Goal of the Dead

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Regia – Benjamin Rocher – primo tempo, Thierry Poiraud – secondo tempo (2014)

Tra le tante cose che mi rendono una bruta c’è anche una certa passione per il calcio. E soprattutto per la Roma. Immaginate quindi la mia gioia quando ho saputo che il regista de La Horde, in collaborazione col collega Poiraud, avrebbe diretto questa horror comedy ambientata nel mondo del pallone. Con il bonus degli zombi a rendere più appetibile il tutto.
Rocher torna quindi a occuparsi di morti viventi e, se il suo film precedente poteva vantare ancora qualche pretesa di serietà, anche se piccina, ecco che qui ci rinuncia del tutto e preferisce buttarla in vacca sin dalle premesse, andando a prendere in giro sia la retorica tipica del film sportivo, sia quella dell’apocalisse zombi.
Almeno, questi sembrano essere i piani suoi, dei sei – dicasi sei – sceneggiatori impiegati nella stesura dello script, e del regista della seconda parte del film.
Goal of the Dead è stato distribuito in Francia in due release separate e poi riassemblato e spedito in giro per festival come film unico. Il risultato sono 140 minuti che, bisogna ammetterlo, hanno un ritmo perennemente indiavolato e non lasciano allo spettatore neanche un istante di noia. E già questo è un pregio non da poco, se si pensa anche a quanto è esile la trama.

Goal

Goal of the Dead si svolge tutto nel piccolo paese di Caplongue, dove la squadretta locale deve affrontare in una partita di coppa il team della capitale, l’Olympique Paris. Se per i parigini si tratta di un incontro quasi privo di importanza, per gli abitanti di Caplongue è praticamente la partita della vita. Come ulteriore fattore di esaltazione calcistica, il capitano dell’Olympique, Sam Lorit (giocatore a fine carriera, ormai anzianotto e pure un po’ acciaccato), è nato proprio a Caplongue e i compaesani non gli hanno mai perdonato di aver abbandonato la squadra della sua città natale per trasferirsi a Parigi a fare un mucchio di soldi.
La squadra, gli ultras, tutti gli abitanti di Caplongue hanno giurato vendetta a Sam Lorit. In particolare, il medico del paese (e padre del capitano della squadra di casa) lo odia con tutte le sue forze e, per assicurarsi che non esca dallo stadio sulle proprie gambe, inietta al figlio uno strano farmaco dopante arrivato per posta.
Solo che il farmaco non si limita a rendere il calciatore più forte e massiccio. Lo trasforma in uno zombi ferocissimo e altamente contagioso. E la partita, dopo i primi due o tre minuti, diventa un massacro.

Diciamolo chiaramente: molto spesso, le recenti commedie in salsa zombesca non hanno assolutamente nulla di horror. Escludendo le eccezioni lodevoli come il film che ha rilanciato il genere, invero già molto popolare negli anni ’80 (Shaun of the dead), e il bellissimo e poco conosciuto Fido, resta davvero poco e si passa dall’inutile (Zombieland) al pecoreccio (Zombie Strippers).
Gli spettatori che di solito non sono abituati al cinema dell’orrore vanno accontentati ed è quindi ovvio che il fattore commedia sia prevaricante rispetto a quello horror. Si tratta di film orientati a un pubblico molto più vasto di quello che, in teoria, potrebbe raggiungere una storia di zombi fatta come Romero comanda. Chiamatemi pure sempliciotta o triviale, ma la mia convinzione è che il morto vivente privato della componente splatter non abbia la stessa forza.
Goal of the Dead, forse perché produzione europea, forse perché i francesi, in campo horror, non sono mai andati troppo per il sottile, non si pone affatto il problema e ci va giù pesante nel reparto smembramenti e frattaglie, specialmente nella seconda parte, dato che la prima è quasi del tutto dedicata al set up di ambientazione e personaggi.

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È singolare che a Rocher tocchi la sezione più “difficile” del film. Lui che, con La Horde, aveva dedicato sì e no dieci minuti alla presentazione dei protagonisti per poi lanciarsi in una lunga discesa di azione e violenza senza sosta, si ritrova a dover fare i conti con quasi un’ora in cui è obbligato a procedere con lentezza, per poi lasciare a Poiraud campo libero per scatenarsi con gli zombi (oddio, tecnicamente infetti sarebbe più corretto) che hanno ormai invaso Caplongue.
Eppure, è proprio questa prima parte di preparazione al disastro che funziona molto bene, perché Rocher compie una interessante carrellata sulla varia umanità disastrata che popola il paesino. E non solo: sfruttando e coprendo di ridicolo tutti gli stereotipi tipici del cinema sportivo, riesce anche a fornirci una finestra non banale sul mondo del calcio, visto dall’interno.
La squadra dell’Olimpique Paris è ritratta come una di quelle che vivacchiano a metà classifica, con campioncini giovanissimi parcheggiati lì di passaggio verso lidi più remunerativi, il vecchio fuoriclasse a cui nessuno dà più troppo credito, l’allenatore frustrato, stanco, messo in discussione dai media e dai suoi stessi giocatori, e il procuratore senza scrupoli che, anche negli spogliatoi, fa il bello e il cattivo tempo.
Di contro, il paese è abitato da aspiranti groupie e sfigati di ogni risma incattiviti da un’esistenza grigia e ormai votata al fallimento che non esitano a definire il giorno della partita “il migliore di tutta la nostra vita”.

In questo campionario di rabbie e frustrazioni varie, lo scoppio dell’epidemia che tramuta quasi tutti in bestiacce assetate di sangue assume la semplice valenza di sbocco inevitabile. Ed è qui che inizia la seconda parte. Quella in cui a Poiraud non resta che raccogliere quanto seminato da Rocher e portarlo alle estreme conseguenze.

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Che sono le solite: assedio (neanche a dirlo, c’è un pub in cui si rifugiano alcuni superstiti), contrattacco, resa dei conti finale, in questo caso allo stadio. Ma, a prescindere dal luogo inconsueto, le dinamiche sono quelle di ogni zombie movie visto e rivisto negli ultimi dieci anni.
Nulla di male in questo, sia chiaro. Goal of the Dead, premessa abbastanza inedita a parte, non ha nessun desiderio di essere originale. Pesca a piene mani da almeno una trentina di titoli precedenti e, in molti casi, migliori di lui e non lo nasconde. Ma è talmente folle e sopra le righe da risultare divertentissimo e fresco in molti momenti.
Oramai, gli zombi romeriani sono un lontano ricordo e, per trattare seriamente l’argomento, bisogna operare un radicale cambio di intenzioni e contesto. Oppure il rischio è la trita ripetizione di codici abusatissimi di un prodotto come The Walking Dead. Non ci resta che riderci sopra. La trasformazione del morto vivente (o infetto rabbioso, non credo sia neanche più lecito mettersi a fare queste questioni di lana caprina) da spauracchio in giullare è definitivamente compiuta.
Se non altro, i due francesini riescono a renderla meno infantile, inserendo quel pizzico di satira e quel pizzico di empatia per un’umanità disgraziata e sconfitta che non guastano mai.

5 commenti

  1. Venduto! Thanks!
    Me lo guardo appena riesco!

  2. Sembra ganzo.
    E io ho adorato The Horde

  3. interessante…segnato

  4. Se dal regista di La Horde, sarà sicuramente bellissimo.

  5. Ce l’ho lì in lista, The Horde a me non era piaciuto e boh, l’idea dell’ennesima commediola with zombies non è che mi attirasse poi tanto. Ma in fondo ne leggo bene e quindi me lo guarderò uno di sti giorni (anche se, madonna, due ore e venti!?)

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