Starry Eyes

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Regia – Kevin Kolsch, Dennis Widmyer (2014)

Questo 2014 in dirittura d’arrivo si sta rivelando un’annata strepitosa per quanto riguarda il cinema dell’orrore indipendente. Quasi tutti i film migliori della stagione sono esordi, o al massimo opere seconde e, tra loro, non abbiamo avuto la fortuna di vederne in sala neanche uno. E, mentre gli horror destinati alla grande distribuzione fanno acqua da tutte le parti, ecco che questi piccoli prodotti costati un’inezia (e spesso finanziati grazie a campagne di crowdfunding), stanno cominciando a dare una nuova identità e una nuova spinta vitale al genere tutto. Nel modo più semplice possibile: recuperando temi ormai topici e aggiornandoli alle ossessioni e alle problematiche attuali.
Starry Eyes è il secondo film di una coppia di registi e sceneggiatori con all’attivo un altro lungometraggio (Absence) e una manciata di corti. I due scrivono la sceneggiatura e raccolgono i fondi per la produzione tramite Kickstarter. La campagna attira un attore che abbiamo imparato a conoscere e amare, molto attivo in piccoli film di questo genere, Pat Healy.
Al resto dei soldi ci pensa la Dark Sky Films, casa di distribuzione e produzione responsabile di molti ottimi horror usciti di recente, tra cui, tanto per citare un nome a caso, The Innkeepers.
Una volta ottenuto il budget, Starry Eyes viene girato a Los Angeles in appena 18 giorni di riprese.maxresdefaultSarah (Alex Essoe) è una giovane aspirante attrice che fa la cameriera per pagare l’affitto e tenta, senza particolari successi, di ottenere qualche ruolo in tv o in pubblicità, sottoponendosi a una serie di provini quasi sempre fallimentari.
Un giorno legge un annuncio per una parte in un film dell’orrore, The Silver Scream. Si presenta all’audizione e neanche questa va bene. La ragazza va a chiudersi in bagno e ha una reazione molto violenta, ai limiti dell’isteria: urla e si strappa i capelli. La cosa viene notata da uno della produzione, che chiede a Sarah di sottoporsi a un ulteriore provino. E di ripetere ciò che ha fatto in bagno.
Seguiranno altre audizioni, sempre più strane e degradanti, fino al fatidico incontro col produttore, dove forse Sarah otterrà finalmente la parte.
A patto di sottostare a una piccolissima richiesta.

Starry Eyes è l’ennesima riproposizione del patto col diavolo per ottenere successo e fama. Non è neanche la prima volta che questo tipo di storia viene narrata all’interno dell’ambiente cinematografico, che ben si presta a queste cose. Ma se la storia non è, di per sé, molto originale, ci sono altri due elementi a fare di questo film una piccola perla: i personaggi e l’estetica mai banale.
Sarah è una protagonista con cui non è affatto semplice simpatizzare: è fredda, quasi anaffettiva, tesa verso un unico obiettivo e tendente a guardare a chi la circonda con disprezzo e superiorità. Gli amici di cui si circonda sono invece degli artistoidi velleitari che parlano in continuazione di fare cinema e che non hanno alcuna intenzione di farlo sul serio. Quindi, anche lì, ci riesce quasi impossibile un investimento emotivo nella loro sorte. Il suo datore di lavoro nel ristorante dove fa la cameriera (il nostro Pat Healy) è il classico padroncino paternalista che finge di interessarsi alla vita di Sarah e le guarda il culo di nascosto.
Non c’è molta umanità nella Los Angeles messa in scena da Kolsch e Widmyer e questo si riflette nelle loro scelte di regia, nel ritrarre il tutto con distacco e da una prospettiva sempre distante, che non entra mai davvero in contatto con i personaggi e li seziona quasi fossero insetti.
Poi, a un certo punto del film, ci rendiamo conto che quella prospettiva così gelida appartiene a Sarah e tutto diventa all’improvviso più chiaro.

starry-eyes-hollywood-blvdE qui entra in gioco la vera forza di Starry Eyes: uno dei personaggi femminili più sgradevoli e, tuttavia, più forti e vividi mai apparsi in un horror, incarnata da un’attrice quasi sconosciuta che si precipita nel ruolo con grande intensità, regalando al pubblico un’interpretazione da incorniciare. Sembra che la Essoe, non volendo che si abusasse di effettistica e CGI, abbia vomitato un nugolo di insetti veri, in una scena del film. Se non è dedizione al mestiere questa…
Anche Starry Eyes, come un altro film di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, ci presenta un protagonista del tutto amorale, Ed entrambe le opere sono ambientate a Los Angeles e nel mondo dello spettacolo.
Solo che nell’horror si tende, per forza di cose, a semplificare. E la nostra Sarah incontra addirittura Satana sul suo cammino. Un Satana che le si presenta nelle vesti di un viscido produttore a cui concedersi sessualmente per ottenere il ruolo da protagonista in un film dell’orrore di bassa lega. E Sarah, dopo qualche giorno di leciti tentennamenti, accetta, perché non può più sopportare il suo lavoro e gli “amici” che la circondano.

Le conseguenze di questo patto aprono la strada all’anima gore di Starry Eyes, fino a tre quarti della sua durata, del tutto privo di sangue e piuttosto minimale nell’impostazione. A partire dalla splendida scena in cui Sarah torna nel maniero del produttore e gli dimostra di essere davvero disposta a tutto, Starry Eyes sterza bruscamente nei territori cari a Yuzna e a Gordon e Sarah subisce una dolorosa e oscena trasformazione fisica. Per poi rinascere, vuota e inespressiva, dopo aver pagato il doveroso tributo di sangue.

starry-eyesStarry Eyes ha forse il difetto di essere un po’ troppo didascalico e di voler accompagnare lo spettatore sulla strada giusta sin dall’inizio: tutti quei pentacoli, la villa del produttore che sembra un maniero, gli addetti del casting con il loro aspetto minaccioso. È come avere i registi che ti strillano nell’orecchio: “Ecco, lo vedi! È una setta!”.
Inoltre è forse un po’ banale nel disegnare il percorso di Sarah dal provino al ricatto sessuale del produttore. E tuttavia è da ammirare il modo in cui si è scelto di mettere in scena il calvario di Sarah e il festino gore della parte finale.
Ottima è anche l’idea di identificare i membri della setta con l’altissima borghesia, negli atteggiamenti e nei costumi usati, a voler identificare (sì, forse è didascalico anche questo) il male con una determinata visione del mondo e dell’essere umano, ovvero il dividere la gente in due macrocategorie, perdenti e vincenti. È il desiderio spasmodico di Sarah di appartenere al secondo gruppo di persone, il sentirsene parte, a differenza delle sue colleghe e del suo giro di amicizie, identificati come “losers” più volte nel corso del film, che la rende il soggetto ideale per il patto.
E se all’inizio Sarah ci appare come un’emarginata, un individuo speciale obbligato a confrontarsi con l’invidia, la boria, la vuota superficialità di chi la circonda, col procedere della storia, ci rendiamo conto che lei non è diversa. Solo un po’ più fragile. E un po’ più vuota, perché deficitaria proprio di quelle barriere morali che forse rendono gli altri “losers” e vittime, ma che almeno tengono lontane (non ancora per molto) le forze del male.

14 commenti

  1. Ecco, questo sembra proprio quel tipo di horror per il quale potrei perdere la testa: malato, sanguinolento e terribile

    1. Potrebbe piacerti, soprattutto per il suo impianto etico…

      1. Facile. Ho sempre guardato all’horror anche con un occhio “politico”

  2. grande rece come al solito, ma il film secondo me è assaissimo sopravvalutato, ho notato una carenza totale di idee più che di denaro. In ogni caso, è stata la prima volta che mi sono trovato ad empatizzare per i mediocrissimi attoroidi/artistoidi destinati al massacro🙂

    1. Ma io penso sia voluto. Almeno quei deficienti sono vivi. Mentre Sarah è nata morta…
      Ho trovato molto buone anche le prospettive usate dai registi.

    2. sevenbreads · · Rispondi

      il fatto è che tra gli horror usciti negli ultimi anni 9 su 10 sono tra il pessimo e il mediocre quindi non appena esce qualcosa fatta meglio riceve più attenzioni del necessario

      1. Io non la penso così. Io credo che gli ultimi 10 anni ci abbiano portato degli ottimi horror. Altrimenti questo blog non esisterebbe.

  3. segnato al volo!!!

    1. Spero ti piaccia!

  4. Lo guardo in questi giorni, sono molto curioso🙂

  5. Così, sulle prime, pensavo infatti a un patto col diavolo nel solco della tradizione, ma la mancanza – giustificata – di empatia nei confronti del personaggio principale mi sembra una carta spiazzante e ben giocata (tanto da farsi perdonare, almeno in parte, didascalismi vari)… In fin dei conti, Sarah è mossa dall’ambizione “vincente” – aggiornata e al passo coi tempi – che era propria anche di Guy Woodhouse, solo oggi non ci viene più data nemmeno la consolazione di poter parteggiare per una innocente Rosemary (mancano gli innocenti col pedigree, qui. Al limite, possono essere meno peggio di altri, o comunque non così colpevoli da doverci lasciare la pelle)…

    1. Già, infatti nel film di Polanski si giocava su innocenza e paranoia. Qui non sai davvero a che santo votarti, per quanto la situazione è sconfortante…

  6. Oggi Il giorno degli zombi è citato su Pensieri Cannibali, proprio per via di questo film…
    Spero ti faccia piacere o comunque non troppo dispiacere eheh😉

    http://www.pensiericannibali.com/2015/02/i-origins-e-starry-eyes-due-film-al.html

    1. Mi fa piacerissimo!

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