Cinema degli Abissi: Amsterdamned

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Regia – Dick Maas (1988)

Abbandoniamo, una volta tanto, le profondità marine e le vastità oceaniche e andiamo a immergerci nei canali di Amsterdam, accompagnati da un regista di cui non ho mai avuto occasione di parlare, ma che mi sta molto a cuore, quel Dick Maas che terrorizzò la mia infanzia con i poster del suo secondo film, l’Ascensore, risalente al lontanissimo 1983. E forse un giorno, se supero il trauma, potrò anche scriverci qualcosa sopra.
Cinque anni dopo la sua prima incursione nel genere (il suo esordio in in lungometraggio è del 1981 e si tratta di una commedia, Rigor Mortis) Maas è un regista affermato in patria e conosciuto all’estero. Può dunque permettersi di lavorare a un progetto con un budget considerevole, mantenendo però un controllo artigianale pressocché assoluto su tutta la lavorazione. Come ne L’Ascensore, infatti, Maas scrive, produce, dirige e scrive la colonna sonora. Amsterdamned sarebbe poi passato alla storia per essere uno dei pochissimi esempi di slasher olandese, nonché uno dei migliori thriller d’azione degli anni ’80.
In che modo si leghi, un film come Amsterdamned, alla nostra rubrica, è presto detto: l’assassino è un sub, anche molto esperto, che sfrutta il sistema di canali della sua città per mietere vittime. amsterdamned 3L’idea di un serial killer con muta, bombole ed erogatori era già stata sfruttata negli anni ’60, in Italia, in un film ambientato ovviamente a Venezia e diretto da Dino Tavella, Il Mostro di Venezia. E Maas, oltre a rifarsi allo slasher americano, dà al suo Amsterdamned delle caratteristiche tipiche del Giallo italiano, scegliendo per prima cose dei protagonisti adulti e non degli adolescenti e concentrandosi inoltre più sulle indagini che sulla catena di delitti.
Protagonista del film è infatti il poliziotto Eric Visser (Huub Stapel, presenza fissa nei film di Maas), a cui viene assegnato il caso di una prostituta accoltellata e poi legata a testa in giù da un ponte.
L’unico testimone del delitto è un senza tetto che afferma di aver visto un mostro uscire dai canali e aggredire la vittima.
Dopo altri due omicidi, il ritrovamento di un barometro indirizza le indagini nel mondo della subacquea.
Da lì in poi, il film prende un ritmo pazzesco, a base di spettacolari inseguimenti in motoscafo, sequenze ad alta tensione ambientate nelle acque limacciose dei canali e a bordo di relitti sommersi, omicidi molto violenti e una risoluzione finale inaspettata e profondamente malinconica.

Nonostante i debiti contratti con i modelli italiano e americano, Amsterdamned possiede una forte personalità e una sostanziale autonomia rispetto ai suoi modelli. Alla fine degli anni ’80, sia il Giallo che lo slasher erano in fase calante, sebbene avessero ancora il potere di fungere da punti di riferimento per cinematografie prive di una tradizione nazionale in materia, come era quella olandese.
È evidente, quindi, che Maas (come già aveva fatto per l’horror soprannaturale ne L’Ascensore) guardasse all’estero per dare un’identità al suo film. Eppure, anche a differenza di noi italiani, che giravamo in inglese ed evitavamo, tranne in rari casi, di fornire un’impronta spiccatamente italiana ai nostri prodotti da esportazione, Amsterdamned fa dell’ambientazione olandese il suo punto di forza e della città di Amsterdam un luogo da incubo ideale. Tutto questo, senza aver nemmeno girato ad Amsterdam gran parte del film: molte scene furono infatti realizzate a Utrecht, più adatta come set cinematografico rispetto alla capitale.

amsterdamnedLa scena più famosa del film, quella dell’inseguimento dei motoscafi, fu girata per metà ad Amsterdam e per metà a Utrecht, soprattutto per la parte in cui le due barche sollevano un’onda che va a schiantarsi contro un gruppo di turisti seduti nella terrazza di un bar. Per dieci secondi di scena, occorsero due giorni di riprese, tanto per sottolineare lo sforzo produttivo alla base del prodotto.
Ed è proprio la sequenza dei motoscafi quella in cui la classe registica di Maas si scatena. Un inseguimento lunghissimo, con un lavoro di stunt enorme, dove la macchina da presa va a coprire ogni prospettiva possibile, infilandosi dappertutto, e con un montaggio di una modernità inaudita.
Parlavamo prima di ritmo. Ed è proprio il ritmo il segreto di un film come Amsterdamned, che non ha un solo secondo di pausa e, persino nei momenti dedicati all’alleggerimento comico (Maas è sempre stato un regista a suo agio con i tempi da commedia), riesce a regalare allo spettatore un particolare su cui soffermarsi, una composizione del quadro studiatissima, un gioco di luci, o uno scorcio di Amsterdam, mai però da cartolina, per cui il film non è altro che una lunga e appassionata lettera d’amore.
E così, insieme a Maas, ai suoi personaggi e alla sua macchina da presa, ci infiliamo tra i vicoli, andiamo a spasso per ponti e canali, seguiamo l’agente Vesser in ogni angolo, ogni pertugio, ogni luogo noto e meno noto della città, presentata come un contenitore inquietante e splendido di nevrosi e paure, circondata dall’acqua in cui si muove, silenzioso e letale, il killer e attraversata in lungo e in largo dall’automobile del suo protagonista.
Raramente si è visto, nel cinema dell’orrore, un ritratto così appassionato di una città: nonostante la sua geografia sia stata tradita e reinventata in più punti, è Amsterdam il centro della storia, il cuore vero del film.
Amsterdam e l’acqua che la bagna, e che protegge e cela la disperazione e la furia dell’assassino, che immergendosi ha perduto tutto, e sempre immergendosi cerca la sua vendetta.

amsterdamned 2Amsterdamned è anche un film che parla di un’attività sportiva, la subacquea, con una buona competenza tecnica, senza fare strafalcioni troppo gravi su strumentazione e attrezzature. Ma questa è una cosa di poco conto. Molto più importante è il modo in cui viene affrontato l’atto di andare sott’acqua, che assume un valore quasi terapeutico. E, ancora più forte, è l’idea che l’acqua sia un ultimo rifugio per i reietti, l’unico luogo in grado di accettare chi dalla società viene escluso.
E tuttavia, il dono di Maas è sempre stato quello di affrontare queste storie con un piglio leggerissimo, sconfinando spesso nei territori della commedia pura. Ed ecco la figlia di Eric con il suo amichetto finto veggente, lo stesso Eric che è uno di quei personaggi cialtroni e simpaticissimi che non si può fare a meno di amare, la love story che, in mano ad altri, sarebbe risultata insopportabile, e che invece qui è calibrata alla perfezione e sembra uscita da una commedia sofisticata americana degli anni ’60.
Non è scontato trovare questa varietà di elementi in un “semplice” film del terrore.

È un peccato che Maas non sia più stato in grado di ripetersi a certi livelli: dopo che Amsterdamned si rivelò un grosso successo di pubblico e critica, il regista iniziò a vegetare in televisione per troppo tempo. Tornò a girare un thriller nel 1999, il discreto Do not disturb, con cast e capitali americani. E poi solo B movie di basso livello. Almeno fino al 2010, quando anche Maas ci avrebbe dato la sua versione dell’orrore natalizio con Sint. E anche di questo film, prossimamente ne parleremo, ché il natale si sta pericolsamente avvicinando.

24 commenti

  1. uno dei miei cultissimi , un film a cui sono molto affezionato e che mi fece da subito avere il sogno di visitare Amsterdam, cosa che feci qualche annetto più tardi…Bellissimo recupero!!!!

    1. Anche io sono andata ad Amsterdam con questo film negli occhi.
      Un gioiellino, davvero

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Concordo! E, aggiungerei, con l’ulteriore tocco di classe circa la fisionomia del serial killer e della sua origine della “mostruosità” (ovviamente non spoilero, per chi non l’avesse ancora visto, ma mi è sembrato un affettuoso omaggio a una delle più classiche tematiche horror/scifi. Calibrato come tutto il resto del film)… chissà se Maas riuscirà mai a tornare ai suoi anni d’oro.

  2. Alessandro Cruciani · · Rispondi

    Pensa un po’, l’ho visto per la prima volta una ventina di giorni fa. Uno di quei titoli ricorrenti che vedevo in videoteca da piccolo, ma che non sono mai riuscito a recuperare. La scena dell’inseguimento in motoscafo mi ha lasciato a bocca aperta!

    1. Per orchestrare quella scena devono essere occorsi mesi. Difficilissima. Una coreografia.
      E poi è montata in maniera magistrale

  3. Quando sono stato ad Amsterdam cercavo avidamente le zone in cui erano state girate le scene di Amsterdamned.
    Aggiungo due cose alla tua bella disamina:
    Dick Maas prima di diventare regista per un breve periodo ha lavorato come disegnatore di fumetti per bambini ed in questa veste è ricordato da Lambiek l’enciclopedia olandese dedicata al settore.
    Dopo Amsterdamned anche Huub Stapel ha lavorato molto nelle fiction televisive, spesso lo abbiamo visto senza riconoscerlo, nel ruolo di villain in alcuni episodi dell’orrida fiction germanica Cobra 11.

    1. Non sapevo di Maas fumettista. È una bella chicca! 😉

  4. Da ragazzino non riuscii mai a vederlo, ma in TV passavano i trailer e ricordo una scena in cui brillava un coltellone seghettato che mi terrorizzò.
    Ti consiglio poi la visione congiunta de “L’ascensore” nell’originale e nel remake di quasi vent’anni dopo: prova provata e provante di come sia facilissimo distruggere un mito 😛

    1. Che poi non è stato girato dallo stesso Maas, a metà degli anni ’90? O sto dicendo una stronzata?

      1. Sì sì, sono abbastanza sicuro che fosse lo stesso Maas, meno ispirato però. ..

        1. Si, era Maas che rifaceva Maas. Uno di quei casi in cui un regista si rimette a lavoro su una versione americanizzata della propria opera, tipo Haneke con Funny Games o Sluizer con The Vanishing..

        2. Daniele Volpi · · Rispondi

          “Down-Discesa infernale”, del 2001. Poco prima del fatidico incidente delle Twin Towers. Ho amato profondamente sia “Amsterdamned” che “L’Ascensore”, due piccoli gioielli (a quando un articolo su quest’ultimo?)…

          1. Lo metto sicuramente in lizza per il 1983, sia mai che supero il trauma infantile

          2. Daniele Volpi · ·

            Lucia, capisco la giovane età, ma “L’Ascensore” lo vidi anch’io (che notoriamente rifuggo il gore & Co.) senza particolari difficoltà…. Tu che digerisci certe cose decisamente più pesanti, ti fai sconfiggere da un film così leggero? 8)

            Comunque, grazie per averlo messo in conto!

            Pace profonda nell’onda che corre

      2. Giuseppe · · Rispondi

        Ah, e superalo il trauma, che un gioiellino come L’Ascensore merita di essere riscoperto e recensito in questo blog…
        P.S. A proposito, trattasi di horror non soprannaturale ma – come rivedrai – tecno-organico 😉

        1. No, ma io poi l’ho anche visto, l’ascensore. Ma il fattore traumatico è rimasto intatto.

          1. Giuseppe · ·

            C’è da dire che quei poster erano suggestivi e minacciosi al punto giusto…

  5. Il primo film che ho visto di Maas è stato The Sint (che ai tempi, quando cercavo di tenere un blog cinefilo, ho anche recensito http://laetangustia.blogspot.it/2011/12/sint-2010-dick-maas.html ). Spero che gli altri siano almeno un po’ migliori.

    1. Sint non è all’altezza dei suoi due horror olandesi. Ma si lascia comunque vedere.

  6. Grazie Lucia,dato che Ora mi trovo ad Amsterdam penso che lo guarderò con piacere,anzi se per favore sai qualche altro titolo ambientato da queste parti fammelo sapere…appena posso andrei a vedere la cittadina di delf dove herzog ha girato il suo Nosferatu😊

    1. Di Horror ambientati ad Amsterdam ce ne sono davvero pochi… provo a spulciare un po’ in giro e vedo cosa trovo!

  7. Credo di averlo intravisto anni addietro su una emittente locale

    1. Un tempo lo trasmettevano spesso…

      1. E’ verissimo, una quindicina d’anni fa passava in televisione almeno una volta all’anno e me lo riguardavo SEMPRE. Cultone personale, anche se non ho mai capito perché.

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