The Voices

the-voices-poster
Regia – Marjane Satrapi (2014)

Ma chi, quella di Persepolis?
Esatto. La maledizione dell’opera prima fulminante colpisce ancora e colpisce duro. Affossa carriere che non sono nemmeno iniziate, si imprime come un marchio di fuoco sui film successivi, impedisce quasi uno sviluppo coerente della propria poetica. Non si sa neanche se ce sia una, di poetica. Dopo un unico film, anche se meraviglioso, quasi un miracolo, cosa si vuole pretendere da un regista? Che continui a rifare sempre quel film o che prenda una direzione autonoma, magari inaspettata?
La povera Satrapi è per tutti quella di Persepolis. Ma tra il 2007 e il 2014, ci sono stati altri due film, entrambi non del tutto riusciti, entrambi piuttosto ignorati da pubblico e critica. Ed eccola spuntare quasi dal nulla con un horror, o per meglio dire, una dark comedy che all’horror strizza l’occhio volentieri. Che vorrebbe essere un horror, ma risente delle caratteristiche di “delicatezza” e “sensibilità” imposte a forza al cinema di Marjane Satrapi e non si decide mai a diventare horror sul serio. È un tentativo di metamorfosi, The Voices, un nuovo inizio. Ai miei amici Dikotomici non è piaciuto, anche a ragion veduta. Ma io, in una nuova carriera all’insegna di sangue e frattaglie della Satrapi, ci credo fermamente e mi sembra quasi doveroso chiudere il WiHM parlando di lei, del suo assassino seriale goffo e un po’ tonto, delle allucinazioni rosa shocking e della desolazione e lo squallore di una vita quotidiana grigia per tutti. Che tu sia un “pazzo” che sente le voci, una ragazza inglese annoiata dalla provincia americana, o una psicoanalista assegnata dal governo a un caso disperato, cambia davvero molto poco.

08VOICE2-articleLarge

The Voices racconta di Jerry, un timido magazziniere con un passato traumatico alle spalle, interpretato da un Ryan Reynolds sorprendente. Siamo abituati a vederlo in ben altri ruoli e, voi lo sapete, io ho un debole per gli attori un po’ sottovalutati che cercano il riscatto accettando parti coraggiose. La Satrapi seleziona un interessante cast di contorno, che comprende Gemma Arterton, Anna Kendrick e quel mostro di bravura di Jacki Weaver. Però è su Reynolds che si regge il film. Reynolds sempre in campo (tranne in una sola scena, molto breve), Reynolds la cui realtà distorta diventa la nostra.
Jerry è solo a livelli di disperazione cosmica, solo e malato. Dovrebbe prendere delle medicine per curare la sua psicosi, ma proprio per sfuggire alla solitudine rifiuta di prenderle. Infatti le sue allucinazioni sono anche i suoi unici amici, un cane e un gatto che gli parlano. Il gatto, Mr Whiskers, è la sua voce cattiva; il cane, Bosco, è la sua voce buona. La parte più riuscita del film sono le conversazioni surreali tra i due animali e Jerry (Reynolds doppia tutte le voci): Bosco e Mr Whiskers sono due personaggi a tutti gli effetti, sono dotati di spessore e carattere. La Satrapi sceglie una strada difficile, quella della leggerezza e dell’umorismo, ma senza alcun cinico distacco. Si sorride delle battute al vetriolo del gatto, della goffaggine di Jerry anche quando commette un omicidio, della sua inadeguatezza sociale e si sorride persino della morte inflitta quasi accidentalmente. Ma è un sorriso che si trasforma spesso in una smorfia di dolore, quando l’empatia ci prende allo stomaco e ci rendiamo conto che Jerry potremmo essere noi. O che potremmo essere una delle sue vittime.

Marjane Satrapi sa di essere l’ultima arrivata in una ipotetica galleria di ritratti di serial killer infelici e depressi, vittime prima che carnefici. Ed è consapevole di non star raccontando una storia nuova. Il disadattato sociale che diventa assassino a causa di un’infanzia traumatica e di una vita di emarginazione e rifiuto, è uno dei cliché più abusati della storia del cinema. Ma da queste parti l’originalità non è mai stata un elemento a cui dare troppa importanza. Preferisco chiedermi se si è riusciti ad affrontare un tema topico senza banalizzarlo ulteriormente.
E, per quanto mi riguarda, la Satrapi ci è riuscita. Non sempre e con qualche sbandata di troppo, ma ci è riuscita.

The-Voices

Non è per la sceneggiatura che vale la pena di guardare The Voices. L’autore dello script viene dalla tv e si vede. Sa giocare molto bene con gli stereotipi e sa presentarli in maniera relativamente fresca e vivace. Ma manca di profondità. Profondità che sta tutta nella messa in scena della Satrapi. C’è una consapevolezza dei meccanismi della commedia applicati all’orrore, in questo film, che ha dell’incredibile, se si pensa a una regista alla sua prima incursione nel genere. Se non ci deve stupire la gestione dei tempi comici unita alla brillantezza dei dialoghi (sono cose che abbiamo già ammirato in Persepolis), al contrario è impressionante come The Voices passi con  fluidità, e senza apparire discontinuo, dalla comicità, alla violenza, alla tenerezza, e poi di nuovo alla violenza e al dramma, mantenendo però un’invidiabile coerenza di stile. The Voices è un film geometrico che non perde mai la calma, che fa respirare una storia altrimenti incastrata nelle strettoie dello stereotipo e la eleva in virtù di una serie di scelte di linguaggio che fanno intravedere tutte le potenzialità della Satrapi come futura regista di genere.

I colori, innanzitutto. La decisione di usare tutto quel rosa, tutti quei pastelli potrebbe apparire piuttosto scontata. Ma il mondo che Jerry vede quando non prende gli psicofarmaci, è un mondo colorato e fittizio. E quindi quelle divise improbabili, quell’illuminazione quasi da musical della vecchia Hollywood, quell’esplosione di colori, sono tutte cose perfettamente in linea con il personaggio di un uomo-bambino obbligato a fare i conti con un universo di adulti ostile e incomprensibile.
Solo una volta, nel corso del film, vediamo Jerry assumere le pillole. E lo spettacolo che ci si presenta davanti agli occhi è atroce. Tutta quella tristezza non saremmo in grado di sostenerla per pochi minuti. Figuriamoci per un’esistenza intera.

a-THE-VOICES-640x468

Il mondo cosiddetto reale non ha nulla da offrire a Jerry. Non c’è speranza di riscatto per lui, non c’è guarigione e non ci sarà mai sollievo. E in questo senso, la Satrapi picchia davvero duro, mettendo in scena una delle sequenze di morte più strazianti e difficili da sostenere degli ultimi anni. Una sequenza in cui non viene versata neanche una goccia di sangue e che in pochi minuti distrugge qualunque velleità di poter vivere un’esistenza normale.
Non indulge neppure nell’esaltazione del diverso o in qualche forma di svalutazione od oggettivazione delle vittime, The Voices. Al contrario, si prova nei loro confronti un profondo senso di umana pietà, ingabbiate come sono in quella provincia americana da cui si vorrebbe solo fuggire. In questo, il film ricorda parecchio Martin di Romero, senza però possederne lo spessore tragico.

Infatti, proprio dopo la scena a cui ho accennato, The Voices si spegne e si perde. La commedia prende il sopravvento e la Satrapi sembra aver paura di spingersi troppo in là. È un peccato, perché la regista avrebbe potuto portare a casa un piccolo gioiello e invece non ha avuto il coraggio di osare, preferendo buttare il tutto in un tripudio un po’ troppo kitsch, un po’ troppo consolatorio, un po’ troppo edulcorato.
Ma, come ho scritto in apertura, io voglio crederci, in questa metamorfosi della Satrapi in autrice di genere. E, se in futuro non avrà paura di alienarsi le simpatie di chi la vorrebbe eternamente legata al suo esordio, potrà regalarci tante soddisfazioni.

 

10 commenti

  1. Peccato, non l’ho visto ma dalla recensione mi pare di capire che si tratti di una bellissima occasione persa.

    1. Non del tutto. Per me è stato comunque un bel vedere. E lo consiglio. Poi sì, ha i suoi difetti e le sue magagne, ma io ci voglio bene lo stesso.

      1. Il fatto che piaccia a lei non è da sottovalutarsi, ergo lo vedrò. Poi il signor Reynolds mi spiace pure un po’ per lui perché è rimasto intrappolato a fare il ruolo del bonazzo e ogni volta che prova a fare qualcosa di diverso combina disastri. RIPD ancora mi fa incazzare.

  2. ce l’ho lì pronto ma leggendo il nome Satrapi avevo preso un po’ di paura…a breve lo visiono…

    1. Sono curiosa di sapere che ne pensi…

  3. Ah! Ma non sapevo fosse della regista di Persepolis! Adesso acquisisce comunque un altro valore (pensavo fosse robettina ed era in fondo nelle cose da guardare) e me lo filo a vedere🙂

  4. Purtroppo, carriere promettenti possono benissimo essere stroncate in primis da chi potrebbe/dovrebbe difenderle e sostenerle ma si sa, non dico niente di nuovo. Se ti hanno eletta regista di culto per Persepolis è su quel solco che devi continuare a muoverti (la famosa “poetica coerente” – o, se vogliamo, “gabbia autoriale” – imposta da altri), non importa se qualcun altro pensa – magari, già lo pensava vedendo quella piccola e apprezzata perla di Persepolis – che tu possa anche riuscire ad andare oltre. E dalla tua rece mi sembra di poter dire che la Satrapi ci sia riuscita, pur con i comprensibili limiti e difettucci legati in buona parte al suo esordio assoluto nel genere. Speriamo abbia altre possibilità…
    P.S. Anche Spock è andato a far compagnia a Scotty e “Bones” McCoy😦

  5. Una possibilità “quella di Persepolis” mi sembra proprio che se la meriti.
    Aspetto che arrivino i subbi italiani… volevo dire l’uscita italiana nelle sale🙂

    1. Eh sì, uscirà sicuramente nelle sale italiane. Se avesse fatto un clone di Persepolis, hai voglia a distribuzione. Così, ci dobbiamo accontentare dei subbi.
      Che poi è anche un bene. Se solo penso a come avrebbero doppiato il cane e il gatto, mi sento poco bene,😀

  6. Ne avevo sentito parlare.
    Incuriosito.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: