Proto Slasher: Alice, Sweet Alice

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Regia – Alfred Sole (1976)

Ormai lo sapete tutti: sto scrivendo questo dannato saggio sullo slasher che mi sta portando via il già poco tempo che ho. È una faccenda più complicata di quanto credessi perché, a parte la mole impressionante di film da vedere, sul genere in sé la letteratura di riferimento non è moltissima. Sto leggendo qualche testo americano interessante e ho visionato un paio di documentari straordinari, tra cui Going to Pieces: The Rise and Fall of the Slasher Film, che consiglio a tutti quanti di recuperare il prima possibile.
Però, tutta questa mole di roba mi offre tanti spunti per il blog e, se gli slasher veri e propri me li lascio tutti per il mio ebook prossimo venturo, possiamo cominciare a creare un po’ di aspettativa facendo due chiacchiere su un gruppetto di film antecedenti il 1978 che con lo slasher condividono qualche peculiarità, ma che ancora slasher non sono, mancando alcune delle caratteristiche più tipiche del genere.

Uno di questo proto slasher è sicuramente Alice, Sweet Alice, che precede Halloween di un paio di anni e presenta un paio di elementi molto interessanti, destinati poi a ricorrere nella golden age dello slasher (quella che si fa iniziare, appunto, nel 1978 e terminare verso il 1984) e diventare, in un certo senso, canonici. Non è uno slasher vero e proprio, ma è di sicuro un tassello importante nella nascita e sviluppo del genere.
Si tratta anche (ed è forse la cosa che più mi sta a cuore) di un ottimo film, purtroppo poco noto e caduto troppo presto nel dimenticatoio.

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Alice, Sweet Alice, passato anche in Italia col titolo Comunione con Delitti (sì, non prendetevela con me, grazie) è ambientato in una cittadina del New Jersey, una comunità fortemente condizionata dalla chiesa cattolica del posto, che tutti frequentano assiduamente e dove i bambini vanno a scuola.
Alice e Karen (Brooke Shields al suo esordio su grande schermo, e all’epoca undicenne) sono due sorelle. Tanto Karen è dolce, educata e femminile, così Alice è quella stramba, quella che si diverte a giocare con le maschere, a tirare pessimi scherzi alla sorella minore, a intrappolare scarafaggi in barattoli e a rispondere male a tutti. Il giorno della sua prima comunione, Karen viene assassinata (strangolata e bruciata) da un killer vestito con un impermeabile giallo (la divisa della scuola cattolica) e con una maschera identica a quelle con cui Alice ama travestirsi.
Si inizia a sospettare proprio di Alice e i sospetti saranno avvalorati, qualche giorno dopo, da un’aggressione ai danni della zia delle due bambine, e di cui la vittima accuserà proprio la nipote. Alice verrà quindi rinchiusa in un istituto per ragazzi problematici ed etichettata come psicotica (una psicosi forse indotta dalle sue prime mestruazioni). Ma i delitti proseguiranno anche dopo la sua reclusione.

A guardare la carriera successiva di Alfred Sole, riesce difficile credere che sia stato in grado di portare sullo schermo un tale campionario di nevrosi, ossessioni, comportamenti deviati e situazioni ai limiti dell’oltraggio. Il tutto costellato da un gusto morboso per i dettagli e per i simboli (soprattutto religiosi). Se poi ci aggiungete anche qualche momento decisamente weird (tutti quelli dedicati al vicino di casa) avrete un’idea, seppur minima, di ciò che vi aspetta guardando Alice, Sweet Alice.
Non che sia un prodotto carico di novità, neanche per il 1976. A livello di sceneggiatura si mantiene nei ranghi del Giallo, con il classico meccanismo whodunit che però viene imbastardito dalla reale psicosi del personaggio di Alice. Mentre, per quanto riguarda la gestione della suspense, Sole contrae qualche milionata di debiti con il maestro Hitchocok. L’identità dell’assassino viene scoperta a poco più di metà film e per il resto del tempo sta tutto nell’abilità di Sole di far salire alle stelle la tensione, tra personaggi ignari e spettatori consapevoli.

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Eppure ci sono, in Alice, Sweet Alice, tutta una serie di piccoli tocchi di classe che contribuiscono alla resa di un’opera dall’atmosfera claudicante e allucinata, e dall’ambientazione estremamente claustrofobica. La chiusura mentale di un paese dominato dalla presenza incombente della chiesa, a cui tutti i personaggi sono assoggettati, chi più e chi meno. E infatti, i due omicidi che aprono e chiudono il film, avvengono proprio in chiesa e durante il rito della comunione. E qui Sole sembra quasi voler fare della satira, distorcendo e sottolineando le espressioni quasi estatiche delle donne che stanno per ricevere il sacramento dalle mani del prete, un prete giovane, attraente e molto (forse troppo) gentile con le sue parrocchiane. In particolare con la mamma divorziata di Karen e Alice.

Il look del killer è poi tra i più indovinati e inquietanti della storia del genere, sia per la scelta della maschera che per quella cromatica, con l’impermeabile giallo, indossato da ogni bambino presente in scena e che spicca come quasi unica nota di colore (l’altra è il sangue) in un panorama dai toni spenti e tendenti al grigio. Gran parte delle scene esterne si svolgono infatti sotto la pioggia, mentre lo squallore piccolo borghese degli interni fa il resto nel dare al film un’impronta di tristezza e miseria morale, dove sembra quasi naturale che germoglino disturbi come quelli di Alice.

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Ed è il personaggio di Alice appunto (che sì, lo sappiamo, deriva a sua volta da altre bimbe terribili del cinema horror, mentre il collegamento tra l’insorgere dei suoi disturbi mentali e il ciclo ce la fa avvicinare subito a Carrie) la vera chiave del film. Una figura così estranea al contesto sociale in cui è stata cresciuta da apparire quasi aliena. La sorella, così ubbidiente, così buona, così perfetta; la cuginetta, una specie di automa capace solo di sottomettersi agli ordini della madre. E poi c’è lei, la pazza. Ma forse è l’unica a reagire in maniera sana a un ambiente carico di malattia. Ipocrisia e oppressione generano violenza. E ci vogliono pochi minuti per dare la colpa a una bambina del brutale omicidio della sorella, dal momento che tutta la comunità ha già marchiato Alice come quella diversa.

E a volte può succedere proprio di diventare ciò che gli altri ti accusano (ingiustamente) di essere.

2 commenti

  1. La tua rece mi risveglia dei vaghi ricordi, per cui è molto probabile che abbia visto anche questo film negli anni migliori delle tv private, proprio con il suo italico titolo cazzone/trash Comunione con Delitti (ma non credo abbia avuto repliche più recenti, altrimenti me ne ricorderei di certo). Ad ogni modo un proto-slasher interessante, carico anche di una feroce e diretta critica sociale, direi…
    P.S. Riguardo al tuo dannato saggio, sappi che mi sono già prenotato come futuro dannatissimo lettore, eh 😉

    1. Stupida WordPress che si era mangiata il tuo commento 😉
      Sì, credo lo abbiano passato nelle tv private, ai bei tempi…
      Però è davvero quasi del tutto sconosciuto, ed è un gran peccato.
      Il saggio è in arrivo, promesso!

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