Il Cinema del Posto – Making of 1

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Vi avevo promesso una piccola serie di post a tema, un po’ come avevamo già fatto a settembre con la Murena. È un modo per fare promozione al mio nuovo ebook parlando però anche di altro, per non appesantirvi con troppe chiacchiere e non risultare sgradevole.
Anche questa volta, cominciamo dal cinema, ché Il Giorno degli Zombi è un blog di cinema e Il Posto delle Onde è imbevuto di ispirazioni derivate dai film. Ne è talmente pieno da aver reso impossibile la realizzazione di una semplice top 5. E allora, prendendo spunto da altri illustri colleghi, come Hell e Alessandro, ho pensato di scrivere una specie di making of dell’ebook, ma filtrato attraverso il cinema, accennando alle miriadi di titoli che vengono citati, direttamente e indirettamente, all’interno del romanzo.
Se trovate la cosa divertente, faremo anche il making of letterario e musicale.
1. Il Casting
Non so voi, ma io ho sempre bisogno, quando scrivo, di associare un volto ai miei personaggi. E quindi faccio un vero e proprio casting e mi scelgo gli attori destinati a rappresentare, nella mia testa, i caratteri che metterò su pagina. È un esercizio molto divertente e aiuta anche con atteggiamenti, piccoli tic, modi di fare caratteristici.
Le facce, soprattutto, sono importantissime. Sono quelle che ti seguiranno per tutta la stesura. Poi è inevitabile che non siano proprio quelle reali, che cambino nel corso del tempo e si trasformino in una versione personale, riveduta e corretta, dell’individuo da cui sono state prese in prestito.
Per quanto riguarda Il Posto delle Onde, i due personaggi principali hanno il viso di Rhona Mitra (River) e Rooney Mara (Alice).
Doomsday fa parte delle influenze cinematografiche più evidenti nell’ebook. River si chiama Sinclair di cognome, proprio come la Eden messa in scena da Neil Marshall. Ed è scozzese, di Glasgow per la precisione. Le due condividono anche un problemino oculistico. A River manca l’occhio bionico, ma ha un bel reticolo di cicatrici sull’orbita sinistra. E quelle cicatrici saranno fondamentali per lo sviluppo della storia.
Alice, invece, è un tipetto abbastanza simile, anche se meno aggressivo, alla Lisbeth Salander portata sullo schermo da David Fincher. È pelle e ossa, pallida e, all’apparenza, indifesa. Ma con quel personaggio ha in comune solo queste caratteristiche fisiche. Mi piaceva l’aspetto da passerotto incazzato (o, “Pettirosso da Combattimento” come da titolo di uno dei capitoli) e così l’ho “rubata”.

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2. I debiti di ambientazione
Se la Murena era ambientata in luoghi realmente esistenti, sebbene a volte modificati alla bisogna, gran parte de Il Posto delle Onde si svolge in una geografia del tutto fantastica: l’evento apocalittico alla base della storia ha mutato la pelle del mondo ed è diventato difficile, per i personaggi del romanzo, capire dove si trovino con esattezza. Anche noi, insieme a loro, resteremo nell’ignoranza per il corso di quasi tutta la storia.
Quello che si sa è che Alice e River hanno trovato un rifugio in una villa incastonata su una scogliera, con davanti l’oceano e con alle spalle un deserto le cui dimensioni sono indefinite.
Per tutte le sezioni del romanzo sottomarine, vi rimando agli eventuali making of letterario e musicale prossimi venturi.
Ma per il deserto la fonte principale d’ispirazione è stata la filmografia di Richard Stanley: la scena d’apertura del suo Hardware, con quella marea di sabbia rossa, e soprattutto la sua opera più complessa e affascinante, Dust Devil. In quel film, il deserto è personaggio al pari dei protagonisti. È una cosa viva che nasconde demoni e maledizioni. Ed è da quel deserto, e dagli edifici che seppellisce e corrode, che è scaturito il mio deserto. Stanley viene anche citato in maniera diretta, ma non posso dirvi come e perché, sarebbe uno spoiler gigantesco e vi rovinerei la lettura.
Un altro debito, molto più “sottile” e di difficile percezione, l’ho contratto nei confronti di Lucio Fulci. I luoghi fulciani (piccole città, di solito) si trovano sempre in bilico tra la dimensione reale e quella onirica. Molto spesso le due cose si sovrappongono, portando a uno sfasamento di prospettiva che ho sempre trovato molto interessante. Arrivi al punto da non riuscire più ad avere l’esatta percezione di cosa sia reale e di cosa non lo sia. E l’irrazionale finisce per piombarti addosso proprio quando sei più indifeso. Questo tipo di orrore cosmico è stato portato sullo schermo in modo efficace da pochissimi registi. E Fulci è tra loro. Mi sembrava doveroso ricreare un’ambientazione quanto più fulciana possibile.

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3. Bestiole e bestiacce
Il Posto delle Onde è un romanzo che brulica di mostri. Ci sono bestie di ogni tipo. Alcune appaiono per poche righe e vengono appena accennate. Altre, invece, hanno un ruolo importante, e fanno da spalla alle due protagoniste.
Fondamentali sono Bruce e Irena. Il primo (cui spetta anche l’onore della copertina) è lo squalo da compagnia di Alice e la accompagna in tutte le sue scorribande lungo i fondali, nelle battute di pesca col fucile e nelle esplorazioni dei relitti. Le salva anche la vita un paio di volte ed è un amico silenzioso e molto affidabile. Il nome viene dritto dritto da Jaws: si chiamava così il pupazzone gommoso utilizzato durante le riprese per impersonare il temibile squalo assassino del film di Spielberg.
Irena è invece una pantera, un cucciolo trovato da River in circostanze che sta a voi scoprire e portato in regalo ad Alice, per non farla sentire troppo sola. Anche lei è una presenza muta ma costante, in grado di capire gli stati d’animo di Alice e River e con un grande attaccamento nei confronti di entrambe. Il suo nome è un omaggio a un classicone del cinema dell’orrore, di cui abbiamo parlato anche qui sul blog, Il Bacio della Pantera.
Per quanto riguarda invece le bestiacce brutte e cattive, sono andata a pescare in molto body horror degli anni ’80, strizzando l’occhio alle oscene mutazioni portate sullo schermo da Carpenter ne La Cosa e da Stuart Gordon in From Beyond.
Ma non solo: la mia passione per la saga di Alien e per gli amici xenomorfi si estende come un’ombra sin dalle primissime righe del romanzo. E starà a voi riconoscere i vari rimandi, altrimenti se vi dico tutto non vale.
Tuttavia c’è un titolo in particolare a cui devo molto e che è stato determinante nella stesura di una sequenza che mi ha portato via parecchi giorni di lavoro. Il film in questione è Starship Troopers e no, non intendo aggiungere altro. Divertitevi a scovarlo.

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4. Love Story
Eh sì, ve l’ho detto: Il Posto è una storia d’amore. Ed è un fanta horror. Adesso, io so che voi appena sentite le parole fantasy e amore accostate insieme vi ritirate in un angolo a vomitare. E avete ragione, perché oggi il paranormal romance ha davvero invaso ogni angolo possibile e sembra una maledizione destinata a non finire mai. Per questo ho cercato di affrontare il tema con attenzione.
Inoltre, si tratta di una storia d’amore tra due donne. Non ho punti di riferimento cinematografici in merito. Non perché la filmografia omosessuale non abbia prodotto ottime cose, ma perché molto spesso si concentra sul dramma di essere omosessuali. Invece a me questo non interessava affatto. Alice e River sono due donne, è vero. Ma non si pongono neanche la questione. E come potrebbero? Il mondo, così come lo conosciamo, è tramontato e i gusti sessuali sono l’ultimo dei problemi, quando si tratta di sopravvivere.
L’idea era quella di raccontare un amore che non fosse scandito dai dialoghi. Alice è cerebrale e tendente al mutismo. River non parla neanche se la paghi, quindi il sentimento che le lega passa quasi esclusivamente attraverso una gestualità molto forte, una fisicità che per Alice diventa una presa di coscienza del proprio corpo e per River un modo per esprimersi dove le parole falliscono.
La coppia cinematografica a cui sono più legata è quella formata da Hellboy e Liz, come è stata dipinta da Del Toro nel dittico di film dedicati al personaggio inventato da Mignola. Ho sempre pensato che la loro fosse una delle più belle storie d’amore mai rese sullo schermo (e nel mondo dei fumetti), specialmente per la reciproca percezione e accettazione delle rispettive mostruosità.
Se la love story del Posto funziona, molto del merito è da attribuire a quei due.

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5. Disastri e naufragi
Si parla di apocalisse e quindi di svariati eventi catastrofici che avvengono in varie parti del mondo. Leggerete di città fatte a pezzi, edifici che crollano, intere regioni inghiottite dal mare e navi spappolate tra i flutti.
In quanto a disaster movie, io non penso a Emmerich, ma ai grandi film catastrofici degli anni ’70, quelli di Irwin Allen, “The Master of Disaster”, il responsabile de L’Avventura del Poseidon e de L’Inferno di Cristallo. E non solo: Allen, nel 1953 realizzò uno splendido documentario (vincitore del premio Oscar), Il Mare intorno a noi, ispirato – indovinate un po’ – a un libro di Rachel Carson, di cui abbiamo già parlato a proposito della Murena, tanto per chiudere il cerchio.
Come se tutto ciò con bastasse, c’è lo zampino di Allen in moltissimi film pionieristici di ambientazione sottomarina. E chissà che un giorno non riuscirò a scrivere un articolo decente su Viaggio in fondo al Mare…
Prima di chiudere, non vorrete che vi lasci senza aver nominato neanche una volta James Cameron, vero?
Perché, se devi raccontare un naufragio in mezzo all’oceano, una ripassatina a Titanic fa sempre bene. E, voi lo sapete e non mi vergogno di ammetterlo, Titanic è tra i miei film preferiti. Prima e poi ve lo infliggerò anche su queste pagine, statene certi.
Per il momento, andate a cercare la citazione diretta del filmone di Cameron presente ne Il Posto delle Onde. E poi tornate qui a dirmi se l’avete trovata.

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Bene, mi pare sia tutto. Spero abbiate gradito questa carrellata cinematografica. E, se volete che recensisca uno qualunque dei film nominati, chiedetemelo e vi accontenterò.
Vi ricordo che il mio ebook è disponibile sul kindle store a questo link e che costa, più o meno, quanto una colazione al bar. E per quasi 300 pagine di mostri e apocalissi, mi sembra un prezzo piuttosto equo.

8 commenti

  1. Hai detto Irwin Allen – per me è sufficiente😉
    Ottimo post – è interessante sbirciare nei processi creativi altrui.

    1. Allen è il cinema catastrofico, non ci sono rivali.🙂

  2. Making of di sicura presa e saggiamente diviso in sezioni, che mi spingerebbe a comprare l’ebook all’istante se non l’avessi già fatto😉

    1. E ne farò altri, promesso😉

  3. […] Il Posto delle Onde c’è tanta di quella roba che non sono neanche riuscita a inserirla nei tre making of pubblicati sul blog. Meglio così, saranno i lettori, se vorranno, a individuare le varie citazioni […]

  4. […] sono poi le citazioni ufficializzate dalla stessa autrice, basta andare a leggere il post dedicato qui ma che ritengo doveroso ribadire. Innanzitutto lo splendido Demoniaca (Dust Devil) di Richard […]

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