Pucciosità natalizie: D.A.R.Y.L.

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Regia – Simon Wincer (1985)

Siamo di nuovo sotto le feste. Vuol dire che la pucciosità scorre potente in me. No, in realtà resto sempre molto malvagia. E tuttavia, come ho fatto anche l’anno scorso, mi piace celebrare il natale qui sul blog, ricordando alcuni classici della mia infanzia. O dell’infanzia della mia generazione che, più ci penso, più mi accorgo di quanto sia stata fortunata col cinema per ragazzi. Siamo cresciuti vedendo tanta fantascienza, tanto cinema d’avventura, tanti mostri e tante magie assortite. E forse siamo stati gli ultimi a cui veniva espressamente richiesto di esercitare la propria immaginazione e di non essere solo spettatori passivi, quando ci siedevamo ad assistere a un film. Non è nostalgia. Continuo a guardare il cinema per ragazzi contemporaneo e non nego ci siano ottime pellicole, soprattutto per quel che riguarda il settore dell’animazione. Ma i film veri e propri sono spesso di una povertà immaginativa imbarazzante. E non sono mai sviluppati a partire da un concept originale, pensato per il grande schermo. Al cinema per ragazzi puro, si è sostituito il YA, di solito basato su best seller di qualità discutibile.
Fantascienza, fantasy, persino l’horror “per famiglie”, ormai sono tutti assoggettati a questa formula da incasso sicuro. E sì, magari i film degli anni ’80 erano ingenui e semplicistici, ma almeno regalavano a noi bambini una dimensione da sogno che oggi è tramontata.
still-of-michael-mckean,-barret-oliver-and-steve-ryan-in-d.a.r.y.l.-(1985)Di D.A.R.Y.L. ricordo di aver consumato la videocassetta, vedendola anche più volte nel corso di una sola giornata. Film di fantascienza e di buoni sentimenti, con protagonista il mio eroe dell’epoca, Barret Oliver, il Bastian de La Storia Infinita.
Il film di Wincer venne stroncato all’unanimità dalla critica. L’unico a salvarlo e a parlarne bene fu Roger Ebert, che ne lodò la splendida colonna sonora firmata da Marvin Hamlisch.
D.A.R.Y.L. è la storia di un bambino ritrovato a vagare da solo in mezzo ai boschi e mandato in un istituto. Privo di memoria, Daryl ricorda solo il suo nome e non ha idea di come sia arrivato da quelle parti, né di chi siano i suoi genitori. Viene affidato a una famiglia senza figli, che si prende cura di lui.
Daryl è gentile e servizievole in maniera quasi innaturale. Molto più intelligente dei suoi coetanei e capace di suonare il piano come un concertista affermato, giocare a baseball come un campione e sbaragliare chiunque sull’Atari.
Dopo qualche tempo, i veri genitori si ripresentano e lo portano via alla sua famiglia adottiva. Peccato che quelli non siano i suoi veri genitori, ma degli scienziati incaricati dal governo americano di occuparsi del progetto D.A.R.Y.L., acronimo di Data Analysing Robot Youth Lifeform. Un bambino androide, quindi. Un’intelligenza artificiale atta a simulare la vita vera e a essere usata come arma, quando il corpo organico contenitore del cervello robotico di Daryl crescerà, trasformando il bambino in un supersoldato.
Ma Daryl, a contatto con una vera famiglia e con dei veri amici (memorabile il personaggio di Sisma o Turtle nella versione originale), comincia a sviluppare dei sentimenti reali: “A machine becomes human when you can’t tell the difference anymore”, dice uno dei dottori a un militare. Una macchina che prova sentimenti non è più utile allo scopo. E il progetto D.A.R.Y.L. deve essere terminato.

37DqVRivedere il film con quasi una trentina d’anni di esperienza sul groppone è stato piuttosto illuminante. Non è un classico, D.A.R.Y.L. e non possiede la potenza di altri prodotti generazionali. Ma mi sono resa conto di non averlo mai dimenticato. Era rimasto in un angolino del mio cuore, meritevole della stessa tenerezza che si riserva a un vecchio giocattolo ripescato da un baule. Magari impolverato e un po’ usurato, ma ancora in grado di divertire una nuova generazione di bambini.
D.A.R.Y.L. ha il sapore degli interminabili pomeriggi invernali passati davanti al Commodore 64 a sfidare gli amici a battere i record (io l’Atari non ce l’avevo e non giocavo a Pole Position, ma a Fomula 1 Simulator), o a raccontarsi i film visti da poco. E tra loro, D.A.R.Y.L. c’era sempre.
E si immaginava di pilotare anche noi un jet, e di mettere fuori uso un sofisticatissimo sistema di sorveglianza con il solo ausilio di una gomma da masticare.

È una fiaba fantascientifica, dove si parla di intelligenza artificiale e di emozioni. Un romanzo di formazione in cui un bambino impara a conoscere se stesso e a venire a patti con la sua diversità, grazie all’amore di chi lo circonda, se vogliamo semplificare al massimo. Ma D.A.R.Y.L. è una storia semplice. Semplice e leggera, anche se non per questo banale. E rifugge la retorica, mantendo sempre un’invidiabile delicatezza e un’ironia nel tratteggiare rapporti e personaggi che ammortizzano il rischio di eccessiva melassa.

still-of-mary-beth-hurt,-colleen-camp,-amy-linker,-michael-mckean,-barret-oliver-and-steve-ryan-in-d.a.r.y.l.-(1985)Più di tutto, D.A.R.Y.L. è un film di una dolcezza disarmante: “Dottore, cosa sono io?” chiede il piccolo androide allo scienziato che lo ha creato. E la domanda resta senza risposta, per tutto il film, perché ci stanno raccontando che la risponta non ha alcuna importanza. Che si può appartenere a un luogo e a delle persone ed essere amati a prescindere da ciò che si è.
È non è un brutto messaggio di fondo, per un film per bambini. Come è intelligente e, di nuovo, molto dolce, il discorso di Sisma al suo nuovo amico: devi farli arrabbiare i grandi, ogni tanto, altrimenti si sentono inutili.
Si tratta di tante, minuscole cose, prive di uno spessore adulto, certo. Scritte apposta per raggiungere la mente di un bambino a livello quasi subliminale. Ma, e ve lo assicuro, e chiunque lo abbia visto tra i 6 e i 10 anni potrà confermare, rimangono impresse anche a distanza di tanto, troppo tempo.
Forse è vero che il cinema per ragazzi degli anni ’80 ci ha educati a un mondo che era molto peggio di come ce lo raccontavano. Forse quella filmografia ci ha illusi, tutti quanti. E forse i nostri modelli sono tutti sbagliati.
Ma qual è il compito del cinema e soprattutto del cinema fatto a misura di un pubblico di ragazzini?
Fornire un punto di vista che sia simile al tuo e allo stesso tempo ti rassicuri come solo un adulto è capace di fare. Quei film ci hanno rassicurato, ci hanno spaventato, ci hanno fatto conoscere mondi nuovi e, in un certo senso, hanno confermato o messo in discussione il nostro sistema di valori. Eravamo bambini. Erano i nostri film. È indiscutibile che ci abbiano formato. E non credo abbiano poi fatto un pessimo lavoro.
Questo post è dedicato al mio amico Messer Lupia, che mi ha suggerito il film con cui inziare la rassegna natalizia.

20 commenti

  1. ce l’ho seppellito da qualche parte nella mia memoria cinefila, mi hai fatto venire voglia di riesumarlo, saranno più di venti anni che non lo vedo….

    1. Anche io erano circa una ventina d’anni. È stato stranissimo riesumarlo

  2. gran bel post, molto puccioso!🙂
    quanto tempo è passato dall’ultima visione…
    mi hai fatto venire voglia di recuperarlo.

    1. Qui resteremo pucciosi fino al 23. Poi di nuovo perfidi come mio solito

  3. uh cosa mi hai ricordato! bel post, e bel film

    1. Grazie! E non è finita!

  4. Grandissimo recupero che mi ha pucciosato gli occhi solo a leggere il titolo, ma la rece è un punto molto alto dei tuoi scritti. Anche in Reparto da me siamo di pucciosità natalizie, ma col nostro stile…

    1. E continueremo a recuperare roba in questa settimana!
      Tanta pucciosità dispensata a piene mani😉

  5. Devo essere rimasto un po’ troppo bambino dentro. Tutti i film per ragazzi degli anni ottanta me li guardo ancora adesso, regolarmente, e spesso mi danno ancora le stesse emozioni.😄 In quegli anni i film avevano ancora tanta magia, e non certo perché eravamo piccoli e li percepivamo in modo diverso. E’ un fatto! E la magia esiste. E visto che invece la magia del Natale scarseggia sempre di più, anno dopo anno, niente mi pare meglio di una rassegna di queste antiche emozioni, di quando ancora la fantasia era tutto, e sapevamo credere…
    Bellissimo post, scritto in modo impeccabile, e bellissimo film! Grazie per avermi regalato un po’ di Natale. Ancora quest’anno mi mancava. ^_^ Guarda che adesso mi aspetto anche Navigator, I Goonies, Gremlins, Giochi stellari, Wargames, Ladyhawke, Piramide di paura, Labyrinth…😉

    1. Dei Goonies ne ho parlato l’anno scorso, sempre a Natale! Navigator arriva la prossima settimana, promesso!
      Ti ringrazio e sono contenta che tu abbia apprezzato.🙂

  6. Il film non me lo ricordo ed è molto che non lo ritrasmettono,ma di ricente ho rivisto Stand by me (addiruttura con il bollino giallo!)è il finale mi mette sembra tristezza per la fine di River Phoenix e Corey Feldman,poi ho rivisto E.T nell’orrida versione del 2002 anche li mi rimane impresso quando dice a Drew Barrymore “fai la brava……..
    Erano grandi film perchè comunque presentano famiglie con problemi in cui per i bambini l’unico rifugio era la fantasia.
    Provo a dirti 2 film recenti(non recentissimi) che secondo un pò hanno quello spiritosense of wonder) :Tideland è Un ponte per Therabitia.
    Auguri Lucia.

    1. Stand By Me è un film fondamentale. Reiner è un signor regista e lì più che la pucciosità natalizia c’è il dramma.
      E.T. è forse il film che amo di più al mondo. Però non ce la faccio a recensirlo.
      Auguri a te🙂

  7. Grande mito anche della mia infanzia, anche se all’inizio fu come il Moby Dick per Zelig: ero l’unico a scuola a non averlo visto e ci soffrivo da cani. L’ho visto in ritardo rispetto ai miei amichetti ma l’ho amato sin da subito ^_^
    P.S. Anch’io ero un C64-addicted😉

    1. Ma forse sai, alla fine D.A.R.Y.L lo apprezzi anche da grandicello.
      E il C64 era l’amore mio, da bambina😀

  8. Me lo ricordo.
    Film che metteva davvero TANTA tristezza, ma decisamente ben fatto.

    1. Sì, era un po’ triste, ma comunque leggero e col lieto fine.

  9. ahhh, che bello. concordo su tutto, l’ho rivisto qualche tempo fa anch’io dopo l’abisso trascorso dai tempi della vhs registrata su italia 1: tiene botta ancora adesso ed è una buona visione, e al di là dell’affetto e della nostalgia se allora fossi stato un po’ più grandicello avrei potuto apprezzarlo molto, molto di più.🙂

    1. Ci sono tante piccole cose in questo film che forse da bambino recepisci in maniera quasi subliminale ma che poi, quando lo rivedi da adulto ti colpiscono.
      Era un modo di fare cinema che a me piace molto, nell’ambito dei film per ragazzi, ovviamente.🙂

  10. Ehh… quelli erano gli anni d’oro – dove ingenuità e semplicità non dovevano per forza far rima con stupidità – del nostro Barret “Bastian/D.A.R.Y.L.” Oliver! Io poi questo piccolo, incompreso nonché delicato film sul tema dell’adolescente robotico me lo tengo fisso pure su uno dei miei hard-disk esterni, per poterlo riesumare ogni volta che mi va😉
    P.S. E chi se lo può dimenticare il C64…

    1. E fai bene. D.A.R.Y.L. dovrebbe essere fisso in ogni hard disk di noi ex bambini. Ed essere regalato alle generazioni future😉

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