Laggente non Leggono

21bb7355-619e-4dab-9116-d3e727f274a1-1020x612

 È notizia piuttosto recente che in questo ridente paese si siano persi, nel giro di un anno, circa ottocentomila lettori. Una specie di emorragia inarrestabile che, da qualche anno a questa parte, sta gettando editori e intellettuali in uno sconcerto sconfortato, o in uno sconforto sconcertato. E tutti a chiedersi: ma perché gli italiani sono così ignoranti e non vogliono comperare i nostri meravigliosi libri? Ogni gennaio, all’uscita del temutissimo rapporto Istat sulla lettura in Italia, si scatena ogni genere di iniziativa atta a redimere l’ammasso di italiche capre, fiere e orgogliose della loro assoluta e conclamata incapacità di comprendere un periodo appena complesso. Oltre alle iniziative, si scatenano anche le lamentazioni.

Sconfortate.
O sconcertate.
E tutti a piangere perché, signora mia, laggente non leggono. Ma cosa cazzo volete che leggano se non capiscono l’italiano? Se già vanno nel panico con il retro delle confezioni del detersivo? Quel 60% di italiani che non ha letto nemmeno un libro nel corso del 2014, non lo recuperi più. O almeno non ne recuperi la parte adulta. Forse si fa ancora in tempo a prenderli da ragazzini, ma suppongo sia particolarmente complicato, quando in casa non possiedono neanche un libro. E comunque, non sono loro l’oggetto del mio post odierno. Per quel che mi riguarda, chi afferma di non leggere neppure un libro l’anno può tranquillamente annegarci, nella sua ignoranza, e non muoverò un dito per salvarlo. Perché so in partenza che tanto è inutile.
L’oggetto del mio post odierno è invece una categoria che regge la baracca caracollante dell’editoria italiana da parecchio tempo, è quasi una figura leggendaria, in realtà non si sa bene se esista o meno. Parlo del Lettore Forte.
Paradossalmente, questo Lettore Forte che dovrebbe essere coccolatissimo, dato che è solo grazie a lui se certe realtà ormai prossime alla putrefazione sopravvivono, è trattato dalle case editrici di questo paese alla stregua di un povero deficiente.

Feltrinelli di Roma - Reparto Horror

Feltrinelli di Roma – Reparto Horror

Credo di appartenere alla categoria dei cosiddetti Lettori Forti. Ma credo anche di essere una di quelle ottocentomila unità giudicate disperse dal rapporto sulla lettura in Italia. Ho smesso di leggere? Certo che no: leggo di più e leggo anche meglio rispetto ad anni fa.
Non entro in una libreria dal 2013 e, da quel che mi ricordo, ci sono entrata perché dovevo fare un regalo. Compro quasi esclusivamente in digitale oppure, per quel che riguarda il cartaceo, prendo libri usati, o sulle bancarelle in giro per Roma. Acquisto parecchi autori autoprodotti e, soprattutto, leggo in inglese, quindi i miei acquisti non vanno a rimpolpare le casse dell’editoria italiana, se non in rarissimi casi di offerte imperdibili su Amazon.
E no, non faccio tutto questo per snobismo o per qualche stramba presa di posizione intellettuale. Lo faccio perché l’offerta dell’editoria italiana, sia che si tratti di autori miei connazionali, sia che si tratti di autori stranieri, non mi interessa, non mi soddisfa, mi fa sentire, in parole povere, trattata alla stregua di una povera deficiente.
Quante persone come me ci saranno tra i famosi ottocentomila?
La situazione culturale in questo paese è da incubo distopico. Ma non è solo “colpa” della crassa ignoranza di una buona percentuale degli italiani. Perché dopo un po’ che il povero Lettore Forte entra ed esce dalle librerie e nota quel che si pubblica con tanto di fanfare qui da noi, si rompe le palle e vi molla al vostro destino. Si adatta e si adegua, perché al Lettore Forte non va di rimanere isolato culturalmente. E, se prima era più facile fregarlo, oggi basta che si faccia un giretto su internet per vedere che lì fuori c’è un mondo intero e sterminato di roba meravigliosa da leggere. Roba che qui non arriva.

9476-square-400

E, prima che qualcuno dica che sono troppo settoriale e parlo solo di narrativa fantastica, date una rapida occhiata a questi due link:
100 Notable Books of 2014 (New York Times)
The top 50 fiction books for 2014 (The Washington Post)
Io mi sono spulciata entrambe le liste e sono andata a vedere, uno a uno, di quanti tra questi libri esiste un’edizione italiana. È un giochino che vi consiglio di fare. Poi tornate qui e riconsideriamo insieme il concetto di isolamento culturale.
E non parlo di un romanzetto horror scritto da un autore autopubblicato che mi sono andata a scovare io perché sono matta e ho letto con gran gusto. Parliamo di romanzi e saggi importanti. Parliamo di gente che vince premi come il National Book Award. Non è la “robaccia di intrattenimento che piace a voi che non volete crescere”. È letteratura che anche il primo dei tromboni ammuffiti di casa nostra considererebbe “vera”. O forse no, perché spesso si tratta di roba americana e quindi vade retro satana. Però ci siamo capiti lo stesso.
Le traduzioni costano, è vero. E sappiamo tutti quanto l’editoria, insieme a tutta l’industria culturale italiana, sia in crisi.
Ma non è che per questo siamo in regime letterario autarchico. Proprio no. La spazzatura estera qui da noi arriva tutta. La roba buona no, ma la spazzatura, ah… quella ce la tirano dietro appena abbiamo l’ardire di mettere piede in una libreria.
image_book

E adesso, appurato che non si tratta solo di un ostracismo riservato alla narrativa fantastica straniera, ma che è una voragine comprendente ogni genere letterario, e ci ha ridotti in maniera tale da essere diventati ciechi di fronte alla letteratura che esiste al di fuori delle nostre quattro, misere mura, possiamo dedicarci un pochino all’horror. E alla fantascienza. E pure al fantasy già che ci siamo, dai.
C’è stato un tempo, quando ero giovane io e quando si sono formati i miei gusti in materia di libri, in cui le librerie erano letteralmente sommerse da pubblicazioni di genere. È stato un periodo d’oro. Io ne ho memoria tra la fine degli anni ’80 e la metà degli anni ’90. Ma è cominciato prima, anche se non si è concluso troppo dopo. In quegli anni gloriosi, un appassionato di frattaglie, razzi spaziali, o energumeni armati di spade poteva davvero leggere di tutto. Nel mio piccolo e, devo ammetterlo, grazie al prezioso supporto di King e del suo Danse Macabre, ho potuto conoscere Robert McCammon, James Herbet, Ramsey Campbell, Paul F. Wilson, Richard Laymon. E questo solo in ambito horror, ma se includo anche altri autori, faccio un elenco infinito.
Molti degli scrittori che ho nominato sono ancora in attività. Alcuni sono morti. Altri hanno cambiato genere di riferimento. L’unica cosa che li accomuna tutti è che non sono più stati tradotti nel nostro paese. I loro libri non sono  stati ristampati e, a oggi, risultano introvabili, come se questi autori non fossero mai esistiti.
Oggi, in libreria, l’horror è solo King (qualcosina ogni tanto di Koontz), la fantascienza solo Asimov e qualche ennesima ristampa di Dick, e il fantasy solo Tolkien e Martin. A questa mancanza assoluta di diversificazione si aggiunge il grave problema della spazzatura, unito all’incapacità di catalogare i libri in modo decente. Perché secondo i nostri illuminati distributori, Paranormal Romance e Horror sono la stessa cosa. Come del resto Paranormal Romance e Fantasy. Certo.
Lo sapete, dal 2004 a oggi, quanti romanzi vincitori del Bram Stoker Award sono stati tradotti in italiano?
Tre. Due di questi sono di King. Uno di Straub. Gli autori più “giovani” (giovani un cazzo, la Kiernan ha 50 anni e ha scritto un numero enorme di romanzi e racconti) non esistono.
E io vi giuro che al prossimo appassionato di horror che mi viene a dire che King è il miglior scrittore esistente sulla faccia della terra, gli tiro in faccia una copia cartacea rilegata de Il Canto di Kalì, e vedo di prenderlo dritto in fronte.

u1288

Dove voglio arrivare con questo lungo sproloquio?
Al fatto che forse devastare il mercato editoriale come se ci fossero passati sopra dei carri armati per inseguire i capricci dei lettori deboli (ovvero le capre ignoranti), invece di tentare di proporre cose interessanti a misura dei lettori forti, notoriamente un pelino più esigenti, non è stata proprio una gran mossa. Non se ogni anno che passa, si continuano a perdere lettori.
Nel momento in cui la casa editrice che un tempo pubblicava gente come Michael Moorcock, è ridotta a rigurgitare pessimi romanzi YA, qualcosina che non quadra c’è per forza. E non perché, come molti dicono, la narrativa fantastica sia morta. Lei, poverina, è in forma smagliante e basta leggere questo articolo per rendersene conto.
Il problema risiede nella percezione distorta del pubblico. O meglio, nell’aver voluto abbandonare i lettori al proprio destino nella speranza di accalappiare quelli che al massimo leggono l’ultima stronzata sotto l’ombrellone.
E, pur sapendo che le case editrici non sono enti benefici volti alla diffusione dei valori culturali, ma aziende come tutte le altre, la mossa mi sembra controproducente anche da un punto di vista economico.
E non vorrei che nel 2020 l’Italia si ritrovasse con un bell’80% di persone senza neanche un libro letto nel corso dell’anno, ma sempre e comunque piena di orribili nefandezze sugli scaffali delle librerie.
Al prossimo pianto di qualche ministro, alla prossima iniziativa atta a invogliare alla lettura chi comunque non leggerebbe neanche sotto tortura (o, se lo facesse, leggerebbe merda perché è l’unica cosa che i suoi limitati strumenti cognitivi gli permettono di capire), al prossimo comunicato degli editori italiani che si lamentano delle vendite scarse, pensateci bene, a quello che questa gente vuole offrirvi. E cercate altrove.

46 commenti

  1. Spettacolare e sottoscrivo mille volte!
    Anzi, sei stata molto ottimista, citando solo il 60% di NON lettori: togliendo quelli che leggono solo un libro l’anno (e scusate, ma quelli non li chiamo lettori: io vado in bici una volta l’anno ma questo non fa di me un ciclista!) quel che rimane è un deprimente 14% di lettori “veri”, a cui le case editrici ripropongono da vent’anni sempre gli stessi identici libri, ristampati ad infinitum…

    1. Che poi bisognerebbe puntare su quel 14% di lettori veri e cercare di pubblicare cose che possano piacere a loro, non alle casalinghe frustrate alla ricerca del principe azzurro sadomaso.

      1. Lo prova il fatto che delle decine e decine di cloni delle 50 sfumature non ne è sopravvissuto nessuno, a che pro continuare sul filone se tanto vogliono solo le 50 sfumature? Il grande pubblico non vuole il sadomaso, vuole seguire la moda del momento, vuole un libro da comprare per poi dire “ah ma io quella roba mica la leggo”: non vale la pena puntare su questo tipo di lettori.
        Dall’altra parte ci sono editori che da 40 anni ogni anno ristampano immancabilmente Christie, King e Asimov: e le migliaia di altri nuovi autori degi ultimi 40 anni? Si attaccano… tanto siamo solo pochi matti a lamentarci. ..

  2. È stato fatto notare che il crash degli anni ’90 coincide col momento in cui, nelle case editrici (come in tutte le altre aziende “sane” del nostro paese), se ne vanno i “vecchi” fondatori, e la gestione passa in mano ai figli o – situazione ancora più agghiacciante – i figli vendono, e attraverso concentrazioni e cartelli, l’amministrazione passa in mano ai manager.
    E i manager, naturalmente, non sono interessati a fare cultura – sono interessati agli utili.
    E normalmente non possiedono neanche gli strumenti culturali per fare cultura, anche se volessero provarci.
    la questione costi/introiti diventa essenziale – bisogna spendere meno (pagando poco o niente traduttori ed editor, ristampando opere delle quali già si possiedono i diritti) e incassare di più (magari agganciandosi a qualche bella sovvenzione statale).
    Orientare tutto il pubblico su pochi autori garantisce alti numeri e bassi costi di promozione.
    L’importante è che comprino e paghino, non che leggano.
    Lo stato pessimo della lettura nel nostro paese è figlio di questo, di una scuola che ha sempre trattato la lettura come punizione e non come piacere, di una cultura che ha sempre privilegiato l’espressione fisica a quella culturale (si veda la caratterizzazione dei ragazzi che fanno sport come “attivi e vitali” e di quelli che leggono come “chiusi ed introversi”).
    Insomma, ci siamo suicidati.

    1. Sì, ci siamo suicidati e siamo anche contenti di averlo fatto. Salvo quando esce il rapporto annuale sulla lettura e tutti a piangere, con una ipocrisia che ha del rivoltante.
      E io insisto: se questi perdono 800000 lettori l’anno, anche a prescindere dal fatto che siamo sempre più capre, c’è qualcosa di sbagliato nella loro strategia. Anche e soprattutto economicamente.

  3. Pretendono di avere lettori e stampano libri di Trentalance, Fabio Volo, Licia Troisi e Gramellini!

    1. E poi i lettori scappano. Però questa situazione ha in sé il germe di un elitarismo che a me mette i brividi.
      Benvenuta sul blog!

  4. Perchè i libri anche costano,comunque è la scuola che tiene in piedi l’editoria se ci pensate,facendo comprare libri di testo in cui invertono solo l’ordine degli argomenti per gabbarti.
    Comunque conosco pochi a cui piace leggere.

    1. Costano… un ebook costa meno di una colazione al bar.
      Un libro in edizione tascabile costa meno di un biglietto del cinema in 3d.
      Non è il costo il problema, o almeno io non penso.

      1. Effetivamente hai ragione ma intendevo i libri da 20 euro cartacei,compro soppratutto in Inghilterrra videogiochi e cd musicali e costano molto meno che in Italia,per quello vendono in tutto il mondo,puoi comprare a tutto a meno e se non arriva ti rimborsano senza problemi,ma poi se non diversifichi l’offerta come puoi interessare il potenziale pubblico.
        Lo stivale e provinciale nella mente e nei modi chiusi per questo rimarrà sempre passi indietro.

        1. Sì, siamo completamente isolati in tutti i campi. E 20 euro per un cartaceo è una rapina a mano armata😀

  5. Fabrizio · · Rispondi

    Splendido post che mi sento di sottoscrivere in toto.
    Lo sconforto sconcertato che mi assale ogni volta che entro in una libreria è pari al tuo.
    Oggi l’intero reparto horror si esaurisce con King, Koontz e se va bene con qualcosa di Simmons, per poi fare posto a scaffali interi di libri su vampiri rubacuori, licantropi seduttori e altre amenità per poveri di spirito. Non parliamo della SF che, come già detto da te, è rappresentata ormai dal solo Asimov con qualche libro sparso di Matheson quando ci troviamo in una giornata fortunata. E chili e chili di libri YA da far cascare le braccia. Fantasy? Tolkien, Martin, Rowling, Brooks. E il resto tutta paccottiglia scritta in tre giorni senza alcun valore.
    Perché? Perché purtroppo è roba che vende, laggente vuole questo. Come fatto notare sopra in classifica ci entra Fabio Volo non Dan Simmons. E’ un po’ la situazione che sta vivendo il cinema in generale, e quello di genere in particolare. Siamo invasi dagli ennesimi capitoli di Paranormal Activity, da immondizia becera che comunque porta laggente (sempre loro) al cinema, quando se vuoi vedere piccoli gioielli come The Babadook o Starry Eyes sei costretto a darti all’illegalità.
    Insomma “Le esigenze dei molti contano più di quelle dei pochi”.
    Appena avrò tempo voglio leggere i due articoli che hai linkato anche se già so che non faranno altro che aumentare la mia depressione.
    Ma va bene così, si era un po’ attenuata leggendo questo post perché, finché ci sono persone come te che ancora hanno voglia di gridare contro questo stato delle cose, allora c’è ancora speranza.

    1. Prima di tutto, grazie per il commento e per l’apprezzamento del post.
      Il problema dell’isolamento culturale del nostro paese investe in effetti tutti i campi. Io posso parlare delle cose che conosco meglio, che sono il cinema e la narrativa (soprattutto fantastica), ma penso che sia un problema relativo a molti altri settori dell’industria culturale.
      Ed è un guaio grosso, perché i lettori che si formano sulla spazzatura, saranno i futuri scrittori che diffonderanno ulteriore spazzatura. E da questo non c’è via d’uscita

      1. Fabrizio · · Rispondi

        Devo dire che questa tua conclusione, che non mi aveva per nulla sfiorato la mente, è piuttosto terrificante. Purtroppo credo tu abbia ragione, con queste basi e questa richiesta i futuri scrittori, almeno quelli nostri connazionali, non potranno che pubblicare questo tipo di lavori.
        Non so proprio dove si dovrebbe o potrebbe intervenire per mettere riparo ad una situazione così compromessa. Mi verrebbe da dire che tutto dovrebbe partire dalla scuola, laddove bisognerebbe invogliare i giovani a leggere cose di qualità, magari rivolgendosi più spesso alla letteratura contemporanea. Ma francamente sono stanco di dare sempre la colpa alla scuola. In questo paese lo si fa da anni per ogni motivo.

        P.S.
        Grazie a te per il blog e per tutti i post in cui riversi la tua passione e le tue conoscenze. Anche se scrivo rarissimamente (sono fondamentalmente un timido della tastiera e della vita reale) leggo ogni cosa che scrivi sempre con gusto ed estremo interesse. Soprattutto le tue recensioni di film d’epoca. Per riprendere un tuo post di qualche tempo fa poi, sono uno di quelli che ha scaricato il tuo libro e, colpevolmente, non lo ha ancora letto. A mia discolpa posso solo dire che sei in buona compagnia: ho pile e pile di libri cartacei e digitali in attesa di essere vissuti quando le mie condizioni psicologiche me lo permetteranno. Appena il tuo sarà divorato ti prometto che avrai le mie impressioni.😉

        1. Ma figurati😉
          Il romanzo non va da nessuna parte e se ne sta buono buono nel tuo lettore. E quando vorrai, lo leggerai con tutta calma🙂

  6. Sapessi come farla apparire nel commento ti posterei la gif di Orson Wells che applaude in loop pregno di fierezza😀
    Dire che è un post illuminante è dire poco, è una perfetta sintesi del problema🙂

    1. Grazie! Purtroppo l’impressione è sempre quella di essere come quei matti americani che predicano da soli agli angoli delle strade😀

  7. Effettivamente i dati Istat sarebbero da prendere con le pinze. Non sono sicuro quale sia il campione utilizzato per stabilire il numero di lettori e la loro frequenza di acquisto, ma temo che si lavori solo sui dati di vendita delle grandi catene (Feltrinelli, Mondadori ecc).
    Nel privato io lavoro per un’azienda che distribuisce nell’elettronica di consumo e posso testimoniare che i dati di sell-out provengono esclusivamente dai cosiddetti “Techical Super Store” (Media, Expert ecc.) e che solo da un anno sono stati integrati gli scontrinati delle catene food). Le piccole realtà così come il web non vengono monitorati, per ovvie ragioni. Il campione in esame rappresenta circa l’85% del totale ma tutto sommato, considerato lo scarso feeling che gli italiani hanno con la carta di credito per l’online, direi che è tutto sommato abbastanza rappresentativo.
    Anche a me viene lo sconforto quando entro in libreria e vedo solo una lunga serie di King e di Asimov…. purtroppo è un cane che si morde la coda: King e Asimov vendono e tanto basta per metterli sullo scaffale. Mettiti nei panni del direttore acquisti di una grande catena. Alla fine è solo un dipendente che si trova davanti a due possibilità: comprare Asimov oppure comprare uno sconosciuto. Se dopo sei mesi il titolo dello sconosciuto è ancora sullo scaffale, il suo capo lo ribalterà come un calzino per la scelta azzardata. Se invece Asimov è ancora sullo scaffale il direttore acquisti può sempre rispondere “Ho fatto del mio meglio, proponendo un nome che dava garanzie.”

    1. Verissimo. Però il problema è anche a monte, perché moltissimi autori non vengono proprio tradotti, quindi non è solo un problema del dipendente che deve mettere per forza Asimov o King sullo scaffale, ma anche dell’editore che decide cosa vale la pena o non vale la pena di portare qui in Italia.
      E di solito porta roba davvero pessima.
      Questo sempre parlando delle case editrici più grandi, perché esistono alcune realtà più piccine che stanno iniziando a muoversi in un senso un po’ diverso e tentano di portare qualche nome di spicco del fantastico internazionale qui in Italia.

      1. Il problema, hai ragione, è anche a monte, ma la sostanza non cambia. Le grandi realtà, specie quelle quotato in borsa, sono attente esclusivamente ai grandi volumi di vendita, che garantiscono quote di mercato. E i grandi volumi li fai solo mettendo nelle librerie piramidi di “sfumature di grigio”. Tanta tristezza ma è la realtà. I lettori forti, i curiosi che vanno a cercarsi nuovi orizzonti, sono pochi. La maggior parte dei lettori è occasionale, comprano uno o due libri l’anno e ciò che comprano è il best seller di turno, quello che è stato consigliato loro da un amico su Facebook (poi magari non lo leggono ma possono facilmente dire di averlo letto). Alla fine è una questione puramente matematica. Se io posso comprare 50 libri all’anno, 100 lettori occasionali garantiscono una vendita nel complesso molto superiore (permettendo inoltre all’editore di concentrare gli investimenti su un unico titolo, con conseguente risparmio di costi di traduzione, distribuzione e quant’altro).
        Le piccole realtà sono più coraggiose (non potrebbero nemmeno essere altrimenti: differenziarsi per sopravvivere) ma questo nel loro piccolo non devono rispondere alle stesse logiche di mercato, non hanno stuole di piccoli azionisti alle calcagna che premono per i loro rendimenti.

        1. Ma tu hai ragione, però quello che volevo dire io con questo post è che si potrebbe anche cercare, insieme a rigurgitare best seller come se piovesse, una strada parallela di diffusione culturale. Perché questo isolamento è una gran brutta cosa.
          E non è neanche una strategia del tutto vincente, se poi si perde quasi un milione di “lettori” l’anno. E non è che l’anno successivo li recuperi, ne perdi altri. Quindi c’è qualcosa che non va, anche a livello di gestione economica dell’industria culturale.

  8. Bellissimo post, complimenti.

    Non dimenticare il contributo fondamentale di insegnanti di lettere che sbagliano i congiuntivi e che se ne fregano di quello che può rimanere ai ragazzi. L’importante è che non facciano troppo casino, ché sennò mi viene mal di testa.

    Un solo bravo insegnante di italiano può creare dal nulla 3-4 lettori forti. Ma ce ne sono drammaticamente pochi.

    1. Io sono stata creata come lettrice forte dai miei insegnanti (e sì, anche dai miei genitori, soprattutto mia madre). Ma è stato un processo cominciato alle elementari. Al liceo è già troppo tardi.

  9. Leggendo il post condividevo ogni parola e annuivo mentalmente… poi mi sono resa conto che negli ultimi due anni da lettrice media sono diventata lettrice mediocre, e ultimamente direi lettrice pessima. Ma, parafrasando i tossici del “posso smettere quando voglio”, so che posso ricominciare in qualsiasi istante…

    1. Ogni momento è buono per ricominciare a leggere. Anche io ho avuto dei periodi di calo. Ma da quando ho il kindle (quindi saranno ormai tre anni) leggo il doppio di quanto non leggessi prima.

  10. Il post è decisamente interessante e condivisibile. Però io ho lo stesso dubbio di theobsidianmirror: non credo che siano i lettori forti ad influenzare realmente il mercato, ma i lettori casuali. Quindi una casa editrice è propensa a stampare Volo, 50 sfumature e altra roba main stream, per andare sul sicuro.

    Il discorso è veramente complesso perché è un po’ un cane che si mangia la coda: gli editori stampano quello che la gente vuole, ma i gusti della gente si formano su quello che stampano gli editori. Quindi potrebbe diventare sempre più scarsa l’offerta dell’editoria.

    Credo che la soluzione vada trovata in altri contesti, come la scuola che deve gestire meglio il rapporto con la lettura, per creare più lettori (io quando ero a scuola odiavo leggere, ho imparato dopo!).

    Inoltre c’è anche la questione che la facilità con cui oggi si accede a informazioni dal tutto il mondo non aiuta gli editori italiani. Mi spiego meglio: io al momento non leggo inglese perché non ho abbastanza “confidence”, ma è da tempo che voglio provarci. Quando ci proverò, se l’esperimento riuscirà, potrei non tornare a leggere le traduzioni (perché credo che un’opera, se possibile, vada fruita in versione originale).

    Scusa la lunghezza…

    1. Prima di tutto, non devi scusarti per la lunghezza. Non è un commento chilometrico, anzi…
      Sicuramente la possibilità di leggere in inglese (o in altre lingue) spendendo anche meno porterà molti lettori ad abbandonare i romanzi in traduzione per leggerli direttamente in lingua. Però le traduzioni resisteranno sempre. Io leggo in inglese, ma con le altre lingue, ho bisogno delle traduzioni, a ogni costo.
      Se si puntasse poi sulla qualità delle traduzioni, la cosa assumerebbe anche un significato “artistico” come era un tempo.
      Sicuramente la scuola fa il suo, ma non è solo quello il problema.
      Io capisco tutti i vostri ragionamenti e li condivido, ma a mio parere, rincorrere sul suicidio culturale il lettore “debole”, invece di produrre roba di qualità che magari possa spingere qualche lettore occasionale a fidelizzarsi, è uno dei motivi della parabola discendente della nostra editoria.

  11. Giuseppe · · Rispondi

    Il giochino che proponi ha la caratteristica di diventare deprimente molto in fretta, purtroppo😦 … La situazione generale è tragica e, per di più, all’orizzonte non si riesce a intravvedere un’inversione di tendenza che sia una. Se poi scendiamo nello specifico di noi appassionati sia horror che sci-fi, ricordo – fin troppo bene – le librerie intese come nostro personale scrigno di tesori, quando già nella seconda metà dei 70 io (ancora un ragazzino, e in quel frangente avrei voluto avere già qualche anno in più) appena entrato andavo letteralmente a sbattere contro tutte le proposte della Fanucci, della Nord e della Libra, solo per citarne alcune: trovare perle come Destinazione Stelle di Alfred Bester, Isole nello spazio di John W. Campbell o ancora La Spada di Rihannon di Leigh Brackett – non vado oltre per non ri-girare il dito nella piaga – era PIU’ facile che bere un bicchier d’acqua. Non certo come oggi che, in qualità di cliente occasionale, son costretto pure a improvvisarmi speleologo per cercare di scoprire quel poco di interessante (quando c’è) nascosto negli anfratti…
    P.S. Anch’io, come lettore, ho momenti di calo fisiologico. Nulla di grave, quando sai come e da dove riprendere: il problema semmai si pone per il lettore debole/nullo, che NON SA, appunto. E, quel che è peggio, nemmeno gli interessa sapere (arrivando magari a parossismi del tipo “chi legge libri è perché non c’ha un cazzo da fare”)…

    1. Esatto: ci andavi a sbattere contro… E quindi ti formavi come lettore in giovane età. Magari tra tutta quella roba prendevi anche qualche cantonata, ma comunque avevi la possibilità di scegliere.
      Oggi, io mi metto nei panni di un ragazzetto/a di 13-14 anni che entra in libreria. Cosa ci trova? Il nulla.

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Sì, il nulla. E non avendo nessuna formazione, diventerà facile e fidelizzabile preda dell’editoria contemporaneanea…😦

  12. dinogargano · · Rispondi

    Ciao Lucia , e io che pensavo di essere un lettore forte per il mio fisico …mannaggia , 12 di rugby per nulla ! Va bene lo stesso , ormai dal 2012 leggo ( e compro … ) quasi solo su Amazon , bancarelle a parte .
    Tra l’altro non ho proprio il tempo materiale di andare in libreria e quindi è molto più comodo sbirciare su internet , dove si trovano , si ritrovano e si scoprono autori interessanti .
    Altro che iungadult …tanto per fare un esempio : il seguito di Discesa all’Inferno di Jeff Long , romanzo che mi è piaciuto moltissimo , ho dovuto cercarmelo in inglese su amazon , perché se aspettavo che uscisse in Italia …
    Ciao ciao

    1. Ciao Dino!
      Ecco, mi servono testimonianze come la tua, altrimenti sembro una visionaria😀

  13. King Koontz Simmons..nessuno ha citato Joe R.Lansdale, non sempre horror (ma nessuno degli altri scrive solo horror) anche lui in libreria si trova facilmente ed è una fortuna.
    Ciò non toglie che la situazione sia quella descritta

    1. Lansdale ha avuto la fortuna (qui da noi) di essere catalogato come autore di moda, amato anche dai radical chic e non solo dai lettori di genere.
      Diciamo che è stata una fortuna più nostra che sua… Altrimenti ce lo saremmo perso.

  14. Io ormai compro praticamente solo online e nelle bancarelle d’usato, eccetto che per qualche romanzo di King che mi viene più comodo acquistare in libreria.
    Comunque il 2015 è stato per me l’anno in cui ho letto più in formato e-book che in cartaceo, con un buon risparmio economico e di spazio.
    Purtroppo molti degli scrittori a cui sono più interessato vengono ristampati poco o nulla, quindi mi tocca andare d’usato.
    Però La Bambola Che Divorò Sua Madre nonostante la fatica fatta per averlo, non mi è piaciuto affatto.
    Oltre una prosa pomposa ed accademica, ci ho visto ben poca sostanza.

    1. Sì, ma a prescindere dai gusti personali e dal fatto che un autore e un romanzo possano piacere o meno, meglio poterlo trovare in libreria Ramsey Campbell, che non trovarlo…

  15. CrazyDuke · · Rispondi

    Ciao Lucia… ho sempre lurkato, perché ti trovo bravissima e con gusti praticamente identici (anche sul genere femminile XD… non concordo solo su Resident Evil ma la Jovovich è uno schianto)… penso sia una questione generazionale (1979) ma dopo questo post devo scriverti e dirti che… ti amo!!! Intellettualmente, eh!!!😉

    1. Ciao! E benvenuto nella sezione commenti. Scusa il ritardo nella risposta.
      Se abbiamo gusti simili sul genere femminile, ne deduco che anche tu sia un appassionato di Rhona😀
      Grazie del commento e dell’amore❤

  16. valu2009 · · Rispondi

    Bel post, che condivido completamente. Gli unici che ogni tanto stampano qualcosa di nuovo o comunque diverso da King sono quelli di Urania (ultimamente é pure resuscitata Urania Horror, speriamo si prosegua) anche se a dire il vero non sono più attentissimo alle uscite nostrane,visto che anche io leggo prevalentemente in lingua. Alla fine compro solo vecchi libri che trovo sulle bancarelle (a proposito, qualcuno ha dei vecchi Mondadori Horror da spacciare?Me ne mancano pochi e vorrei finire la collezione). Complimenti per il blog

  17. Il post è naturalmente eccellente, ma credo anche che (e qui metto le mani avanti, perché il discorso che sto per fare si basa sulle mie impressioni, circoscritte nel mio piccolo) oltre alla scarsità di lettori forti e di traduzioni per il mercato, un problema che affligge l’editoria italiana sia anche la mancanza di innovazione dei temi negli stessi autori che tentano di esordire. Lo so che probabilmente non si lega molto a ciò che hai trattato, ma i commenti di sopra hanno già detto tutto il possibile, e quindi voglio portare alla luce anche questo problema.

    Anch’io mi devo definire per forza un forte lettore, poiché ti basta regalarmi un libro di qualsiasi genere e formato per fare di me la persona più felice della giornata, e da forte cercatore di nuove letture vedo spesso, troppo spesso, una costante ripetitività degli stessi identici temi, proposti e riproposti all’infinito.
    Allora, usciamo dall’ambito cartaceo della grande distribuzione, ed entriamo nell’editoria online: su Amazon e gli altri store, anche andando a cercare opere di esordienti, ci si accorge che la stragrande maggioranza di scrittori ha una tale povertà di innovazione nelle trame che propongono, che la cosa raggiunge livelli di guardia allarmante. Io personalmente mi sento scoraggiato dal fatto di non riuscire a trovare mai qualcosa di veramente NUOVO nel panorama nostrano. Il fantasy è sempre pieno di draghi ed elfi, l’horror ha sempre gli zombie e i vampiri, per non parlare della fantascienza.
    Sia da lettore che da scrittore, io cerco sempre di puntare all’originalità, e non riesco a spiegarmi come sia possibile che dovunque mi giri e dovunque clicchi non riesca mai a trovare qualcosa innovativo.
    Il che forse non centra un bel niente con l’impoverimento dei numeri dei lettori in italia, ma la domanda che mi sorge spontanea è: perché se “tu” autore sei consapevole della difficoltà di esordire in questo mare in burrasca che è l’editoria italiana, non ti sforzi almeno un po’ di scrivere qualcosa che rimanga impresso nella mente di “io” lettore. In fondo si consiglia ciò che colpisce, e quindi io come potrei andare da qualcuno e dirgli “ehi, leggi questo libro, parla di draghi e gnomi”, aspettandomi così di convincerlo a leggere?

    Come dicevo, magari mi sbaglio, dato che sono molti più i libri cartacei che compro che non gli ebook, ma da quando di recente ho cominciato a cercare anche nell’online nuove proposte, questa è stata un’impressione che ha continuato a seguirmi perfino in questa realtà alternativa.

    1. Il discorso che fai è corretto: se vai su Amazon e spulci tra gli autoprodotti, trovi cose ignobili, ripetitive, sempre uguali, che ripropongono alla nausea gli stessi elementi.
      Ma perché questo accade?
      Un giovane autore, secondo me, è sempre un lettore che ha avuto una formazione di un certo tipo. E, se in libreria troverà solo draghi ed elfi, la sua scrittura ne risentirà. I modelli culturali, per sviluppare una propria originalità, una propria voce, sono determinanti. E se questi modelli non ci sono, allora si rimarrà sempre a imitare quel (poco) che si è letto.
      Se io voglio scrivere horror, devo farmi una cultura in materia. Altrimenti potrò avere un’idea che a me pare originale, mentre è già stata sviluppata in centinaia di modi diversi da altri. Solo che io non ne sono consapevole.
      E quindi si torna sempre al discorso delle letture.
      Poi io posso anche affrontare un tema non originalissimo, ma affrontarlo alla mia personale maniera. E per farlo, sempre lì cadiamo, devo aver letto tanto. E devo aver letto tutto.
      Se ti interessa trovare qualcosa di decente nel mare dell’editoria indipendente italiana, io tengo una rubrica mensile di consigli di lettura. Magari qualcosa che fa al caso tuo la trovi😉

  18. Christian Stocco · · Rispondi

    È una tesi risaputa che le CE stanno attuando questa strategia suicida del corteggiare le banderuole senza rendersi conto che la banderuola può anche comprarti l’intera bibliografia di Fabio Volo, ma anche trascorrere i due anni successivi senza leggere. Però l’esposizione mi è piaciuta e porta altri dati a sostegno.

    Mi trovo d’accordo con altri commentatori, come te del resto: il problema è anche una scarsissima cultura del leggere. Lo dico perché sono venuto fuori io da una famiglia di lettori occasionali e vedo come funziona, come ragiona laggente e delle mille scuse che possono addurre per non leggere (eh, mi hanno fatto la scheda in palestra mezz’ora più lunga), o di come siano capaci di vantarsi di essere stati dei lettori voraci dieci anni prima e da allora non abbiano più aperto manco il manuale del lettore DVD.
    Poi se viviamo in un Paese dove a dieci anni il ragazzino è considerato adatto a leggere Rohal Dahl e Bianca Pitzorno, a dodici l’autobiografia di un sopravvissuto dell’Olocausto, a 15 un tomone in italiano ottocentesco che nessuno al di fuori dell’Italia conosce, e a 16 racconti in italiano del trecento con la sintassi che pare un rebus, allora non meravigliamoci se nei futuri adulti serpeggia l’idea che leggere sia noioso.

    1. Non era mia intenzione dire nulla che non fosse già risaputo. Solo esprimere un punto di vista, inerente soprattutto alla letteratura fantastica, che dovrebbe poi essere quella che ti aggancia alla lettura quando sei molto giovane.
      E infatti il fantastico nelle nostre scuole non si studia mai. E anzi, viene considerato un qualcosa di piuttosto ripugnante e inferiore alla letteratura “seria”.
      E quindi i ragazzini si annoiano a morte e poi crescendo non leggono più niente.

      1. Christian Stocco · · Rispondi

        Sì perdonami “risaputo” è stato un termine cattivello ma al momento non me ne era venuto uno più idoneo. Forse dovrei leggere di più per ampliare il mio vocabolario🙂

        Parli di fantastico, ma il discorso può essere esteso alla letteratura in generale. Tutto ciò che è avventuroso, ma che dico, tutte le storie in cui succede qualcosa sono molto snobbate dai programmi di studio. Presumo che il ragionamento sia “tanto quelle sono letture gradevoli, se le leggeranno da soli, mentre non andranno mai a leggersi da soli Alfieri”. Però lo scopo delle scuole non dovrebbe essere riempire gli studenti di belle nozioni che sfumeranno tre mesi dopo il diploma (o tre ore dopo il compito in classe), ma dare la passione e gli strumenti per continuare a leggere e imparare.

        Pardon, forse sono stato OT, ma volevo chiudere il ragionamento.

        1. No, ma figurati: era solo per dire che so quanto il problema lettura in Italia sia stato affrontato da ogni angolazione possibile e che dire qualcosa di nuovo sul tema è difficilissimo.
          E non sei OT. Molti di noi sono diventati lettori non grazie alla scuola, ma nonostante la scuola. E uno dei compiti dell’istruzione dovrebbe essere proprio quello di inculcare l’idea di lettura (e anche di studio) come una cosa piacevole.
          E io sono tendenzialmente a favore dello studio dei classici. Ma si può benissimo integrare. E soprattutto, si può consigliare. Ecco, io devo dire di essere stata fortunata perché ai tempi delle superiori, ho incontrato professori che, pur rimanendo come è anche giusto, nei canoni dei programmi, sapevano anche dare dei buoni consigli di lettura “esterni”. E la cosa mi ha aiutato moltissimo.

          1. Christian Stocco · ·

            Idem con patate. Anzi ho avuto pure il privilegio di avere un’insegnante ammazza-entusiasmo al biennio (media del 6 risicato) e una brava al triennio (media dell’8). I classici sono sacri, non ho voluto dire diversamente, ma io ridefinirei la lista in un paio di punti.
            Poi qualcuno dovrebbe rendersi conto che i 12-15 anni sono piuttosto critici per i ragazzi. Non più bambini ma non è detto abbiano già sviluppato i gusti da adulti. Bisognerebbe essere attenti a cosa gli si impone da leggere, altrimenti, se non vengono da una famiglia di Lettori Forti, si rischia di perderli per sempre.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: