Clown

clown_poster_ita_2

Regia – Jon Watts (2014)

La distribuzione italiana è strana assai e procede a botte di paradossi. A volte, il fatto che un film esca in Italia (addirittura in anticipo rispetto al resto del mondo, caso più unico che raro) non rende affatto più semplice la sua reperibilità. Clown arrivò da noi nell’autunno de 2014, in quattro sale messe in croce e a orari improponibili. E purtroppo me lo sono perso al cinema. È una colpa, non un vanto. Mi è dispiaciuto sinceramente non vederlo. Per una volta tanto, non sentivo la puzza di cialtronata cosmica associata al nome di Eli Roth, che è sempre colui al quale non affiderei nemmeno il lucchetto della mia bici. Perché lo perderebbe. O mi fregherebbe la bici. Più la seconda della prima.
E tuttavia, Roth ha dalla sua anche una certa dose di geniale sconsideratezza. Dettata (io credo) dall’entusiasmo. Un entusiasmo sincero, non simulato. Vero come quello di bambino che viene portato per la prima volta alle giostre. Si diverte sul serio, sgrana gli occhioni, si puccia nel sangue e ti tira addosso la schiuma di lattice. C’è della furberia, sicuramente, ma c’è anche tanta passione per il cinema di serie B. Insomma, nonostante non ami nessuno dei suoi film (se si esclude, parzialmente, Hostel 2), a me Eli Roth sta simpatico. E non mi dispiace affatto il lavoro che sta compiendo come produttore. Partendo da Hemlock Grove, passando per Aftershock, fino ad arrivare a questo Clown, diretto da un quasi esordiente e sconosciuto ai più, Jon Watts.

clown-film-makeup1

Quando il clown assunto per fare l’animatore alla festa del figlio dà improvvisamente buca, al povero Kent (Andy Powers) non resta che improvvisarsi pagliaccio, indossando un vecchio costume trovato in un baule in una casa che stava ispezionando per il suo lavoro da agente immobiliare. Però il costume non vuole saperne di togliersi. E la parrucca sembra diventata parte integrante della capigliatura dell’uomo. Allo stesso tempo, il corpo di Kent comincia a mutare, l’abito assomiglia sempre di più a una seconda pelle, e c’è persino l’effetto collaterale di una strana, insaziabile fame.

Clown è un film molto semplice. Si basa su un’idea elementare ma anche potente e, così tipica dell’horror, da aver assunto la valenza dell’archetipo: alle brave persone accadono cose brutte senza alcun motivo plausibile.
Kent è una brava persona, ama suo figlio e sua moglie e tutto ciò che subisce nel corso del film è diretta conseguenza di un’azione compiuta per far felice il figlio nel giorno del suo settimo compleanno. È un concetto, lo ribadisco, di una semplicità brutale. Eppure, se gestito bene, e inserito nel tessuto narrativo in modo naturale, riesce a trasmettere un senso di ingiustizia che può fare molta presa sul pubblico. Tutto sta nel non calcare troppo la mano.
E Clown fa esattamente questo. Non passa la prima mezz’ora a tediarci con estenuanti quadretti familiari per farci capire quale padre meraviglioso sia Kent e telefonarci quanto sarà spietata la sorte nei suoi confronti. Risolve la questione rapporti familiari in due scene.
Neanche sono passati cinque minuti di film e noi già sappiamo tutto ciò che ci serve di sapere. A quel punto, siamo già in bagno con Kent mentre cerca di togliersi il costume e non ci riesce.
E siamo agganciati al film.
Adesso, questa è un’operazione all’apparenza (aridaje) facilissima, quasi banale nella sua costruzione di routine. Ma, per farci cadere lo spettatore con tutte le scarpe, devi sapere di cosa diavolo stai parlando. Tradotto, devi avere una conoscenza praticamente enciclopedica del genere.
Ora, rispondetemi tutti in coro: chi possiede questa conoscenza enciclopedica?
Bravi, risposta esatta:il produttore del film.

CLW_8750

Non voglio togliere alcun merito a Watts, ci mancherebbe. È anche co-autore della sceneggiatura e, tecnicamente, è bravissimo. Gira con la sicurezza granitica che era propria di gente come Steve Miner. E proprio agli esordi tra horror e commedia del buon Miner ho pensato vedendo Clown. A quel cinema anni ’80 senza troppe pretese ma realizzato con amore e tonnellate di ottimo mestiere.
Clown è una robetta di quel tipo: ha tutti gli elementi messi al posto giusto, gli spaventi ben dosati, una crudeltà superiore alla media nel mostrare omicidi truculenti di bambini, dei momenti di umorismo nero per stemperare una storia che, se trattata con eccessiva serietà, avrebbe necessitato un altro spessore e quel nucleo così potente che, nell’horror commerciale fondato quasi del tutto su personaggi insopportabili e su criteri punitivi stava per sparire: l’orrore si accanisce contro chi non se lo merita. Si annida sonnacchioso in ogni ambito del nostro quotidiano ed è sempre lì, pronto a balzare fuori da un baule. Perché all’orrore non interessa chi tu sia, cosa tu abbia fatto nella vita, se tu sia stato buono o cattivo. L’orrore esiste e basta. E colpisce a casaccio. Fa ovviamente più male se colpisce un bonaccione come Kent. Uno che non vuole ferire nessuno. Figuriamoci nutrirsi di bambini. Uno che preferisce morire (con conseguenze esilaranti) piuttosto che cedere alla fame del demone.

Come se non bastasse, Clown si getta anima e corpo in un’altra componente fondamentale dell’horror anni ’80: le mutazioni della carne. Il film di Watts potrebbe quasi essere catalogato come body horror, se non fosse contaminato da ogni tipo di sottogenere, dallo slasher ai prodotti a base di possessioni demoniache. Fatto sta che l’estetica preponderante è quella degli orrori dovuti a dolorosi e profondi cambiamenti fisici, che precedono e anzi, dirigono quelli mentali.
Kent passa attraverso una vera e propria trasformazione, dapprima molto lenta e non del tutto percettibile, poi sempre più invasiva, violenta e brutale.
Se il trucco del clown (tutto artigianale)  una volta ultimata la mutazione strappa  gli applausi, è anche molto angosciante seguire passo passo la degenerazione di Kent, persino nelle piccole cose, come il cerone che, gradualmente, si espande lungo il suo viso e alla fine arriva a ricoprirlo del tutto.  Siamo più dalle parti, non dico di Cronenberg, ma di Yuzna sì che di King e del solito IT, sebbene non si possano negare un paio di debiti nei confronti di quel romanzo. Soprattutto quando viene svelata la natura antica e demoniaca dei pagliacci.

clown-003

Ma al di là delle tante influenze presenti in un prodotto il cui interesse non è l’originalità, al di là anche di alcuni difetti, lungaggini, personaggi e situazioni gestite un po’ alla come capita (uno degli omicidi, per quanto efficacissimo nella resa scenica, lo è un po’ meno da quella narrativa), al di là del solito Peter Stormare che oramai è la parodia di se stesso, Clown è un piccolo pezzo di bravura. E ce lo ricorderemo ancora tra qualche anno, ve lo assicuro. Forse con lo stesso affetto che oggi riserviamo a Chi è Sepolto in quella Casa o a The Dentist.

27 commenti

  1. Non l’ho visto e cito un racconto che non ricordo quindi prendilo con le pinze ‘sto commento, però mi ha fatto subito pensare a un lavoro di Thomas Ligotti che ho letto sotto forma di fumetto in una stupenda raccolta. Cercando sul web direi si tratti di “Il più grande festival delle maschere” ne “La grande fabbrica degli incubi” (del 2008!).
    A parte questo e quindi tanta curiosità, mi sa che me lo recupero.

    1. Perché The Nightmare Factory non è mai stato portato in Italia se non sotto forma di fumetto, giusto?
      Io ho la raccolta in inglese, ma sta nel kindle da qualche secolo e non l’ho letta.
      Stasera però vado a trovare il racconto😀

    2. No, idiota che non sono altro. Io nel kindle ho Teatro Grottesco. Niente da fare😦

  2. In italiano credo esista come raccolta solo “I canti di un sognatore morto” ti copio i dati dal blog del preparatissimo Andrea Bonazzi che credo sia uno dei pochi esperti italiani di questo autore: http://in-tenebris-scriptus.blogspot.it/2008/03/i-canti-di-un-sognatore-morto.html

    Forse proprio per mano di Andrea sono stati tradotti altri racconti, inseriti in antologie di piccole case editrici (Hypnos, Dagon Press, per dire due nomi che mi vengono in mente subito) ma dovresti chiedere a lui per i dati esatti.

    Se lo trovi ancora in giro ti consiglio comunque il recupero della graphic novel, riesce a trasmetterti moltissime delle sensazioni dei racconti di Ligotti.

    1. Sì, in italiano c’è solo quello, purtroppo… Io ho letto, in inglese però, il suo saggio, The Conspiracy against the human race e mi ha steso. Però di narrativa ancora non ho letto nulla. Ho solo quel Teatro Grottesco dentro il kindle che sta lì e aspetta il momento giusto

      1. No ecco The Conspiracy ho proprio paura a leggerlo, già di mio non sono ottimista sulla Human Race, credo potrei non riprendermi più.
        Già i suoi racconti sono come si dice in giro “disturbanti”, delle vere porte sulla malattia del subconscio. Ha un talento unico, ma se si diffondesse… io lo vedo come una delle possibili incarnazioni di Sutter Kane. Deve solo trovare il paesino con la chiesa e il portale e dare inizio al cambiamento.

        1. The Conspiracy ti distrugge psicologicamente ed emotivamente e poi, per almeno un mese, fai fatica ad alzarti dal letto la mattina e trovare una sola ragione valida per vivere. Però è un saggio favoloso.
          E in effetti, dato anche l’alone di mistero che lo circonda, potrebbe essere proprio lui, Sutter Kane

  3. Sei già la seconda a parlarne bene. Vorrà dire che farò un bel respirone, metterò a letto i bacarospi e lo guarderò, cercando di non morire di paura (sono terrorizzata dai clown).

    1. Anche la Bolla è terrorizzata dai clown, eppure lei è riuscita a dormire tranquilla😀
      A me mettono un bel po’ di angoscia e tanta tristezza, eppure ho avuto difficoltà ad addormentarmi.

  4. Mi hai fatto venir voglia di vederlo (come al solito). Già ero stata colpita dalla locandina ma, personalmente, non mi sono neppure accorta della sua uscita in sala…

    1. Perché è passato ed è sparito subito…😦

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Tanto velocemente che, lo ammetto, nemmeno io mi sono accorto della sua distribuzione praticamente invisibile. Comunque Roth – pure se in sua presenza cercherei direttamente di nascondere lucchetto e bici in un luogo sicuro – par dimostrare di saper il fatto suo sul potenziale sinistro e negativo del clown, mettendone in campo uno bello tosto (la tua recensione mi fa pensare che, forse, dovrei imparare a scindere la figura di Eli produttore da quella di regista. Almeno dargli qualche possibilità, ecco)…

        1. Ma anche come regista, io ho delle buone sensazioni su Green Inferno e su un altro suo film che sta uscendo proprio in questo periodo.
          Peccato che The Green Inferno sia rimasto incastrato in beghe con la casa di distrubuzione e sia bloccato. Perché è pronto da almeno un anno😦

          1. Giuseppe · ·

            Un cannibal come The Green Inferno potrebbe non essere male, in effetti, se solo si decidessero a risolvere i casini che a tutt’oggi impediscono di prevederne uno straccio di data d’uscita (sempre che, nel frattempo, non si decida di bypassare le sale considerando l’opzione di distribuirlo direttamente in dvd/Blu-ray. E, a questo punto, la cosa mi sembra sempre più probabile)…

  5. Sei la prima che me ne parla abbastanza bene, gli devo dare una chance quindi🙂

    1. Prova, magari ti fa cagare😀
      Però io ero partita piuttosto prevenuta e invece mi ha stupito in positivo

  6. Penso di essere stato uno dei tre che è riuscito a vederlo al cinema, Eli Roth se ti dimostra abbastanza entusiasta (almeno quanto lui) come minimo ti produce, anche se non hai mai diretto nemmeno il filmino della vacanze, le Soska Sisters lo hanno capito prima di tutti (simpatia piena per le due Canadesi).

    Concordo su tutto, specialmente sulla mutazione della carne anni ’80 (Coff Coff! Cronenberg! Coff Coff!), l’inseguimento nei tubi colorati invece aveva qualcosa (con le dovute ed enormi differenze) alla “Alien”. Poi non è tutto pesche e crema questo film, ma assurdo che molta roba venga distribuita come si deve, e altra, malgrado la buffa uscita in sala, resti comunque invisibile.

    1. Le due canadesi sono una mia grande passione, Ho adorato American Mary, per esempio. Poi purtroppo le vedo un po’ in fase calante, perché il seguito di See No Evil è davvero una brutta faccenda.
      Ed è vero, ricorda molto Alien la scena nel tunnel che è poi la più bella del film

      1. “See No Evil 2” è riuscito ad essere più brutto del già non irresistibile primo capitolo. “American Mary” mi era piaciuto un sacco.

  7. Toh, lo avevo proprio lasciato da parte. Ma adesso, dopo averti letto lo vedo senz’altro, così, come al solito confrontiamo le visioni. A presto! (che bello averti trovata anche su FB!).

    1. Sì, contentissima di averti trovato anche da quelle parti🙂
      È un buon film, lontano anni luce dall’horror contemporaneo, sia quello indipendente che quello mainstream. Un tuffo nel passato, ecco.

  8. Ehehe, io faccio parte (come anche te, mi sembra di intuire) di quelli a cui piace piu’ “eli roth” dei film “di” eli roth. Il personaggio e’ effettivamente troppo empatico, il prodotto invece soffre di alti e bassi… Comunque mi hai incuriosito… Lo vedro😉 un salutone

    1. Perché Eli Roth personaggio è praticamente come noi e ci fa per forza simpatia. Poi che non sia un gran regista è evidente, anche se ha anche lui delle belle intuizioni. A volte mi domando se essere fan non sia un ostacolo più che un’agevolazione, quando si tratta di dirigere un film…

  9. ma sapete dove si puo comprare il dvd?? o al massimo dove trovare uno streaming….o…dannazione… come diamine posso vederlo ??!!🙂
    grazie e scusate lo sfogo

    1. In italiano non si trova ancora… e a quanto mi risulta, non sono disponibili neanche i sottotitoli. Quindi il dvd non è ancora arrivato da noi.

  10. e a volerlo vedere in lingua originale?? sai darmi indicazioni??🙂

    1. Ehm… prova ad andare a pesca in un torrente😉

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: