Il Suicidio non fa Male

233062 Vi sembrerà strano, dato il blog e i suoi temi principali, ma tra i miei registi preferiti (e anzi, dire solo “preferito” è parecchio riduttivo) c’è Robert Altman. Non sto a spiegarvi i motivi, prima di tutto perché ci vorrebbe un articolo a parte e poi perché uno non dovrebbe proprio domandarseli, i motivi. Altman si ama e basta.
Non so come sia venuto fuori l’argomento, ma qualche giorno fa, nel blocco C della blogosfera, chiacchierando con Davide Mana, abbiamo appurato di condividere questo profondo rispetto, questa dedizione, per il cinema di Altman. E allora gli ho chiesto un guest post su M*A*S*H
Eccolo, tutto per voi. Buona lettura e ancora grazie a Davide per aver contribuito.
Un po’ di musica.

Come la maggior parte delle persone della mia generazione ho visto M*A*S*H, il film di Robert Altman, prima di leggere M*A*S*H, il romanzo autobiografico di Richard Hooker.
Per cui per amore della contraddizione, credo comincerò dal libro.

Richard Hooker non è mai esistito – si trattava in effetti di due persone, un giornalista sportivo, W.C. Heinz, e un medico piuttosto rispettato, H. Richard Hornberger.
Hornberger era un chirurgo all’ospedale di Waterville, nel Maine, ed aveva servito in Corea nel 8055° Mobile Army Surgical Hospital.
Sulla base delle proprie esperienze in guerra, nel 1968 Hornberger scrisse un romanzo, e chiese a Heinz di revisionarglielo.
Il romanzo si intitolava M*A*S*H: A Novel about Three Army Doctors, era ambientato fra i medici di un fittizio 4077° M*A*S*H, ed ebbe un successo notevole, scatenando al contempo un notevole scandalo. MASH-2-560Se infatti la storia si inserisce abbastanza bene nel filone di commedie di ambiente medico/militare che erano state popolari dal secondo dopoguerra in avanti, M*A*S*H mescola in maniera inaspettata il dramma con la satira. Non è consolatorio, non descriveva quanto fosse divertente fare la guerra. Piuttosto, mostra in maniera stranamente naturalistica come la follia e la buffonaggine fossero le uniche vie di fuga dall’orrore del conflitto.
Questo non piacque granché – era il 1968, dopotutto, e c’era un’altra guerra in corso, in Asia, nella quale i ragazzi americani erano impegnati, e dir loro che no, non aveva alcun senso, non serviva a nulla, e i medici che si preparavano a rattopparli erano probabilmente reduci da una notte di bevute e sesso a casaccio, ansiosi di chiudere per andare in licenza, non faceva bene al morale.
M*A*S*H vendette le proverbiali carrettate, tanto che l’editore chiese a Hooker di scrivere altri romanzi usando gli stessi protagonisti. Hornberger ne scrisse due, ma poi fu piuttosto chiaro che la magia era svanita. M*A*S*H era stato il frutto dell’esperienza e della rabbia di un medico di fronte alla follia della guerra. I romanzi successivi semplicemente non avevano quel fuoco ad animarli.
L’editore ingaggiò allora un mercenario per proseguire – e la serie ad oggi comprende quindici volumi.
Frattanto, Hornberger aveva venduto i diritti cinematografici del suo primo romanzo – guadagnandoci parecchie centinaia di dollari.
Non credeva che un film basato sul suo libro avrebbe avuto un grande successo.

610_9_screenshotI diritti su M*A*S*H li aveva acquistati la 20th Century Fox, e la regia del film l’avrebbe fatta un giovane regista, Robert Altman.
Il film uscì nel 1970.
E suscitò molte più polemiche del romanzo – se possibile.

Altman, in combutta con lo sceneggiatore Ring Larder Jr. buttò a mare circa il 70% del romanzo, che considerava “piuttosto terribile”.
Altman aveva una propria agenda – intendeva fare un film che stigmatizzasse la guerra del Vietnam – e un proprio stile, per quanto questa fosse solo la sua terza pellicola.
In particolare, il regista era interessato a mettere assieme un cast che lavorasse organicamente, e che a partire da una sceneggiatura, potesse improvvisare dialoghi e situazioni, rendendo più vera l’azione.

Impossibile riassumere la trama di M*A*S*H, che è volutamente episodica e destrutturata (ma solo fino a un certo punto – ne parleremo).
Hawkeye Pierce (interpretato da Donald Sutherland e basato su Hornberger), Duke Forrest (Tom Skerrit) e Trapper John McIntyre (Elliot Gould) sono gli “Swamp Men” dal nome della tenda che condividono. Tre medici in un ospedale militare in una Corea che sembra maledettamente il Vietnam, al punto che la casa produttrice impose di citare in apertura location e data dell’azione, in modo da scansare “equivoci”.

Il sistema militare è mostrato come confuso, fasullo, popolato di fanatici (come il Maggiore Burns – interpretato da un Robert Duvall colossale e serissimo – o il Maggiore Houlian interpretato da Sally Kellerman) e incompetenti (il colonnello Blake, che comanda quasi inconsapevolmente l’ospedale, e che dipende totalmente dal suo aiutante, il caporale “Radar” O’Reilly). Il film mette subito in chiaro che la guerra è il dominio del caos: Hawkeye e Duke arrivano al campo su una jeep rubata (da loro) e sulla stessa jeep rubata se ne andranno alla fine del film.
Simbolo ultimo della sciocchezza e della confusione della vita militare è l’impianto di altoparlanti del campo del 4077°, che trasmette comunicazioni che vanno dall’assurdo all’incomprensibile, e attraverso il quale verranno letti i titoli di coda (che perciò non scorrono sullo schermo).

Allo stesso modo, gli episodi si susseguono senza un senso – la guerra privara di Duke e Hawkeye con Burns, l’orrido scherzo ai danni di “Labbra di Fuoco” Houlian (una scena che negli anni successivi porterà accuse di sessismo e misoginia alla pellicola), il suicidio di “Painless Pole” waldowsky, dentista e grande seduttore (nell’edizione italiana il suo soprannome diventa “Cassiodoro”) che decide di farla finita essendosi scoperto improvvisamente impotente, la demenziale partita a football che costituisce il climax della vicenda.
E poi amorazzi, drink e partite a carte, tutto pur di evitare la realtà – che è rappresentata degli uomini insanguinati in sala operatoria.

Altman e Larder avevano anche pensato a un metaplot, una vicenda sottotraccia che avrebbe dovuto sottolineare l’orrore agghiacciante dell’intera vicenda – Hawkeye, Duke e Trapper fanno tutto il possibile per far evitare l’arruolamento nell’esercito Coreano del loro “domestico” Ho-Jon, ma falliscono, solo per vederlo tornare all’ospedale come vittima, senza riuscire a salvarlo.
Gran parte di questa sottotrama venne tagliata, lasciando solo alcune scene che – paradossalmente – appaiono particolarmente comiche (come quando Radar va a dissanguare il colonnello Blake per rifornire l’infermeria di sangue per trasfusioni – nella versione integrale, quel sangue sarebbe servito per il giovane coreano moribondo).

3549M*A*S*H non contiene particolari giochi di macchina o artifici tecnici, ma è un esempio colossale di straordinaria scrittura – al di là delle improvvisazioni e della non linearità della trama (tanto che diversi episodi vennero spostati avanti o indietro in fase di montaggio), tutto nel film lavora alla costruzione di una immagine totale. Il campo che assomiglia a una baraccopoli, il sistema di altoparlanti con le comunicazioni via via più surreali, la musica, trasmessa attraverso quegli stessi altoparlanti, e consistente solo in versioni giapponesi di canzonette pop degli anni ’30 e ’40 (creando così una inconscia continuità fra Secondo Conflitto, Corea e Vietnam), fino alla canzone dei titoli, quella “Suicide is Painless” che il compositore e arangiatore jazz Johnny Mandell scrisse insieme col figlio di Altman. Il brano compare in almeno tre versioni diverse all’interno della pellicola, e veicola il messaggio di fondo che Altman vuole far arrivare allo spettatore – fare la guerra equivale a suicidarsi, nel corpo (probabilmente per decisioni altrui) o nello spirito (per autodifesa, per sfuggire al dolore).

M*A*S*H vinse la Palma d’Oro a Cannes e il Golden Globe, oltre a passare alla storia come il primo film in cui viene pronunciata la parola “fuck”.
Vinse anche Oscar per la sceneggiatura (unico premio su cinque nomination), ma ironicamente gli Oscar per il miglior film e la miglior regia, quell’anno, li vinse “Patton”.

Ma se qualcuno ci guadagnò davvero, in tutta questa faccenda, non fu Altman (che incassò un compenso di 70.000 dollari) o Hornberger, che aveva ceduto i diritti per una sciocchezza, ma piuttosto la 20th Century Fox, che dal film ricavò una serie televisiva estremamente longeva e dal successo colossale.
Ma Alan Alda non è Donald Sutherland, e Wayne Rogers non è Elliot Gould – e Duke, con il suo falso atteggiamento da razzista del profondo sud, venne tagliato completamente. Lo stesso destino toccò a “Soearchucker” Jones, l’arma segreta della partita a football – eliminato per il semplice fatto che da nessuna parte risultava che medici di colore avessero servito in Corea.
Un dettaglio ed una decisione che si incastrano meravigliosamente nella follia di M*A*S*H.

M*A*S*H divenne così un franchise – film, romanzi, serie TV, commedie teatrali, e persino un videogioco sviluppato da Atari nel 1983.
Al dì là dell’enorme macchina commerciale, tuttavia, il romanzo originale e ilfilm rimangono due pietre miliari – due modi diversi e complementari di raccontare la guerra svuotandola di ogni romanticismo, due divertentissimi ed agghiaccianti pro-memoria del fatto che suicidarsi non fa male, comporta molti cambiamenti, e possiamo scegliere di farlo o meno, come preferiamo.
Un po’ come la guerra.

11 commenti

  1. Ne approfitto per ringraziare dell’ospitalità, e aggiungere un dettaglio di colore locale – a quanto pare Sutherland e Gould detestarono Altman a prima vista, e fecero tutto il possibile, durante la lavorazione del film, per farlo licenziare e rimpiazzare.
    Curioso, considerando che successivamente Altman e Gould lavorarono spesso insieme.

    1. Sì, perché lui praticamente, non li dirigeva. E loro, abituati con un altro tipo di regia, si trovavano spiazzati. In seguito, Gould e Altman si chiarirono. Non ho mai saputo come andò a finire con Sutherland

  2. ): Uno dei miei film preferiiiitiii…E potevi chiedere a me che avevo una disamina storica e letteraria già bella prontaaaa ):
    http://cinematografiapatologica.blogspot.it/2012/11/mash-1970-di-robert-altman.html

    (E comunque “MASH va nel Maine” è moltomolto bellino …. )

    1. Appunto, era già pronta.
      A me ne serviva una nuova. E con Davide parliamo di MASH da anni.

  3. Bellissimo post, molto interessante.
    A me era capitato di guardarlo alle superiori e di non averlo apprezzato per nulla: mi aspettavo infatti una commedia demenziale mentre Altman, come hai detto, in questo film mescola la farsa al dramma e spesso quest’ultimo supera il primo, come quelle risate che assomigliano tanto a delle urla.
    Fortunatamente non mi ero lasciata scoraggiare e l’ho guardato qualche anno fa, immergendomi in tutta la folle realtà della guerra rappresentata dal regista e consacrandolo, ovviamente, a capolavoro!

  4. Grande (e ferocemente/intelligentemente antimilitarista) film, M*A*S*H… non sapevo di quest’ostilità da parte di Gould e Sutherland nei confronti di Altman, per via della sua assoluta libertà nel dirigerli. Grande film, dicevo, con una serie tv a seguire che, pur con altri interpreti e con un occhio rivolto a un pubblico più “generalista” di quello del film, riesce comunque a mantenere una buona parte del dissacrante spirito originario (ovviamente serializzando qualcosa si è ulteriormente perso, oltre a quello che – presumibilmente – dev’essere stato ammorbidito qua e là per evitare mannaie censorie)…
    P.S. Con tutto quello che ha fatto, per me è difficile non amare Altman… e, a proposito, un titolo particolarmente adatto per un altro post a lui dedicato potrebbe essere Images😉

  5. Il film lo vidi anni fa, lo trovai interessante.
    La serie ho rivisto qualche episodio ma non mi ha mai preso.
    Bellissimo articolo comunque e non sapevo di questa sua passione per Altman

  6. L’avevo visto la prima volta verso i 16 anni. Una trasmissione in notturna perchè aveva un linguaggio “colorito” (ma era rete4) e l’avevo adorato. Non posso aggiungere molto alla completa disanima di Davide, come sempre puntuale, approfondita e scorrevole. Irresistibile. Follia, disperazione rivestita di goliardia. Era un film che raccontava di orrore e disperazione ma lo faceva con un sorriso sghembo e una risata isterica a volte, liberatoria altre. Si unisce a quella serie di pellicole di riflessione e denuncia che avevano impreziosito il cinema USA in quella stagione fortunata e irripetibile che aveva coperto il decennio 70/80 come, mi viene istintivamente alla memoria I ragazzi del coro, di Aldrich. Altro titolo da ricordare e analizzare a mio avviso.

  7. Beh, Mash è un totem. E anche Mash libro è ottimo, solo meno concentrato sulle gag. Non sapevo che avesse avuto addirittura due seguiti. Uno si trova ancora facilmente nell’edizione italiana, ma mi par di capire che si può lasciare dov’è…

  8. Io vidi prima la serie TV, quindi il film è stato un pugno allo stomaco non indifferente, infatti sono riuscito ad apprezzarlo solo la seconda volta

  9. Daniele Volpi · · Rispondi

    Di Altman ci sarebbe tanto, troppo, da dire in questo spazio stretto.
    Consentitemi solo di citare un titolo, da cultore di SF: “Quintet”.
    Poi possiamo anche raccontarci i suoi grandi lavori uno con l’altro…

    La fine di Mash mi ricordò un film di diversi anni prima, “Fahrenheit 451” di François Truffaut; nel primo i titoli di coda erano recitati attraverso l’altoparlante del campo, nel secondo quelli di testa erano recitati su di una carrellata infinita di antenne televisive…

    Pace profonda nell’onda che corre

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