1980: The Changeling

The-Changeling-Movie-Poster
Regia – Peter Medak
“That house is not fit to live in. No one’s been able to live in it. It doesn’t want people.”

Avvertenza: questa recensione esce in contemporanea a quella di Erica sul suo Bollalmanacco. Correte a leggerla e buon divertimento.

Le storie di fantasmi hanno tutte una patina di malinconia e dolore. O dovrei dire, le buone storie di fantasmi, perché – e non si tratta di atteggiamento nostalgico – è molto complicato, col linguaggio cinematografico odierno, mettere in scena una buona ghost story. Il motivo è che un certo tipo di narrazione deve avere i suoi tempi e i suoi ritmi. E non può scadere nell’horror luna park a base di sbalzi di volume e apparizioni improvvise che è la cifra stilistica oggi dominante. Una buona storia di fantasmi deve approfondire e scavare, perché se rimane in superficie, non è altro se non una messa in fila di spaventi e urla.
Una buona ghost story deve avere stile, classe, eleganza. E deve essere triste. Da questo non si scappa. Pensate ai fantasmi di Del Toro, o a quelli di Amenabar, per mantenerci sul recente. Sono vicende annegate nel rimpianto di ciò che è perduto, vicende che guardano la morte in faccia, nella sua versione più invisibile e dolente. Ma che comunque non riesce a trovare pace. Il problema non è quindi solo linguistico, ma anche di contenuti, o della sovrapposizione delle due cose, come sempre accade nel cinema: un genere commerciale come l’horror ha scordato come si rappresenta il dolore. E preferisce buttarsi sul cazzeggio.
0.12Non ho nominato The Others e La Spina del Diavolo a casaccio. Entrambi i film hanno un prototipo (più di uno, ma de Il Giro di Vite e della sua trasposizione firmata da Jack Clayton ne abbiamo già discusso) e questo prototipo si chiama The Changeling, fonte principale di ispirazione per quasi tutte le ghost story cinematografiche a partire dagli anni ’80 e, ancora oggi, modello insuperato.
Piccolo film canadese, diretto da un regista che si è sempre trovato più a suo agio col piccolo schermo, e basato a grandi linee su fatti sperimentati in prima persona dallo scrittore Russel Hunter, The Changeling è una di quelle opere dove, quasi per magia, ogni elemento, regia, montaggio, recitazione, colonna sonora, concorre in un’armonia corale a creare un insieme perfetto. Un film che pare raccontarsi da solo, come guidato da mani invisibili.

John Russel è un compositore che ha da poco perso moglie e figlia in un incidente stradale. Decide di tornare a vivere e a insegnare a Seattle, dove si era diplomato. Affitta una grande casa per poter starsene in pace a scrivere e a superare il tremendo lutto che lo ha colpito.
Una volta lì, ricomincia a comporre, ma le sue notti sono tormentate da strani rumori, incubi e allucinazioni. Trova una stanza chiusa in soffitta, con una piccola sedia a rotelle e un carillon che suona lo stesso pezzo che lui sta scrivendo. Indagando, scoprirà che la casa è infestata dallo spettro di un bambino, morto di morte violenta proprio come sua figlia e intrappolato qui sulla terra fino a quando qualcuno non porterà a galla la verità su di lui.

Vedere alla voce: attoroni della Madonna

Vedere alla voce: attoroni della Madonna

Cominciamo col dire che Russel è interpretato da un gigantesco George C. Scott e che l’intero film si regge su di lui. L’uomo che Scott porta sullo schermo è un individuo distrutto dal dolore e che, proprio in virtù di questo dolore, stabilisce un canale di comunicazione privilegiato con il mondo dei morti. La sofferenza e il senso di perdita irremediabile rappresentano la tematica principale del film.
Il bambino sulla sedia a rotelle è stato dimenticato da tutti. La città stessa non vuole ricordarlo, perché questo comporterebbe mettere a rischio l’immagine di una delle sue figure più rappresentative. Al piccolo Joseph Carmichael, annegato in una vasca da bagno, non rimane che tentare di rapportarsi con un personaggio che non ha più nulla da perdere. E lo fa attraverso la musica (il carillon) e attraverso il suo lutto (la palla di gomma appartenuta alla figlia di Russel, che rimbalza lungo le scale e da cui il protagonista non riesce a liberarsi).
Più che orrore, The Changeling suscita un profondo senso di disagio, di impotenza e, ancora, di tristezza. Certo, le manifestazioni del fantasma provocano ancora adesso qualche brivido. Ma Medak, bravissimo nel creare atmosfere angosciose con il nulla, non calca mai la mano e preferisce suggerire all’immaginazione dello spettatore ciò che la regia non vuole mostrargli a tutto campo.

Di nuovo, siamo dalle parti del soprannaturale quotidiano, delle presenze impalpabili che si avvicinano a chi è particolarmente predisposto o ricettivo. Ed è interessante l’idea che sia il dolore a renderci permeabili a ciò che risiede al di là della nostra vita materiale. Sì, Russel interroga una medium e non manca la scena della seduta spiritica (copiata poi malamente da James Wan in Insidious), ma il rapporto è tra Joseph e il compositore, una figura in cui il bambino riconosce un suo simile e con cui si sintonizza alla perfezione.
Non è un caso se le reazioni di Russel nei confronti del fantasma non sono quasi mai di paura, ma di comprensione ed empatia. Per una volta tanto, non ci sembrerà assurdo che il protagonista di un film di fantasmi non scappi a gambe levate dall’abitazione. Russel vuole sapere, vuole conoscere la verità e vuole salvare almeno la memoria di Joseph, quasi che dare tutto se stesso a queesta ricerca possa salvaguardarlo parzialmente dal lutto che si trova a dover affrontare.
E infatti, a fine film, rimane solo un gran senso di vuoto. E di rimpianto.

the-changeling-wheelchairRivedere The Changeling a quasi 35 anni dalla sua distribuzione in sala è un’esperienza che consiglio a chiunque. Ci si rende conto di tante cose, anche solo in relazione alla strada pesa dal cinema dell’orrore in quel decennio così fondamentale che proprio con questo film abbiamo inaugurato.
L’horror d’atmosfera, quello a basso contenuto di emoglobina, basato spesso solo sulla suggestione e sul fuori campo, non ha avuto vita facile, negli anni ’80. E, anche in seguito, non è mai tornato a questi livelli. Eppure, gli horror d’atmosfera invecchiano sempre meglio. Non sono sottoposti alla tirannia dell’effetto speciale, destinato per forza di cose a diventare obsoleto col passare del tempo (salvo alcune eccezioni) e beneficiano, di solito, di una scrittura più robusta, ché è su quella che dovevano puntare.
E sulla regia, sui movimenti di macchina (qui, ogni panoramica nel salotto della casa, ogni carrello nei corridoi e ogni soggettiva del fantasma sulle scale, è un momento di poesia in immagini), sugli attori e, infine, sulla pura potenza di una bella storia ben raccontata.
The Changeling non è niente più che questo. È come un bel racconto di Hodgson o di Ambrose Bierce. È eterno.

Nella nostra corsetta attraverso la storia dell’horror, stiamo per entrare nel periodo più difficile e misero mai vissuto dal nostro genere preferito: i temibili anni ’90. Per inaugurarli, vi porto il dono quattro simpatiche opzioni: Darkman, di Sam Raimi; quel fottuto capolavoro di Jacob’s Ladder, di Adrian Lyne (che non si sa come lo abbia cagato); Linea Mortale, uno dei due film decenti di Joel Schumacher; Nightbreed, che non ha neanche bisogno di presentazioni, insieme al suo regista Clive Barker. Di quest’ultimo è anche uscito da poco il director’s cut.
Come sempre, scegliete bene.

33 commenti

  1. Alessandro Cruciani · · Rispondi

    un classicone.ps io ho già votato.
    Ti allego qui quanto scrissi sul film http://www.bizzarrocinema.it/component/option,com_jmovies/task,detail/id,370/

    1. Letto, letto! Ed è vero che questo film è caduto nel dimenticatoio troppo presto, mentre in realtà andrebbe inserito, come dici tu, tra i classiconi del genere!

  2. Razionalmente, comprendo che quello che hai scritto è giusto e sacrosanto ma lo stesso la tristezza dei due protagonisti non mi ha colpita, le loro vicende non mi hanno coinvolta. Per me Changeling rimane “solo” un film molto ben girato, un modello per molte ghost stories arrivate fino ai giorni nostri (quelle che hai citato in primis) e che sono riuscite ad emozionarmi molto di più.
    Però sono contenta di averlo visto, intanto ho votato Nightbreed (quant’era grandioso Cronenberg lì!!!), lo adoro!

    1. Ma tu hai ragione: certi film, se non ti prendono sul piano emotivo, per quanto tu possa apprezzarne il lato tecnico, non possono piacerti. E il lato emotivo è del tutto soggettivo

  3. Voglio vederlo oltre che per la curiosità, perché c’è quel mitico attore di George C. Scott!!!

    1. Un grandissimo…

  4. All’epoca rimase in sala pochissimo – segno che forse anche allora per il pubblico nazionale era un film troppo “letterario”. E che non manca una vena di crudeltà – la sequenza della morte della moglie e della figlia del protagonista, col suo montaggio serrato, è un esempio di sadismo cinematografico senza pari.
    E poi la sequenza con la palla che cade dalla scala, che credo sia stata copiata da tutti, in un modo o nell’altro, ma che la prima volta che la vedi dici “Oh, ca##o!”
    Ultima considerazione “da vecchio” – premesso che oggi probabilmente un attore della caratura di Scott non esiste più (Anthony Hopkins? Ben Kingsley?)… un attore di quel livello,oggi, acceterebbe di girare “un semplice thriller sovrannaturale”?

    1. Daniele Volpi · · Rispondi

      No.
      Ma, oggi, sarebbe anche difficile trovare un attore capace di reggere un film come “Patton”, dove Scott fece veramente da mattatore…

      Evidentemente non era abbastanza ‘forte’ per il pubblico italiano; da noi spopola “Amityville Horror” mentre pochissimi conoscono ‘Oltre la vita’ oppure ‘Gli invasati’…

      Pace profonda nell’onda che corre

    2. Anche la scena dell’annegamento è crudelissima. E io insisto sulla tristezza del tutto. Ti fa stare male.
      Scott era un frequentatore abituale del genere. E oggi, purtroppo, mancano i ruoli per gli attori di quella levatura. Io credo che di fronte a una sceneggiatura così, molti non si farebbero problemi a partecipare. Ma dal cinema di genere hanno eliminato i “vecchi” e quindi…

      1. Daniele Volpi · · Rispondi

        Guarda, Lucia, Scott fu bravissimo ne ‘L’incendiaria’ o meglio in ‘Fenomeni paranormali incontrollabili’ ad interpretare la parte di John Rainbird, un vero e lurido bastardo che cerca d’irretire la piccola Charlie (che lo arrostisce…).
        Non vedo grandi attori di oggi buttarsi a pesce su di una parte come questa che Scott interpretò benissimo, tanto che si prova un gran piacere a vedere bruciare il suo personaggio…

        Pace profonda nell’onda che corre

        1. Sì, infatti ho detto che era un frequentatore abituale del genere.
          Però non credo che un Hopkins (che di horror e thriller soprannaturali ne ha fatti parecchi) avrebbe problemi a buttarsi su un film di questo tipo, se solo ci fossero i ruoli adatti.

  5. Ottima recensione capace di cogliere l’essenza di un classico ingiustamente dimenticato. Soprannaturale, paura, tristezza e malinconia (oltre che, come avete ricordato, momenti crudeli. E assolutamente non gratuiti)… il tutto gestito da Medak senza nessuna sbavatura, con un gigante come Scott a reggergli il gioco. Film da rivalutare sicuramente, e che considero un gradino superiore a un altro film spettrale quasi coetaneo, “Storie di fantasmi” di Irvin (comunque ben fatto, nella sua più convenzionale scelta tematica della vendetta d’oltretomba).
    P.S. C’è Raimi, c’è Barker, è vero… ma il mio voto, questa volta, è attirato da Jacob’s Ladder, in qualità di “unicum” horror di altissimo livello dovuto a Adrian “davvero, non so come cazzo ci sono riuscito, non chiedetemelo” Lyne😉

    1. Sì, hai ragione: Jacob’s ladder è un film che non si sa da dove gli sia.uscito, a Lyne.
      E anche lì, qualche debituccio nei confronti di Bierce, andrebbe sottolineato

      1. E infatti, se non ricordo male, fra le fonti d’ispirazione di Bruce Joel Rubin c’era anche “Accadde al ponte di Owl Creek” (merito di Rubin quindi, che non so quanto un tipo come Lyne avrebbe potuto interessarsi a Bierce. O anche solo conoscerlo di sfuggita, nel caso)

        1. Rubin è un signor sceneggiatore, infatti 😉

          1. Giuseppe · ·

            E se non ci fosse stato lui, qui, di sicuro Lyne quella scala l’avrebbe fatta venendo giù a rotoli😉

  6. Mi manca quel modo di fare Cinema.
    Così come mi mancano attori del calibro di George C. Scott
    Ad onor del vero devo dire che forse l’unicoattore odierno in grado di reggere il confronto con lui sarebbe proprio Hopkins.

    1. Sì, credo anche io che l’unico sia Hopkins. Ma, come dicevo prima a Davide, sembra che il cinema odierno abbia cancellato i protagonisti con più di 40 anni…

  7. Concordo. Ma poiché il cinema è specchio della società e nella nostra società invecchiare è una colpa (altrimenti non si avrebbero zigomi e labbra a canotto ovunque) i protagonisti sono sempre fastidiosamente giovani. Un po’ di varietà anagrafica, come nella vita vera, mi piacerebbe. Ma soprattutto sono stufa di film dove se non c’è l’ammiccamento o la tetta o la storia d’amore a tutti i costi o super effettone non vende.
    Amo invece questo genere di film, in cui tutto era suggestione, paura psicologica, immaginazione. Se ci pensate sono questi i film che fanno più paura, perché diciamolo, la mano mozzata fa schifo, ma è là. Lo zombie è putrido e lento, fa quasi simpatia perché rispetto ad altri colleghi (vampiri, licantropi) è meno affascinante. Ma questi film in cui non sai cosa c’è dietro quello che vedi, dove dubiti persino di quello che vedi, sono i migliori.

    1. A me piace lo splatter e mi piace anche chi, con coraggio quasi incosciente, ti butta tutto in campo e punta a farti torcere lo stomaco. Insomma, gli anni ’80 dei vari Yuzna e Gordon, dove lo splatter era quasi un gesto politico.
      Però, invecchiando, sto scoprendo di apprezzare di più, rispetto a un tempo, l’horror d’atmosfera. Perché devi essere davvero bravo a farlo, devi avere delle capacità di creare angoscia con i movimenti di macchina che non tutti hanno. Oggi poi, è davvero impossibile (o quasi) creare un vero horror d’atmosfera. Per questo credo che The Babadook sia il film dell’anno.

      1. Uno splatter fa sempre bene, non posso rinunciarvi…!! La mia era solo una preferenza! Comunque grazie per questo spazio dove poter parlare di horror, mi sento a casa. Delle donne che conosco sono l’unica a cui piace guardare questi film!!🙂 E degli uomini ce ne sono due in tutto…siamo una razza da proteggere!!! Oppure frequento le persone sbagliate O___O

        1. Siamo una razza da proteggere! E viviamo nascosti.
          Grazie a te per frequentare questo posto😉

  8. Non l’ho mai visto ma è proprio il genere di Horror che mi inquieta (e piace), tutta psicologia e pochi (ma fatti bene) effetti.

    A stò giro ho votato Darkman, non odiarmi😄

    1. Ma che odiare😀
      Io inserisco solo film che mi piacciono nel sondaggione! Quindi Darkman va benissimo!
      Solo che lo vedo in netto svantaggio

  9. Uuuuh sai che questo film non lo conoscevo? Grazie per la recensione, me lo segno proprio🙂

    1. Se ti piacciono le ghost story, non ti deluderá

  10. Helldorado · · Rispondi

    Non lo conoscevo, ma si sa che attingo dal tuo sapere per il recupero!😀

    Per il prossimo avrei votato “Darkman”…

    1. È un filmone, Max… se puoi, recuperalo perché tutte le ghost story contemporanee hanno attinto da qui😉

    2. È un filmone, Max! Se puoi, recuperalo perché tutte le ghost story contemporanee hanno attinto da qui😉

  11. Mi rendo conto di essere fuori tempo massimo per questo post, ma non l’avevo letto. Comunque, detto che Changeling è un filmone, davvero Jacob’s ledder vale la pena? No perchè a me Adrian Lyne non è mai dispiaciuto, nella sua greve superficialità mi ha fatto passare delle buone ore, da Flashdance a 9 settimane e mezzo, e persino Proposta indecente, ma Allucinazione perversa lo avevo segato sulla fiducia, mi pareva il classico passo più lungo della gamba. Sbagliavo? Lo recupero?

    1. La questione è controversa: Jacob’s Ladder è un film che io adoro e che ha influenzato in maniera profonda l’immaginario fantastico del XXI secolo. Però è anche un film molto pesante. Io una possibiiità gliela darei🙂

  12. Lo farò (sempre sulla fiducia).

  13. brunello · · Rispondi

    Complimenti,una recensione strepitosa per un film strepitoso!Mi permetto solo di segnalare l’eccellente colonna sonora,forse leggermente di maniera,ma assolutamente adatta allo scopo.

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