Oltre il Guado

AcrossTheRiver-locandina
Regia – Lorenzo Bianchini (2013)

Quando devo parlare di horror italiano contemporaneo mi vengono i sudori freddi. E in effetti non lo faccio quasi mai. Sarò vigliacca, poco partecipativa, quello che volete voi, ma spesso non me la sento e basta. E, se lo faccio, devo essere davvero convinta della bontà del prodotto che presento qui. E devo poterne scrivere senza pensare di avere a che fare con un parente un po’ scemo ma a cui si vuole tanto bene solo perché è sangue del nostro sangue. Spiegandomi meglio, devo trattare un horror italiano alla stregua del modo in cui tratto, a parità di budget (sottolineatura all’apparenza superflua, ma è sempre meglio essere chiari) l’horror europeo e, perché no, in casi di film ai limiti della sussistenza, anche quello americano. Certo, anche in ambito indipendente, lì il sistema produttivo è talmente diverso da non lasciare molto spazio a infelici paragoni. Ma molto, troppo spesso, mi frullano in testa pericolose domande senza risposta. E la più comune è: perché mai, a parità di budget, il cinema italiano sembra sempre più povero, più sfigato, più amatoriale dei colleghi del resto d’Europa?
Domande senza risposta, appunto.
È tuttavia facilissimo cadere nel pregiudizio negativo ed evitare come la peste qualunque produzione proveniente dal nostro paese. È una cosa che faccio anche io, non tanto per gli horror che comunque si contano sulla punta delle dita, quanto per ciò che ci propinano le sale.
Ma anche il pregiudizio positivo è complesso da scardinare, perché succede spesso che basta che un film sia italiano, che gli attori siano appena meno cani della media, che la fotografia non sia quella di una telenovela brasiliana anni ’80, e tutti si lanciano a parlare di rinascita dell’italico horror.
Quindi, capirete che, non avendo in me un briciolo di campanilismo o di senso di appartenenza, questo secondo attenggiamento mi risulta ancora più odioso del primo. E di solito porta a: “in fondo non è male, per essere un film italiano”, che è forse una delle frasi più insopportabili mai inflitte alle mie povere orecchie.
Tutto questo per dire che se sono così sconsiderata da parlare su questo blog dell’ultimo lavoro di Lorenzo Bianchini, è perché ritengo che abbia poco da invidiare ad altri horror girati in Europa con budget ridotti all’osso. oltre_il_guado_across_the_river_immagini4_bc8aab0bdd86448cefe0b868bc49d9e5Oltre il Guado è un film con un solo attore protagonista (Marco Marchese), quasi del tutto privo di dialoghi (se si escludono due anziani che parlano sloveno) e di azione, e senza una spiegazione che sia una agli avvenimenti che ci vengono narrati.
È un horror soprannaturale che, per una volta tanto, evita di rifarsi alla gloriosa stagggione der giallo che ci ha ripetutamente frantumato le palle e che, se proprio necessita di una collocazione un determinato filone, può rientrare in quello del gotico rurale, di cui parlava qualche giorno fa Alessandro in questo ottimo post.
L’ambientazione è quella dei boschi del Friuli e di un paesino abbandonato dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.
Il protagonista, Marco, è un etologo naturalista che studia i comportamenti degli animali e li segue dopo avergli applicato delle microtelecamere per registrarne i movimenti. Una sera cattura una volpe e, dallo schermo del suo computer, la vede attraversare un fiume ed arrivare in un piccolo agglomerato di case diroccate. Sceglie di seguirla con il camper, attraversa anche lui il fiume, e si ritrova in questo minuscolo borgo dove non c’è anima viva.
Trova prima dei resti di cinghiali e cervi fatti a pezzi, poi comincia a sentire strane urla che provengono dall’edificio di una vecchia scuola, insieme al solito campionario di rumori sinistri, passi e lamenti.
Ben presto si rende conto di non essere solo e la pioggia e l’ingrossamento del fiume gli rendono impossibile tornare indietro.

Horror soprannaturale, dicevamo. Con un’idea del soprannaturale molto radicale e profonda: non puoi sconfiggerlo, non puoi venirci a patti e, una volta che hai superato un certo confine (in questo caso, una volta guadato il fiume), niente e nessuno verrà a salvarti. Soprattutto, niente e nessuno possiede gli strumenti per affrontare lo scatenarsi di forze irrazionali che esistono e basta, che tu faccia o meno qualcosa per evocarle.
È una concezione che mi piace. Il povero Marco non si mette lì a invocare spettri, non fa nulla di sbagliato. Sta solo compiendo il suo lavoro quotidiano e, accidentalmente, incappa in una entità che nemmeno definirei maligna. Ma solo incompatibile con la nostra esistenza.
Se devo scomodare un paragone irriverente, Oltre il Guado mi ha fatto tornare alla mente La Casa sull’Abisso di Hodgson, non tanto per gli sviluppi della trama, quanto per la solitudine disperata in cui precipita il protagonista mentre le notti passano e si rende conto di essere finito in una dimensione altra, da cui forse non farà più ritorno.

001Oltre il guado è un’opera molto suggestiva, che sulla suggestione basa appunto gran parte della sua riuscita. Bianchini non ci mostra quasi nulla. Possiamo intuire a malapena lo scempio compiuto sulle carcasse degli animali e intravediamo due figure misteriose nel bosco e nelle stanze della scuola abbadonata dove Marco si stabilisce quando il suo camper scompare senza lasciare traccia.
Tutto è affidato ai suoni e all’impatto scenografico dello spettrale paesino. Sappiamo che c’è un mistero legato alla guerra e che l’origine degli strani eventi va ricercata in alcune fotografie ingiallite e in un filmato che ritrae due sorelle che, sembra, avessero poteri soprannaturali. Ma le spiegazioni si esauriscono qui.
Per il resto, tocca alla nostra immaginazione riempire i vuoti e possiamo solo lasciarci trascinare in questo incubo fatto di umidità, pioggia che non smette mai, polvere accumulata dai decenni e flebili residui di vita vissuta e dimenticata.

Tecnicamente, Oltre il Guado soffre forse di una fotografia non proprio all’altezza (anche per gli standard del cinema indipendentissimo), di qualche lungaggine di troppo e di una mancanza di ritmo che, con un soggetto così ostico già di suo, potrebbe scoraggiare molti a proseguire nella visione. Certo, il film è volutamente lento e altrettanto volutamente antispettacolare, ma qualche taglio in più forse avrebbe giovato alla resa complessiva. In compenso, la regia di Bianchini è priva di incertezze e molto fluida. Si vede che, dietro la povertà del tutto, c’è un autore con una sua personalità e che fa le sue scelte, anche se costretto a lavorare con pochissimi mezzi.

0c490583f83df8359639557b499e744cNegli ultimi giorni ne abbiamo parlato più che in quasi quattro anni, ma anche in questo film aleggia il fantasma della strega di Blair ed impossibile assistere agli ultimi dieci minuti di Oltre il Guado senza pensare all’esordio di Sanchez.
Bianchini preferisce mostrare qualcosina in più, anche nel reparto sangue e budella. E lo fa bene, senza ricorrere a un uso terroristico del sonoro, né all’effettone speciale all’amatriciana che spesso copre di ridicolo un’intera opera. Quel poco che si vede è efficace e le entità che abitano il bosco friulano riescono a spaventare davvero, proprio a causa del loro agire del tutto prive di motivazioni.
Credo che il nostro territorio sia l’ideale per raccontare questo genere di storie. Ci sono tanti di quei luoghi sede di antiche leggende, oscure magie, esseri demoniaci. E, anche senza scomodarli, è la stessa natura, se ritratta nel modo giusto, che può apparire maligna e vendicativa.
Come in questo buon prodotto di genere a cui vale la pena dare un’occhiata. Menzione d’onore per l’ottima colonna sonora d’atmosfera a firma di Stefano Sciascia.
Oltre il Guado si trova facilmente su Amazon, a poco più di 5 euro.

36 commenti

  1. Fruitore D'horror · · Rispondi

    Consiglio di recuperare tutta la filmografia di Bianchini. Pur con tutti i difetti e le carenze da cui nessuno è esente, lui è uno dei pochi che ti fa sentire che il male può essere presente anche in Italia (ammantandolo di caratteristiche e sapori genuinamente “nostrani”) e senza dover citare forzatamente i vari Argento/Fulci/Bava/ecc.

    1. Ho visto Custodes Bestiae e mi è piaciuto molto. Forse più di questo, anche se oltre il guado è più maturo

      1. Se è per quello non si scherza nemmeno in Radice quadrata di tre, dedicato a chi vuol fare il furbo a scuola😀 (Custodes Bestiae ce l’ho, ma devo ancora vederlo)
        Bianchini va difeso per quello che sa fare, giustamente, e non per malintesi campanilismi: certo, è capace – con pochi mezzi – ed è anche italiano, il che non guasta (ma, come dimostrano certe ciofeche di italica provenienza, ovviamente non basta)… e mi aspettavo che, prima o poi, sarebbe meritatamente apparso da queste parti.😉
        P.S. Vedo or ora l’ottimo prezzo di Amazon… in ritardo, essendomi già procurato l’edizione tedesca. A proposito, curiosità tecnica: l’audio l’italiano in questa edizione UK è multicanale o è un semplice (per quanto pulito e bilanciato) stereo analogo al dvd germanico?

        1. Non te lo so so dire, perché io ho preso il dvd germanico (15 euro, tacci sua😀 ) e poi ho scoperto che c’era anche l’edizione UK a meno!

          1. Giuseppe · ·

            Ho capito, allora ci siamo beccati entrambi il multicanale teutonico!😀
            P.S. Bianchini era stato a Milano un po’ di mesi fa proprio per la proiezione di “Oltre il guado” presso il Museo Interattivo del Cinema… e me lo sono perso (non essendo il MIC specializzato nel – né dedicato al – fantastico, credevo proprio sarebbe stato l’ultimo posto dove avrebbero potuto invitarlo, quindi non controllai per tempo… appunto)😦

  2. Visto al Torino horror film festival. Dei lavori nostrani senz’altro era uno dei migliori…

  3. Poi quando mi metti presenze soprannaturali, freddo e territorio mi conquisti facilmente!

    1. Saper sfruttare bene il nostro territorio non è cosa da poco

      1. Specie se eviti di fare una guida turistica!
        La mia lotta costante…

  4. mi hai anticipato di un giorno Lucia perché domani pubblico da me e , come quasi sempre succede mi hai praticamente tolto le parole di bocca. Concordo praticamernte al 100 % con quello che scrivi. Riguardo alla riflessione / confronto con la strega di Blair. Io ho un quadro molto parziale della filmografia di Bianchini , ho visto solo un altro film, Custodes Bestiae e anche lì fa bella mostra di sè un borgo abbandonato e una presenza che incombe…anche lì credo che si sia fatto sentire l’influsso della strega di Blair….

    1. È talmente importante quel film.che non se ne può prescindere. Ormai è parte integrante del nostro immaginario. Io credo che se qualcuno desse a Bianchini qualche soldo in più, farebbe ottime cose.

  5. Ti dico solo: comprato appena ho finito di leggere la tua recensione🙂

    1. Sono felicissima! E ti assicuro che non te ne pentirai!

      1. Non ho dubbi!
        Il regista mi piace, e la tua recensione è una garanzia😉

  6. In Italia non esistono più i generi esiste solo la commedia almeno per gli ultimi 25 anni……..

  7. Daniele Volpi · · Rispondi

    Perdonami Lucia, ma ora m’incazzo (E tenete sempre presente che non mi interesso di cinema splatter)…

    Se non c’era Ruggero Deodato (Ms. Cannibal per gli amici) ed il suo Cannibal Holocaust, La strega di Blair e compagnia cantante non ci sarebbero state o, almeno avrebbero avuto genesi diversa.
    Punto.
    Piantiamola di piangerci addosso, visto che i vari Bava, Freda ed il primo Argento li studiano ancora all’estero. E come se li studiano bene!
    Da dove credete che vengano gingilli come i numerosi Halloween, Venerdì 13, Nigthmare e pippe varie? Da un filmetto che si chiama “Ecologia del delitto” o “Reazione a catena” oppure la decina di titoli con cui è stato distribuito in tutto il mondo.
    Bava realizzò film incredibili per la sua epoca con i sassi di plastica rubati dal film peplum girato nel teatro di posa vicino (Terrore nello spazio), con la trippa (Caltiki, il mostro immortale) o mettendo un ragazzino inquietante nella parte di una bambina fantasma (Operazione paura). Devo parlare del lavoro di Riccardo Freda (I Vampiri, Caltiki stesso, L’Orribile segreto del dottor Hichcock e lo Spettro)? Vogliamo discutere della fantascienza di Antonio Margheriti (La serie dedicata alla stazione spaziale Gamma Uno)?

    Detto questo stampiamoci bene in mente che l’Italia ha perso l’ennesimo talento che un tempo possedeva in abbondanza, vale a dire la capacità di far sognare. E per fare questo non servono i milioni e le batterie di workstation digitali (Interstellar docet), ma la capacità di creare film sottili ed affilati; Terrore nello spazio fu girato con la cartapesta 3 anni prima dei morti viventi di Romero e più di 10 prima di Alien, rappresentando in embrione quello che poi altri avrebbero sviluppato.
    Magari lamentandoci di meno e lavorando di più il cinema italiano avrebbe una nuova e vera possibilità che gli spetta sicuramente, fermo restando che anche gli spettatori dovrebbero imparare ad essere meno legati a certi stereotipi troppo orientati verso l’estero…

    Pace profonda nell’onda che corre

    1. Io comincio ad avere un piccolissimo problema di tolleranza nei confronti di chi pretende di farmi le lezioni (e morali, e di cinema) senza conoscermi a sufficienza.
      Tutti i film che tu elenchi li ho visti, li conosco e ne riconosco l’indiscusso merito di apripista.
      Ci sarebbe da fare un discorso a parte sulla diatriba Deodato vs The Blair Witch Project, perché, a parte il fatto che siano dei falsi documentari, non hanno assolutamente nulla in comune, ma sorvoliamo.
      Resta il fatto che mi sembra assurda la sparata sui meriti del cinema italiano di 40 anni fa.
      40 anni fa, appunto.

  8. appena acquistato, insieme a Custodes Bestiae così me lo rivedo con i sottotitoli. Cercherò anche Radice quadrata di tre.

    1. Sempre più contenta di aver spinto alcuni di voi a comprare questa piccola perla.

  9. Io sono meno contenuto. Una figata. Mi sono cagato addosso e mi è piaciuto parecchio.
    Io faccio uso indiscriminato della frase “…pur essendo italiano” (uccidimi pure😉 ), però questo modo di fare horror è originale (impossibile non rimanere di sasso nelle fasi finali) e ben si incastra nella nuova scia “indie” (questo termine mi schifa di più della frase per cui dovresti uccidermi😛 ) che tanto bene sta facendo al genere.
    Adesso mi siedo e aspetto Bianchini al di là del fiume, con la prossima opera. Se ci arriva. Muahahhahaha!

    1. In effetti Indie suona anche peggio di “pur essendo italiano”😀
      Se solo gli dessero un budget adeguato, porca miseria!

  10. Ho capito, vah, comprerollo subito assieme a Custodes Bestiae. Se dici che vale il prezzo mi fido, ovviamente!! *__*

    1. Vale vale, al netto delle ingenuità e dei problemi tecnici derivanti dal basso budget, è davvero un buon film. Poi voglio sapere che ne pensi😉

  11. “Succede spesso che basta che un film sia italiano, che gli attori siano appena meno cani della media, che la fotografia non sia quella di una telenovela brasiliana anni ’80, e tutti si lanciano a parlare di rinascita dell’italico horror”. Amen. E quello che amo di Bianchini è proprio che abbia esplorato una strada, quella dell’orror ‘rurale’ di ascendenza avatiana, che è stata battuta poco o nulla (proprio perché “antispettacolare”) ma avrebbe potuto dare tantissimo. Anch’io ho una leggera preferenza per ‘Custodes bestiae’, ad ogni modo.

    1. Il fatto che Bianchini si muova autonomamente rispetto a una tradizione ingombrante e che ormai è diventata anche un po’ sterile, forse è anche la causa del suo scarso riconoscimento.
      Io spero solo che magari vada a fare cinema all’estero, dove potrebbe emergere sul serio

      1. Infatti il problema di chi prova a fare horror in Italia oggi è che cerca quasi sempre di rifarsi a quella tradizione (ormai, appunto, ingombrante e sterile: non avrei saputo dirlo meglio) e i giochini citazionisti sono l’ultima cosa che può consentire di guardare al futuro. E questo vale anche per lavori che mi sono piaciuti, come ‘Morituris’. Bianchini è veramente un’eccezione da tenerci strettissima.

  12. moretta1987 · · Rispondi

    Mi è piaciuto molto Lucia soprattutto per come riesce a creare una atmosfera genuinamente paurosa (giuro che ero talmente coinvolto che il freddo e l’umidità del borgo li ho sentiti davvero). Le due sorelle mi hanno ricordato per certi versi le due bambine mostruose del racconto di Marolla Sono Tornate.

    1. Io mi sentivo le gocce di pioggia addosso… È davvero tutto ben costruito. E hai ragione sul racconto di Marolla!

  13. Bellissimo post! Ah, il gotico rurale italiano, si si, forse l’unico genere che ci salverà dalla catastrofe estetico-horror italica. Eraldo Baldini in letteratura a mio avviso è un maestro del genere. Immagino tu lo conosca (vedi la raccolta di racconti “Bambini, ragni e altri predatori”, Einaudi, 2003, bellissimo).

    1. Sì, conosco Baldini, di cui adoro Malaria. E ricordo come un incubo la trasposizione in fiction che ne fece la Rai. Una cosa imbarazzante da maledire per sempre…

    2. di gotico rurale (libro) molto ben fatto consiglio L’estate nera, di Remo Guerrini

  14. Ormai Lucia sei fonte di piccole perle, che poi inevitabilmente faccio mie. Non conosco il regista, ma della sua filmografia,IMDB da il voto più basso proprio a questo film, tralasciando i pareri contrastanti, degli altri due titoli che mi dici?

    1. A me è piaciuto un po’ di più Custodes Bestiae, però più per un fatto di sensibilità personale che per le qualità oggettive del film.

  15. Al di là della lentezza, che comunque si fa sentire moltissimo, quello che mi ha maggiormente indisposto è stata la quasi totale assenza di idee. Io almeno l’ho vissuta così.

  16. […] E ora leggetevi la recensione, più tecnica e più approfondita, di Lucia Patrizi. […]

  17. Il film mi è piaciuto moltissimo, in particolar modo l’ambientazione e la colonna sonora. Mi è dispiaciuto non poter comprendere i dialoghi in sloveno della coppia di anziani, che presumo diano la spiegazione dell’origine della maledizione delle due bambine (credo che i sottotitoli in italiano sarebbero stati molto graditi).

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