1951: Five

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Regia – Arch Oboler

I want to help you

Alcuni personaggi hanno purtroppo una fama molto minore rispetto ai loro meriti effettivi. Arch Oboler, che non ricorda quasi più nessuno, fu un regista, sceneggiatore, autore di opere teatrali, pioniere degli effetti sonori e creatore di radiodrammi. Soprattutto per il suo lavoro alla radio, noi amanti dell’horror gli dobbiamo parecchio, sebbene il suo contributo sia ormai caduto nell’oblio. Dopotutto, chi li ascolta più i radiodrammi? Non so se il titolo Lights Out vi dice qualcosa. Si tratta di una serie andata in onda sulla NBC a partire dal 1934 e creata da Wyllis Cooper. Nel 1936, al timone della serie venne messo Oboler, che scrisse alcuni epidosi memoriabili, destinati ad avere un’influenza profondissima sull’immaginario horror americano degli anni a venire. Oboler fu un innovatore, sia da un punto di vista narrativo che stilistico. Le sue storie erano estremamente violente e angosciose per gli standard dell’epoca e divenne famoso per utilizzare tutta una serie di effetti sonori come principali veicoli dell’orrore. L’uso che del suono faceva Oboler sarebbe poi stato molto spesso preso di peso dalla radio e trasportato nel cinema. Ma anche il modo di narrare si distingueva da quello a cui erano abituati gli ascoltatori degli anni ’30. Oboler era sofisticato, anche quando raccontava di un cuore di gallina che si espandeva fino a inglobare il mondo intero, richiedeva attenzione e concentrazione al suo pubblico e inseriva sottotesti sociali e politici in molti episodi.
Lights Out durò fino al 1947 e fece anche delle brevi apparizioni sul piccolo schermo, dando vita a programmi radiofonici come Suspense e Inner Sanctum. Si possono ancora trovare moltissime delle registrazioni Oboler. Basta andare qui.

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Per il cinema Oboler ha diretto una decina di film, tra commedie, drammi e noir, e il minuscolo film di fantascienza post apocalittica di cui parliamo oggi. Five è un mio pallino da quando ne sentii parlare anni fa in rete. Partì una ricerca convulsa e infruttuosa, perché si tratta di un film quasi introvabile. Alla fine ci sono riuscita. E ho scoperto, con gioia, che oggi è facilmente reperibile su molte piattaforme di video on demand. Da Imdb risulta che è stato addirittura distribuito in Italia, col titolo Anni Perduti.

Five comincia con delle immagini di alcuni monumenti e luoghi più famosi della terra, su cui scorrono in sovraimpressione delle nubi scure. Sentiamo in lontananza urla e fragore di esplosioni. E andiamo a stacco su una donna che si aggira per una città deserta.
La donna si allontana dalla città e si inoltra nelle campagne circostanti. Sembra essere del tutto sola. Intorno a lei non c’è alcun segno di vita, a parte il cinguettio degli uccelli. Ma non è visibile alcuna presenza umana o animale. Finalmente, trova una casupola che sembra abitata da qualcuno e lì incontra Michael, un altro sopravvissuto.
Presto si aggiungono al duo altri tre personaggi. Forse gli ultimi cinque esseri umani rimasti al mondo.
Cinque in tutto. Più uno che deve ancora nascere, perché Roseanne, la donna che seguiamo sin dall’inizio, è incinta.

Five non è un film dove succedono molte cose. Oboler non ha disposizione un budget che gli permetta di mostrarci l’olocausto nucleare. Ci dobbiamo accontentare di quelle poche immagini iniziali e dei racconti dei superstiti, tutti salvi grazie al fatto di essersi trovati, al momento dello scoppio della bomba, in qualche luogo che li ha schermati dalle radiazioni. Roseanne si stava facendo una radiografia, Michael era in un ascensore e così via. Ma le radiazioni sono ancora nell’aria. E ancora possono uccidere.
Tutto ciò che Oboler ha a disposizione per rendere al meglio l’atmosfera di un mondo ormai morto sono cinque attori e due location. Non è quasi niente, se pensate alla cinematografia apocalittica a cui siamo abituati. Eppure questo piccolo film in bianco e nero, dall’impianto piuttosto teatrale e dai ritmi dilatatissimi, ha a suo favore una impostazione ideologica molto coerente, nonché la prerogativa di rappresentare un campionario esaustivo delle paure tipiche del periodo storico a cui appartiene. Il terrore della bomba, la fine dell’umanità, lo spettro della guerra atomica dietro l’angolo.

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Si tratta di sicuro di un’opera datata, ma non superata. Perché i tipi umani messi in campo da Oboler riescono ad assurgere a simboli universali, e validi ancora oggi. E il chiaro messaggio pacifista ed ecologista di Five può essere applicato, senza doverlo modificare neanche più di tanto, ai tempi che stiamo vivendo.
Soprattutto perché Oboler lo fa passare attraverso una sceneggiatura mai banale e dei dialoghi sempre preziosi. Five è un film che trasuda intelligenza e impegno. Un film appassionato nel senso più genuino del termine. Un film dove cinque persone tentano di ricostruire una società diversa da quella scomparsa, con tutte le ovvie difficoltà del caso, e dove l’elemento di disturbo è rappresentato dal quinto personaggio, trovato sulla riva dell’oceano in una delle scene più belle del film, e convinto di poter invece tornare a vivere come un tempo.
Eric, intepretato da James Anderson (l’attore sarebbe poi apparso, in un ruolo molto simile a questo, ne Il Buio Oltre la Siepe, 11 anni dopo) è un arrogante e avido razzista, che mal sopporta la presenza di una persona di colore nel gruppo sparuto di superstiti e che sfrutta la speranza (inutile) di Roseanne di trovare il marito ancora vivo per andare a saccheggiare le città, ormai abitate solo da scheletri scarnificati.

Il passaggio in città è un’altra scena piena di suggestione, sempre considerando i mezzi con cui è stata girata. Ci mostra uno scenario di desolazione assoluta, destinato a diventare tipico di molte produzioni. Quante volte abbiamo visto, dagli anni ’50 a oggi, le strade deserte con i cadaveri ancora al posto di guida delle automobili? E quindi, come spesso purtroppo accade, l’impostazione scenografica di Five potrebbe apparire allo spettatore contemporaneo piuttosto abusata. Ma si deve sempre contestualizzare ciò che si sta guardando e, nel 1951, mostrare in quel modo spietato gli effetti della bomba doveva essere di grande impatto emotivo.
E comunque la scena è girata alla grande, con Roseanne che raggiunge l’ospedale portandosi dietro il bambino appena nato, attraversa i corridoi vuoti e arriva fino alla sala d’attesa dove la stava aspettando il marito. E trova uno scheletro seduto sulla poltrona.

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In Five i personaggi o crescono e si adattano, o soccombono. Ma è un tipo di adattamento diverso rispetto a quanto ci hanno insegnato molte storie apocalittiche: evolversi, per Oboler, significa mettere da parte il nostro peggio, quello che ci ha spinti fino ad arrivare quasi all’estinzione, e cercare di dare il meglio. Anche quando sembra che non ci sia più alcuna speranza. Come nello splendido finale, dolce eppure niente affatto consolatorio, dove la morte e l’aspirazione a una vita rinnovata si fondono in un’unica inquadratura. E in un’unica linea di dialogo. Quella riportata in testa al post: “Voglio aiutarti”.

Per il 1961, dovrete scegliere tra 3 pellicole, due famosissime, una piuttosto sconosciuta, ma non per questo meno bella. I titoli in lizza sono: L’impacabile Condanna di Terence Fisher, Il Pozzo e il Pendolo di Roger Corman e Night Tide, dell’ingiustamente poco noto Curtis Harrington.

11 commenti

  1. Mi sento vecchio e disorientato – l’ho visto in TV, su una rete locale, qualcosa come trent’anni fa.
    Era l’epoca in cui la paura della bomba era tornata prepotentemente all’attenzione dei produttori, e le reti televisive che non potevano permettersi “The Day After” o “Testament” si buttavano su titoli improbabili.
    Credo sia particolarmente interessante -e mi piacerebbe rivederlo – perché rappresenta un’istantanea della paura nel momento in cui la paura era in pieno crescendo. È come guardare nella testa delle persone per vedere cosa fosse a terrorizzarli, come fosse il loro immaginario dell’apocalisse che pareva imminente.
    Bisognerebbe compilare una lista, di questi film, e organizzare un piccolo festival.

    1. Sai che è una bellissima idea? La fantascienza apocalittica della prima metà degli anni ’50 era molto diversa da quella successiva. E nella nostra memoria siamo troppo abituati a pensarla come un tripudio di insettoni giganti. Invece al cinema c’era tanto altro. Sarebbe bello trovare quei film dall’impostazione più minimalista, come questo.

      1. C’è certamente “On the Beach”, con Gregory Peck e Ava Gardner, che sarebbe da rivedere e studiare con cura.
        E poi tocca spulciare il catalogo dei B-movie…

        1. On the Beach è un film straordinario. Esci con un’angoscia che ti divora vivo, però è straordinario.
          E anche il romanzo è bellissimo.

  2. Questo film mi manca, non ne avevo mai sentito parlare quindi grazie per averlo “riesumato”😀
    Per la cronaca, il mio voto per il ’61 è andato a Night Tide, ché quando sento parlare di Dennis Hopper non capisco più nulla😄

    1. Non ne ha mai sentito parlare nessuno😀
      Giusto io che sono matta. Però è un recupero interessante.

  3. Concordo sul fantastico “On the beach” questo me lo segno nella lunga lista di quelli da recuperare😉

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Un modo minimalista oltre che parecchio efficace di mettere in scena il dopo-bomba, quando ancora si privilegiava il dramma umano (per i tardi ’50, oltre al grande On the Beach, mi permetterei di aggiungere anche The World, the Flesh and the Devil di MacDougall) rispetto alle pur memorabili successive mutazioni radioattive… e – ed è proprio un peccato, vista la sua levatura – devo riconfermare di non averlo mai visto (il titolo Anni Perduti mi aveva tratto in inganno, ma ricordavo male io).
    Per il 1961, dato che conosco perfettamente i primi due scelgo il terzo senza indugio (del bravo e sottovalutato Harrington)…

    1. Sulla sci-fi apocalittica anni ’50 potrebbe davvero partire una rassegna😀
      Quasi quasi la prossima settimana, invito tutti i commentatori ad aggiungere titoli.Devo solo studiarmi la cosa nei dettagli!

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Io appoggio l’idea della rassegna, eh😉 Fra titoli più e meno conosciuti, credo si possa arrivare a mettere insieme una lista di tutto rispetto!

  5. Bel film, se non ricordo male ha ispirato come trama almeno un paio di film europei con lo stesso schema, ora non rammento i titoli.

    Voto assolutamente Night Tide

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