American Sniper (una non recensione)

American-Snipe1r
Regia – Clint Eastwood (2014)

A me pare, ma forse sono io a non starci tanto con la testa, che dopo la visione di American Sniper, ci sia stata la gara a chi cadeva per ultimo dal pero. Come se nessuno conoscesse le idee politiche di Eastwood, la sua posizione sulla guerra in Iraq e sulle armi. Non so cosa ci si aspettasse da questo film. Una netta condanna della politica estera statunitense da parte del noto bolscevico Eastwood?
Perché lo sapete tutti come la pensa il vecchio Clint, vero?
Vero?
O forse qualcuno si è fatto fregare da due film in odore di progressismo come Million Dollar Baby e Gran torino. Progressisti sempre fino a un certo punto, s’intende. Entrambi film profondamente, visceralmente americani.
E allora dove sta lo stupore se  American Sniper, biografia del più letale cecchino della storia militare americana, è un film di parte? Dov’è la delusione? Dovrebbe essere una nozione ben impressa nella mente dello spettatore ancora prima di recarsi in sala.
Però, di parte non è sinonimo di guerrafondaio. Questo anche andrebbe sottolineato e chiarito. Non vi è mai, in nessun fotogramma di American Sniper, alcuna forma di esaltazione della guerra in quanto tale. Nemmeno si può imputare al film di estetizzare il gesto eroico, di glorificare la morte in battaglia, o di costruire un’epica sul conflitto iracheno, come forse avrebbe fatto, ai suoi tempi, il buon Milius. American Sniper è un film piccolissimo, che non ha proprio nulla di epico. E sì, è un film di parte, diretto da un regista di parte e tratto dal libro di Chris Kyle, convinto (altrimenti non avrebbe fatto ciò che ha fatto) che la parte giusta fosse una sola, e che fosse quella americana.

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Può piacervi, può non piacervi, ma è a questo che andate incontro, se vi sedete in un cinema a vedere American Sniper. E a quel punto dipende dal vostro metro di giudizio: da quanto peso date all’ideologia del creatore di una qualsiasi opera. Io ne do molto poco, di solito. Altrimenti non potrei amare (di nuovo) Milius o Friedkin. E, in campo letterario, dovrei avere poca simpatia per Blatty e Simmons, che sono tra i miei scrittori preferiti.
Non mi importa se l’ideologia dell’autore trapela dalla sua opera. Mi importa solo che non diventi propaganda. Non per altro, ma perché altrimenti mi leggo un pamphlet e faccio prima.
Ecco, su una cosa potete stare tranquilli e sicuri: American Sniper non è un film di propaganda, come del resto non lo erano The Hurt Locker, Zero Dark Thirty e il più recente Lone Survivor. Sì, queste tre pellicole sono di sicuro più ruvide e meno “istituzionali” rispetto ad American Sniper. E tuttavia, nel raccontare la parabola di un uomo responsabile della morte di 180 persone (ma anche della salvezza di molte altre), la sua incapacità di gestirsi al di fuori del conflitto, il suo non voler accettare di avere riportato dei grossi traumi in guerra, e anche nel volerli risolvere prestando il proprio servizio a chi da quella guerra era uscito anche più malconcio di lui, Eastwood evita la retorica e mantiene una sobrietà totale nello stile e nei dialoghi, concedendosi appena un paio di scivoloni.

Lo stesso personaggio di Kyle è ritratto come un ragazzotto non troppo sveglio, cresciuto in un ambiente retrogrado e nutrito con pochi, semplici valori, da lui assimilati ed eretti a sistema su cui costruire una vita intera.
Il discorso del papà a tavola su pecore, lupi e cani da pastore è tutto ciò di cui Kyle ha bisogno per possedere una bussola morale. E così, il giovane cowboy, di fronte ad attacchi terroristici nelle ambasciate americane, si arruola nei Navy Seals per proteggere il suo paese, il “migliore paese del mondo”.
Non c’è spazio per dubbi, tentennamenti o crisi di coscienza. Kyle diventa un ottimo cecchino, andrà in Iraq ben quattro volte, restandoci più di un migliaio di giorni. Ogni volta, nonostante le proteste della moglie, tornerà a combattere perché, fuori da un contesto di violenza costante, semplicemente Kyle non funziona.

1000

Di fronte a quello che un conflitto può fare alla mente di chi vi partecipa, direi che passano in secondo piano le menate su quanto, come e dove American Sniper sia guerrafondaio. Non si deve per forza essere dei pacifisti oltranzisti per saper descrivere, anche in modo molto crudo, incisivo, in molte sequenze addirittura spaventoso, l’orrore che si cela dietro ai conflitti moderni. American Sniper questo orrore lo sbatte in faccia allo spettatore, che non esce esaltato e pronto ad arruolarsi per esportare un po’ di democrazia. Esce disgustato e vuoto.

Ma, e vale qui lo stesso discorso fatto per il film della Bigelow, la percezione che noi europei abbiamo di certe narrazioni, è molto diversa da quella che ha il popolo americano. Giudicare un prodotto come American Sniper standosene seduti sulla poltrona e inveendo contro il suo protagonista in quanto assassino (e pure vigliacco, ho sentito dire qualcuno) è di certo legittimo, ma non aiuta molto la comprensione del film. Sempre che a qualcuno interessi comprenderlo, ovvio. O sempre che si creda ci sia qualcosa da comprendere.
Forse sarebbe il caso di analizzare il film da un punto di vista più cinematografico e meno politico, riconoscere l’abilità di Eastwood nel dirigere (a più di 80 anni) un film di guerra coi controcoglioni e un ritmo della Madonna, senza usare nessuno degli artifici cui il genere ci ha abituato negli ultimi anni.
Macchina a mano quasi nulla, molti piani fissi, un montaggio niente affatto sincopato, una regia che quelli bravi definirebbero quasi invisibile per come è calibrata e mai invadente.

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Basterebbe vedere la sequenza della tempesta di sabbia, con attacco di guerriglia allegato e ritirata, per rendersi conto di che gigante c’è dietro la macchina da presa. Poi sì, perché va detto, pochi secondi prima, Eastwood ci infila una delle più grandi pacchianate della storia del cinema bellico. E si vede che il Grande Vecchio non è molto a suo agio con lo stile da videogioco in voga oggi. Ma è solo un cedimento all’interno di un film altrimenti solidissimo.
Non un capolavoro, di sicuro. Ma uno dei film migliori di Eastwood dai tempi di Gran Torino. E ricordiamo che si tratta di un prodotto girato su commissione e anche realizzato molto in fretta.

Parlando da europea che assiste a un qualcosa che sa di non capire del tutto, non era facile sviluppare empatia per un personaggio, sulla carta, poco gradevole. Ammettiamolo, il supercecchino a molti di noi starà sul cazzo in partenza e per partito preso. Ma il  Chris Kyle portato sullo schermo da Eastwood e Cooper non è un eroe, sebbene i suoi compagni lo chiamino “la leggenda”. È solo un tizio  dalle capacità intellettive piuttosto limitate ma molto bravo a uccidere. Ed era ciò che il suo paese, che lui amava (a torto? A ragione? Dobbiamo giudicarlo noi?) gli chiedeva di fare.
Se il vostro antiamericanismo da salotto è più forte dell’amore per il cinema, American Sniper non fa proprio al caso vostro. Se invece volete vedere un bel war movie, teso, intenso, in alcune circostanze brutale e mai consolatorio, allora fateci un pensierino.

55 commenti

  1. Helldorado · · Rispondi

    D’accordo con la tua recensione, preferisco di gran lunga un film con qualche idea ed opinione dentro lontanissima dalle mie, piuttosto che i patinatissimi e vuotissimi “prodotti” che infestano le sale oggi.
    E poi è girato come sempre da Dio (altro nome di Clint)😀

    1. Infatti, storcere il naso di fronte a delle idee molto distanti dalle mie è lecito. Non essere d’accordo, anche e ci mancherebbe. Solo che il film non è Berretti Verdi, non è un film di propaganda, ma un film sulla guerra. Schierato da una parte che non è di certo la mia. Ma Clint il suo mestiere lo sa fare alla grande, sempre.

  2. Trovo questa non recensione perfetta. Sono d’accordissimo con quanto hai espresso. Sinceramente non capisco chi critica il film perché è politicamente schierato… cosa si aspettavano? Un’invettiva contro gli americani brutti e cattivi?

    E poi credo che i film vadano giudicati indipendentemente se siano schierati come noi “politicamente”. Sarebbe troppo facile giudicare bene quelli con cui siamo d’accordo e viceversa.

    Il film mi è piaciuto molto, più di J. Edgar, l’ultimo che ho visto di Eastwood.

    1. Grazie!
      Come se poi sapessero ora che Eastwood è repubblicano. Come se la notizia fosse nuova e li lasciasse sbalorditi e attoniti😀
      Anche a me è piaciuto più di J. Edgar. Secondo me è il miglior Clint dai tempi di Gran Torino

  3. Mi hai fatto venire una scimmia assurda, mi sa che lo vedrò!😀😀😀

    1. Ahahahahahahahahahahahahahahahahaahahahha

  4. Non avevo intenzione di vederlo, ma dopo la tua recensione ho cambiato idea.😀

    1. Ehi tu, non è abbastanza chiaro il banner?😀😀😀

      1. Siamo proprio degli sciocchini, ora ce ne andiamo via!😀

        1. Prendeteli!

  5. Ragionissima su tutto, peccato per quel proiettile dal 3d puzzone proprio in mezzo a una delle migliori scene del film…

    1. Eh sì, quella è davvero una roba kitsch imperdonabile😀

  6. io sono un eastwoodiano convinto e riconosco di non essere stato troppo tenero con Clint in questo film: non è una questione ideologica perché sapevo benissimo a che cosa andavo incontro, non credo che sia neanche un film guerrafondaio( ma afferma l’ineluttabilità della guerra) o particolarmente patriottico nonostante qualche sbandata retorica…quello che non mi è piaciuto del film ( che comunque supera ampiamente la sufficienza per quanto mi riguarda) è stata l’incapacità a parer mio di Clint di raccontare l’America dietro Kyle, un eroe assurdo morto in maniera assurda…comunque gli preferisco The Hurt Locker….come al solito gran pezzo Lucia…..comui

    1. Sì, i due film della Bigelow sono su un altro pianeta. E di sicuro non è il capolavoro di Eastwood. Poi forse si sarebbe dovuto dare più spazio ai momenti di quiete tra una battaglia e l’altra. Ma sarebbe stato anche un altro film.
      Può non piacere e si possono condividere o meno le scelte narrative compiute da Clint.
      Però bollarlo come guerrafondaio, propagandistico o, anche peggio, come un film che fa l’esaltazione di uno spietato assassino, lo trovo disonesto intellettualmente.

  7. Hai centrato perfettamente il punto sul perchè bisogna andare a vedere un film simile e sul perché Eastwood li fa.
    Ti adoro❤❤❤

    1. È difficile fare un film, schierato politicamente in un certo modo, che ti faccia uscire con un terrore tale della violenza e della guerra.
      Da una prospettiva pacifista forse è più semplice.
      Grazie!🙂

  8. Peraltro, Eastwood aveva già dimostrato di saper fare cinema bellico, “americano” e non propagandista con Gunny. A 85 anni dà ancora la paga a quasi tutti.

    1. Ma gli mangia proprio in testa, a moltissimi registi giovani e di belle speranze. Solo la Bigelow ha fatto meglio di lui, per quanto riguarda i conflitti contemporanei.

  9. grandissima non recensione

  10. Ottima non recensione, ma ci aggiungo un po’ di mio sul profilo “tecnico”, non della regia ma della rappresentazione militare.
    Terribile vedere un singolo tiratore, privo di spotter (il compagno con binocolo) che pare essere l’unica persona competente sul campo di battaglia.
    Il resto della sua squadra era composto da bambini incapaci bisognosi della protezione del nostro all-american sniper, che immancabilmente si rivelava l’ago della bilancia in grado di salvare da morte certa quei poveri stupidotti incompetenti che non erano in grado si sparare un colpo ad un nemico visibilissimo o di sparare in modo accettabile a semplici bersagli.
    Un film di glorificazione, con una luce divina ingiusta sul nostro cecchino stelle e strisce che lo rende ancora più pesante, è un vero peccato vedere queste cose in un mondo in cui esistono Hurt Locker e Jarhead.

    1. Io non ho competenze in campo militare. Mi è sembrato un po’ strano che i soldati americani non sapessero pararsi il culo nelle perlustrazioni varie, però dopo un po’ non ci ho più fatto molto caso.
      Però è anche vero che, alla fine, il nostro supercecchino incasina tutto per fare il supertiro pacchiano. E fotte tutta la missione. Sbaglio?

  11. La mia recensione è giusto un po’ divergente dalla tua. Appena un filino.🙂
    Comunque do’ atto a Clint se non altro di aver fatto un film che non lascia indifferenti.

    1. Eh sì😀
      Qui rischio di diventare una tua acerrima nemica😀

  12. Ottima come sempre, sorellina. Clint non ha mai nascosto la sua militanza repubblicana e come al solito, ci si strappa le vesti senza non sapere un benemerito… La politica USA è differente dalla nostra, tanto quanto una testuggine da un ippocampo. Cosa direbbero ad esempio i fan di Obama se sapessero che il Partito Democratico è nato nel sud schiavista? Disgressioni a parte. Clint è un regista immenso e pace se pensa che gli USA fanno bene a mantenere uno stato di guerra destabilizzante in Medio oriente. Parliamo di cinema e non geopolitica.

    1. Esatto… siamo diversissimi. Qui in Europa usiamo un metro di giudizio ideologico che non collima con come intendono la politica negli Stati Uniti.
      Per dire, secondo me è molto più propagandistico e fastidioso un film come Top Gun (che pure mi diverte) rispetto ad American Sniper. E infatti, sull’onda di Top Gun, si riscontrò un aumento enorme negli arruolamenti…

      1. Top Gun, rivisto sopratutto oggi è perfino imbarazzante anche se tecnicamente rimane un fil aeronautico raro!

  13. grazie per questa recensione. Chi da’ del razzista o del patriottardo a Eastwood per questo film dovrebbe almeno ricordare che Clint ha diretto Letters from Iwo Jima.

    1. Che è un film meraviglioso. Più bello di Letter from our fathers

  14. Giuseppe · · Rispondi

    Ancora con questa storia dell’Eastwood repubblicano :(… Beh, ma mi pare che il suo essere repubblicano non gli abbia mai impedito di confezionare ottimi film. Basti pensare come Mystic River, Gran Torino, Letters from Iwo Jima (che se la gioca quasi alla pari con Flags from our Fathers) ed altri stiano lì a indicare tutti i possibili limiti di una visione pregiudizialmente ideologizzata nei suoi confronti, visione che – al di là di un soggettivo e legittimo de gustibus – sospetto possa aver colpito ancora, nel caso di quell’ American Sniper che hai meravigliosamente non recensito😉 . Ma Clint NON è MAI stato John Wayne, è bene ricordarlo (come giustamente hai fatto, citando nella prima risposta il becero Berretti verdi): andando un attimo al di là del genere bellico, lo stesso modo di caratterizzare – da attori – il duro a tutto tondo con relativo bagaglio di valori l’ho sempre considerato agli antipodi, vedi a confronto il rude ma stereotipato yankee dell’ispettore Brannigan – o, a scelta, il tenente Parker – con il granitico e già disilluso Callaghan che non amava il sistema ma, in mancanza di meglio, gli sarebbe stato fedele (anche qui, l’evoluzione del personaggio l’avrebbe portato in seguito a rivederla un tantino, questa fedeltà) . A modo suo, poteva quasi sembrare un progressista. A modo suo, ovvio, non nostro. E comunque funzionava già benissimo allora, senza ogni volta doverci metter in mezzo pretestuose etichette di parte…

    1. Non so, forse qui in Italia noi siamo troppo abituati a identificare arte e cultura con una determinata parte politica per capire che altrove certe distinzioni sono piuttosto inutili. Io lo ripeto: le mie idee non coincidono con quelle di Eastwood, ma ciò non mi impedisce di amare molto il suo cinema. Non è difficile… Eppure sembra che la cosa venga compresa molto poco.

  15. Finalmente qualcuno che lo dice, sembra che ogni tanto la gente di dimentichi che il vecchio Clint è un Repubblicano, Bellissimo commento, e bellissimo sito complimenti, Chiunque abbia John (AKA Dio) ha già la mia simpatia! se ti va di leggerlo, trovi un mio commento al film di Eastwood qui:

    http://labaravolante.blogspot.it/2015/01/american-sniper-spara-leggenda.html

    Ciao e continua così!

    1. Ciao! E grazie per il commento! Vado a leggere e spero di risentirti spesso da queste parti🙂

  16. Scrivo per la prima volta su questo (bellissimo) blog, perché è una delle rarissime volte in cui non sono d’accordo con Lucia.
    Al di là delle ideologie a volte indigeribili che anch’io cerco di superare quando vedo un film, di American Sniper non salvo quasi niente, e lo dico da fan dell’Eastwood regista (da Gli Spietati in poi).
    Sarebbe potuto essere un film epico e tragico e cupo, e invece è solo piatto, banale e retorico, con la più retriva e manichea distinzione fra buoni e cattivi, scene e situazioni viste già decine di volte, e dialoghi al limite del ridicolo involontario.
    Bradley Cooper un bovino inespressivo, Sienna Miller mogliettina petulante e insopportabile fin dalla prima scena (poveretta, un personaggio davvero punitivo. Hollywood è il posto più misogino al mondo, giusto dopo qualche teocrazia mediorientale e il Vaticano), e poi, a cominciare dal fratello scemo (scemo perché è sfiorato da qualche leggerissimo dubbio sulla guerra?), tutta una serie di personaggi abbozzati, irrisolti, monodimensionali che fanno da sfondo alle imprese dell’EROE (si fa per dire. Per uno che ne salva, 5 ne fa ammazzare).
    In definitiva il film è solo una noiosa agiografia di un personaggio quanto meno discutibile, peraltro anche produttore associato del film, il che spiega molte cose. E c’è perfino qualche sciatteria registica imperdonabile per uno come il vecchio Clint (il pancione di cartapesta di Sienna Miller, il bambolotto tenuto in braccio da Cooper).
    Boh. Spero solo che non sia il suo ultimo film.

    1. Prima di tutto benvenuto da queste parti e grazie del commento.
      Io credo – ma l’ho anche scritto – che il personaggio di Kyle sia il risultato dell’educazione che ha avuto. Non ho trovato il fratello scemo, anzi. Tra i due quello meno sveglio mi è parso proprio Kyle che non viene ritratto come il massimo dell’intelligenza. Non ho visto atteggiamenti eroici o panegirici agli Stati Uniti come, per esempio, un Rambo 2.
      L’ho trovato un film schierato, ma non di propaganda. E mi è anche sembrato ovvio che il punto di vista adottato sia esclusivamente quello americano. Noi vediamo il resto del mondo come lo vedeva Kyle. E quindi sì, o lupi, o pecore o cani da pastore. È coerente.
      La mogliettina sarà pure petulante e rompicoglioni, ma è l’unica ad avere ragione.

      1. Ripeto, non mi ha deluso per questioni politiche o ideologiche, so benissimo come la pensa Eastwood. Mi ha deluso dal punto di vista puramente cinematografico. Scritto male, recitato mediocremente e diretto in modo svogliato. E poi non c’è pathos, non c’è mordente, non c’è tensione. Alcuni film assimilabili a questo e che avete citato (The Hurt Locker, Lone Survivor, e per alcune cose ci metto anche Black Hawk Down e il sottovalutato Redacted) sono nettamente superiori. Magari il mio giudizio negativo è eccessivo, ma se così fosse è solo perché trattandosi di lui le mie aspettative erano alte.

        1. No, in realtà ho letto (e parlato con) altri a cui il film ha fatto il tuo stesso effetto. Non so, io l’ho trovato molto solido. E, a parte Sienna Miller che non mi è mai piaciuta, anche ben recitato da Cooper.
          Su Redacted però non sono d’accordo. Non lo catalogherei come film di guerra e non lo inserirei nella stessa lista di The Hurt Locker o Black Hawk Dawn. Quello è un film di denuncia, con altri intenti e altre motivazioni alla base.
          Ed è un grandissimo film.

          1. Su Redacted hai ragione, l’ho citato perché per me è il film definitivo sull’alienazione e sulla de-umanizzazione del soldato, un tema che nel film di Eastwood in effetti viene appena sfiorato.

          2. Perché in realtà credo che American Sniper si concentri più sulla guerra come dipendenza.
            Redacted parte comunque da una posizione ideologica molto differente. La guerra, per Eastwood è un male necessario. Ma comunque un male.

    2. che Hollywood, la Hollywood di oggi, sia così misogina è una tua opinione Erri Potta, comunque anch’io non capisco questa polemica, portata avanti anche da persone degne come i Wu Ming sul fatto che gli americani (anche nei film più nettamente contrari alla guerra come molti Vietnam movies) raccontano sempre i conflitti cui hanno preso parte sempre dal loro punto di vista e mai da quello del “nemico”…è ovvio che un regista americano, contrario o favorevole alla guerra, racconti il Vietnam o l’Iraq dal punto di vista americano, che altro dovrebbe raccontare? Clint raccontò il “nemico” con grande sensibilità in Letters from Iwo Jima ma ha potuto farlo anche perchè era un nemico sconfitto sessant’anni prima e sopratutto oggi i giapponesi sono alleati, e anche così non era affatto facile

  17. Bella recensione, mi duole, ma purtroppo io devo essere uno di quegli antiamericani da salotto se la penso così
    http://blogdeltaser.blogspot.it/2015/01/american-sniper.html

    ciao

    1. E a me duole constatare che ogni occasione è buona per spammare

      1. smappare?!?!? ahahahahahha togli pure il mio commento kretinetta

        1. No, no, deve restare lì insieme a questo, a imperitura memoria

  18. Brava, sono pienamente d’accordo. La prova regia di Eastwood è eccellente. L’angolatura ideologica pesa, ma quando c’è la qualità (e qui ce n’è) è ‘educativo’ guardare film anche diametralmente opposti al nostro punto di vista (se validi si criticano con rispetto, se mediocri si gettano senza ritegno nel cestino della storia). La guerra raccontata da Kyle è una fiaba buona per le prediche della domenica nelle sterminate province americane ultra-cristiane, ma è pur sempre un punto di vista radicato nel popolo americano. Non è solo propaganda, ma un sentire comune a milioni di americani (che ovviamente non considerano quella in Iraq un’invasione e un’occupazione militare, ma ‘legittima difesa’). A volte è dura (anche solo prendere atto di certe posizioni), ma non bisogna dimenticare che la realtà è sempre una pluralità di ‘sguardi’.

    1. Infatti è un punto di vista che non posso condividere, ma va preso atto che per molti americani è così. E ogni tanto fa bene anche non sentirsi perennemente rassicurati da un pensiero simile al nostro.

  19. Sarà pure una non recensione, ma centra il punto molto meglio di quanto facciano recensioni che si definiscono tali (o presumono di esserlo). Diciamo comunque che rientri fra le persone del cui parere mi fido e che mi hanno convinta a guardare questo film con la minore quantità possibile di pregiudizi. E nonostante (semi-spoiler per chi non ha visto!) le scene coi cattivoni che trapanano il cranio ai bambini. Ammetto di essere ipersensibile😛

    – Fran

    1. Ma è un film crudo. Certo, nell’ambito del cinema mainstream, ovviamente, ma pur sempre crudo. E infatti, mi pare che in America abbia la classificazione R. Ed è un caso più unico che raro per un film che va addirittura agli Oscar.
      Ed essere sensibili a certe scene è nota di merito.
      Grazie del commento🙂

      1. Figurati!🙂

  20. Una delle recensioni più illuminate su questo, che per me resta un grande film.
    Sulla Guerra, sugli uomini che la combattono e che continuano a volerlo fare, sul Male.
    Bravissima.

    1. Grazie! Ho letto che la pensiamo in maniera molto simile su questo film, che è un grande film, ma si presta a molti fraintendimenti.
      La storia ci darà ragione😉

  21. Condivido le valutazioni espresse nell’articolo.

  22. Intanto la vera Leggenda del film è diventato il bambolotto.🙂 http://www.hollywoodreporter.com/news/american-snipers-fake-baby-mocked-764702

  23. Blissard · · Rispondi

    Ieri ho finalmente visto il film.
    A caldo grossa delusione, poi stamattina ho letto un (bel) po’ di recensioni, inclusa la tua. In particolare la tua mi ha aiutato a “leggere” il film in una maniera diversa, e di questo ti ringrazio.

    Ps: se ti va, la mia rece la trovi qui (https://rateyourmusic.com/film/american_sniper/), sotto il nick “Blissard”. Spero che il mio non venga considerato uno spam, il link è a una pagina di RateYourMusic… se però lo considererai comunque uno spam fatto e finito, mi scuso e prometto solennemente che non piazzerò mai più alcun link. Senza rancore, giuro😉

    1. No, ma figurati… Un conto è passare qui e “cagare” un link con quattro paroline annesse. Un altro è articolare.
      Sul fatto che il film sia esteticamente brutto non riesco a essere d’accordo. C’è solo una scena davvero orrenda (quella del tiro “impossibile” che centra in pieno il cecchino avversario). Per il resto, Clint è sempre solido e professionale, ma si sente che il film gli appartiene pochino ed è girato su commissione, che è fatto più per dovere istituzionale che per qualche profonda ragione di natura artistica.

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