1921 – Il Carretto Fantasma

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Regia – Victor Sjöström

È difficile scrivere cose sensate a proposito di alcuni film, perché ci si sente molto piccoli al loro cospetto. C’è un problema che riguarda la distanza temporale e, di conseguenza, il linguaggio, troppo diverso da quello a cui si è abituati. Chi dice di divorare film muti senza soffrirne almeno un po’, o mente o è un marziano. Richiedono un impegno che non si avvicina neanche lontanamente all’impegno che potrebbe richiedere il più ostico film d’autore contemporaneo. Non sono film da guardare tra una distrazione e l’altra. Sono opere per cui è necessario contestualizzare. Cosa che non si fa più. Non la si fa con i libri, figuriamoci con i film. Non si può giudicare un film degli anni ’20 con lo stesso metro di giudizio di un film recente. E anche rispetto al decennio successivo, la rivoluzione del sonoro ha cambiato radicalmente l’approccio del pubblico alla fruizione dei film.
E quindi io non posso giudicare Il Carretto Fantasma, non posso recensirlo. Posso, al massimo, provare a raccontarlo a chi non lo ha visto, o a chi lo ha visto e ha piacere di riportarlo alla propria memoria, come un reperto archeologico di un’epoca lontana, da cui bisogna giusto soffiare via qualche strato di polvere, per ritrovarne l’antica bellezza.
Ecco, la bellezza è un dato di fatto oggettivo. E tiene sempre alle ingiurie del tempo. La bellezza delle immagini del film di Sjöström è indiscutibile, è un elemento che sbalordirebbe anche lo spettatore meno avvezzo a quel modo di mettere in scena che ci sembra così alieno.

Fredrikson1Sjöström, pioniere e innovatore, dovette incontrare non poche difficoltà nel trasporre il romanzo omonimo di Selma Lagerlöf, pubblicato nel 1912. Non solo per tutta una serie di problemi tecnici su cui ritorneremo, ma anche per la sua struttura molto complessa per un mezzo, quello cinematografico, ancora agli albori e ancora acerbo da un punto di vista narrativo.
Il libro (che ho letto solo da poco, grazie alla gentile intercessione dell’amico Lucius) prende spunto da un’antica leggenda scandinava: chi muore alla mezzanotte del 31 dicembre è condannato a guidare, per tutto l’anno successivo, il Carretto Fantasma, incaricato dalla Morte in persona del trasporto delle anime.
Protagonista della vicenda è il peccatore incallito David Holm (interpretato dallo stesso Sjöström), ammazzato di botte durante una rissa proprio allo scoccare della mezzanotte dell’ultimo dell’anno.
Holm viene picchiato dagli altri due ubriaconi con cui stava chiacchierando, poiché si rifiuta di raggiungere Edith, una giovane dell’esercito della salvezza che sta morendo di tubercolosi e che ha chiesto di vedere Holm come ultimo desiderio.
Il motivo per cui Edith voglia vedere proprio Holm ci viene svelato nel corso della storia, tramite una serie di intricati flashback a scatole cinesi, che rappresentavano un’innovazione strutturale di grande rilievo per l’epoca in cui il film venne girato.
Non appena Holm esala l’ultimo respiro, ecco apparire lo spettrale carretto del titolo. E qui, le innovazioni si sprecano. Il carretto, il suo guidatore con cappuccio e falce, il cavallo stesso, ci vengono mostrati in sovraimpressione, con elaboratissimi effetti speciali ottici. E io immagino sempre come deve essere stato, per gli spettatori del 1921, assistere a quell’apparizione fantasmagorica nel buio di un cinema. La paura e il senso del meraviglioso che devono aver provato nel vedere il carretto solcare le onde del mare, scendere sott’acqua e attraversare i muri.
Perché il cinema fantastico si è sempre nutrito e sempre si nutrirà di queste invenzioni, create per tenere dietro a storie altrimenti impossibili da raccontare. Il cinema fantastico è una sfida continua all’inconcepibile. E il suo progredire tecnico va di pari passo con il suo progredire artistico. L’effetto speciale, troppo spesso demonizzato e trattato alla stregua di un fenomeno da baraccone, è in realtà un’arma espressiva potentissima. E ne Il Carretto Fantasma, si può avvertire, a distanza di decenni, tutta la sua potenza.
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Cinema fantastico che, negli anni ’20, era essenzialmente europeo. Semplificando al massimo (e non me ne vogliano critici e studiosi) gli americani costruivano la propria, personale epica e i vecchi europei attingevano alle loro leggende di tenebra, le diffondevano per il mondo intero e ponevano le basi del futuro cinema gotico.
Il Carretto Fantasma, da questo punto di vista, è un singolare ibrido: ha un’ossatura fiabesca (da fiaba spaventosa, però) e un impianto estremamente realistico, sia nella costruzione dei personaggi e dell’ambientazione che nella recitazione, meno teatrale, più naturalistica, più vicina, quindi, al nostro modo di intendere e concepire la recitazione cinematografica.
Anche la messa in scena è studiata in maniera tale da offrire il massimo realismo possibile, raccontando comuque una storia che oggi qualche sciagurato potrebbe addirittura etichettare come urban fantasy.
La rappresentazione che Sjöström fa della società svedese è infatti molto concreta e cruda: tra rifugi per senzatetto, mogli disperate e quasi sull’orlo della follia per colpa di mariti alcolizzati e violenti, dame di carità dedite alla redenzione dei peccatori, e squallide bettole dove ubriacarsi fino all’instupidimento.
In questo panorama, il Carretto Fantasma raccoglie le sue anime perdute. E raccoglie David Holm, un vero e proprio antieroe, capace di rivoltarsi come una belva contro chi lo ama, ridere in faccia a chi vorrebbe aiutarlo e, infine, di piangere come un bambino quando si rende conto di tutto il male che ha fatto.
In questo, il film è più incisivo del romanzo, che forse indulge un po’ troppo nella sua natura di apologo morale. Non a caso, Sjöström taglia alcuni episodi che nel libro avevano molto spazio, come quello dedicato al fratello di Holm, risolto brevemente in uno dei numerosi flashback, e si concentra quasi del tutto sul trittico di personaggi formato da Edith, Holm e dalla moglie di quest’ultimo.
Il Carretto Fantasma da un lato riprende molti elementi dell’espressionismo tedesco come il macabro, la distorsione delle immagini e le atmosfere cupe, dall’altro supera quella corrente tramite un realismo e un’indagine antropologica sui personaggi davvero inedite. Come se non bastasse, è uno dei primi esempi di sviluppo non lineare della trama e somma quindi a una grande complessità estetica una complessità narrativa non indifferente.
E, nonostante (o forse proprio per) questo ebbe uno straordinario successo di pubblico e fu esportato in tutto il mondo, permettendo a Sjöström di lavorare a Hollywood, dove forse non si era arrivati ancora all’eccellenza in campo artistico, ma dove son sempre girati i soldi veri.
Piccola curiosità: la famosissima scena della porta sfondata con un’ascia in Shining è praticamente presa di peso da Il Carretto Fantasma.
Per chi fosse interessato, il film si trova integrale sul tubo in due versioni: una ha le didascalie in italiano, dura 1.29 e ha un commento sonoro che non mi convince del tutto; l’altra dura 1.45, ha le didascalie in inglese ed è del tutto priva di accompagnamento musicale.
il+carretto+fantasma+1Il 1931 è un’annataccia. Segna la nascita ufficiale del cinema dell’orrore americano come noi oggi lo intendiamo e quindi la scelta è davvero difficilissima. Non solo, ma il ’31 è anche l’anno di uscita di un capolavoro che non può non essere inserito in questo sondaggio. Parlo di M – Il Mostro di Dusseldorf, di Fritz Lang. Gli altri due film in lizza sono Dracula di Tod Browning e Frankenstein, di James Whale. Inutile dire che qualunque esclusione mi spezzerebbe il cuore. Ed è bello sapere che non è un problema mio, ma tutto vostro (risata malvagia).

20 commenti

  1. Grandissimo pezzo, grandissimo film, grandissima storia. Non nego che leggendo il romanzo sia scattata la lacrimuccia, la Lagerlof sapeva quale tasti premere e quali carte giocare.
    Complimenti ancora ma, per quel che riguarda il sondaggio, sei stata malvagissima: è la scelta di Sophie😀

    1. Sì, lo so, sono malvagissima e senza cuore😀
      In realtà, tra i tre c’è un film di cui vorrei parlare più degli altri, non per il suo valore intrinseco, ma perché potrebbe venir fuori un bel discorso sul cinema dell’orrore.
      Ma non dirò mai qual è.
      E sono terrorizzata dall’eventualità che vinca M.

      1. Ho votato M sia perché l’ho adorato sia perché ho usato la sua M come simbolo del mio Marlowe😀😀

  2. La scena dell’ascia non è forse nemmeno l’unica citazione che troviamo in Shining: ce ne potrebbe essere un’altra, molto meno evidente, nella famosa scena finale, quella dove la mdp va a zoomare sulla vecchia foto in bianco e nero appesa al muro, nella quale è ritratto un Nicholson d’altri tempi. Su quella foto c’è una data: 1921. Sarà una coincidenza oppure sarà l’ennesimo omaggio di Kubrick al capolavoro di Sjöström?

    1. Vero, la data sulla foto è un altro elemento da considerare. Oltretutto raramente le scelte nei film di Kubrick erano semplici coincidenze…

  3. Grande capolavoro, questo.
    Mi hai fatto venire voglia di riguardarlo.

  4. Sul fatto che il film muto sia una forma di narrativa (potremmo dire di arte) completamente differente dal film sonoro sarebbe bello un giorno fare un discorso articolato – anche perché se già i ragazzi nn guardano più i film in bianco e nero, figuriamoci il muto.

    Per il resto, ho votato Dracula… no, non te lo dico perché ho votato Dracula😉

    1. Getto la maschera: io tifo a tutto spiano per Dracula😀
      Forse il cinema muto è la forma d’arte più distante da noi contemporanei, ancora più distante di altre narrazioni più remote nel tempo. È molto ostico, il muto. Ti respinge, in un certo senso. Sei costretto a guardare il film usando strumenti differenti rispetto a quelli che usi oggi. E, se già l’assenza di colore spinge molti a qualificare un film come “noioso”, figuriamoci l’assenza di suoni.
      Lo sforzo di concentrazione richiesto da un film muto è troppo grande per il pubblico odierno.

      1. Il film muto è ingannevole perché “sembra un film” – ma è qualcosa di diverso, appunto, è un film muto.
        Nessuno si piazzerebbe davanti a un dipinto con le aspettative e l’atteggiamento con i quali si avvicina a un film… ma il muto “sembra” e quindi si rimane disorientati.

      2. Giuseppe · · Rispondi

        Il cinema muto non è decisamente facile (quanto al riuscire a macinarne parecchio senza impegno o difficoltà alcuna mi sa tanto di snobismo, magari non supportato da vero interesse né tantomeno da conoscenza approfondita dell’epoca del muto), anche se nel caso di questo piccolo gioiello che ci hai fatto scoprire – e altri analoghi – la nostra comune passione per il fantastico può aiutarci ad abbattere momentaneamente le barriere del tempo… non avendolo mai visto, credo che recupererò entrambe le versioni offerte gentilmente dal tubo e, per quanto riguarda il crudele sondaggio, facciamo che oggi mi sento più Bela Lugosi che Peter Lorre (tanto, vedo già che rimarrò stracciato alla grande)!😉

        1. Il bello del periodo del muto è che ogni film è reperibile con estrema facilità, dato che molti sono andati fuori diritti. Il Carretto Fantasma ha davvero segnato un punto di svolta fondamentale nello sviluppo del mezzo cinematografico. E del fantastico, anche.
          Sul sondaggio, avevo il sospetto che M sarebbe andato in vantaggio, ma non così soverchiante😀

  5. l’ho trovato sul tubo e visto in entrambe le versioni, decisamente un gioiello

    Ho votato M, film troppo ben fatto e che è il precursore del “mostro in mezzo a noi” tanto caro alle cronache di oggi.

    1. Sì, e ciò che sorprende è che, una volta superato lo scoglio di assistere a un qualcosa di terribilmente diverso da ciò che siamo abituati a vedere, scorre via alla grande, molto più rispetto ad altri film dello stesso periodo.
      Forse è merito soprattutto della recitazione non troppo sopra le righe.
      M sta stravincendo. Un plebiscito😀

      1. me l’aspettavo, è un signor Film M🙂

  6. Una bella recensione di un film complesso da recensite. Però mi ha fatto voglia di provare a vederlo.

    Al sondaggio non ho votato, non ho cuore di scegliere, sono tre recensioni che vorrei leggere con la stessa voglia.

    1. No, dai, una piccola preferenza l’avrai…
      Tira a sorte🙂

  7. Sono di parte sia per Lugosi sia per il vampiro quindi scelgo Dracula e i suoi figli della notte😛

    Quanto a Il carretto fantasma le immagini che hai messo sono davvero bellissime ma purtroppo non conoscevo né il film né l’opera da cui è stato tratto; è però meraviglioso vedere lo sbattimento tutto artigianale con cui i pionieri dell’epoca affrontavano sfide che oggi Jackson risolverebbe con un tocco di tastiera, privando il cinema di tutta la sua aura di mistero, magia e, sì, palese e sfacciata finzione.

    1. Forse Dracula comincia, timidamente, a recuperare su M.
      Vediamo che succede da qui a due settimane.
      Negli anni ’20, realizzare immagini simili era un lavoro pauroso.
      Infatti mi chiedo sempre cosa succederebbe se decidessero di riadattare il testo della Langelof oggi.

  8. Il primo capoverso è da incorniciare. Al sondaggio ho votato ‘M’ pensando di essere in minoranza e invece…

    1. M ha stravinto senza rivali a mani basse😀
      Voi mi volete mettere nei guai!

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