1990: Jacob’s Ladder

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Regia – Adrian Lyne
You’re a lucky guy, Jake. You must have friends in high places.”

Nella mia personale classifica di titoli devastati dal consiglio italico dei titolisti malvagi, Jacob’s Ladder è al secondo posto. Sì, perché poi è stato superato qualche anno dopo dall’adattamento di titolo peggiore della storia del cinema intiero. E tuttavia, Allucinazione Perversa se ne sta lì a eterno monito di come qui da noi sia lecito insultare un’opera, compiendo la semplice operazione di trovare un titolo nella nostra lingua. Perché La Scala di Jacob pareva brutto. Che poi non avrebbero potuto fare il trailer col vocione tipico dei trailer (italici) dei primi anni ’90. Suonava molto meglio Allucinazione Perversa, no?
E quel “perversa”, era piazzato al punto giusto, proprio sotto lo strillo in locandina, atto a ricordarci che si trattava dello stesso regista responsabile di Attrazione Fatale. Accostateli insieme: Attrazione Fatale. Allucinazione Perversa. Sembrano quasi lo stesso titolo. Promessa di tette, culi e sesso, appunto, perverso, o fatale. A seconda dei gusti, insomma. Poi sarebbe arrivato addirittura Proposta Indecente, per fare terno.
Ma Jacob’s Ladder non è una creatura di Adrian Lyne. Jacob’s Ladder è il figlio prediletto di uno sceneggiatore, quel Bruce Joel Rubin famoso per Ghost, ossessionato da questa storia (che nessuno voleva produrre) sin dal 1980.

DA QUI IN POI QUALCHE SPOILER

jacobs-ladder-3L’orrore del film sarebbe stato rappresentato dalla rivelazione che la speranza è il tormento finale infertoci dall’inferno, che la vita è un sogno che termina con la verità finale: che la vita non è mai reale, che siamo tutte creature intrappolate nella sofferenza e nella dannazione eterne”, così si esprimeva Rubin a proposito del progetto. E non stupisce che ci siano voluti dieci anni perché vedesse la luce.
La Universal, a cui fu presentato il copione nei primi anni ’80, lo rifiutò, adducendo come pretesto il fatto che fosse troppo “metafisico”. Inoltre, sempre secondo i dirigenti dello studio, Hollywood non produceva più storie di fantasmi.
Nonostante l’interesse dimostrato da registi del calibro di Ridley Scott, Michael Apted Sidney Lumet, la sceneggiatura di Rubin rimase a languire in un cassetto per tanto tempo. Quando poi la Paramount acquistò lo script di Ghost, decise di prendere anche quello di Jacob’s Ladder e di offrirlo ad Adrian Lyne.
Ma, ancora una volta, venne giudicato troppo “difficile” per una major e accantonato. Ci dovette pensare l’indipendente (ma fondamentale, guardate cosa hanno fatto prima di finire in bancarotta)  Carolco Pictures, a finanziare il film. Con Rubin in qualità di coproduttore, Lyne sempre in cabina di regia e Tim Robbins scelto per il ruolo principale, le riprese poterono finalmente partire alla fine del 1989.

Le ispirazioni di Jacob’s Ladder, dichiarate sia dal regista che dallo sceneggiatore, furono molteplici. A parte i riferimenti biblici evidenti sin dal titolo e quelli danteschi, presenti in moltissime inquadrature del film, la fonte principale da cui Rubin attinse è letteraria. Si tratta del famoso racconto di Ambrose Bierce, Accadde al Ponte di Owl Creek, da cui il regista francese Robert Enrico aveva tratto, nel 1964, un episodio di Ai Confini della Realtà, tra i film preferiti di Lyne.
E il regista, da un punto di vista estetico, ci mise del suo, convincendo Rubin che una rappresentazione tradizionale, così come da sceneggiatura, di angeli e demoni, avrebbe rovinato il film. Lyne preferì quindi prendere spunto da arte (Francis Bacon, soprattutto), cronaca (le deformazioni del talidomide) e cinema (il body horror) per creare i mostri che tormentano il protagonista Jacob.
La sceneggiatura (per quanto in origine piuttosto verbosa e letteraria) di Rubin e le intuizioni visive di Lyne concorsero a creare uno strano oggetto cinematografico, destinato a comportarsi maluccio al botteghino, ma a ritagliarsi in seguito lo status di cult e a lasciare (a noi interessa soprattutto questo) un’eredità pesantissima, estesa a gran parte della cultura horror contemporanea.

qDOez8tLa storia del film dovreste conoscerla tutti: Jacob è un reduce del Vietnam perseguitato da visioni orribili e incapace di distinguere la realtà dalla fantasia. Tra flashback del suo passato di guerra e improvvise apparizioni di creature deformi, Jacob dovrà capire cosa gli stia accadendo e ricostruire il suo ultimo giorno in Vietnam, a cui tutto sembra essere legato.

Cosa c’entri Lyne con un film dove nessuno si tira secchiate d’acqua addosso, nessuno si spoglia davanti a delle persiane e non c’è neanche Glenn Close che salta addosso a Michael Douglas, è un mistero ancora oggi irrisolto.
Ci sono film che costituiscono degli episodi unici all’interno di carriere tutt’altro che memorabili. E Lyne, raramente autore delle sceneggiature dei film dai lui diretti, forse aveva solo bisogno di una buona storia da adattare al suo stile patinato e maniacalmente attento ai dettagli, quasi pornografico nell’esposizione dei dettagli, oserei dire.
Allora forse una spiegazione c’è e va trovata proprio in quell’eredità di cui parlavamo prima. Jacob’s Ladder ha un’estetica a cui oggi siamo abituati e che non ci stupisce più. Ma nel 1990 rappresentava davvero un modo di mettere in scena l’orrore inedito. A partire dagli ambienti fatiscenti di ospedali, con i corridoi che si riempiono di sangue e resti umani, esseri spaventosi che strisciano sulle grate, fino ad arrivare a quei movimenti scattosi della testa, ripresi a velocità dimezzata e poi velocizzati in post. Sono tutti elementi tipici del genere di due decenni successivi, un lasso di tempo in cui Jacob’s Ladder è come un’ombra che si estende in campo videloduco (Silent Hill), cinematografico (The Ring, Saw e tutto il torture porn) e televisivo (American Horror Story – Asylum).
Lyne, regista mediocre e videoclipparo, ha trovato in questa sua opera così anomala la cifra stilistica del nuovo millennio con dieci anni di anticipo. E, a prescindere da quello che si può pensare del resto della sua carriera, è un merito da riconoscergli.
Anche la patina luccicante della fotografia, quella spietata mancanza di zone scure, atta a esaltare il particolare macabro e disgustoso, offerto all’occhio dello spettatore in maniera quasi subliminale, per pochi secondi, ma fatto apposta per restare impresso nella sua mente, è un mezzo espressivo tipico di tanto, forse troppo, horror recente.
Ma se lo fai in Flashdance per mostrare il posteriore della Beals è un conto. Se applichi questo tipo di tecniche al terrore, ecco che diventa subito molto efficace.

Jacob’s Ladder è una storia cupa, disperata, di una tristezza che non lascia scampo, una riflessione sulla morte e sul nostro modo di affrontarla, un viaggio mistico di cui non ci è dato però di conoscere la conclusione. Termina infatti su una barella in un ospedale da campo. Rubin non ci consola. Ci mostra solo l’inferno di una mente che soffre e non vuole rassegnarsi ad andare via.
È un’esperienza estetica e narrativa ancora oggi molto forte. E un punto di riferimento importantissimo per l’evoluzione di un intero genere.

jacobds-ladder3Abbiamo quasi terminato il primo giro. Ci manca solo il 2000 e poi torneremo di nuovo indietro nel tempo. I film da votare, questa volta, sono ben quattro: L’Ombra del Vampiro, raffinata e molto particolare operazione metacinematografica, a firma di Elias Merhige; The Cell, gioiello incompreso e sottovalutato del mio Tarsem; The Gift, di Raimi, bocciato proprio questa settimana e a cui mi sento di dare una seconda possibilità; infine, per l’angolo delle cazzate, Hollow Man di Paul Verhoeven.

36 commenti

  1. A mio parere il miglior film di Rubin e Lyne. Suggestivo e amarissimo. Il personaggio di Jacob è memorabile e si prova pena e compassione per lui.
    Hollow man cazzata? Va che c’è Rhona ….<3❤❤❤

    comunque ho votato quel grande film che è l'ombra del vampiro

    1. Per me è l’unico film di Lyne. Gli altri non li prendo proprio in considerazione. Un po’ come faccio per Alan Parker.
      Hollow Man è nel sondaggio per un solo motivo. Anche se l’unica scena in cui appare Rhona mi fa sempre stare malissimo.

      1. concordo con il tuo giudizio su Lyne. Parker ha fatto ,forse, qualcosa di meglio
        Si la scena con Rhona è molto forte.Reputo quella pellicola una grande fracassonata,ma tutto sommato guardabile. Certo non è starship troopers o robocop

        1. È che nessuno mi vota Tarsem e io sono triste

      2. Concordo sul fatto che questo avrebbe dovuto essere l’unico Lyne esistente. Perché poi, guardando il resto della sua carriera, quello stesso regista capace di intuizioni baconiane e addirittura in possesso di un’infarinatura del miglior Bierce (certo, senza l’apporto di Rubin non credo proprio avremmo avuto questo risultato superbo) semplicemente non esiste. Ma quasi nemmeno come regista tout-court, direi, tranne forse per i videoclippari duri e puri, amanti del videoclip lungo quanto un film (ma che film vero, alla fine, non è).
        Sicuramente innovativo per l’epoca (e, sotto certi aspetti, io l’ho assimilato anche a una sorta di Hellraiser molto meno esplicito e più sofisticato)…
        P.S. Mi dispiace che Raimi ci vada ancora di mezzo, ma ho deciso di farmi ombra col vampiro😉

        1. No si sta accontentando di vincere, L’Ultimo Vampiro: sta stravincendo😀
          Io ho sempre trovato paradossale che ci fosse lo stesso regista dietro 9 settimane e mezzo e dietro Jacob’s Ladder.
          Un mistero…

  2. Il film che ha dato più di uno spunto per la serie di videogame di Silent Hill di cui il 5 capitolo riprendeva anche qualcosa della trama.
    Guillermo Del Toro partecipa alla realizzazione dell’ultimo capitolo di Silent Hil.

    1. Sì. l’ho anche scritto nel post😉

  3. Si scusami comunque il nome della linea di metropolitana presente nel film e la scena e omaggiato nel gioco come l’ospedale e la carozella hanno le stesse inquadrature forse il difetto del film è che un pò lento.

  4. Uno dei miei horror preferiti. Bellissimo articolo, Lucy!😀

    1. Non sapevo ti piacesse così tanto! E ora, corri a votare😀

  5. Vaghi ricordi di averlo visto anni fa, ma mi colpì.
    Il Mio voto va all’Ombra del Vampiro, anche solo per un Malkovic, straordinario nei panni di Nosferatu❤

    1. Malkovic peró faceva Murnau😀

      1. sìsì è lapsus freudiano😛

  6. Un film eccezionale, da sempre uno dei miei preferiti con delle scene da “brivido” (l’ho visto quand’ero ancora piuttosto giovine, e la vasca piena di ghiaccio torturò i miei incubi ogni volta che mi veniva la febbre e temevo mi ficcassero in qualcosa del genere).

    L’influenza su Silent Hill (hai pensato a Triangle eh😉 ) soprattutto per il tema del confronto con la realtà, e le fantasie create per allontanare le nostre paure di ciò che è reale, si ritrovano moltissimo nel secondo titolo della saga dove c’è una lunga carrellata di personaggi che combattono coi propri mostri interiori (su tutti, protagonista a parte, la ragazza e la creatura-padre-strupratore, follia allo stato puro).

    Questo film è uno dei motivi per cui sono tra quelli che hanno voluto bene (amato è un po’ troppo😀 ) anche al finale della saga di Lost.

    1. Si la ragazza del secondo capitolo di Silent Hill si chiama Laura,se guardi bene c’è anche nel film viene uccisa da Piramyd head.

    2. Che orrore la vasca piena di ghiaccio. E come urla Robbins in quella scena. Da avere gli incubi per settimane.
      Sì, è vero, ho pensato a Triangle. C’è un filo diretto che lega queste tre opere: Jacob’s Ladder, Silent Hill e Triangle.
      Invece pensa che per me questo film è uno dei motivi per cui non sono riuscita a volere bene al finale di Lost.
      Proprio perché mi è sembrato che avessero troppo la faccia come il culo😀

  7. Uno dei miei horror preferiti. Angoscioso, visionario… vero, poi lo hanno copiato, citato e digerito in tutte le salse. Per me il Lyne migliore e poi, grazie, ha Tim Robbins, dolente e intenso. Un gioiello da preservare.

    1. Un gioiello dimenticato da molti, purtroppo. Sembra ci sia una specie di damnatio memoriae sull’horror anni ’90, che è vero, era in crisi nera, ma ha anche prodotto moltissime perle.

      1. E questo è sicuramente da inserire tra i primi tre…

  8. D’istinto avrei votato l’ombra del vampiro ma recuperiamolo un po’ meglio The Cell. La sua visionarietà mi fa perdonare anche la presenza di Jennifer Lopez!

    1. Finalmente un voto per il mio Tarsem❤

      1. “Occhio” notevole… sospeso tra Jodorowsky e Dalì…

        1. Bravissimo! Uno degli ultimi visionari

          1. Anche se non mi sembra che abbia trovato sceneggiature alla reale altezza delle sue visioni…

          2. Purtroppo no…
            Anche se il suo Biancaneve è uno spettacolo.

          3. Mi manca…come mi manca del grande cinema visionario

          4. Te lo consiglio. Si vede che Tarsem è stato “ingabbiato” da una major, ma forse proprio per questo è il suo film più compiuto.

          5. Sai che i tuoi consigli sono preziosi e seguiti in casa Borgio, sorellina!

          6. Spero ti piaccia, fratellone!❤

          7. Vediamo per Natale…Lo unirò ad alcuni recuperi miei tipici: I Tenebaum, Babbo Bastardo, La Cosa, Gremlins e Beetlejuice

  9. Dannazione, mi ero persa questo post. Io ce l’ho sul pc da un pezzo, devo rimediare al più presto. Non odiarmi ora…

    1. Ma io ti lovvo sempre abbestia, amica!

  10. Ho adorato questo film, un po’ perchè ricorda le atmosfere surreali del cinema di Lynch, regista da me amatissimo, un po’ perchè le storie strane mi sono sempre piaciute un sacco, il finale ti lascia di stucco, non te lo aspetti ^_^

    1. Sì, il finale è una bella pezza, come diciamo noi fini critici cinematografici😀

  11. […] di Jacob’s Ladder (1990). (Già che ci sono, ne approfitto per segnalare l’ottimo post del blog ilgiornodeglizombi sul film di Adrian Lyne) Esce in patria il 14 aprile 2013 e risulta ancora inedito in […]

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