Pucciosità Natalizie – Navigator

Flight-of-the-1Navigator
Regia – Randal Kleiser (1986)

Oggi, il termine disneyano (così come spielberghiano) è usato spesso in senso dispregiativo. È anche vero che lo usano così degli strambi personaggi a metà tra l’acido e lo spocchioso. E va comunque riconosciuto che la Disney di stronzate ne ha sfornate parecchie, nel corso della sua lunghissima e gloriosa esistenza. Eppure, disneyano è un aggettivo che si adatta alla perfezione a questo film di fantascienza per ragazzi uscito nell’estate del 1986 e firmato addirittura dal regista di quel successo interplanetario che fu Grease.
Non solo perché fu la Disney a rilevare il progetto e a portare a termine il film quando la casa di produzione indipendente che lo finanziava, la PSO, andò fallita nel bel mezzo della lavorazione. Ma perché Navigator è un contenitore di tutte le caratteristiche più tipiche del prodotto Disney dell’epoca. Ed è anche un po’ spielberghiano, dato che cita E.T. a più riprese (memorabile la battuta del benzianio: “Ha detto che voleva telefonare a casa”) e, proprio come il capolavoro di zio Steven, racconta una storia di amicizia tra un ragazzino e una creatura aliena. Il male assoluto, insomma.

flight-of-the-navigatorSono molto affezionata a Navigator. Ricordo che il design dell’astronave Max mi faceva impazzire. Quella specie di bozzolo di metallo lucidissimo, in grado di cambiare forma a seconda delle necessità, senza alcuna giuntura, con i gradini che uscivano fuori come fossero gocce di mercurio. Un lavorone di effetti speciali in una computer grafica ai suoi albori.
Non costò nemmeno troppo, appena nove milioni di dollari. E, a ben guardare, se si esclude il veicolo spaziale, non c’è poi tanto da vedere. Nessuna esibizione tecnica. Quasi tutto il film si svolge tra un paio di stanze nei laboratori della NASA e l’interno dell’astronave. È un’opera di fantascienza il cui fascino è basato soprattutto sulla caratterizzazione dei personaggi, sui dialoghi e su una sceneggiatura che mischia commedia fanciullesca, viaggi nel tempo e un accenno di teoria della relatività gestito in maniera tale da risultare immediatamente comprensibile a qualsiasi spettatore. Persino Nolan avrebbe qualcosina da imparare…

David, la sera del 4 luglio 1978, si inoltra nel bosco per andare a recuperare quella piattola del fratello minore, uscito a giocare con degli amici. Cade in un fosso e si risveglia poche ore dopo. Solo che è il 1986: la sua famiglia lo ha cercato a lungo, è stato dichiarato legalmente morto, tutti intorno a lui sono cresciuti o invecchiati, mentre lui è rimasto un dodicenne. Non ricorda niente degli otto anni in cui è sparito dalla circolazione.
Nel frattempo, la NASA trova uno strano velivolo, la cui forma appare come per magia nella testa di David non appena i medici gli fanno un elettroencefalogramma per capire cosa diavolo gli sia successo.
I due eventi vengono collegati, gli scienziati vorrebbero studiare David, lui resiste un paio di giorni e poi vola via a bordo dell’astronave, dove finalmente gli verrà spiegato cosa è accaduto.

maxresdefaultL’idea alla base di Navigator è affatto banale: un’astronave pilotata da un’intelligenza artificiale deve raccogliere esseri viventi in giro per la galassia, portarli sul pianeta di provenienza, Phaelon, per analizzarli e poi ricondurli nei rispettivi luoghi di appartenenza. Il tragitto dalla terra a Phaelon e ritorno dura circa 4 ore, alla velocità della luce, che diventano gli otto anni passati dalla scomparsa di David, considerato un organismo troppo fragile per poter affrontare un viaggio nel tempo e quindi rispedito a casa in un’epoca non più sua.
Un soggetto declinabile in centinaia di modi diversi, e che può fungere da canovaccio per altrettanti film. Solo che, in questo caso, se ne fa un prodotto per ragazzi. E qui c’è non solo del genio, ma anche una fiducia nel pubblico di riferimento che impressiona, se si pensa a come oggi i ragazzini vengono rincoglioniti e imbambolati a forza di spiegoni. A come tutto deve essere semplificato al massimo. E concetti appena un po’ meno elementari della media vengono riservati soltanto a film destinati a un pubblico adulto.

In Navigator si parlava ai bambini seduti nelle sale dei cinema di teorie anche piuttosto complicate da digerire. Lo si faceva con un linguaggio alla loro portata, ovviamente, e attraverso una fiaba disneyana dove un computer messo alla guida di un’astronave impara a ridere e a comportarsi come un dodicenne, in un processo di umanizzazione così efficace e ben caratterizzato che alla fine il pubblico è naturalmente indotto a provare un’empatia fortissima per una specie di braccio meccanico con una lampada montata sulla testa. Ed era tutto lì, nella scrittura del personaggio di Max (Trimaxion Drone Ship) e nel suo rapporto con David, risolto nel giro di meno di mezz’ora di film e indimenticabile.

NostalgiaCritic-DisneycemberFlightOfTheNavigator124-306Ci ritroviamo, ancora una volta, a parlare di magia e buoni sentimenti: il nucleo familiare americano, i fuochi d’artificio del 4 luglio, il fratellino minore rompiscatole (che diventa fratello maggiore, quando David torna a casa), il papà che insegna al figlio come si attacca bottone con le ragazze. C’è persino il cane che prende al volo i frisbee. E la gentile impiegata della NASA, con robot  domestico al seguito (Sara Jessica Parker, in uno dei primi ruoli importanti della sua carriera), che ascolta i Twisted Sisters.
Eppure Navigator non diventa mai stucchevole e si mantiene in bilico sul crinale tra comicità leggera e autentica commozione. E a vedere quanta pretenziosità e seriosità ci sono oggi nel cinema per ragazzi, quasi non ci si crede che una trentina di anni fa la fantascienza fosse anche questa.
Invecchiato molto meglio di altri film coevi, Navigator è una visione ancora piacevolissima e un piccolo saggio di scrittura cinematografica.
Angolo della curiosità spicciola: Navigator è uno dei primissimi prodotti targati Disney a veder pronunciata la parola “shit”. E per ben due volte.
Dopo Navigator, Kleiser avrebbe lavorato di nuovo con la Disney per l’adattamento di Zanna Bianca, senza però riscuotere lo stesso successo. In effetti quel Zanna Bianca fa discretamente cagare. E la versione di Lucio Fulci lo surclassa senza troppi problemi.
La voce di Max, nella versione originale, è di Paul Reubens.
L’astronave usata nel film, esiste ancora e fa parte delle attrazioni di Disney World, in Florida.

17 commenti

  1. Gli spiegoni in genere li fa Morgan Freeman……

  2. Ricordi d’adolescenza… tempi che andavo al cinema sabato sera, domenica pomeriggio e lunedì sera!

    1. Ah, io obbligavo con la forza i miei genitori a portarmici sempre. Poverini, li ho sfiniti!

      1. Sembrerà un commento “da vecchio” ma… altri tempi. Forse anche meno ipocriti.

        1. Sì, la penso anche io così. Non so se è semplicemente il filtro della nostalgia, oppure davvero c’è stato un peggioramento…

          1. Difficile dirlo. Cerco sempre di essere molto obiettivo in questi discorsi. Sono mutati i gusti, la percezione proprio dei generi. Oggi un quindicenne si esalta per Hunger Games, noi lo facevamo con Terminator e Predator… ce ne passa, sia come estetica che come linguaggio. Trovo che ci sia qualcosa di profondamente… disinnescato nelle produzioni odierne, al di la’ del divario tecnologico.

  3. CAPOLAVORO FANTA TEEN inarrivabile per tantissime cose.meglio.Molto meglio di ET. Ancora spero di poter avere un Diavoletto Marino domestico. ù__ù

    1. No, dai, meglio di E. T. no.
      E.T. è proprio un’altra cosa, a tutti i livelli. Questo, al massimo, ne è un’ottima derivazione. Però il confronto, oggettivamente, non può reggere neanche cinque minuti. È la statura artistica dei due registi a dirlo.

      1. Diciamo che si può fare un parallelo fa E.T e Navigator (ottimo scifi per ragazzi, sottolineo pure io), dato che entrambi trattano del contatto fra intelligenze aliene e ragazzini. Ma, per l’appunto, rimane un parallelo e non un confronto che – sono d’accordo – Navigator non potrebbe vincere. O, al limite, si può discutere su chi dei due sia invecchiato meglio (e qui un piccolo punto in più a Navigator glielo darei anche) ma il discorso principale non cambia: Spielberg e Kleiser stanno su su due pianeti distinti e distanti, come la Terra e Phaelon…
        P.S. Zanna Bianca e Il Ritorno di Zanna Bianca li vidi al cinema… non avevo ancora l’età di David ed ero già Fulciano senza saperlo!😉

        1. Chissà se Zanna Bianca può rientrare tra le pucciosità natalizie?

          1. Giuseppe · ·

            Un Fulci natalizio per ragazzi, perché no?😉

  4. All’epoca ero ormai troppo vecchio per apprezzarlo completamente – in particolare, trovai allora (e trovo ancora oggi) il ragazzino asolutamente insopportabile.
    Però è vero che si tratta di una pellicola che, per tutta la sua pucciosità, richiede agli spettatori quel briciolo di impegno che ormai apparentemente Hollywood preferisce evitare – per non rischiare di perdere pubblico.

    1. Ed è un film rivolto a un target chiaramente infantile. E la cosa non è da sottovalutare. Poi deve essere accaduto qualcosa di molto brutto a Hollywood

  5. Ricordare i classici è un dovere, brava Lucia.

    P.s.
    “troppi cioccolatini, cicciobomba?” (cit.)

    1. La scena migliore del film😀

  6. Film bellissimo.

    Comunque sul concetto di “spielbergiano” bisognerebbe intendersi. Io apprezzo le cose modeste ma fatte bene. Oggi per me “spielbergiano” da usarsi come impropero è quando certi temi propri di quel regista vengono esaltati e resi stucchevole, melensi.

    1. Sì, ma quelle sono derive di uno stile che ormai è diventato riconoscibile dopo due inquadrature. Navigator è nobilmente spielberghiano.

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