Cinema degli Abissi: Sfera

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Regia – Barry Levinson (1998)

Riprendiamo una rubrica che avevo un po’ perso per strada, quella dedicata al cinema ambientato in mare, sopra e (preferibilmente) sotto la sua superficie. Il romanzo di Crichton, come ho scritto qualche giorno fa in questo post, è stato una delle fonti di ispirazione principali per la mia Murena. Parlarne, anche solo di sfuggita, mi ha fatto venire voglia di rivedere il film che Levinson ne ha tratto. E quindi, eccoci qui, pronti a spingerci a 300 metri di profondità alla scoperta di un’astronave sepolta dal corallo, dove forse si nasconde una misteriosa intelligenza aliena.
Sfera è forse l’ultimo dei grandi film di fantascienza sottomarina ad alto budget che per un certo periodo di tempo avevano invaso le sale cinematografiche. Il romanzo, che risale a una decina di anni prima del film, aveva anzi anticipato la moda di ambientare storie in habitat subacquei. E pare che sia stato a sua volta un modello per The Abyss di Cameron. Dopo Levinson, il deserto. Anche perché il film si comportò molto male al botteghino. E l’acqua aveva perso il suo fascino da qualche anno, per colpa di Waterworld. Eppure le credenziali per un grosso successo c’erano tutte: un regista di grande professionalità, un cast di stelle e il nome di uno scrittore da fantastilioni di copie vendute a sugellare il tutto.
Purtroppo il film, uscito oltretutto in un momento davvero infausto per la fantascienza, segnò la fine di un periodo meraviglioso, rappresentato dai lunghi corridoi di installazioni scientifiche (o petrolifere) sottomarine, da batiscafi e scafandri. Tempi d’oro, tramontati per sempre.Sphere-sphere

Dato che, con ogni probabilità non lo vedete da qualche secolo, provo a rinfrescarvi la memoria sulla trama: lo psicologo Norman Goodman (Dustin Hoffman), che di solito si occupa di curare lo stress post traumatico, viene chiamato sul luogo di quello che lui crede essere un disastro aereo. Nessun gli fornisce informazioni, lo fanno salire su una nave, lo chiudono in cabina e gli dicono di aspettare.
Il poveraccio, molto tempo prima, era stato assunto dal governo degli Stati Uniti per compilare un rapporto sugli effetti psicologici di un eventuale incontro con gli alieni. Norman lo aveva fatto un po’ per scherzo, senza crederci troppo, un po’ perché l’incarico era profumatamente pagato. E aveva aggiunto una lista di figure professionali indispensabili per il primo contatto con altre forme di vita.
Solo che quelli del governo sono così idioti da basarsi in maniera pedissequa sul suo rapporto non appena si prospetta la possibilità di avere a che fare sul serio con gli extraterrestri.
E sì, perché c’è un’astronave a 300 metri di profondità, piombata lì circa tre secoli prima e scoperta da pochissimo.
E così, il tranquillo signore di mezza età Norman sarà costretto a scendere e a indagare sull’astronave insieme a un gruppo di scienziati: la biologa Beth (Sharon Stone), il matematico Harry (Samuel L. Jackson) e l’astrofisico Ted (Liev Schreiber).

Sfera è un adattamento piuttosto fedele del romanzo di Crichton. I tre sceneggiatori diminuiscono il numero dei personaggi coinvolti per sveltire l’azione e tagliano, per questioni di budget, uno dei momenti fondamentali del libro: l’apparizione del calamaro gigante che si percepisce ma non entra mai in campo.
Il libro era un’interessantissima e affascinante riflessione sull’essere umano e i suoi limiti. Quasi fantascienza filosofica. Se mi si passa il paragone molto irriverente, una sorta di Shining subacqueo, dove al centro di tutto c’erano la mente dell’uomo e la sua sostanziale fragilità. Già, perché ciò che trovano nell’astronave gli scienziati non sono gli omini verdi, ma un manufatto (la sfera del titolo) con ogni probabilità alieno, capace di conferire a chi vi entra in contatto un potere straordinario e tremendo. Un potere che potrebbe essere un dono per la nostra specie, ma per cui non siamo affatto pronti.

sphere-1998-movie-sea-snake-attack-dustin-hoffmanIl film di Levinson è invece un robusto action sci-fi in cui viene sacrificata molta della profondità del testo. E dove scompare, se non in qualche dialogo finale e in una bellissima scena che ha come protagonista 20.000 Leghe sotto i mari, ogni considerazione operata da Crichton sull’immaginazione, la sua forza creatrice e la nostra capacità di controllare la parte peggiore dei nostri istinti e incanalare il nostro enorme potenziale verso ll bene.
Ma le semplificazioni, in un adattamento per il grande schermo, sono quasi dovute, e ridurre un romanzo così denso non è una cosa semplice, anche se Sfera dura oltre le due ore. Si è preferito puntare sul ritmo, sulle meduse assassine, i serpenti marini velenosi, gli incendi a bordo e la claustrofobia.
Resta comunque un ottimo prodotto di intrattenimento, grazie a un gruppo di attori in forma (a parte le star, ci sono dei comprimari pazzeschi, tra cui il grande Peter Coyote) e al sempre professionale, pulitissimo Levinson, che conosce a menadito il suo mestiere e dà il meglio di sé nelle sequenze più concitate, lesinando sugli espedienti più triti come la macchina a mano e preferendo buttarsi anima e corpo sulla stedaycam, indispensabile negli spazi stretti dell’habitat sottomarino.
Efficaci anche tutte le riprese subacquee, girate in alcune vasche riempite d’acqua per l’occasione, ma che, grazie a un sapiente lavoro di scenografia e illuminazione, riescono a rendere alla perfezione il senso di sconfinata solitudine degli abissi.

sfera-dustin-hoffman_midPer gli amanti dell’horror, ci sono anche un paio di momenti di terrore puro e non penso che dimenticherete l’attacco delle meduse alla povera Queen Latifah quando lo vedrete. Attacco realizzato con l’uso di animatroni, inserti in computer grafica e riprese di vere meduse  mandate al doppio della velocità per far sembrare gli animali più aggressivi. Cosa che si nota chiaramente nelle soggettive dallo scafandro.
L’unica cosa che, rispetto al romanzo, non sono proprio riuscita a mandare giù, è l’aver voluto mettere in mezzo una sottotrama romantica tra Hoffman e la Stone. Nel libro era del tutto assente e il personaggio di Beth veniva trattato con molta più cura e attenzione rispetto alla psicopatica messa in scena nel film.

A rivederlo oggi, Sfera assomiglia a uno strambo reperto archeologico. Una grossa produzione con protagonisti adulti, scienziati per di più (e non macchiettistici), che ha sia le caratteristiche più mature del cinema di serie A, sia quelle un po’ grossolane e fracassone dei b movie. Lo chiameremmo prodotto medio, per un pubblico comunque attento e un minimo consapevole. Già, lo chiameremmo, se certi film esistessero ancora.

 

12 commenti

  1. Buono il libro, mediocre il film..Nemmeno dopo la tua analisi, che ha sottolineato meriti che non avevo colto, ho comunque voglia di rivederlo.

    1. Io più che mediocre l’ho sempre trovato dignitoso e divertente.
      Di sicuro semplifica e alleggerisce le tematiche del libro, ma non è un brutto film di fantascienza.

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Hai ragione, nonostante il Crichton scritto qui venga ovviamente “asciugato” un po’ il film funziona bene e avrebbe meritato più fortuna, tentativo pseudo-sentimentale poco riuscito a parte: forse si pensava che la sottotrama romantica aumentasse l’appetibilità presso il grande pubblico, quando invece non serviva a un beneamato cazzo… di sicuro, non in una storia capace di reggersi benissimo sulle proprie gambe. E quelle meduse, per la miseria, me le sento addosso ogni volta che rivedo la scena dell’attacco (nondimeno va riconosciuta l’abilità – in un certo qual modo lovecraftiana, direi – di creare paura solo mostrando gli effetti della presenza di un calamaro gigante, troppo oneroso per il budget a disposizione…si veda la scena delle uova)! Uno di questi giorni penso che mi rivedrò il dvd…
        Per il resto, irriverenza per irriverenza, a Shining io accosterei anche un pizzico di 2001: in fin dei conti, l’inquietante sfera e l’enigmatico monolito hanno la funzione (con diverse modalità e risultati, certo…la sfera poi adotta un metodo che sì, concordo con il commento sotto, la rende in effetti quasi una parente dell’oceano pensante di Solaris) di portare il genere umano a un livello evolutivo e di consapevolezza più alto. Comunque, per finire con leggerezza, non dimentichiamoci di farci quattro risate in compagnia degli scienziati con gli effetti dell’elio… 😉

        1. Quella scena è esilarante. Anche nel libro è divertentissima.
          E sì, anche se il calamaro non appare mai, la scena delle uova te lo fa percepire come presenza incombente.
          Ed è efficace.

  2. Adoro le storie sottomarine da quand’avevo 16 anni circa ed uscirono al cinema contemporaneamente tre film di questo genere: “Abyss”, “Leviathan” e “Creatura degli abissi”. Che estate!!! ^_^
    Seguirò con molta attenzione il tuo ciclo, e ricordo che vidi “Sfera” quando passòin TV, trovandolo fuori sincrono con le mode del momento e per questo lo adorai! Riusciva a creare un’atmosfera deliziosa, da “prigionieri del mare” e anche – con le dovute proporzioni – da “Linea d’ombra” di Conrad: fermi in mezzo al mare con “qualcosa” che non può essere spiegato.
    Non ho letto il romanzo di Crichton quindi non so se parte da lì, ma alcune trovate di “Sphera” mi ricordano da vicino “Solaris” di Lem, fra i migliori esempi di quella “fantascienza filosofica” che va detta sotto voce perché non va di moda: scienziati chiusi in una base dove un’entità concretizza ciò che pensano. Chissà se il film di Tarkovskij ha stuzzicato la fantasia di Crichton 😉
    Ottimo post e non vedo l’ora arrivi il prossimo.

    1. Io sono sicura che il romanzo di Lem abbia ispirato Crichton. Ci sono troppe coincidenze e somiglianze tra i due per essere solo un caso 😉
      I tre grandi film del 1989 li ho già recensiti tutti! C’è la pagina apposita che rimanda a tutti i film abissali di cui ho parlato in questa rubrica.
      Se il genere ti interessa, troverai pane per i tuoi denti.
      Grazie del commento!

      1. Ottimo! Vado subito a colmare la mia… lacuna! (Capito? Mare… laguna… lacuna… va be’, vado 😛 )

  3. Daniele Volpi · · Rispondi

    Allora… il libro è di gran lunga più interessante.

    Il film è dignitoso (e con parecchie cosine diverse dal libro), ma gli interpreti non hanno dato certo il meglio di se…

    Dubito che Sfera possa essere stato d’ispirazione per The Abyss, visto che il film di Levinson è uscito nel 1989 mentre Cameron ha presentato il suo nel 1989…

    Pace profonda nell’onda che corre

    1. Sfera, il romanzo, è uscito nel 1987. Ed è stato di ispirazione per il film di Cameron

      1. Daniele Volpi · · Rispondi

        Adesso quadra tutto!
        Ragionavamo su due piani diversi; messa così è certo che Cameron deve avere letto il libro (pensiamo che la storia, almeno nel suo embrione principale, quello della relazione sugli alieni scritta da uno dei protagonisti, venne concepita da Crichton già negli anni ’60)…

        Altro lavoro interessante, cara Lucia…

        Pace profonda nell’onda che corre

        1. Sì, mi pare che Cameron lo.ammise anche, di aver tratto ispirazione dal romanzo. Adesso non ricordo dove l’ho letto, però 😉

          1. James è terribbole, ogni film che fa dichiara di averci pensato sin da quando andava a liceo 😛
            Comunque una rapida occhiata al Public Catalog of Copyrights mostra che Cameron e Hurd hanno depositato il titolo “The Abyss” il 28 luglio 1989 mentre il copyright di “Sphere” risale al 12 maggio 1987: due anni bastano per lasciarsi “ispirare” 😉

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