The Babadook

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Regia – Jennifer Kent (2014)

Classico: “perfetto, eccellente, tale da poter servire come modello di un genere, di un gusto, di una maniera artistica, che forma quindi una tradizione o è legato a quella che generalmente viene considerata la tradizione migliore“.
Tra i tanti significati che ha questa parola, spesso usata anche un po’ a sproposito, quello appena linkato è forse il più pericoloso da attribuire a un film. Ma c’è anche un’altra definizione che mi serve per introdurre un discorso, spero coerente, su The Babadook, ovvero classico inteso come tradizionale.
Ne abbiamo parlato di recente: l’horror sta vivendo un momento straordinario di ritorno ad atmosfere e tematiche classiche. Dopo essere rimasto per lungo tempo ancorato alla realtà, sia per tecnica stilistica che per contenuti, ha recuperato una dimensione fiabesca e soprannaturale.
The Babadook è l’opera prima della regista, sceneggiatrice e attrice australiana Jennifer Ken, costato poco più di due milioni di dollari, in parte raccolti tramite Kickstarter. È un horror soprannaturale che condivide moltissimi elementi con le fiabe, un film inserito in una tradizione ben definita, quella dei terrori infantili e degli uomini neri nascosti nell’armadio e sotto al letto.
Ed è un classico, già a pochi mesi dalla sua uscita. Nel senso che non si limita a far parte di una tradizione, ma si presenta come modello da seguire per l’horror del futuro. Prende tutto ciò che di buono è uscito da questo genere negli ultimi cinquant’anni, lo mescola, lo ingoia e lo risputa come una creazione del tutto nuova e originale. The Babadook è un miracolo, nonché il film con cui qualunque regista dovrà fare i conti negli anni a venire se vorrà mettere in scena tematiche simili. panAmelia (Essie Davis) è una madre single che deve gestire un figlio di sette anni con un carattere difficile e diversi problemi. Suo marito è morto in un incidente d’auto mentre la stava accompagnando all’ospedale a partorire e lei ancora non è riuscita a superare una perdita così profonda e straziante.
Di contro Samuel, il bambino, soffre di terrori notturni, è emarginato dai suoi coetanei, è aggressivo ed è convinto di dover proteggere la madre da un mostro che si aggira per casa.
Ogni sera, Amelia gli legge una favola prima di andare a dormire e, il giorno in cui fa scegliere a Samuel il libro, ecco che il bambino tira fuori dalla libreria uno strano volume rosso, che narra di un certo Babadook tramite una serie di illustrazioni inquietanti.
Il Babadook sembra proprio essere il mostro che terrorizza Samuel e la situazione, già complicata, degenera rapidamente.

Mi sono già occupata, in due occasioni, di rapporti conflittuali e molto poco idilliaci tra madri e figli, parlando di Triangle e di We Need to Talk About Kevin. The Babadook aggiunge un tassello importantissimo (forse il più incisivo) a una rappresentazione della maternintà per nulla scontata e, in più, la inserisce in un racconto del terrore che possiede la potenza degli archetipi.
Il Babadook se ne sta tranquillamente nella stessa galleria dei più famosi Boogeymen cinematografici e, a partire dal momento in cui lo vedrete emergere per la prima volta dalle pagine del libro illustrato di Samuel, si installerà di forza al centro delle vostre notti insonni. E dei vostri incubi.
Per questo The Babadook è un classico: mentre molti altri film dello stesso tipo, più o meno riusciti, non è questo il punto, si accontentano di spaventare, il film della Kent procede oltre, ma riesce in un delicatissimo equilibrio tra metafore, realismo quasi minimalista nel gestire i personaggi e la loro quotidianeità e paura dispensata a piene mani in ogni (e dico ogni) sequenza, a non perdere mai di vista la sua natura profonda di fiaba dell’orrore.

IllustrationE questo (scusate se mi ripeto) miracolo avviene in virtù di una regia e di un montaggio (a opera di Simon Njoo, anche lui al suo primo lungometraggio) che vanno a comporre un mosaico cinematografico privo di tempi morti, di scene di servizio o di raccordo. Tutte le sequenze hanno un loro peso specifico all’interno della narrazione, tutte le sequenze ci dicono qualcosa di fondamentale sui personaggi, o ci insinuano qualche dubbio, o qualche nuova inquietudine, qualche inedito timore. Tutte le sequenze sono meditate attentamente, rappresentano altrettante scelte tra punti di vista adottati, decisioni su cosa mettere in campo e cosa lasciare fuori e, all’interno dell’inquadratura, cosa tenere al centro e cosa ai bordi, come un segnale di disturbo che genera ulteriore smarrimento. E quindi, di nuovo, paura.
Sembra quasi che la Kent abbia girato molto materiale e che poi, in moviola, lei e Njoo abbiano lavorato fino allo sfinimento per individuare il nucleo centrale dell’opera, spogliarla dal superfluo ed estrarre l’essenziale, fino alla perfezione. Ma non nel senso di un film costruito per coprire magagne in sede di montaggio, come se ne vedono tanti in giro. Piuttosto, un’opera che vive dell’essenza stessa del cinema: la collaborazione di talenti e teste diverse che concorrono a formare un capolavoro.

Anche l’uso della citazione non è mai banale, mai didascaico. Guardando alla trama e ai suoi sviluppi. verrebbe quasi automatico mettersi a tirar fuori Shining, o il caro vecchio Fred Krueger e le sue persecuzioni infantili. Ma se poi si gratta sotto la superficie, viene fuori che il padre putativo di tutta l’operazione è Mario Bava. E non solo perché viene direttamente chiamato in causa quando nel televisore di casa di Amelia passa una scena de I Tre Volti della Paura. Ma soprattutto perché la struttura intera del film, come il suo finale, rimanda a un grande film dimenticato del maestro, quel Shock che narrava, anche lui, di rapporti complicati tra madre e figlio, macchiati dal lutto e maledetti da oscure presenze.
Eppure la Kent ribalta completamente la prospettiva di Bava e utilizza una situazione analoga per mettere in scena una vicenda tutta al femminile, in cui il Babadook diventa il mostro che perseguita ogni donna che si vede percepita dall’esterno come una madre fallimentare, e va a occupare uno spazio fatto di tenebre assolute, dove risiede il terrore di non avere abbastanza amore da dare.
Un mostro di cui non ci si può liberare. E che al massimo si può sperare di chiudere in un angolo in cantina. Un mostro con cui si è obbligati a convivere.

1280x720-kTqE tutta questa massa pesantissima di significati ci viene servita in poco più di un’ora e mezza, in una confezione dalla bellezza accecante, per un film che è costato un decimo rispetto ai vari Insidious, Annabelle e compagnia e li manda tutti a casa a nascondersi pieni di vergogna.
The Babadook sta raccogliendo un grande successo in tutto il mondo e sta vincendo premi su premi ai vari festival in cui è stato presentato. Se l’eco di questo trionfo dovesse arrivare anche qui da noi, non è esclusa una distribuzione in Italia. Guardatelo e diffondete il verbo. Per molti anni sarà difficile realizzare un’opera che abbia la stessa potenza di questa.

 

32 commenti

  1. Ma grazie di nuovo, altro titolo che già mi solletica.. provvedo subito.

    1. Splendido…Un film unico, davvero.

  2. moretta1987 · · Rispondi

    Il finale del film è una delle cose che più mi sono piaciute,per certi versi mi ha ricordato At the Devil’s Door e mi viene da chiedermi se non si stia realmente (e lentamente) profilando un nuovo modo di raccontare l’horror al cinema.
    P.S. Ma sono il solo a cui la sorella della protagonista e le sua amiche sembravano abitanti di Stepford? Completamenti uguali come se fatte con lo stampino…

    1. Verissimo sulla sorella e le amiche. Uscite dritte dalla fabbrica delle mogli.
      Sul finale, hai ragione: sta iniziando un nuovo modo di approcciarsi al Male, che poi sarebbe quello di venirci a patti e accettarlo come parte inevitabile di sé. Molto interessante.

  3. Helldorado · · Rispondi

    Mi hai messo una curiosità allucinante!😀

    1. Una paura… Davvero, me la sono fatta sotto.

      1. Helldorado · · Rispondi

        Mi piace!😀

  4. Mi interessa molto, peccato che con i sottotitoli ancora non si trova. Curiosamente, anche i 400 calci l’ha recensito oggi.

  5. grande rece, Lucia!
    Come ti dicevo, non mi ha fatto particolarmente paura e non posso dire nemmeno che entrerà nell’olimpo dei miei horror preferiti (ma, come giustamente sottolineavi tu, la paura è un fattore molto personale e contigente), però hai fatto delle annotazioni a cui non avevo fatto caso e che condivido in pieno, tipo il modo in cui riesce ad essere fiaba horrorr e, allo stesso tempo, metafora della vita.
    Invece mi ha colpito subito per la qualità della messa in scena (niente è “di troppo”) e della recitazione. Per non parlare del sonoro. Ecco, forse i momenti più terrificanti li ho vissuti grazie al sonoro.
    Sono d’accordissimo: una collaborazione di talenti perfettamente riuscita.

    E poi ho adorato i due protagonisti, questa madre che cerca di andare avanti e il bambino – che pare tutti abbiano odiato – che alterna momenti di ingestibilità con altri di dolcezza immensa e grande genialità. Sono meravligliose le armi che costruisce, uno che fa quelle cose non può essere solo un bambino isterico. Strano, io che in genere non amo particolarmente i bambini nei film ho provato subito una grande solidarietà per questo nanetto che si porta in parte sulle spalle la morte del genitore e vuole proteggere la madre con ogni mezzo (e qui ci ho visto molto il tocco femminile della regista).
    E anche questo è un motivo in più per cui ringrazio il film.

    1. no scusa, “tocco femminile” è una brutta frase, sempra che stia parlando di un divano. Sensibilità femminile mi suona meglio.

  6. l’ho finito di vedere stamattina e probabilmente ancora lo devo elaborare…a me l’horror e gli horror non fanno mai paura ma come ho detto nel commento alla rece de I 400 calci, qui ho dovuto cambiare due tre volte il pannolone…La Kent usa il mezzo espressivo come rare volte ho visto usare nel genere non ti mette paura facendoti boo ma entrandoti sottopelle minuto dopo minuto…un nuovo modo di fare horror ( ma, domanda per te Lucia, è solo un horror questo?) inglobando tutto quello visto fino ad ora e poi c’è un lavoro sulla voce di Essie Davis che mi ha veramente sconvolto…ecco il paragone con Shining lo sento anche solo per quella voce che da un dolce sussurro si trasforma in un attimo in un urlo disumano….Per me l’horror ( e non solo), diciamo forse il film dell’anno….spargerò il verbo dopodomani mattina….come al solito la tua recensione è splendida!!!

  7. me lo segno subito, questo babadook!

  8. Ne avevo già sentito parlare e con toni lusinghieri ma il tuo avvallo è un marchio di garanzia che mi farà immediatamente recuperare l’opera…

  9. Giuseppe · · Rispondi

    Una soprannaturale “fiaba” (perlomeno per quello che ha in comune con le fiabe) nera contemporanea, che riesce a gestire la vera paura dall’inizio alla fine lavorando di continuo in profondità, senza mezzucci né facili espedienti…e, per la miseria, come non bastasse cita pure Bava con misura e rispetto (il rifarsi a Shock ma senza assolutamente rifarlo, rimanendo – grazie al ribaltamento di prospettiva, come qui dev’essere- una pellicola originale nelle sicure mani della regista. Sì, credo sarebbe bello -e pure giusto- vedere questo Mana Cerace australiano distribuito anche da noi (nell’attesa, recupero)!

    1. Giuseppe · · Rispondi

      Aggiungo soltanto che l’ho già visto (riuscendo a seguirlo più che discretamente anche senza i sottotitoli): dannazione, se ci sa fare la Kent! Per non parlare della Davis (voce, espressività, pathos… tutto) con il piccolo Wiseman. Regia, montaggio, attori, effetti, fotografia… NIENTE è fuori posto, nemmeno per un secondo. O.K. , per un po’ non ne voglio sapere di zone buie in casa (letti, armadi, sgabuzzini, ecc.), di sottoscala e di fottuti libri pop-up😉
      Per quanto mi riguarda, il pieno di premi e pareri positivi che sta facendo è assolutamente giustificato e mi fa ben sperare circa un suo approdo italico (voglio dire, mi distribuite impunemente robetta come Annabelle e avreste il coraggio di non far arrivare un capolavoro come questo?)…incrocio – forte – le dita!

      1. Allora, io so che qualcuno ha visto il trailer nei nostri cinema, quindi dovrebbe uscire a breve!

        1. Giuseppe · · Rispondi

          Ottimo!!🙂

  10. Daniele Volpi · · Rispondi

    Ringraziando il cielo, non sembra essere l’ennesimo film con abbondante utilizzo di emoglobina, parti corporee amputate ed organi eviscerati.
    Dalla trama appare come un solido film dell’orrore con una sua classe, un suo motivo di essere (per intenderci, la mia pietra di paragone rimane da sempre lo splendido “Non avere paura del buio” classe 1970, non il rifacimento di qualche tempo fa…)
    Grazie a lucia per la sua lucida e precisa analisi; auguriamoci che qualche illuminato distributore provveda a farlo arrivare in Italia!

    Pace profonda nell’onda che corre

  11. Oddio questo mi inquieta parecchio °_°
    Se azzardo a vederlo al cine (arriva in Italia si sà?) potrei ricacarmi addosso nei calzoni dopo eoni …..

    1. Dovrebbe arrivare a breve!

  12. Le atmosfere sociali, le mamme agghindate, l’architettura tardo vittoriana ricordano da vicinissimo il notevole Dark Touch di Marina de Van, regista disturbante che vi consiglio

    1. Verissimo, ci sono delle similitudini con Dark Touch, che è poi un altro film interessantissimo.
      Ma poi Marina de Van ha fatto altro?
      P.S.
      Benvenuto da queste parti!

      1. Grazie a benvenuta a te! De Van ha fatto un capolavoro assoluto, Dans ma peau, se non l’hai ancora visto affrettati a rimediare!

  13. Visto e ovviamente, doverosamente recensito. Concordo in toto con la tua recensione,mche ho citato, da me. A presto!

  14. […] anche qui Lucia Patrizi per avermelo fatto conoscere,  ecco l’articolo sul suo blog: The Babadook  Contatti Sito Ufficiale del Film Qua sotto, per voi, il trailer originale, una favolosa […]

  15. Ci siamo finalmente.

  16. Bella recensione di un grande film che ho scoperto questa primavera con il suo BluRay inglese. Decisamente amo i film Australiani.
    Solo a me ha fatto venire in mente il primo Polanski di Compulsion e l’Inquilino Del Terzo Piano più ancora di Bava?

  17. Recuperato solo oggi: tra gli horror più coinvolgenti degli ultimi anni, punto e basta. Nessuna concessione ai ‘BUH!’ (e non era semplice) e, soprattutto, una splendida ‘morale’ finale.

  18. Questo film mi ha terrorizzato, c’è una sequenza in particolare che mi fa venire i brividi solo a pensarla, ed è una delle prime visite notturne del Babadook, quella in cui gratta alla porta della camera matrimoniale, entra e terrorizza la madre, che si nasconde sotto le coperte… Pelle d’oca! Davvero, horror come questo, che ti si infilano sotto la pelle (e lì rimangono a vita), ne escono uno ogni morte di papa.
    Una cosa che ho apprezzato molto è stato il realismo della parte drammatica del film, ovvero il rapporto difficile madre-figlio e il carattere problematico del bimbo, a tratti al limite del sopportabile anche allo spettatore (mi sentivo a disagio a vedere certi comportamenti). Una cosa che purtroppo molta gente in sala non ha capito, tant’è che si sentivano commenti a cazzo di cane di ogni tipo e risate qua e là.
    Insomma, una perla preziosa come poche🙂

    1. Sì, per me è l’horror migliore degli ultimi anni. Sicuramente il migliore dal 2010 a oggi. Una bomba. L’ho visto quattro volte e non mi stanco mai di rivederlo.

      1. È anche una splendida metafora sul Male! E te ne rendi conto solo verso la fine, almeno per me fu così.
        P.S. Lo spazio che la Kent ha lasciato al dramma mi ha fatto subito pensare a L’esorcista, nel quale occupa un’ampia fetta del film ed è impersonato da determinati personaggi. Credo siano pochi i film che hanno il coraggio di mostarlo e farlo bene come questi due.

  19. […] vederlo!” reciproci, dove io mi flagellavo per non aver ancora recuperato un film che Lucia consigliava meeeeesi fa e che già mi sfiziava allora, e Lucia si flagellava per non aver approfondito la filmografia della […]

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