunque di usare un meccanismo facile per scoprire opere e autori. Ah, e un meccanismo facile per bannare dal proprio feed gli indesiderati.

            Wattpad sarebbe un modello interessante probabilmente, dovrei vedere in dettaglio.

            Alla fine l’ostacolo maggiore che vedo è che serve una massa critica iniziale tale da invogliare la gente a iscriversi, e abbastanza diversificata da rendere chiaro che non si tratta del piccolo parco giochi privato di un particolare gruppo.

            Alla fine temo che sia un sogno per il momento, personalmente non avrei tempo di dedicarmici e, sopratutto all’ inizio, servirebbe una promozione abbastanza aggressiva.

  4. Concordo pienamente con Antonio massara

  5. Infatti scrive, ma non legge.
    Come volevasi dimostrare.

  6. Un vero peccato che Danse Macabre si fermi al 1980, sarei curioso di sapere il parere di King sulla letteratura horror moderna.
    Purtroppo così come l’ottimo On Writing anche Danse Macabre è finito fuori catalogo.
    Riguardo Julia di Straub per fortuna si trova ancora abbastanza facilmente nei negozi d’usato e nelle bancarelle.

    1. In realtà si trovano entrambi, in ebook. Non so in cartaceo, però ho fatto una ricerca veloce e hanno entrambi la loro bella edizione digitale.
      Anche On Writing è un libro molto interessante, perché ti fornisce tanti di quei consigli di lettura che non ti bastano per una vita.
      Julia sì, si riesce a trovarlo usato sia su bancarelle che on line. Ma devi sbatterti un pochino…

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Che poi, idolatrare il solo King come base per la propria futura “carriera” di scrittore senza tener conto di quanto lui stesso abbia letto e legga (tantissimo, appunto) in prima persona, vuol dire come minimo non aver capito un cazzo del modello a cui ci si intende rifare. Come minimo.Tanto da rendersi praticamente indistinguibili da chi vuol scrivere senza aver mai letto niente, e del tutto. A questa stregua, un aspirante kinghiano che abbia letto di vampiri per la prima volta in Salem’s Lot ignorando anche solo l’esistenza di Stoker e che non sia stato in grado di riconoscere gli echi lovecraftiani di Jerusalem’s Lot – solo per limitarmi a due esempi cruciali – forse farebbe bene ad appendere il suo e-book al chiodo… sempre che non intenda ravvedersi, mettendosi di buzzo buono nel capire come lavora DAVVERO King.

        1. King è un ottimo scrittore, ma non chiede molto al lettore. Ti puoi distrarre leggendo King, King ti spiega tutto, per filo e per segno, ti rimbambisce di dettagli ed è a prova di idiota. Forse è anche per questo che molta gente lo legge e poi si trova spiazzata a leggere altro. Però, una volta che hai letto l’opera omnia di King, magari è anche interessante passare a qualcosa di più impegnativo…

          1. King è un ottimo scrittore, ma non chiede molto al lettore. Ti puoi distrarre leggendo King, King ti spiega tutto, per filo e per segno, ti rimbambisce di dettagli ed è a prova di idiota.

            Hai inuquadrato perfettamente il motivo per cui ho smesso di leggere King

          2. Sì, ho smesso anche io, in effetti. E per lo stesso motivo. Ciò non toglie che io lo abbia amato moltissimo e che ritenga splendide alcune delle sue storie, soprattutto i racconti.

          3. Giuseppe · ·

            Esattamente, come a suo tempo fece la maggior parte di noi (tra l’altro, la mia curiosità nei confronti di Lovecraft nacque proprio dalla giovanile lettura di Jerusalem’s Lot… tanto da poter dire che il mio percorso di scoperta e approfondimento dell’opera del solitario di Providence sia praticamente partito da lì)…

          4. Io ho conosciuto Shirley Jackson tramite King. E credo che gli sarò grata a vita per questo😉

          5. Giuseppe · ·

            Eh, sì, il vecchio Re ci ha proprio fatto conoscere degli autentici pezzi da 90😉

  7. Scrivere bene non è per tutti,comunque ai politici in effetti non interessa la cultura del suo popolo(l’ignoranza anzi li aiuta) e quello che scrivi nel post è vero non dandò scelta uniformano i gusti,anche me sarebbe piaciuto fare il regista,comunque qualche film vecchio lo guardò.
    Comunque a me piacciano queste cose :leggere,film o serie tv,videogame e il wrestling(sport o più realisticamente una coreografia eleborata),infatti derisa senza motivo in Italia,nonostante il campione più longevo(7 anni) sia Bruno Sammartino un’italiano .
    Scusami se sono andato fuori post.

  8. Il problema, parafrasando Bertrand Russel, è che gli incompetenti sono strasicuri, mentre i capaci sono pieni di dubbi (questo fenomeno aveva anche un nome in psicologia, anche se al momento non lo ricordo). E’ proprio per questo che persone che non sanno scrivere comunque lo fanno, pensando che scrivere sia solo mettere una parola dietro l’altra, senza sapere minimamente che servono regole precise per far scorrere il testo, un senso logico spiccato (per scrivere storie un minimo realistiche) e soprattutto una conoscenza abbastanza approfondita di ciò che si parla. Purtroppo nella loro incompetenza non si rendono conto di quanto il loro prodotto sia scadente, pensando anzi di aver scritto dei buoni libri, che alla prova dei fatti sono spesso scritti coi piedi, assolutamente non credibili ed assurdo e pieni di castronerie nel loro ambito (penso per esempio all’ambientazione: personaggi che si chiamano John o Mary, che abitano a New York o a Los Angeles ma che vanno alle scuole medie o superiori, oppure che fanno altre cose tipicamente italiane).

    Questa cosa mi fa molta rabbia, anche personalmente. Io in questo periodo sto andando avanti a scrivere il mio primo romanzo tra mille insicurezze: la storia sarà originale? Sarò in grado di rendere il romanzo come volevo? Mi starò documentando a sufficienza per scrivere le parti meno vicine alla mia esperienza di vita? Invece tante persone scrivono di getto le prime quattro banali cose che hanno in mente, e la cosa peggiore è che probabilmente quelle quattro banali cose avranno più successo del mio romanzo quando sarà pubblicato (se sarà pubblicato, visto che appunto sono una persona molto insicura), visto che comunque è un romanzo di fantascienza la cui storia d’amore non è comunque centrale e ci saranno in tutto tre scene di sesso, e normali, senza cinquanta sfumature di niente. Così è il mondo, purtroppo.

    1. Vedi, il problema è che (io credo) l’insicurezza, o meglio la pignoleria, perché è di questo che parliamo, derivino dalle letture.
      Hai letto gente che scrive da Dio, e devi esserne all’altezza. Perché hai dei modelli, dei punti di riferimento.
      Ma sei ignorante come una capra, che dubbi vuoi che ti vengano sulla qualità della tua scrittura?
      Grazie del commento😉

      1. In parte si, sicuramente, anche se dall’altra parte secondo me l’insicurezza deriva anche dall’esperienza. Leggevo molto anche quando, anni fa, ho cominciato a scrivere racconti; rileggendo ora i miei primi lavori, però, mi si accappona la pelle, sono veramente orrendi😀 (ma all’epoca ovviamente mi sembravano buoni). Sarà che il mio percorso di maturazione “artistica” è passata da critiche a volte anche brutali, e forse sono state quelle a rendermi insicuro, ma comunque credo che a quelli che scrivono senza leggere manchi anche l’esperienza (per capire appunto quanto sia difficile scrivere bene), oltre che la cultura letteraria necessaria🙂 .

        P.S. ho provato a mandare questo messaggio diverse volte ma mi ha dato sempre errore, tanto che ho dovuto cambiare account. In ogni caso se invece ti è arrivata la risposta più volte, scusami se ti ho invasa🙂 .

        1. Sì, scusa, oggi WP fa le bizze coi commenti… ho avuto problemi anche io a rispondere…
          Io credo che con l’esperienza aumenti la sicurezza nei propri mezzi, ma aumentino anche i dubbi riguardo ai risultati. Più si va avanti e più si scartano cose che magari anni fa avremmo trovato accettabili.

  9. Daniele Volpi · · Rispondi

    Doloroso ma vero. I due saggi del re sono fuori catalogo!
    Li posseggo entrambi (da qualche parte) ma Dance macabre l’ho letto pure in inglese…

    Ma in un paese che aspetta 30 anni per ripubblicare Ghost story di Peter Straub (mentre il film è fuori catalogo e non passa in TV) cosa pretendi possa nascere?

    Hai ragione Lu, troppa gente si rivela ignorante come una capra, ma pretende di insegnare a tutti gli altri.

    PS: il libro di Straub l’ho comprato immediatamente, appena saputo della ristampa, e volete saperne una bella? Proprio alla vigilia del secondo omicidio, il volume era f-a-l-l-a-to! Aveva un errore di stampa, così me lo hanno dovuto riordinare…

    Pace profonda nell’onda che corre

    1. Non sono propriamente fuori catalogo i due saggi di King. Sono disponibili, entrambi, in formato elettronico. E in italiano. Solo che mi sembra in italiano costino un po’ di più rispetto alla versione originale.
      Ma almeno Straub, dopo 30 anni, lo hanno ristampato. Alcuni autori se li sono proprio scordati. Tipo De Felitta, per dirne uno a caso.

      1. Daniele Volpi · · Rispondi

        Ok, ma non tutti hanno piacere di farsi un kindle o simili per leggere i volumi preferiti.

        Partiamo dal presupposto di pubblicare meno immondizia e più volumi di qualità e vedremo la gente leggere di più, visto che molti dei potenziali lettori non riescono a trovare i titoli che desiderano…

        Pace profonda nell’onda che corre

  10. Tutto giustissimo e assolutamente condivisibile. Purtroppo tutto questo non si limita al campo della scrittura ma ad ogni campo che implica competenza.
    Mi spiego meglio.
    Oggi come oggi nessuno dà più alcun peso alla cultura né alla formazione. La maggior parte delle professioni è assolutamente improvvisato ma la cosa peggiore è che non ne ha coscienza né consapevolezza. Quando racconti che per fare una determinata cosa (con l’intenzione di farla in maniera professionale, pure se non si tratta della tua professione) hai studiato ore e ore ti guardano come fossi un’aliena. Anzi -peggio- ti considerano scema, dato che ritengono di poter fare lo stesso senza prendersi la briga di studiare alcunché.
    E’ un argomento su cui anche io sto riflettendo molto ultimamente e ritengo che questa presunzione e mancanza di umiltà derivi prima di tutto dalla formazione familiare e poi da quella scolastica. Potrei sbagliarmi ma nel mio caso particolare (quindi totalmente opinabile! L’esperienza personale credo che sia assolutamente sopravvalutata) è stata la scuola ad insegnarmi la fatica dell’apprendimento e in famiglia mi hanno sempre spronato a fare di più (generando anche una costante sensazione di inadeguatezza, ma questo è un altro discorso che esula da questo contesto).
    In ogni caso la situazione è sconfortante e la strada per uscirne quasi per nulla scontata.
    P.S. Lo zio Stevie docet, in tal senso, non solo con Danse Macabre ma anche con On Writing, in cui ribadisce continuamente quanto sia il tempo da dedicare alla lettura.

    1. È una cosa che avviene soprattutto nelle attività artistiche e creative. O in quelle legate alla tecnologia. E ha delle radici nella mentalità italiana molto profonde e complicate da estirpare. Per esempio, mi serve che qualcuno mi imposti la grafica per un sito? Non voglio retribuirlo il giusto, perché tanto mio cuggggino di 12 anni lo fa uguale e lo pago con una pizza. E così la professionalità va a farsi benedire. Sempre perché esiste tutto un settore di cose che in questo paese non vengono considerate “lavoro vero”, ma passatempi a cui chiunque può dedicarsi.

      1. Sicuramente per quanto riguarda le attività creative questo è accentuato; non c’è dubbio. Ma non so se hai avuto occasione di testare la professionalità di chi fa lavori manuali tipo idraulico, muratore, elettricista e così via. Siamo al grado zero, te lo assicuro…

        1. Ah sì, l’idraulico che mi ha rifatto da poco il rubinetto della cucina, ha combinato un casino gigantesco

  11. tullipan · · Rispondi

    standing ovation!
    ti leggo sempre senza commentare perchè mi sento un po’ un’intrusa. Non sono appassionata del genere, anche se, causa amico “invasato”, conosco molti dei film di cui parli.
    queste due ultime riflessioni sulla lettura, però, mi trovano d’accordo al 100%, non solo per il genere horror/fantasy, ma un po’ per tutti i generi.
    Da lettrice onnivora, a cui piace passare dal romanzo al saggio, al fantasy, al giallo etc ti posso dire che di cose scadenti e scritte male se ne trovano ovunque.
    certo, se si va sulla narrativa classica è più facile, di solito le traduzioni di classici o nomi “conosciuti” sono facilmente reperibili, e qualche italiano che si salva secondo me c’è.

    1. Prima di tutto, benvenuta qui nei commenti!
      Io parlo della narrativa fantastica perché è il mio campo d’azione e non mi permetto di sconfinare in settori su cui ho una conoscenza meno vasta. Sicuramente non è giusto generalizzare: di scrittori italiani bravi ce ne sono e ce ne sono pure tanti. Ho qualche grossa perplessità sulle nuove generazioni, però

  12. condivido in toto ogni parola

  13. Roberta · · Rispondi

    Ultimamente ho letto testi compilati da bot su Internet che mi parevano redatti con ben più competenza, ed erano anche impregnati da una certa dose di meraviglia surreale.
    Per me la questione si risolve semplicemente: stop agli scrittori umani, all’editoria infantile. Via libera ai bot e alla loro inesauribile capacità espressiva.

    1. Anche perché ultimamente è diventato anche quasi impossibile distinguere un bot da un essere umano.

  14. Danse Macabre è uno dei pochissimi King, almeno fino a Dolores Claiborne, che non sono riuscito a finire. Per dirla con le tue parole, mi rimbambiva di dettagli🙂 Avrei forse digerito meglio la prima edizione italiana, quella ridotta all’osso di Theoria. Comunque, non sono un gran lettore di horror, ma mi piacerebbe sapere che ne pensi di Jack Ketchum. Red è uno dei romanzi che non mi porterei mai in un’isola deserta, morirei di paura. E anche La ragazza della porta accanto non scherza. Per il resto, post amaro ma giusto, anche se per me i primi responsabili sono gli editori, che dovrebbero badare non a ciò che fa bene all’anima ma almeno al loro portafogli, e quindi non si sa perchè pubblichino schifezze che non vendono neppure.

    1. È che, secondo me, per amare davvero Danse Macabre, devi essere completamente dedito a un certo tipo di narrativa. Altrimenti ti annoia. È molto settoriale, quindi può risultare indigesto a chi non mastica con frequenza la narrativa dell’orrore.
      Ketchum mi piace tantissimo. Peccato che anche lui sia stato poco tradotto qui da noi. Io ti consiglio, in inglese, Offseason e Offspring. Sono devastanti.

      1. Purtroppo non sono abbastanza anglofono.

        1. Il povero Ketchum è stato davvero trattato malissimo qui da noi…

  15. […] my friend Lucy did a post about the quality of genre fiction1 and the horrid effect that in our country the sudden invasion […]

  16. Sembra che sul sito della Feltrinelli On Writing e Danse Macabre siano tornati in catalogo, volevo soltanto segnalarlo a chi fosse interessato.
    Saluti.

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