Proto Slasher: I corpi presentano tracce di violenza carnale

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Regia – Sergio Martino (1973)

Non sono mai stata del partito secondo cui gli americani non si sono inventati niente e non hanno fatto altro che copiare il nostro Giallo. La trovo una posizione di un’idiozia raccapricciante. Anche perché di solito è portata avanti da chi ha “riscoperto” la serie B italiana solo perché gliel’ha detto un americano (sì, parlo di Tarantino, sì, io amo Tarantino regista, lo amo un po’ meno come critico). Oltre a essere idiota, è anche una posizione molto pigra: adagiamoci sugli allori (ma quali?) e non facciamo mai nulla per evolverci e progredire. Tanto, siamo stati i migliori (ma quando?).
È però vero che lo slasher ha contratto qualche debito con il Giallo italiano, che a sua volta lo aveva contratto con il krimi tedesco. Che derivava dai romanzi dello scrittore inglese Edgar Wallace e giù a scendere fino all’alba dei tempi e della letteratura, tanto per dire che ogni forma di narrazione ha degli antenati, delle influenze e dei modelli di riferimento.
Lo slasher non ha “copiato” nulla dal Giallo. Ne è stato, per ovvi motivi, influenzato, a volte anche in maniera inconsapevole. Ci sono però un paio di opere italiane che è possibile definire come dei veri e propri slasher ante litteram. La prima è Reazione a Catena di Mario Bava (e ne parleremo quanto prima). La seconda è Torso, titolo usato sul mercato internazionale al posto del prolisso I Corpi Presentano Tracce di Violenza Carnale. In realtà non c’è nessun corpo che presenti alcuna traccia di violenza carnale, dato che l’assassino del film strangola e poi fa a pezzi le sue vittime con un simpatico seghetto. Non che Torso sia un titolo più attinente. Ma almeno è breve.

Torso

Mi sono resa conto di non aver mai parlato prima di Sergio Martino. Una mancanza imperdonabile, dato il suo determinante contributo all’horror italiano. Ma il destino è stato piuttosto ingrato con lui, forse anche a causa della fortissima componente erotica presente in tutte le sue incursioni nel genere. Dopotutto, Martino era il campionissimo della commedia scollacciata. Basti pensare al suo film successivo a Torso…
Martino è sempre stato un regista molto versatile e prolifico. Come spesso accadeva ai tempi, i registi commerciali del nostro cinema dovevano essere in grado di fare qualunque cosa. E quindi horror, commedie, postapocalittici, poliziotteschi e film d’avventura. Parliamo di un tizio che ha realizzato 33 film nell’arco di un periodo che va dal 1970, anno del suo esordio in un lungometraggio con un western, al 1986, quando si mise a lavorare quasi in pianta stabile per la tv. Una media impressionate, ai livelli di Takashi Miike, ma senza il digitale.
Per darvi una piccola idea delle tempistiche, vi dico solo che io sto terminando ora una commedia le cui riprese sono iniziate a maggio del 2014. E ne ho ancora per almeno un mesetto. Martino girava minimo due film l’anno, il che significava iniziare il successivo quando ancora il precedente non era completo. Significava non fermarsi mai. Non ci si poteva permettere di fermarsi.
L’ovvietà che non andrebbe sottolineata, ma che sottolineo lo stesso è: non potevano essere tutti buoni film. Deve stupire, al contrario, la quantità piuttosto scarsa di film davvero pessimi all’interno della produzione di Martino. Già perché, quando le condizioni glielo permettevano, riusciva a essere un regista molto raffinato ed elegante.

Il caso di Torso è particolare: il film non è all’altezza né di Tutti i Colori del Buio, né de Lo Strano Vizio della Signora Wardh. Però è stato in grado di lasciare un segno profondo sulla successiva fioritura dello slasher e di mettere a punto tutta una serie di meccanismi, in seguito diventati topici e sfruttati all’inverosimile. Si distacca dai Gialli italiani a lui contemporanei per una ambientazione studentesca e non adulta e per la presenza di una vera e propria final girl, interpretata da Suzy Kendall, che rimane da sola nell’ultima mezz’ora del film a vedersela con l’assassino, in una lunga sequenza molto simile a quelle finali di Halloween o del secondo Venerdì XIII. Inoltre, è un film che punta moltissimo sul binomio boobs and blood, portato da Martino a livelli parossistici. Parossismo capace di costargli l’insuccesso commerciale qui in Italia, ma di garantirgli un forte incasso all’estero, dove Torso uscì in versione integrale, senza tutti i tagli cui invece fu sottoposto da noi. Oggi è infatti possibile reperire il film così com’è stato distribuito negli Stati Uniti, con alcuni inserti mai doppiati.

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La trama di Torso, come sarebbe accaduto poi in ogni slasher dal ’78 all’eternità, è di una linearità imbarazzante: un maniaco si aggira per Perugia. Uccide alcune studentesse americane d’arte e le compagne di corso delle vittime decidono di andarsene per qualche giorno nella villa di campagna di una di loro. L’assassino (indovinate un po’) le raggiunge per proseguire la strage.
Una delle caratteristiche fondamentali che differenziano il Giallo italiano dallo slasher d’oltreoceano è l’età dei protagonisti. Se lo slasher è il genere adolescenziale per eccellenza, perché rivolto a un pubblico giovane, il Giallo è rivolto a un pubblico di adulti e i suoi personaggi hanno quasi sempre tra i 35 e i 40 anni, appartengono all’alta borghesia e si muovono in ambienti ricchi. Martino, in Torso, stravolge in parte quello che era un cliché anche dei krimi e sceglie di usare un gruppo di giovani studentesse universitarie. Certo, così può divertirsi a mettere in scena delle feste dal sapore beat a base di droghe e tette al vento. O portare il suo gruppo di quattro ragazze in vacanza in un paesino (le scene in campagna furono girate a Tagliacozzo) abitato quasi esclusivamente da maniaci sessuali che non hanno mai visto una donna in vita loro. O anche esibirsi in siparietti erotici con tanto di amore saffico e interrazziale. Tanto sono americane, le americane sono tutte libertine. Ci si può scatenare.
Ma ciò che in Martino era una audace, e persino raffinata, commistione tra violenza ed erotismo, nello slasher più deteriore (e ce n’è a pacchi di slasher deteriore) diventerà la becera esposizione di carnazza da macellare.

In maniera piuttosto curiosa, l’unica attrice che non espone generosamente le sue grazie è proprio la Kendall, ovvero la final girl. Le ragioni di questo ingiustificato pudore sono oscure. Forse erano semplici motivi contrattuali. O forse era nelle intenzioni di Martino sottolineare una purezza salvifica, anche quella tratto tipico di un numero spropositato di superstiti dello slasher americano e canadese degli anni ’80.

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A prescindere da quanto, come, se consapevolmente o meno, Torso abbia influenzato il cinema slasher degli anni a venire, siamo comunque di fronte a una piccola perla crudele del Giallo italiano. Sì, l’identità dell’assassino è intuibile quasi da subito, sì, molte scene in cui si calca un po’ troppo la mano sulla nudità delle protagoniste sono gratuite e si capisce che sono state messe lì solo per titillare il pubblico. E tuttavia, il film, quando decide di fare sul serio trasuda cattiveria pura. Non solo per il modo in cui il killer si accanisce sui corpi delle vittime, o per un paio di omicidi (entrambi ai danni di personaggi maschili) violentissimi ed estremamente grafici anche nella resa scenica. Martino è spietato con chiunque entri in campo. È spietato con le ragazze (e anche qui, anticipa il tipico sistema punitivo dello slasher) che vogliono solo divertirsi e finiscono massacrate; è spietato con i bifolchi (o meglio sarebbe chiamarli burini) del paese, dipinti come un branco di animali; ed è spietato con la Kendall, bloccata per mezz’ora in una stanza al piano superiore della villa, mentre l’assassino smembra i corpi delle sue amiche e poi addirittura beffata nella scena (plagiata da decine e decine di film successivi) della chiave sotto la porta.
Soprattutto, Martino è un maestro quando si tratta di imbastire sequenze elaborate di attesa e sospensione, prima che la violenza esploda a tramortire lo spettatore. E non è tanto il dettaglio gore in sé, o l’atto isolato dell’omicidio. È tutto ciò che avviene prima. Tra soggettive, zoomate furiose, panoramiche a schiaffo, c’è tutto l’armamentario stilistico del cinema di genere italiano del periodo. Ma usato con una classe e una consapevolezza superiori a quelle di molti colleghi più noti e celebrati di Martino.

Curiosità sparse: Torso è  amatissimo negli USA. Oltre che in vari  slasher, se ne possono trovare tracce diffuse in Hostel II di Eli Roth, la cui parte iniziale è praticamente fotocopiata dal film di Martino. Inoltre, il fake trailer Don’t, girato per Grindhouse da Edgard Wright si ispira al trailer americano del film. Per finire, in quella ciofeca cosmica di Wrong Turn 4, viene ripetuta quasi alla lettera ma girata peggio, la famosa scena lesbo presente in Torso. Ce ne sarebbero ancora a quintalate di citazioni del film (o veri e propri furti) nell’horror americano, ma mi fermo qui, o il post diventa elefantiaco. Ma se a qualcuno di voi ne vengono in mente altre, segnalatele nei commenti.

19 commenti

  1. Per un attimo ho pensato che il titolo “Torso” potesse essere un richiamo a “The Torso Murderer”, anchenoto come “Il Macellaio di Cleveland”, ma credo siamo fuori tempo massimo (si trattava di omicidi degli anni ’30, non certo notizie “calde” che potessero adescare glis pettatori negli anni ’70).
    Molto interessante l’osservazione sulle tempistiche di lavorazione.
    Per il resto… io invece Tarantino lo preferisco più come critico, molto spesso, che come regista – perché al limite, per la regia, mi guardo gli originali da cui ha copiato😉
    No, no, non spararmi…

    1. Però è proprio negli anni ’30 che vanno ricercate le origini del genere… Forse puoi anche aver ragione, c’è da riflettere.
      Sai, su Tarantino, io non credo che lui abbia copiato. Si è limitato a riproporre un genere dato per spacciato (anzi, una serie di generi) ma con un linguaggio modernissimo. E il cinema è essenzialmente linguaggio. Lui non gira come giravano negli anni ’70, ha un suo stile ben definito che dà solo l’illusione di rivedere quel cinema.
      Poi ci sono i suoi epigoni e quelli sì, hanno copiato…

  2. Non capisco perchè in Italia ci sia solo la commedia,ho visto di recente il film Tesis che parlava di film snuff,e c’era un dialogo in cui un professore di scuola di cinema parlava agli studenti che la salvezza del loro cinema stava nelle opere commerciali,infatti in Spagna fanno film di genere ,da noi sono morti e il film alla fine era un giallo all’italiana attualizzato,non capisco perchè con il digitale che contiene i costi non si cerchi di fare altro cinema più internazionale invece di puntare solo sui comici televisivi…..

    1. Perché siamo un cinema estremamente in crisi, senza prospettive e con produttori miopi…

      1. … Cinema che continua a dare ad un pubblico italico altrettanto in crisi solo quello che il suddetto pubblico (diseducato al gusto, alla scelta e alla memoria cinematografica) è abituato a vedere: se non altro, a Tarantino va dato atto di averci ricordato – a modo suo – quanto oggi ci troviamo nella merda. Penso che il fraintendimento sia poi partito tutto da noi, dando il via a un’operazione nostalgica di generica e indiscriminata riscoperta della serie B (dove invece il buon Quentin, secondo me, intendeva più che altro spingerci a tornare a far del buon cinema a 360°)…
        Martino, nel suo essere un autentico tuttofare, ha dimostrato qui di saper anche sperimentare – già all’epoca – nuove strade rispetto al giallo/thriller più convenzionale. L’innovazione, appunto, quella che oggi sembra non interessare praticamente nessuno😦

        1. Io credo che quando si lavora con pochi soldi si sia obbligati a sperimentare per portare a casa il film. Era sperimentazione quella del cinema di genere anni ’70 proprio perché era dettata dalla necessità. Oggi è tutto molto, troppo convenzionale. E i risultati, purtroppo, si vedono😦

  3. In che senso, “sto terminando ora una commedia le cui riprese sono iniziate a maggio del 2014?”. Sei regista? Reciti?

    1. No😀 sono una umilissima assistente al montaggio. Sono un tecnico…

  4. E’ il thriller di Martino che amo di più, è sicuramente meno elegante de ‘Lo strano vizio’ ma è anche una sorta di summa degli stereotipi del genere, forse per questo è così amato in America.

    1. Sì, è un concentrato di stereotipi, ma è anche un film che riesce a superarli e a inventare qualcosa di nuovo. Ed è solo del ’73…

      1. Non intendevo “stereotipi” con un’accezione negativa… Diciamo “topos”! Peraltro ho rivisto proprio da poco “Il tuo vizio è una stanza chiusa…” di cui non avevo un ottimo ricordo è, sorpresa, mi ha divertito parecchio.

        1. Ma non intendevo neanche io stereotipi con accezione negativa, anzi…

  5. ricordo di averlo visto la prima volta da adolescente nel classico tarda serata estivo di Rete4.
    Film molto interessante, come dici te è stato il capostipite di tutto un genere e citato da chiunque abbia poi preso la cinepresa per girare film slasher in Italia e non solo

    1. Ecco, cosa mi hai ricordato… quel periodo magico in cui nelle tv private passavano in continuazione questa roba…

  6. va detto comunque che gli slasher sono spietati con tutti i giovani che vogliono solo divertirsi, maschi o femmine che siano.
    Comunque post interessante come al solito!🙂

  7. Ciao Lucia,
    Non so se questo link può aiutarti per il tuo saggio sul genere Slasher:
    https://www.facebook.com/AloneInTheDarkOver80YearsOfStalkSlash

    1. Ma io non so come ringraziarti!

  8. in italia abbiamo avuto la prima Holliwood (Torino), abbiamo inventato tutti i generi dal kolossal al poliziesco, al noir, poi ce ne siamo dimenticati. Martino sarà ricordato per Giovannona Coscialunga, purtroppo, ma ha inventato tantissimo, così come Di Leo sul versante del poliziottesco e altri grandi artigiani di cinema anni ’70 (all’epoca ero adolescente e sai che abbuffata me ne sono fatto), abbiamo inventato e ci siamo fermati, ora ci sono gli spagnoli a fare ottimi film di genere, gli americani stessi. Noi ci siamo tornatorizzati e lucchettati, con tanti saluti per il nostro cinema, che riemerge ogni tanto, così…

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