Tore Tanzt

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Regia – Katrin Gebbe (2013)

Lo seguivo da un po’, questo Tore Tanzt, uscito sul mercato internazionale con il titolo, molto calzante, di Nothing Bad Can Happen. Poi era sparito dal mio radar, ma la recensione apparsa su Midian  qualche giorno fa mi ha spinto a volerlo recuperare. Anche io ho grossi problemi ad affrontare e, soprattutto, a rapportarmi con film del genere. Si vorrebbe trovare un  calderone in cui inserire un’opera come Tore Tanzt, e spunta così, comoda comoda, la definizione di torture porn. Ma il torture porn è un genere di intrattenimento. E alla regista tedesca (al suo esordio) Gebbe interessa tutto tranne che l’intrattenimento.
Difficile quindi catalogare Tore Tanzt, che non è un horror, non in senso stretto e che, se proprio va inserito in uno scaffale, forse si incastra bene in mezzo a Martyrs da un lato e The Woman dall’altro, entrambi film accostati erroneamente al torture porn e facenti storia a sé all’interno della variopinta e variegata galassia del cinema indipendente estremo.
Sì, ecco, Tore Tanzt è un film estremo. Ma non in ciò che mostra al pubblico, anzi. Gebbe tende a nascondere alla nostra vista la violenza più che sbatterla in campo, forse fin troppo cosciente di come questa possa trasformarsi subito in ammiccamento divertito. Tore Tanzt è estremo perché ci obbliga a confrontarci con una rabbia e un odio primordiali e del tutto ingiustificati, tesi soltanto all’annichilimento di un essere percepito come debole. La definitiva e assoluta mancanza di motivazioni o spiegazioni. Si fa il male perché lo si può fare e perché l’oggetto delle nostre angherie non reagisce.

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Tore è un ragazzo molto giovane, senza una famiglia e senza una casa. Fa parte di una specie di comune di punk cristiani, i Jesus Freaks. Incontra per caso una famiglia con la macchina rotta e riesce a farla ripartire in maniera “miracolosa”. Entra così in confidenza col capofamiglia e quando, in seguito a una discussione con un amico, decide di abbandonare la comune, andrà a vivere proprio in una tenda nel giardino di casa di Benno, diventando, anche lui, parte della famiglia.
Peccato che questa famiglia nasconda un nucleo di perversione e brutalità, concentrate soprattutto (ma non solo) nella figura di Benno, di cui sarà proprio Tore a fare le spese, diventando, a tutti gli effetti, una vittima sacrificale.

La violenza, in questo film, esplode in maniera del tutto casuale, quasi per gioco, per un minuscolo problema di gelosie riguardanti un regalo di compleanno. Un istante prima sono tutti insieme lì, che ridono e festeggiano i quindici anni della figlia, e un istante dopo Tore è a terra con il naso che sanguina. E si oltrepassa un confine con superficialità e leggerezza, un confine il cui unico sbocco possibile è l’annullamento dell’essere umano in quanto tale. Torno a ribadirlo: senza uno straccio di motivazione.
I vecchiacci disgustosi di Martyrs avevano delle ragioni. Potevano essere risibili, paradossali, assurde, ma c’erano. E questo impediva (in parte) che ci franasse troppo la terra sotto i piedi.
Benno non ne ha. A parte un vaghissimo senso di rivalsa nei confronti di un’etica che lui percepisce come ipocrita e falsa e che vorrebbe smontare a suon di sganassoni, privazione del cibo, abusi fisici e psicologici di ogni tipo.
Sì, perché Tore è sorretto da una fede molto ingenua, abbastanza primitiva e del tutto cieca. Ed è convinto di avere una missione all’interno della famiglia dominata da Benno. Un compito salvifico. Se Anna in Martyrs era un martire involontario, Tore è un martire consapevole. Ha scelto di essere martire.

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E qui viene a galla il secondo aspetto importante del film, quello che ne radicalizza ancora di più la portata, già di per sé molto forte, e che mette a dura prova l’emotività dello spettatore.
Tore non reagisce, mai, alle angherie subite. La sua passività è forse l’elemento più complesso da sopportare e da digerire.
Non reagisce neanche quando si rende conto di non essere l’unico a dover sopportare gli abusi di Benno, e che anche la sua figliastra (di cui è castamente innamorato) soffre, in quella casa, le pene dell’inferno.
E, più Tore si dimostra incapace di fare del male al prossimo, anche per difendere se stesso, più Benno si accanisce.
Allo spettatore non è concessa alcuna catarsi vendicativa. Lucky McKee, nel suo The Woman, dopo averci descritto delle dinamiche famigliari molto simili a quelle di Tore Tanzt, specialmente per quanto riguarda la sottomissione delle figure femminili e l’educazione alla violenza e alla prevaricazione dei maschi di casa, offriva almeno alla nostra parte bestiale di schierarsi dalla parte della Donna cannibale ed esultare (per poi sentirci delle merde, ovviamente) quando finalmente i suoi aguzzini avevano ciò che meritavano.
Ma Tore non è il personaggio selvaggio di McKee e Ketchum. Non è neanche Anna di Martyrs che, dopo aver provato almeno a resistere, si lascia andare perché non ha alternative.
Tore le alternative le ha e va incontro al dolore spontaneamente, spinto sì dalla ripugnanza nei confronti della violenza e da una innocenza quasi assoluta, ma non solo. C’è qualcosa di perverso anche nell’atteggiamento passivo di Tore, ai limiti del masochismo patologico.

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O forse siamo noi, troppo assuefatti al rispondere alla violenza con altra violenza, a non poter capire un personaggio come Tore.
Anche la religione diventa poco più di un pretesto per narrare una vicenda molto complessa, dalle mille chiavi di lettura e sfaccettature. Perché Tore ha, in effetti, una missione. Riesce persino a portarla a termine, a modo suo. E a fare in modo che Sanny, la figliastra di Benno, non si trasformi, anche lei, in un mostro simile al patrigno e alla madre.
Il suo non reagire mai, subire continuando a sorridere, è un qualcosa che fa forse ancora più male delle (poche) scene in cui la Gebbe mette la brutalità in campo e non la lascia ai margini dell’inquadratura. E fa male perché ci sembra di avere a che fare con un alieno. Fa male perché una parte di noi sta lì e spera che il ragazzo si alzi in piedi, prenda il primo corpo contundente a disposizione, e lo usi per maciullare la faccia di Benno, con schizzi di sangue e materia cerebrale. Fa male perché, quando questo non accade, quella stessa parte di noi che se ne sta lì a invocare violenza, pensa che, sotto sotto, Tore sia un po’ scemo e che, sotto sotto, si meriti quello che gli sta capitando.
Che gli piaccia, in un certo senso. L’ho scritto persino io, poche righe più sopra.
Perché, come non ci riesce di accettare il male immotivato di Benno, è altrettanto difficile (anzi, lo è pure di più) accettare e metabolizzare il bene immotivato di Tore. E non ha importanza da dove derivi, se dalla fede, dall’indole, da una scelta meditata e consapevole. Tore non riesce a compiere il male e per questo viene punito. Ed è desolante come tutto ciò avvenga in maniera naturale. Come se fosse inevitabile.
Non ve lo consiglio, Tore Tanzt. Non lo consiglio a nessuno, nonostante sia tecnicamente superbo, con degli attori mai visti prima che regalano interpretazioni di livello e abbia una fotografia digitale da urlo. Non posso consigliarlo, anche se è un film splendido. Solo che è troppo doloroso per spingere chiunque a vederlo a cuor leggero.

32 commenti

  1. Anche io ho letto la recensione di Midian e mi aveva molto colpita. Però credo proprio che, almeno per ora, passerò questo Tore Tanzt; pellicole come questa mi provocano troppa frustrazione per poterle sopportare, mi abbruttiscono a bestia proprio.

    1. Io cado in uno stato catatonico-depressivo dopo certi film. E invecchiando faccio sempre più fatica a sostenerli.

  2. In pratica e un pugno allo stomaco che si può guardare una sola volta come Martyrs,anche se ho visto ben di peggio come un documentario sui bambini soldato della Sierra Leone fatto tanti anni fa su Rai Tre(15 anni fa) senza censure…..

    1. No, io Martyrs l’ho rivisto più volte e lo rivedrò ancora. Perché Martyrs rimane una narrazione più digeribile. Questo è ancora più duro e molto più respingente nei confronti del pubblico.

  3. Anche se non lo consigli ci vado a nozze, è più forte di me.

    1. A me ha fatto star maluccio un paio di giorni. E se ci penso, ancora adesso, mi viene mal di stomaco

  4. Mmm… Non saprei. Leggendo la tua recensione, mi è venuto in mente anche “Calvaire”, film che ho abbastanza odiato. Faccio davvero fatica a vedere gente che si sottomette alla violenza senza reagire. Magari proverò a vederlo cmq, se lo trovo🙂

    1. Calvaire è molto più weird e virato al grottesco. Il protagonista di Calvaire non è che non reagisca. È solo sopraffatto e sbalordito da una situazione ai limiti del surreale.
      Qui invece c’è un fortissimo impianto realistico. Sono due film molto diversi tra loro.
      L’unico paragone possibile è quello o con Martyrs o con The Woman, ma comunque nessuno dei due ti dà l’esatta idea di cosa sia Tore Tanzt

  5. Cercavo proprio una visioncina leggera leggera per la serata…
    Mi sa che ho trovato il film giusto.😀

    1. Ah sì, per passare una serata all’insegna della spensieratezza pura, è il film perfetto😀

  6. Giuseppe · · Rispondi

    Un “porgi l’altra guancia” portato all’estremo, senza nemmeno poter parteggiare davvero per la vittima (causa persa in partenza, visto che un martire consapevole – patologico o meno – si è già condannato da solo), è già durissimo da sopportare. Quando poi viene girato così bene, dev’essere anche peggio…

    1. Ancora non mi sono ripresa. Sto davvero invecchiando🙂

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Passando gli anni, anche noi persone di una certa classe, spietatezza e maturità corriamo il rischio di diventare dei sentimentaloni😉

        1. Che guaio enorme quando un cuore di pietra si ammorbidisce😀

          1. Giuseppe · ·

            E poi, occhio, finisce che ti trovi da un giorno coll’altro a guardare l’intera filmografia di Moccia senza accorgertene (in fondo, però, sempre di orrore si parla)😀

  7. Dove si trova questo film?

    Grazieeeeee!

    1. Non è di facile reperibilità e non esistono sottotitoli in italiano, ma solo in inglese

  8. a me, per qualche motivo che fatico a spiegare anche io, ha ricordato anche Butterfly Kiss di Winterbottom.. un’altra visione leggera e spensierata

    1. Ah sì, anche quello, dopo che lo hai visto, stai male quel paio d’anni prima di riprenderti. Tutte cosette gradevoli e allegre. Però sì, hanno cose in comune, hai perfettamente ragione.

  9. Mi faccio coraggio e lo cerco perché questo martirio volontario mia ha fatto pensare ad una cosa, ma prima di scriverla devo vedere se la visione del film la conferma.
    Però io durante il finale di The Woman non mi sono sentita una merda, anzi, ho parteggiato per lei fin dall’inizio (nonostante Offspring)

  10. Il fatto che tu lo sconsigli mi preoccupa molto. Secondo te riuscirò a guardarlo?

  11. Alessandro Cruciani · · Rispondi

    interessante segnalazione!

    1. Spero che, una volta visto, non tornerai qui a menarmi😀

  12. Cercavo di rimuoverlo, ma mi ci hai fatto ripensare.😉

    1. Pensa che io avevo scordato la sua esistenza e la tua rece mi ha spinto a sottopormi alla tortura!

  13. Appena finito di vederlo. Film bellissimo, e un’altra esordiente che ci potrà dare grosse soddisfazioni, insieme alla Janiak e alla Kent.
    E sì, è un film dell’orrore. Orrore esistenziale che fa molta ma molta più paura di una casa infestata o delle frattaglie. Vedetevelo.
    Grazie Lucia.

    1. Prego… Non so se mi merito i ringraziamenti per averti consigliato un’ora e mezza di sofferenza continua, però è vero, è un film dell’orrore. E io ancora, a distanza di giorni, non riesco a togliermelo dalla testa.

  14. Meriti, meriti.
    Un’ora e quarantotto.

  15. aka Erri Potta. Mi sembra giusto prendermi la responsabilità di quello che scrivo, quindi d’ora in poi userò G+, l’unico social network che mi piace, un deserto popolato di fantasmi.
    Buona notte.

    1. Buonanotte a te! E devo ammettere che G+ sta cominciando a piacere anche a me

      1. FB lo detesto, lo uso solo se devo loggarmi velocemente su qualche sito. Su twitter ho un altro profilo fake che uso solo per leggere le notizie (però sono un tuo follower). Instagram lo uso come un mio album personale, e non seguo né sono seguito da anima viva. G+ è carino, ma solo perché non lo usa nessuno (però ti seguo anche lì. Finirai per pensare che sono uno stalker). Ho un profilo, vero, su Ello, e mi piace perché è pressoché impossibile avere contatti con qualcun altro.
        Ho un rapporto antisociale con i social.🙂

  16. Lucia mi complimento sinceramente per la tua bella recensione di questo film : ne hai individuato benissimo in poche righe le linee essenziali,ne hai ricordato i meriti,ecc. Ma detto questo non capisco come puoi accomunare un film sorretto da una trama a modo suo coerente e da una ricerca introspettiva cosi approfondita di tutti i personaggi,con quella micidiale cacata senza senso che e’ Martyrs. Questo e’ un film che fa riflettere,turba e colpisce perche’ e’ verosimile. la’ ci sono spezzoni e flashback incomprensibili,un substrato ideologico demenziale,per non parlare degli enormi limiti tecnici e della recitazione (assente).

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