Interstellar

Interstellar2
Regia – Christopher Nolan (2014)

Dove Nolan e il suo fratellino, ubriachi marci di Fernet, scrivono una sceneggiatura che ha la leggerezza di un ippopotamo morto e più buchi di uno scolapasta, e ce la spacciano per il capolavoro di sci-fi del millennio.
Si potrebbe davvero sintetizzare così, l’ultimo lavoro di Nolan, se non fosse che non sarebbe giusto, che la prima ora e mezza del film non si merita un giudizio del genere. Una prima ora e mezza così bella (da ogni punto di vista) da lasciare davvero senza fiato e con sette metri di pelle d’oca e brividi a profusione.
Poi accade qualcosa di molto brutto: il film svacca e precipita in una spirale di banalità assortite, pronunciate però con l’enfasi e la retorica con cui di solito ti vengono rivelate le verità universali. E l’ansia di Nolan di voler dare una risposta a tutto e di voler spiegare ogni cosa prende il sopravvento su una storia che avrebbe potuto essere davvero una delle più intense mai portate sullo schermo.
Però, prima di approfondire il discorso, poniamo un paio di premesse, da tenere presenti per tutto l’articolo:
1) Il confronto con Kubrick e con Tarkovsky è inutile e capzioso. È ovvio che, avendo l’ambizione di mettere in scena un grande film di fantascienza “filosofica”, non si possa prescindere da quei due ingombranti punti di riferimento. Ma utilizzare Solaris e 2001 per colpire Nolan è un giochino a cui non ho nessuna voglia di partecipare e lo lascio fare agli altri.
2) La questione, già analizzata in passato su questo blog, sulla contraddizione insita nella definizione “blockbuster d’autore” sta alla base di ogni film di Nolan e non se ne può prescindere. Di Nolan apprezzo l’ambizione e la furbizia di obbligare lo spettatore a soggiacere alla sua logica. Intrattenerlo da un lato e fracassargli le palle a forza di spiegoni dall’altro, senza però scoprire mai il giochino. I suoi film hanno una durata anormale ed elefantiaca proprio per questo. Se gli togli il minutaggio dedicato ai botti, restano solo persone che parlano di robe astruse che nemmeno Nolan stesso capisce. Ci si addormenta e ci si sveglia, sentendoci tanto intelligenti, nel momento in cui o Zimmer impenna gli archi, o Nolan fa saltare per aria qualcosa. E va bene, a me non piace il suo modo di fare cinema, ma ci può stare. Se non altro, è un regista che ha acquisito il potere di dettare legge a Hollywood e non è poco.

o-JESSICA-CHASTAIN-INTERSTELLAR-facebookOra, prendete tutti i pregi e difetti del cinema di Nolan (le cose che fanno schiumare di rabbia i detrattori come me e che mandano in estasi i sostenitori), amplificatele a dismisura, esasperatele, aggiungeteci un pizzico di prosopopea, e avrete Interstellar.
Ho aspettato qualche giorno per pubblicare il post. Credo che, a questo punto, in molti avrete già visto il film e quindi posso spoilerare. Ma vi avviso lo stesso: qualche rivelazione su trama e sviluppi narrativi ci sarà e quindi siete liberi di non proseguire.

La storia del film è piuttosto nota: carestia, fine del mondo, si va nello spazio profondo alla ricerca di altri pianeti da colonizzare, aiutati dal fatto che qualcuno ha aperto un wormhole che faciliti il viaggio.
L’ambientazione creata da Nolan è molto interessante: un mondo che, nonostante la “piaga” devastatrice di raccolti, ha trovato comunque la forza di andare avanti e ha stabilito delle nuove gerarchie sociali, e dei nuovi valori. Non si è sprofondati in un nuovo medio evo e non ci si ammazza a vicenda per un tozzo di pane. Ci si è semplicemente tutti convertiti in agricoltori. Ma si è giunti a sacrificare una parte fondamentale dello spirito umano, quella della scoperta, della ricerca, del progresso scientifico e tecnologico. Che sarebbe poi, sembra (sembra soltanto, ché in realtà non è vero un cazzo, ma ci arriveremo) dirci Nolan, l’unica speranza di salvezza.
Sì, l’uomo, per salvare la propria specie, è costretto a farsi nuovamente pioniere ed esplorare le galassie lontanissime alla ricerca di un nuovo posto in cui stabilirsi. Meraviglioso.
Vi piacerebbe.

Interstellar24-578x241Il problema è: vaglielo a dire tu, allo spettatore medio, che è giusto ragionare come specie e non come individui, vaglielo a dire tu che l’universo è un luogo oscuro e indifferente, non a nostra misura, che non si piega alle nostre leggi e che va conquistato pezzo dopo pezzo, pagando dei costi salatissimi, vaglielo a dire tu, allo spettatore medio, che la nostra salvezza è da qualche parte là fuori e che saranno degli omini con gli occhiali a pararci il culo quando questo pianeta cesserà di ospitarci.
Già, diteglielo voi, perché Nolan non si sogna neanche di dirglielo. Poi ci resta male. E il film, da blockbuster multimiliardario, diventa una roba di nicchia che ci racconta cose che non vogliamo sapere.
Molto meglio rifugiarsi nella strada più semplice di tutte: a salvare l’umanità è l’amore.
Interstellar si basa così interamente su un paradosso temporale, imposto con la violenza di un dogma, e che neanche Moffat ubriaco si sarebbe mai sognato di inserire in un episodio filler del Doctor Who. E ho detto tutto.

Badate bene: non sto criticando l’impianto concettuale che rimanda ogni cosa agli affetti individuali e al privato e quotidiano come unico motore di cambiamenti universali. Mi sta benissimo, posso non essere d’accordo, ma che io concordi o meno sul (chiamiamolo così) messaggio finale di un film, non è motivo sufficiente a inficiarne la riuscita.
Il problema è che, con un colpo di coda che ingloba l’ultimo terzo di Interstellar, Nolan vanifica e rinnega tutto ciò che ha detto, con una forza e un vigore sorprendenti, nel resto del film.

Interstellar-Matthew-McConaughey-and-Anne-Hathaway

C’è un fastidioso antropocentrismo individualista a sugellare il tutto, con l’ego del protagonista eroe che finisce per prevalere sul resto e che conduce a un happy ending posticcio, forzato e, anche quello, imposto a uno spettatore considerato sempre e comunque passivo. Perché lo spettatore di blockbuster è passivo per definizione. E qui si torna alla contraddizione iniziale: può un film costato centinaia di migliaia di dollari, pensato e strutturato per essere visto da quante più persone possibili, porre davvero degli interrogativi di un certo peso? O un blockbuster deve limitarsi a dare al pubblico le risposte pronte, confezionate e rassicuranti di cui ha bisogno, per farlo uscire dal cinema confortato e rafforzato nei suoi valori?
Guardando Interstellar, sembra che il cinema commerciale sia ormai orientato solo in quella direzione.
Andrebbe anche bene così, se non si trattasse di uno dei film più ambiziosi degli ultimi dieci o quindici anni, se non ci fossero quegli splendidi minuti in cui Nolan ci illude di raccontarci un viaggio alla scoperta dell’ignoto. Per poi farci precipitare di nuovo al suolo e ridurre ogni cosa alle solite dinamiche, ormai davvero trite e abusate, della scienza perdente nei confronti di fede e amore. Se, alla fine del viaggio, non ci si ritrovasse sempre e comunque di fronte l’uomo, non rinnovato, non migliorato, ma saldo nelle stesse convinzioni che lo hanno condotto alla rovina. Quel credere di essere al centro di tutto, quel non riuscire a staccarsi da una concezione di sé prettamente individuale, quel non saper concepire l’amore in maniera differente da un sentimento privato, che mai diventa universale.
Interstellar è questo.
Poi sì, grandiosa regia, attori in parte, Zimmer che fa il suo lavoro, un uso del sonoro spettacolare e alcune sequenze di cinema enorme.
E allora preferisco un minuscolo film come Europa Report, e il suo “messaggio”, sintetizzato magnificamente in poche parole: “In confronto alla vastità della conoscenza ancora da acquisire, che valore può avere la tua vita?”

24 commenti

  1. No, io non credo si tratti dell’ego del protagonista, non riesco a vedere alla fine questo individualismo di cui parli, specie considerando il fatto che più volte si fa riferimento alla specie. Poi è ovvio, se l’attore in campo è uno, allora per forza come individuo deve agire, altrimenti staremmo parlando di cristianesimo, l’uno che si sacrifica per tutti. E allora giù altre critiche…

    1. Appunto perché più volte si fa riferimento alla specie, nel corso del film, poi il film rinnega se stesso.
      È questo il motivo per cui non mi è piaciuto. Ed è anche l’uno che si sacrifica per tutti, perché lui, quando entra nel buco nero, è esattamente ciò che sta facendo. Che poi Nolan faccia la supercazzola e non lo faccia morire, è un altro discorso. Ma le intenzioni di Cooper sono quelle: atto eroico di sacrificio estremo.

      1. Ma si sacrifica per Brand, non per tutti, si sacrifica per sottrarre l’astronave che trasporta gli ovuli fecondati, che ci può stare benissimo.
        Dopo aver tentato entrambi di tornare indietro sulla terra ed essere stati ostacolati da Damon. Quindi le cose non le vedo così incoerenti.

        Poi c’è la cosa del buco nero e il finale consolatorio che è l’unica cosa che non viene spiegata, ovvero come può l’equazione risolvere il problema anche della razza umana.

        Io torno a dire che non ci vedo niente di strano. E anzi, la parte più debole e illogica secondo me è proprio la prima ora:

        a) quando lui viene arruolato per intervento dello spirito santo
        b) che al mondo siano tutti agricoltori. Non ci crede nessuno. Primo perché appunto conosciamo la razza umana, e se la razza umana ha fame, non c’è cristo che tenga, fa razzie, quindi il fatto che non ci siano eserciti e che stiano tutti buoni a coltivare la terra è quantomeno folle.
        😉

        1. No, io non ho detto che il film è contraddittorio, ho detto che semplicemente si pone come un film che parla di una cosa, mentre invece parla di tutt’altro e allora non è assolutamente nulla di così sorprendente. Sì, la sci-fi che parla di sentimenti. L’ha inventata ieri mattina Nolan insieme a suo fratello, perché nessuno ci aveva mai pensato prima.
          L’equazione risolta dall’amore paterno.
          Che poi lo aveva fatto Cameron, e lo aveva fatto meglio, quando gli alieni decidevano di risparmiarci in The Abyss proprio per l’amore.
          Io invece trovo, al contrario, originale che Nolan abbia scelto di rappresentare un mondo pacificato, anche se in disgrazia. Non sappiamo quello che è accaduto prima, a carestia appena scoppiata. Magari le razzie ci sono pure state, ma sono passati gli anni e si è trovato un nuovo equilibrio.
          Sull’arruolamento: se accetti il finale, accetti pure l’arruolamento di Cooper. Le cose dovevano andare così e basta. Se mandi giù il paradosso temporale, è del tutto coerente.

          1. Ma è questo che dico, invece, secondo me parla solo di una cosa, non c’è questo mascheramento che noti tu.
            Parla dell’incoerenza umana. Che tale è, inutile girarci intorno.

            Poi, oh, se insisti dicendo che voleva fare il capolavoro sci-fi sorprendente e non gli è riuscito, io non so che dirti, non la rilevo proprio questa obiezione.

  2. In pratica Nolan voleva fare una fusione tra Spielberg e Kubrick(infatti il progetto interessava anche Steven),molte volte meno e di più,trovo il suo stile freddo e poco emotivo,comnque ringrazio il tuo blog perchè ho visto il bellissimo Seasoning House,ti cosiglio Cargo 200 altro pugno nello stomaco.
    Un saluto Lucia.

    1. Infatti avrebbe dovuto dirigerlo Spielberg, poi ha passato il progetto a Nolan. Sarebbe stato nelle sue corde

    2. Eh, ma perché Nolan è molto rigido, è strutturatissimo, è una specie di monolite😀
      Quindi per forza alla fine deve far quadrare il cerchio, ma non è che ci sia riuscito tanto bene, qui.

      1. Si infatti il suo stile si adatta meglio ai thriller,non capisco questa ricerca di realismo nei film che fa,per me il film deve avere una coerenza interna e le sue regole nella realtà Batman sarebbe finito ho catturato dalla polizia o ucciso dalle gang e lo stesso Batman qualche arma l’avrebbe appresso,e se suoi film durassero di meno sarebbero più compatti e mi addormentirei di meno mi sembra come King pagine descrittive su pagine,quando con molto meno annoieresti di meno e colpisci più nel segno come Hill e Carpenter in 90 minuti di film dicevano tutto ora sono di moda le 3 ore.
        Scusa il post lungo.

  3. La pensiamo fondamentalmente allo stesso modo, sia su Interstellar che su Nolan. I suoi sono film da guardarsi col necessario distacco, prendendoli per la relativa bellezza che si basa essenzialmente sulla confezione più che sul contenuto. La prima parte di Interstellar mi aveva convinta, con la seconda ha voluto ricercare a tutti i costi lo spiegone che giustificasse tutto l’inizio e l’happy ending finale, chissà poi perché: l’idea di una Terra “condannata” era meravigliosa e tremendamente reale perché non può esserci PER FORZA una soluzione a tutto!

  4. No niente: solo per dirti che dopo l’overtoure sono scattato in piedi e ho letto il resto in questa posizione, commosso. Applaudendo.

    Grazie

    1. Il Fernet suscita sempre grandi entusiasmi😀

      1. Beh, sul Fernet tutti d’accordo, ma magari con un bell’amaro Averna la sceneggiatura cambiava in meglio😀
        Scherzi a parte, essendo io tipo da salvare qualcosa della carriera di Nolan (giusto per fare – in campo non supereroico, che è un discorso a parte – un paio di esempi, Memento e The Prestige) , spero sempre che non sbrachi quando ha fra le mani una grossa occasione… e visto il livello di discussione che ha generato, mi sembra che Interstellar perlomeno un’occhiata la meriti. Quindi – non so ancora quando – gliela darò sicuramente…

  5. Sevenbreads · · Rispondi

    nonostante tutto io non riesco a pensare male del film
    [SPOILER]
    anche se:
    – Matt Damon supermegascienziato che apre il portello non si può guardare
    – il discorso sull’ammmore che ci salva ha fatto bestemmiare in turco me e tutti gli appassionati di sci-fi
    – Cooper che si salva è una presa per il culo
    [FINE SPOILER]

    che poi anche se la prima volta che ho visto il trailer avevo lo stesso stato d’animo di una bimbaminkia prima dell’uscita dell’ultimo twilight sotto sotto me lo aspettavo che sarebbe finita così… tema hard sci-fi, Nolan, McConaughey e budget stratosferico, troppo bello per essere vero, da qualche parte doveva esserci la fregatura

    1. Diciamo che sono tre ore girate alla grande, ma io penso che, trattandosi di Nolan, è anche il minimo che giri alla grande. Pensa se girava pure male. È il solito Nolan, quello che comunque la fregatura te la dà sempre.

  6. “In confronto alla vastità della conoscenza ancora da acquisire, che valore può avere la tua vita?”

    La mia, tantissimo. Poi Europa Report mi è anche piaciuto… e pure Interstellar.
    Ma sta gente che si sacrifica come se niente fosse mi sembra sempre un po’ dura da credere.

  7. MonsieurVerdoux · · Rispondi

    Visto ieri. devo ancora un pò riordinare le idee, poi ci scriverò anche io un post. Per ora però posso dire un paio di cose: concordo sull’originalità dell’idea di un mondo post-apocalittico privo di razzie, guerre, ma in cui è stato semplicemente cambiato l’ordine sociale; non concordo sul fatto che il film voglia prima dire qualcosa e poi si rinneghi; su questo sono d’accordo con i commenti di German Hell Greco: il film secondo me lancia solo un messaggio, che è quello che tu chiami “individualista”: non mi pare che Nolan nella prima parti cerchi di voler dire qualcosa e poi cambi idea con supercazzola alla fine; il messaggio è uno, e cioè quello, parecchio scontato e abusato al cinema, dei sentimenti che muovono il mondo trascendendo spazio e tempo e cose così. Resta un gran bel film, per gli elementi che dici anche tu alla fine del post, io personalmente gli avrei tolto i 10 minuti finali (l’ideale sarebbe stato far finire il film con Cooper alla deriva nello spazio dopo che ha comunicato con la figlia) e avrei fatto sembrare Michel Caine leggermente più invecchiato dopo i 23 anni🙂 Avrebbe potuto essere davvero un capolavoro, resta un gran bel film (e mi dispiace scontentare tutti, perchè in rete pare che a parte te, me e qualcun altro ci siano solo o quelli che lo distruggono in toto o che lo paragonano a Kubrick).

  8. Pierpaolo a Rio · · Rispondi

    Lucia, hai centrato perfettamente la questione. Come fai a rientrare economicamente da un film che è costato 165 milioni di dollari senza mettere un finale per forza rassicurante dopo che hai parlato per 2 ore di fisica quantistica e relatività? Il problema, fermi restando tutti i difetti di sceneggiatura, è proprio il pubblico. Il finale, secondo me, più giusto sarebbe stato l’estinzione dell’umanità sulla terra e un’eventuale successo del piano B sul nuovo pianeta (con Brand che magari distrugge la maggior parte delle tecnologie una volta che la colonia/impresa agricola si è ben avviata, al fine di non ridestinare l’umanità a un’altra estinzione?). Secondo me, se tu cadi in un buco nero, non puoi far altro che morire! Da lì in poi posso concedere a Nolan di giocare con la fantasia (e però dare a Cooper una fine allucinata sarebbe stato troppo poco autoriale) o posso concedergli la realizzazione di un miracolo che metta in pace Murph prima della fine (miracoli che sono sempre stati, per chi ci crede, individuali). Ma poi il blu-ray chi lo compra? Nolan non è uno che crea nuove verità. Fondamentalmente è un umanista (umano, troppo umano talvolta) che costruisce film grandiosi su questioni grandiose. Lui dice: “per una parete grande, ci vuole un pennello grande”. Quando però lo sforzo è fin troppo grande allora è facile ricadere nel noto e nel topos (del cinema americano).

  9. […] o scientifici ai suoi astronauti (come fa bene notare Lucia Patrizi nella sua approfondita analisi, qui.) così abbiamo una Hathaway bamboleggiante in maniera inutile mentre McConaughey riesce a […]

  10. Ho trovato qui una interpretazione dei messaggi che ci vengono trasmessi dal film
    http://www.lanuovaumanita.net/il-film-interstellar.html

  11. Alla fine del primo tempo la prima cosa che no pensato è stata “È un film che avrebbe potuto dirigere Spielberg”. Poi, effettivamente, l’impostazione cambia e la tua recensione è, come sempre, molto puntuale nel cogliere la direzione che prende e quello che, a tuo parere, non va nella pellicola. Io non sono d’accordo e amo il cinema di Nolan proprio perché, a differenza dell’effetto che fa a te, riesce a portarmi a pensare e a riflettere in una maniera diversa dal mio modo di riflettere quotidiano. Il concetto dell’amore come forza reale, fisica, scientifica paragonabile a spazio, tempo e gravità io l’ho trovato stimolante e assolutamente riuscito. Perché ciò che la scienza non è ancora riuscita a spiegare non è detto che non esista. Forse la nostra mente, semplicemente, è ancora troppo primitiva per capirlo. Eppure l’amore è una forza che tutti sperimentiamo esattamente come la forza di gravita. Solo che per la seconda abbiamo una formula matematica, per la prima (ancora) no.

    1. È che non mi convince…
      Io credo che l’amore sia una forza enorme, lo sai e non mi vergogno ad ammetterlo. Ma inserito in quel tipo di contesto, mi appare come una scappatoia troppo facile e troppo “antiscientifica”. Non è il concetto di amore come forza fisica che mi fa storcere il naso, è il modo in cui questo concetto viene espresso per immagini, il semplicismo con cui il tutto accade e la faciloneria con cui l’equazione viene risolta.
      Da un film rigoroso si trasforma in un blockbuster sentimentale. E non riesco, per quanto mi sforzi, ad accettarlo.

      1. E questo lo capisco molto bene e tu sei obiettiva nell’ammetterlo. Ci sono certi modi di girare, certe soluzioni registiche, certi linguaggi che sono lontani da noi e che difficilmente ci potranno mai piacere. D’altra parte i gusti del singolo sono insindacabili, a meno che non siano acritici.

        1. Ah, sì, assolutamente. Per esempio, io sono convinta che se questo film lo avesse girato Spielberg, lo avrei apprezzato alla grande.
          È il linguaggio freddo di Nolan che non riesco mai a farmi piacere.🙂

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