La Musica del Mare – Making of 2

 

RobertWyatt-RockBottom“Sott’acqua, anche il suono più sgradevole diventa musica”. Così si esprime Alice a proposito della sua passione per il mare, nei primi capitoli de Il Posto delle Onde. Ed è vero: l’oceano canta. Basta mettere pochi secondi la testa sotto la superficie per sentire la sua canzone.
Da sempre, ho associato l’acqua alla musica. E mi è più facile trovare nelle note dei punti di riferimento per raccontare un rapporto esclusivo e molto particolare tra uomo e mare, invece di andarli a cercare in altre forme di espressione artistica. È il motivo per cui, nel mio ebook, la musica ha un ruolo fondamentale. Non solo di accompagnamento, ma narrativo. Per scrivere Il Posto, mi serviva una vera e propria colonna sonora, quasi stessi girando un film. Un lavoro che procede oltre quello fatto con la Murena, dove le canzoni che nominavano i capitoli avevano una semplice funzione di commento. In questo secondo ebook, esiste quasi una partitura fatta di brani, citazioni, rimandi, che si estende lungo tutta la storia e la sostiene. Sarà perché Il Posto è un romanzo “sentimentale” e la musica è una delle pochissime cose in grado di mettere a tacere la mia parte razioncinante e colpirmi sul piano puramente emotivo, senza nessuna mediazione.
Se vi va, andiamo a scoprire insieme come funziona la musica ne Il Posto delle Onde. Potrebbe essere divertente.

Joni Mitchell1. La Musica diegetica
I due temi di Alice e River, di cui abbiamo anche parlato nel post di presentazione dell’ebook, compaiono all’interno della storia, ascoltati in circostanze che ne amplificano il significato. River si chiama così proprio per la canzone di Joni Mitchell. Non rappresenta solo il tema del personaggio, ma ce lo racconta e ci aiuta a capirla meglio.
Alice, invece, raramente si separa (almeno nelle fasi iniziali) dal suo lettore mp3 e dà l’impressione di conoscere molto bene la musica. Mi è piaciuto immaginarla ad ascoltare Coltrane mentre il mondo se ne va allegramente allo sfascio e, per inquadrarla bene, le ho messo nelle orecchie, in un momento molto importante, questa canzone di Simon & Garfunkel.
Al cinema, quando si tratta di scegliere quale musica accoppiare alle immagini, si scatenano dibattiti furibondi. Ci sono quelli a cui piace sottolineare ed enfatizzare alcuni momenti del film, con una colonna sonora che segua la stessa direzione emotiva della scena. Per altri invece questo tipo di accompagnamento “fa scopa”, ovvero smorza l’effetto delle immagini per un sovraccarico di stati d’animo il cui effetto rischia di essere contrario a quello che si vorrebbe ottenere. E allora si preferisce procedere per contrasto.
Non so quale delle due teorie sia la migliore. Credo però che dipenda molto dalle circostanze. Per il Posto, ho fatto entrambe le cose e, se i  temi dei due personaggi “fanno scopa”, ho scelto, per una scena molto violenta con elicotteri e mostroni vari, di procedere a contrasto e ho inserito in colonna sonora un brano dei Fleetwood Mac, forse il loro più famoso, Go your own way, un pezzo pop, dal ritornello immediatamente riconoscibile, energico, estremamente vitale, per commentare un momento che di vitale non ha proprio niente. Non so se abbia funzionato. Scopritelo da voi.
C’è anche altra musica diegetica nell’ebook, ma non vorrei rivelare troppo in questo making of. Se anche voi vi divertite a mettere insieme suoni e immagini (mentali in questo caso), potreste voler andare a scovare gli altri momenti musicali uno a uno.

wyatt2. I suoni dell’Altrove
Il mare è già di per sé una dimensione differente dalla nostra. Nell’ebook, non è solo l’oceano a rappresentare questo Altrove. Tutti i luoghi in cui si muovono le protagoniste, anche quando sono all’apparenza familiari, hanno un qualcosa di Altro rispetto a noi. Perché ho strutturato la mia personale idea dell’apocalisse in una maniera un po’ particolare.
Per cercare di rendere l’impressione di sfasamento che, in teoria (non so se ci sono riuscita), dovrebbe pervadere tutta la storia, la musica mi è stata di grande aiuto. In particolare due album, Rock Bottom di Robert Wyatt e Ocean Songs, dei Dirty Three.
L’ascolto di Rock Bottom, soprattutto, è stato determinante: ogni paesaggio sottomarino, ogni strana creatura incontrata da Alice e River, ogni attimo di riflessione o contemplazione discende direttamente da quelle sonorità. Due canzoni in particolare, Alifib e Sea Song costituiscono l’ossatura dell’universo che ho tentato di creare. La prima è parte integrante del romanzo e partecipa all’evoluzione della vicenda. La seconda si è limitata ad accompagnarmi lungo tutto il corso della stesura, senza mollarmi un attimo. Ero arrivata al punto di sognarla la notte. Entrambe sembrano scritte in un universo parallelo, e precipitate qui da noi per caso.
Ocean Songs è invece un disco strumentale, di difficile catalogazione, ma penso che, se si vuole scrivere di mare, sia indispensabile. Sentite un po’…

112_0809_03z+brian_tyler+playing_drums3. Musicare le mazzate
Il signore che vedete dietro la batteria nella foto qui sopra è Brian Tyler, ed è un compositore di colonne sonore, in particolare per film horror e d’azione. Scrive delle musiche estremamente funzionali e robuste, adattabili alla perfezione alle immagini. Mi sono fatta una bella playlist di molti suoi brani mentre buttavo giù Il Posto delle Onde. Era proprio ciò che mi serviva, sia per le parti catastrofiche che per quelle dove esplode la violenza nel modo più brutale. Ve l’ho detto, Il Posto è un romanzo violento e dove si fa un sacco di casino. Per quanto si possa considerare Brian Tyler grossolano, a volte è proprio una musica di puro impatto e che non va tanto per il sottile a darti la spinta giusta per portare a termine un capitolo in cui si menano come fabbri e che non sembra avere alcuna intenzione di uscire. Per esempio, il naufragio che avviene più o meno a metà dell’ebook, esiste in virtù di questa suite, ascoltata e riascoltata in  macchina fino allo sfinimento mio e di chi aveva l’orribile sfiga di starmi accanto.
I mostri invece, quelli enormi e belli aggressivi, quelli che si pappano la gente con gusto, derivano dal tema creato dai Goblin per Phenomena. C’è qualcosa di epico e, insieme, poetico, nel brano, una potenza visionaria che ben si adatta al sorgere dagli oceani di bestie sanguinarie.

fabrizio_de_andre_1_800_8004. Gente che si rivolta nella tomba: Fabrizio De André
Un caso a parte, nella colonna sonora dell’ebook, è costituito dall’uso a sproposito di alcune canzoni di De André. Ogni capitolo è infatti intitolato in suo onore (anche se penso mi avrebbe spaccato la faccia) con un brevissimo stralcio prelevato dai suoi testi. Molto spesso la canzone in questione non ha niente a che vedere con ciò che accade effettivamente nel capitolo. Ma la minuscola citazione posta in apertura serve a dare un’immagine precisa del suo contenuto. Anche quello è stato un lavorone di ricerca lungo e persino un po’ faticoso. Sebbene io conosca tutto a memoria, andarsi a prendere la frase giusta al momento giusto, quella in grado di esemplificare un intero capitolo in un lampo, non è stato facile.
Non si tratta proprio di accompagnamento musicale, ma di un omaggio a qualcuno che significa molto per me e che mi ha accompagnato per tutta la vita. È una cosa che sento molto, e a cui tengo. Davvero.

Naturalmente, quella di cui abbiamo parlato nel post è solo una minuscola parte delle tonnellate (giuro, tonnellate) di musica che troverete nell’ebook. Spero che il viaggio sia bello per voi quanto lo è stato per me e che gli artisti scelti vi piacciano.
Se siete curiosi, il link per acquistare Il Posto delle Onde è questo.
Vi ricordo (e mi sembra di non avervelo mai detto) che l’ebook è disponibile anche gratuitamente, grazie al servizio kindle unlimited.
Alla prossima settimana. Parleremo di libri.

4 commenti

  1. Discorso molto interessante – soprattutto la questione della musica diegetica.
    Io uso molta musica in sottofondo quando scrivo – e tendo a evitare le canzoni, perché interferiscono con la mia scrittura, mi distraggono. Quindi, ascolto quasi esclusivamente brani strumentali – un sacco di jazz, di vecchia fusion, di roba ibrida.
    Io in generale dstinguo la mia personale tappezzeria musicale (musica che tengo in sottofondo comunque, indipendentemente da ciò che sto scrivendo), la musica che collego direttamente a una certa scena (perché magari l’ho usata per dare un ritmo ad una certa sequenza – la vera e propria colonna sonora della storia, insomma), la musica di riferimento (per avere un’idea di cosa suonasse nelle case dei personaggi in una certa epoca, ad esempio), e la musica che parla di e per i personaggi.
    Lo so, sono strano😉

    1. No, non sei strano, lo faccio anche io!😀 O siamo strani tutti e due.
      Anche io per scrivere, in sottofondo, non uso quasi mai canzoni. Le ascolto a parte, per esempio in bicicletta, e ci costruisco le varie scene. Ma quando poi mi metto seduta a scrivere, solo roba strumentale, altrimenti mi metto a canticchiare e mi distraggo.
      E sì, divido anche io le varie influenze musicali tra loro. La musica che parla di e per i personaggi è quella che io definisco “tema”. È deformazione cinematografara😀

  2. Seconda parte del making of non meno interessante della prima, nelle sue quattro sezioni: dalla diegesi a De André (che credo abbia accompagnato – e accompagni ancora – molti di noi), c’è tutto quello che serve per farsi un’idea chiara delle ascendenze musicali – quelle citate e quelle che scoveremo leggendo – nonché della loro funzione all’interno del romanzo… e poi, perla tra le perle, ma ci rendiamo conto noi lettori di cosa vuol dire trovare De André a far compagnia a Lovecraft? Anche per questo, il tuo romanzo DEVE diventare un bestseller (sennò m’incazzo)!😉

    1. E non dimenticare Virginia Woolf😀
      Tutti insieme a rivoltarsi nella tomba.
      Bestseller la vedo difficilissima, però magari qualcuno lo leggerà😉
      Grazie, Giuseppe!

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