Donne e Narrativa Horror

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 Ci risiamo, è di nuovo febbraio, ed è di nuovo il Women in Horror Month. L’ormai famosa iniziativa atta a diffondere e promuovere l’attività nelle donne in ogni campo che riguardi l’horror, sia esso cinematografico, letterario o artistico, è arrivata alla sua sesta edizione. E sono cambiate davvero molte cose dal 2009. Se un anno fa mi lamentavo della scarsa presenza di donne dietro la macchina da presa, per il 2014 sono felice di non poter fare altrettanto. Solo il fatto che due film diretti da donne siano considerati, quasi all’unanimità da critici e addetti ai lavori, tra i migliori dell’anno passato, è indicativo di come le cose abbiano iniziato a muoversi. E, per una volta tanto, la qualità dei film presi in considerazione non è al netto del fatto che siano stati scritti o girati da donne. Per dirla in poche parole, The Babadook e Honeymoon trascendono le semplici (anche se importanti) questioni di genere e si pongono come due opere fondamentali per lo sviluppo e il futuro del cinema dell’orrore. Non di quello al femminile. Ma del cinema dell’orrore tutto. Sono film da cui non è possibile prescindere, con cui è necessario fare i conti, a cui tra qualche decennio, con ogni probabilità, si penserà come a dei classici.

Jennifer Kent

Jennifer Kent

E in campo letterario?
Se si guarda al mercato anglofono, assistiamo a una vera e propria esplosione di horror fiction scritta da donne. Leggete questa lista, anche se dell’anno scorso, con ben 93 nomi di scrittrici attive nel campo e resterete a bocca aperta.
È un ottimo momento per le donne e per l’horror, questo. Forse il migliore a cui abbia mai assistito.
Ma se io non mi lamento non sono contenta e quindi, restringendo la nostra prospettiva dall’ambito internazionale a quello locale, la nostra piccola e arretrata Italia ci fa una figuretta non proprio positiva. Di cinema non parlo neanche: non esiste (a parte eccezioni rare come mosche bianche) una cinematografia horror nel nostro paese. Il solo pensiero di una regista che emerge in Italia girando film dell’orrore mi fa ridere da qui al 2025. Ma la narrativa? In linea teorica, dovrebbe essere più semplice. La diffusione del self publishing e dell’editoria digitale, sebbene qui da noi sia ancora vista come un qualcosa di alieno e imperscrutabile, poteva essere un’occasione per molte scrittrici di tirare fuori le loro storie e, finalmente, darle in pasto al pubblico.
Nel mio piccolo, l’ho fatto anche io. Certo, La Murena è un romanzo di fantascienza, ma ho sempre ritenuto Il Posto delle Onde una storia intimamente horror. Sto cercando, con molta fatica, di portare a termine un saggio sullo slasher e ho molte idee per altri ebook, tutte virate al macabro e al soprannaturale. Quindi sì, posso cominciare a definirmi autrice horror.
Quando ho iniziato a pubblicare su Amazon, mi aspettavo di non essere sola, di avere parecchie colleghe con i miei stessi interessi, intenzionate a muoversi nello stesso ambito.
E invece, il deserto. E un silenzio che fa paura.
Guardiamo, un istante, la classifica horror di Amazon Italia. A parte lo smarmellamento dei generi, problema annoso di cui ha di recente parlato Alessandro qui, il primo ebook firmato da una donna italiana non è un horror, ma un Paranormal Romance mascherato da horror. E, andando avanti, giù fino alle ultime posizioni, il contributo offerto dalle autrici è tutto di matrice Paranormal Romance o Young Adult, nel migliore dei casi. Nel peggiore, di mera pornografia spacciata per horror. Ora, io vorrei dire a tutte queste scrittrici che se fai trombare la tua protagonista con un licantropo infoiato, la presenza del licantropo non fa del tuo ebook un horror. Ne fa solo l’ennesimo esempio di spazzatura pornografica.
E sì, prima che qualcuno venga a maledirmi, si è liberissimi di leggere tutta la pornografia o il Paranormal Romance pornografico che si desidera. Ma stiamo parlando di altro, in questa sede.

Suzanne Robb con il suo romanzo

Suzanne Robb con il suo romanzo

Cambiamo scenario e andiamo a vedere la classifica horror di Amazon.com, dove troviamo la prima autrice al dodicesimo posto, Helen Phifer, con The Ghost House, una classica storia di case infestate e spettri. Mi pare che rientri nel genere molto più dei licantropi e degli angeli infoiati. La Phifer è seguita, a breve distanza, da un’altra autrice gotica, Karen Perkins. Adesso, non sto a scorrere tutta la top 100, ma ce ne sono altre. E devo ammettere di aver scoperto tante scrittrici proprio andandomi a spulciare la classifica di Amazon, non quella italiana, ovviamente. Lì, come dicevo prima, c’è il deserto.

Senza stare a nominare i mostri sacri come Caitlin R. KiernanCharlee Jacob o Elizabeth Bear se si fa una breve ricerca sulle autrici horror americane, inglesi, canadesi, australiane, persino africane, si trova una varietà estrema di sottogeneri, stili, tematiche. Si va dagli zombi acquatici di Suzanne Robb ai fantasmi di Lily Childs (di cui consiglio a tutti di leggere il racconto Within Wet Walls), passando per le storie allucinate di Joan De La Haye (dal Sudafrica), fino ad arrivare all’australiana Kaaron Warren e ai suoi romanzi pieni di sofisticate perfidie. E potrei andare avanti per ore. Solo che per leggere queste autrici, siete obbligati a leggere in inglese. E se cercate qualcosa di questo livello tra i nostrani “talenti” letterari non ne troverete neanche mezza.

Joan De La Haye

Joan De La Haye

Di questo vuoto gigantesco ne parlo spesso con la mia amica Marina Belli (anche lei autrice indie e sì, ha scritto qualcosa di molto buono in ambito horror) e ci chiediamo il motivo della fioritura di romanzi scritti da donne, orientati verso un pubblico al 90% femminile, solitamente inseriti nella categoria horror solo per la presenza di un qualche elemento soprannaturale nella trama e tutti basati su un unico schema: fanciulla intrinsecamente “speciale”, ma sfigatissima, scopre la sua “eccezionalità” tramite l’intervento di un essere di sesso maschile (vampiro, licantropo, demone, angelo, basta che sia bello) che la domina, la lascia felice e coperta di lividi e la trascina in quella che le varie sinossi descrivono come “una girandola di emozioni e colpi di scena”.
Quindi la narrativa sedicente horror italiana al femminile non parla di
zombi su sottomarini
creature simili ai fantasmi che si nutrono della linfa vitale di noi umani
serial killer condannate a vivere in un limbo popolato dalle persone che hanno offeso nel corso della loro esistenza
incubi tentacolari, orrori cosmici, apocalissi, splatter e possessioni demoniache.
No, la narrativa horror italiana al femminile parla di come la vita di una donna non abbia alcun senso fino a quando il bel tenebroso di turno (sprizzante superiorità mascolina da ogni poro) non arriva a indicarle la via e farla sentire realizzata. Il più delle volte anche a suon di mazzate perché, si sa, i bei tenebrosi non sarebbero tali se non avessero spiccate tendenze sadiche. Però sono anche tanto sensibili, per carità di Dio. Le “autrici” non vorranno mai essere fraintese.
Non che questi abissi di degradazione manchino all’estero. Non sto dicendo questo. Il problema è che nella narrativa straniera (e purtroppo io posso parlare solo di quella anglofona) c’è una scelta estremamente vasta e ampia. Qui da noi, sembra che le scrittrici siano in grado di scrivere solo a proposito dei suddetti abissi di degradazione.

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Ecco, la posso dire una cosa senza che nessuno si incazzi?
Io, in quanto donna, in quanto appassionata di horror e anche in quanto (virgolettiamo il più possibile) “autrice”, mi sento offesa da queste pubblicazioni molto più di quanto potrebbero mai offendermi un centinaio di scream queen pucciate nel sangue da registi incompetenti. Mi sento offesa anche perché rischio che i miei ebook vadano confusi con i loro, e che io entri a far parte dello stesso, putrido calderone di immondizia. Perché le donne (il più delle volte giovanissime) che acquistano e leggono questa roba saranno indotte a pensare la loro peculiarità sarà tale solo e se sarà un qualche tipo di maschio a fargliela notare. Perché gettano fango e merda su chiunque provi a esprimersi attraverso la letteratura di genere. Non ultimo, perché si tratta sempre di storie scritte con quella parte del corpo su cui ci si siede.
Allora è perfettamente inutile, qui da noi, accennare soltanto a un’iniziativa (che è mondiale) come il WiHM. Non abbiamo assolutamente nulla da offrire alla cultura horror internazionale, da queste parti. L’unica speranza (vana) è che, prima o poi, qualcuna delle scrittrici che ho menzionato nel corso del post (e ne ho menzionata una parte infinitesimale) possa essere tradotta qui da noi, per mostrare alle centinaia di ragazze che vorrebbero scrivere, e che si trovano di fronte un vuoto culturale imbarazzante, che esistono delle alternative valide. E che si può essere donne, scrittrici, e scrivere di horror senza per forza affondare in un abisso di degradazione.

27 commenti

  1. silluccia · · Rispondi

    Essendo io ignorantissima, non posso che augurarmi di poter leggere le molteplici autrici straniere tradotte in italiano. Punto anche a un altro augurio, ovvero che tu, come Marina ecc ecc traduciate i vostri scritti in altre lingue, meritate un pubblico migliore.

    1. Mi pare che un ebook della Warren sia stato tradotto in italiano dalla 40k. Ma questa è l’unica, tra quelle che ho nominato nel post, a essere sbarcata qui da noi.
      Per il resto, forse sì, la sola alternativa è cercare di farsi tradurre e sperare in un pubblico migliore…

  2. moretta1987 · · Rispondi

    In pratica mi hai appena venduto un pò di libri,solo a sentir nominare zombi acquatici mi è corsa la mano al portafoglio. Immensa tristezza per la situazione in Italia e che siano delle donne a scrivere ed infliggere ad altre donne simili schifezze.

    1. È questa la cosa sconvolgente: sono cose scritte da donne e per le donne. E non puoi immaginare quanto faccia male…

  3. Ho sempre visto l’occhio femminile come privilegiato in espressività e intensità delle emozioni. Al di la’ della stura che ha poi lanciato, Anne Rice scriveva dannatamente bene e quando era ora di dare pugni nello stomaco lo faceva forte ma con eleganza. Sul fronte nazionale, a parte te mi viene in mente Simonetta Santamaria, una signora piuttosto in gamba, grande fan di King e appassionata horrorofila che mi confessava delle immense difficoltà che incontra nel mantenere in vita il genere che ama. L’ultimo suo lavoro, Io vi vedo strizza un occhio al Re e lo declina in chiave partenopea ma senza stereotiparla. Un buon riscontro che non ha impedito al suo editore di dirle di lasciar perdere quella roba e darle “più culi e più tette”. Purtroppo il livello è quello e per il momento, sui grandi numeri non sembra minimamente destinato a invertire la tendenza

    1. Ecco… chi ci prova si vede subito circondato da editori e pubblico che vogliono più tette e culi. È sconfortante, davvero.

      1. Sarò molto molto duro a riguardo ma hai presente quegli individui affetti da deficit intellettivi? In genere in conseguenza dei loro limiti non possono andare oltre le pulsioni elementari: cibo, sonno, pulsioni varie. In Italia siamo in questa condizione. Si esalta ossessivamente il cibo, il sesso… il panorama intellettuale è impoverito come non mai. Avevo sentito un’intervista a Fabio Volo, non esattamente un mio mito ma nella sua schiettezza ne aveva detta una fottutamente giusta: “il livello si è talmente abbassato che perfino io sembro un intellettuale degno di nota…”

        1. Sì, hai ragione… Non sei affatto duro, anzi, dici solo la verità. Il livello è sceso tantissimo. E ogni giorno ci ripetono che va bene così, che è giusto, che essere ridotti in questo modo è la strada da percorrere. È una situazione davvero spregevole. E anche se si vive (come me, per esempio) selezionando con attenzione le persone da frequentare e con cui discutere, comunque non si riesce a essere impermeabili allo stato di cose…

          1. Brutta china sorellina…brutta china

        2. silluccia · · Rispondi

          Per cui Fabio Volo è consapevole del suo essere miserrimo in campo letterario?

          L’abbassamento di livello intellettivo è grave, ragazzi, io purtroppo lo riscontro quotidianamente nel mio lavoro. I bambini vengono costantemente “protetti” da famiglie sgangherate (anche se sono all’apparenza molto tradizionali), privati di esperienze fondamentali per sviluppare interessi e passioni che possano andare oltre a una collezione frenetica di attività sportive. E per carità, lo sport fa benissimo, ma non può essere una scusa per riempire il tempo, totalizzandolo. Questo solo per dire che molti bambini non hanno idea di cosa siano le fiabe, taluni cartoni animati Disney (figuriamoci quelli orientali, che sono il Male). Come faranno ad approcciarsi a determinati generi letterari, in futuro, se mancano le basi? Non so se riesco a spiegarmi.

          1. Ma infatti se ne parlava proprio ieri, con alcuni amici tra cui Angelo che ha commentato qui sotto: andrebbero presi da piccoli…
            Solo che mancano il tempo e la volontà di fare un’operazione del genere, difficilissima e lunga, molto molto lunga.

          2. Da come diceva, parrebbe così…
            La protettività di certe famiglie l’ho toccata con mano in un contesto particolare (non sono padre ma patrigno anche se è un brutto vocabolo) e non è nemmeno una cappa mi sembra più una proiezione dell’ego su figli viziati dove non sbagliano mai proprio perchè “figli miei” e se qualcosa viene contestato, la colpa è della scuola, dello stato, degli insegnanti capre, dall’universo intero ma mai del figlio o dei genitori. Ovvio che spogliare così la capacità critica costruisce non cittadini ma eterni e prepotenti adolescenti, incapaci di apporcciarsi con qualunque lettura ed esperienza che possano mettere in forse delle effimere ma apparentemente granitiche certezze.

  4. Il raffronto con il passato, per quanto doveroso in questi casi, si fa inquietante. Ricordo che negli anni ’80 e ’90 qualche sussulto vitale da parte delle scrittrici in questo settore c’era. Mi viene in mente Alda Teodorani andando solo a memoria ma credo di poterne trovare altre, comunque poche. Quello che mi sembra sia cambiato in peggio è l’approccio mentale delle scrittrici italiche al genere (fatte salve le minime eccezioni, tu compresa). Nella mia professione si usa l’acronimo GIGO, garbage in-garbage out, ed è quello che temo sia accaduto a molte delle tue colleghe. Leggendo cose pessime, o peggio ancora assorbendole da film/telefilm pessimi, ne risultano pessimi scritti.
    A tutto questo, già grave, va aggiunto un atteggiamento molto pesante – per non dire classista – verso chi scrive. Le signore possono (devono?) scrivere romanzetti rosa e avventurarsi nel porno più o meno soft. Con qualche frame attorno per definirli via via gotici, horror, fantascienza e così via. I signori viceversa possono sbizzarrirsi più o meno su tutto, ma è gradito lo pseudonimo se ci si avventura nel settore rosa. Da notare che la divisione di compiti di cui sopra arriva sia dal mercato che dalle CE.

    1. Infatti in passato qualche nome di rilievo esisteva. Oltre alla Teodorani, anche la scomparsa Palazzolo scriveva comunque horror soprannaturale e pure piuttosto violento.
      Il problema è che se si prova e entrare in una libreria e si è in un’età in cui si sta formando il gusto, come dici tu, trovi solo garbage. E quindi, per forza di cose, scriverai garbage

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Ecco, io non vorrei proprio averla oggi quell’età in cui si sta formando il gusto, perché non avrei strumenti per difendermi dal ciarpame che mi viene propinato come “horror” (quel cazzo di paranormal romance – e affini amenità – che intasa le librerie è tanto opprimente quanto predominante, purtroppo)… termine fortemente fra virgolette, almeno quanto dovrebbe esserlo la qualifica di “autrice” delle tipe in questione. Per inciso, credo siano loro a dover virgolettare, non certo tu. E di sicuro non mi fa piacere vedere quanto quel femminile deserto e silenzio che ti circonda e che, francamente, nemmeno io mi aspettavo sia unicamente prerogativa nostra, come la lista di Examiner sta a dimostrare😦 Quanto alla Teodorani, alla Palazzolo o, prima di loro ma in campo fantascientifico, alla compianta Roberta Rambelli, nemmeno voglio immaginare le risposte che mi darebbero tutti quelli/e cresciuti a pane e Meyer se chiedessi loro quanto ne sanno…

        1. Non ne sanno nulla perché il mercato è un grosso calderone in cui si diventa subito invisibili…
          Però almeno, altrove, c’è chi riesce a fare qualcosa di buono. Confidiamo in loro.

  5. Segnalo anche, visto che ci siamo, in ambiti più allargati, la serie di riviste tematiche “Women Destroy Science Fiction”, “Women Destroy Fantasy” e “Women Destroy Horror”, in uscita in questo periodo e dedicate a tutti i presunti uomini che o non sapevano che esiste l’horror (o la SF o il fantasy) al femminile, o che conoscendolo lo considerano dannoso.
    E il grande successo dei Kickstarter per le antologie della serie Athena’s Daughters.
    C’è un grande movimento, là fuori.
    Qui, non sto ad aggiungere altro a ciò che ha detto Fabrizio – siamo ridotti a necessità e desideri elementari, siamo adoratori della gratificazione immediata.
    I risultati, ahimé, si vedono.

    PS: fantastica la foto della Kiernan😀

    1. Sì, ieri mentre facevo ricerche per questo post, mi ero imbattuta in quelle riviste. Tra la montagna di roba (davvero una mole di materiale impressionante) mi ero dimenticata di segnalarle. Fortuna che lo hai fatto tu🙂
      La Kiernan con quel cappotto è divina

  6. Oh, un addendum: uno dei grossi problemi della narrativa romance/pornografica variamente spacciata sui nostri lidi per narrativa fantastica, è che molto spesso è scritta in maniera straordinariamente qualunque. Dominano i periodi pedestri e le costruzioni legnosissime. Insomma, una gran parte di questo materiale è palesemente scritto da persone che non sanno scrivere – o hanno un livello di scrittura terribilmente modesto.
    E non parliamo degli errori di grammatica, dei vocaboli usati a casaccio, e della punteggiatura… creativa.

    1. Sì, l’ho detto: si tratta quasi sempre di storia scritte con quella parte del corpo su cui di solito ci siede. Ovvero, sono storie scritte col culo😀
      E, se si leggono le entusiastiche recensioni di altrettanto entusiastiche lettrici, si scoprono gli stessi strafalcioni. Sarà una coincidenza?

  7. Articolo molto interessante.
    Effettivamente l’universo femminile si affascina sempre più a scrivere e fare film a tematica horror, negli ultimi anni

  8. Non sono un appassionato di letteratura horror, ma ho letto a suo tempo Frammenti di ossa della Warren, ed è splendido.

    1. Tu pensa che io della Warren ho letto Slights. che è in inglese e non ho mai letto la sua unica opera tradotta in italiano. Rimedio subito😉

  9. Il livello si è abbassato perché si è abbassata l’istruzione elementare. Io lavoro in una comunità minorile, e a parte i ragazzi/e di cui mi occupo che vengono da storie di disagio vi sono molti altri loro coetanei a scuola a cui mancano le nozioni base che possono poi anche sviluppare la sana curiosità, e drammaticamente non vengono più di tanto nemmeno richieste.
    Percui quando trovi un ragazzino che legge merda, guardi che legge e già te ne rallegri. La richiesta è quella èe il mercato proponendola in maniera saturarante non fa altro che fare si che anche chi cresce pensi che esista solo quello, diventa un cerchio. Scusate se sono stato un po’ pesante.

    1. Ma non sei affatto pesante, riporti solo un problema reale. Che è poi la base della rovina culturale di questo paese…

  10. […] della sua esistenza leggendo questo illuminante articolo di Lucia e vengo a sapere, inoltre, che su Amazon è possibile acquistare uno dei suoi racconti […]

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