1950: Outrage

PREMESSA CON SCUSE

Ho fatto una cazzata: ho inserito nell’ultimo sondaggio un film su cui non avevo certezze a proposito della reperibilità, convinta di riuscire a trovarlo. Purtroppo non è stato così e L’Uomo Senza Volto si è rivelato un’impresa impossibile. Speravo in dei sottotitoli in inglese, ma niente. Solo spagnolo e senza sottotitoli, oltretutto in una qualità davvero infima. E così, per non fare un altro sondaggio, ho pensato di parlare del film che ha ricevuto più voti, subito dopo quello messicano che sarebbe stato il prescelto, se solo fossi riuscita a trovarlo da qualche parte. Se la soluzione che ho scelto non dovesse piacervi, aiutatemi voi a trovare il film, e farò una recensione riparatrice.

Outrage
Regia – Ida Lupino

Nobody understand! Why nobody understand?”

Ann è una giovane donna come tante: fa la contabile in ufficio, ha un fidanzato che le ha appena chiesto di sposarla, genitori amorevoli, colleghi simpatici. È una persona felice e spensierata ed è pronta a iniziare la sua nuova vita a fianco dell’uomo che ama.
Solo che una sera si attarda troppo a lavoro e si incammina verso casa che è già buio. Il proprietario del chiosco dove compra il pranzo tutti i giorni la segue e la aggredisce in un parcheggio per camion.
E comincia un dramma fatto di poliziotti del tutto impreparati ad affrontare un caso simile, amici e colleghi che la guardano come se fosse lei la colpevole, risatine e ammiccamenti per strada, fidanzati ottusi e incapaci di comprendere quello che le passa per la testa.
Ad Ann non resta che fuggire, prendere un autobus che la porti in un’altra città, un posto dove lei non sia più, per tutti quanti, “la ragazza che è stata brutalmente aggredita”.ida_lupino_1

Il signor Martin Scorsese nel suo Viaggio nel Cinema Americano, definisce Outrage di Ida Lupino uno dei migliori noir di tutti i tempi. Il che è piuttosto singolare, se pensiamo all’immagine che tutti noi abbiamo del noir. Un’immagine sicuramente viziata da tanti anni di cattivi cinema e letteratura, che hanno portato ad appioppare a qualsiasi poliziesco in cui i personaggi fumavano sigarette l’etichetta di noir, soprattutto qui in Italia.
Eppure, Outrage è un noir. Ed è anche un storia dell’orrore. E se c’è una cosa che noir e horror condividono è quella di vedere il protagonista catapultato, all’improvviso e piuttosto casualmente, in una situazione da incubo.
Direi che Outrage corrisponde molto bene alla descrizione.
Oltretutto, il film non si concentra, come farebbe se fosse un poliziesco, sull’indagine per trovare il colpevole del crimine in questione, ma sugli effetti che questo crimine ha sulla psiche di Ann. E anche qui, direi che ci siamo.
Il noir non implica per forza di cose che ci sia una risoluzione della vicenda. In Outrage non si risolve infatti nulla. Ann ha di fronte a sé una lieve speranza di superare il trauma subito, ma non è detto che ci riesca, e non è detto che possa ricostruirsi una vita “normale”.

Di Ida Lupino non si parla mai abbastanza. Verrebbe da dire che è stata dimenticata, anche se ogni tanto la si nomina più come una stramba anomalia (una donna produttrice e regista nella Hollywood del secondo dopo guerra) che come la grande autrice che è stata.
Un’autrice indipendente nel senso più pieno del termine: aveva una sua casa di produzione con cui si muoveva, con budget ridotti e senza divi, in piena autonomia rispetto al sistema hollywoodiano. Il che le permetteva di girare film come Outrage, che anticipa di circa mezzo secolo, come fa notare anche questo ottimo articolo del The New Yorker, il problema di quella che oggi viene definita rape culture. Nel 1950. Lo ribadisco perché non si sa mai che qualcuno non lo abbia ben capito.
Outrage è infatti il primo film girato dopo l’avvento del Production Code a occuparsi in maniera diretta della violenza sessuale, anche se la parola con la esse, per ovvie ragioni, non viene mai usata.

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A volte coraggio e pudore vanno a braccetto. La Lupino ebbe il coraggio di raccontare una storia per l’epoca fortissima (ma è forte anche oggi, anche oggi destabilizza) e il pudore di non mostrare in scena il momento più atroce della vicenda. Certo, non poteva farlo, ma non aveva nemmeno bisogno di farlo. Perché la lunga sequenza in cui Ann viene prima pedinata e poi aggredita, è un momento di cinema così alto che rende del tutto superfluo trasformare lo spettatore in un sordido guardone. Cosa che poi avrebbero fatto, con risultati alterni, i rape & revenge degli anni ’70. E che avrebbero ribadito i torture porn del decennio scorso. E se era necessaria una certa dose di coraggio negli anni ’70 per girare un film come L’Ultima Casa a Sinistra, molto meno ce ne vuole, oggi, per mettere in scena la stessa storia.

Ida Lupino sceglie di eliminare qualsiasi commento musicale: Ann esce dall’ufficio fischiettando. Il suo aggressore la segue. Lei non se ne accorge e continua a fischiettare. E quando è lui a fischiare, il suo fischio si porta via la colonna sonora. E noi restiamo da soli con i rumori d’ambiente, i passi concitati di Ann, il tonfo metallico di un bidone della spazzatura che cade a terra urtato dalla ragazza, e infine, l’allarme di un camion, a un volume altissimo, che ci spappola le orecchie.
E, mentre Anne chiede aiuto e un signore chiude la finestra disturbato dal rumore, lo schermo va a nero. Non ci serve altro.

Possiamo quindi prepararci ad assistere alle conseguenze, psicologiche e sociali, che quella violenza ha scatenato. Perché è questo il nucleo centrale del film. Una società che guarda ad Ann non come una vittima, ma come una specie di fenomeno da baraccone, che le riserva un trattamento viscido e ipocrita. Che non sa, o peggio, non vuole rapportarsi a un crimine taciuto dal puritanesimo imperante. Come in tutti i grandi film, ci accorgiamo solo dopo degli indizi che la Lupino ha disseminato nel primo quarto d’ora: dalla vecchietta che guarda con disapprovazione al bacio dei due fidanzati, alle attenzioni del proprietario del chiosco a cui nessuno dà peso. La Lupino punta il dito contro un’intera cultura tutta sballata e lo fa con una potenza espressiva sconcertante.
La scena in cui Ann torna a lavoro, pochi giorni dopo il fattaccio, e viene investita da un insieme di suoni quotidiani e normalissimi che all’improvviso le risultano insopportabili (un timbro, una macchina da scrivere, lo squillo dei telefoni) ci dà la misura dell’alienazione del personaggio più di qualunque dialogo.
La Lupino era perfettamente consapevole di dove piazzare la sua macchina da presa per renderci partecipi del dramma vissuto da Ann, per farci vivere la sua stessa impotenza e il suo stesso terrore.

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Purtroppo, a una prima parte così impressionante, corrisponde una seconda parte meno incisiva, quella dove Ann trova rifugio in una fattoria e conosce un reverendo che si prende cura di lei. Outrage prosegue in maniera piuttosto classica, fino alla sequenza della festa in campagna.
Lì Ann viene avvicinata da un uomo che vorrebbe ballare con lei e baciarla. La ragazza rifiuta e lui continua a insistere, nonostante lei sia visibilmente terrorizzata. Ann rivede in quell’uomo il suo aggressore e lo colpisce in testa con una chiave inglese.
Anche questa sequenza è estremamente coraggiosa e in anticipo sui tempi: l’uomo della festa, che continua imperterrito a ignorare i ripetuti no di Ann, è una figura esemplare della rape culture. E, quando Ann verrà accusata di aver quasi ucciso un “uomo innocente”, la sua reazione sarà la disperata domanda che apre questo post: “ma perché nessuno riesce a capire?”
Ce n’è abbastanza per dover rimettere di corsa il film nella carreggiata imposta dal Codice, con un finale che, in teoria, sarebbe consolatorio, ma che la Lupino riesce a rendere comunque ambiguo.
A distanza di più di sessant’anni dalla sua uscita, Outrage resta un documento fondamentale di cinema indipendente, realizzato da una donna che ha avuto la forza di affrontare demoni, per l’epoca, innominabili.
E il fatto che sia ancora oggi così attuale, dovrebbe far riflettere tutti quanti.

E veniamo al sondaggio per il prossimo film della rubrica. Giuro che questa volta, prima di inserire i film, ho controllato accuratamente la loro reperibilità.
Per il 1960, la scelta è difficilissima, e anche piuttosto ampia: abbiamo il gioiello di Georges Franju Occhi Senza Volto, il nostro Mario Bava con La Maschera del Demonio, Roger Corman con la sua rivisitazione di Poe ne I Vivi e i Morti e, per non farsi mancare niente, Il Villaggio dei Dannati.
A voi la scelta.

18 commenti

  1. Uno degli aspetti più interessanti, per me, di Outrage, è che non è un “film di denuncia” – pur attaccando frontalmente una intera cultura, non scivola nel retorico o nel didascalico.
    Non ci offre pistolotti morali o (dio ce ne scampi) spiegoni e psychobabble.
    È estremamente asciutto, e rimane, al proprio nucleo, un noir.
    (spettacolare l’immagine della testiera del letto che definisce una gabbia, o una prigione – questa è classe).

    1. Sì, è molto asciutto nel rappresentare le conseguenze di uno stupro. E forse è, ancora oggi, uno dei film che meglio le rappresenta, al netto delle restrizioni imposte dal Codice.
      Un’altra scena piena di classe è quella del confronto di Ann coi sospettati, effettuato senza alcuna protezione per donna, con quei tagli velocissimi da un volto all’altro, da una cicatrice all’altra e gli stacchi su di lei.
      Da brividi.

  2. Per me va bene questa scelta, non c’è bisogno di nessun post “riparatore”.
    Ottimo post Lucia!

    1. Grazie Nick…
      È che mi dispiace sinceramente…😦

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Purtroppo credo di essere nelle tue stesse condizioni…alla fine, l’unica versione da me trovata era un rip da VHS di 700 mb (risoluzione 512×384, con i limiti tipici dell’analogico) rigorosamente in spagnolo e sottotitoli manco a pagarli. Ragion per cui l’avevo accantonata, sperando che tu avessi avuto più fortuna😦
        Se non fosse stato in lista, avrei senz’altro votato anch’io la Lupino. E’ che conoscendola bene, a differenza (ovvio) di Juan Bustillo Oro, la curiosità aveva preso il sopravvento…comunque il post su Outrage (film antipuritano di grande coraggio e nettamente in anticipo sui tempi), rimane un signor post, intendiamoci!😉
        P.S. Scelta difficilissima davvero, stavolta…visti i titoli in lizza, però, posso dire che chiunque vinca andrà bene lo stesso (anche se io voto per il nostro Mario)😀

        1. Che infatti è la stessa copia che sono riuscita a trovare io… E non mi sono sentita di recensire un film visto in quelle condizioni. Io invece spero in Franju, non per qualcosa contro Marione nostro, ma perché preferirei dover trattare un altro suo film. E se dovesse vincere La Maschera del Demonio, non potrei farlo😀

  3. A me va benissimo: avevo votato la magnifica Ida. A me piace assai anche Il Bigamo,forse tradotto da noi come : la grande nebbia,boh devo veder il dvd che ho a casa.
    Ciao!🙂

    1. La Lupino è stata una grandissima regista, soprattutto se pensi all’epoca in cui ha lavorato.
      Un esempio. Per tutti.

  4. Daniele Volpi · · Rispondi

    Ok, Lucia. Tutto bene, missione compiuta. Non ci pensare piu’
    Mettiamo “Outrage” in lista sotto la voce “Da vedere (molto) bene”.
    Ma, porcaccia la miseria, allora lo fai apposta!
    1. Occhi senza volto = un must europeo dell’horror d’annata
    2. La maschera del demonio = CAPOLAVORO assoluto di bava, visto 1000 volte ma fondamentale
    3. I vivi ed i morti = Corman+Poe, l’accoppiata delle mie visitazioni giovanili nel fantastico
    4. Il villaggio dei dannati di Villa, ma scherziamo? Gli occhietti sbarluccicanti dei ragazzini mi hanno fatto rizzare i peli sulla schiena…
    Adesso cosa ti voto?

    Pace profonda nell’onda che corre

    1. Eh, lo so… questa volta è difficile. È per questo che passo a voi l’onere della scelta…
      E più si va avanti, più i dilemmi peggiorano!

      1. Daniele Volpi · · Rispondi

        Ok. Vada per occhi senza volto. Lo vedo più consono al tuo blog, anche se il film di Bava non scherza (lo citano tutti i grandi registi di genere)…

        Mi permetto di ricordare, per tutti quelli che come me non masticano l’inglese, il titolo originale del film della Lupino, che è “La preda della belva”, perché non mi sembra di averlo visto citato (non che io voglia fare il maestrino, ma chi spera di trovarlo in italiano avrà piacere di conoscerlo).

        Lucia, non sarebbe bello far sapere ai programmatori dei canali satellitari che gira roba come questa e che sarebbe ora di potersela vedere ad orari umani?

        Pace profonda nell’onda che corre

        1. Purtroppo la versione italiana di Outrage è praticamente irreperibile, mentre quella inglese si trova con facilità. Non credo però che esista neanche un dvd del film, in nessuna lingua, ma dovrei informarmi.
          Per questo ho usato il titolo originale, e anche perché lo preferisco a quello italiano.

          1. Daniele Volpi · ·

            Controllato. In Italia il DVD latita, sia nella nostra linea che in inglese. Sospetto valga anche per altre lingue (vedi Francese e Tedesco, che non appaiono nella ricerca)…
            Va ben che la Lupino non è famosissima, ma un poco di considerazione per chi lavora bene, ce la vogliamo mettere?

            Pace profonda nell’onda che corre

          2. Giuseppe · ·

            A quanto pare, per il momento esistono soltanto dei riversamenti U.S.A non ufficiali (R1 e R0) su dvd-r, non so quanto affidabili…

  5. Difficilissimo scegliere fra Occhi senza Volto e I Vivi e I Morti, ma vada per il primo. Ottimo articolo, come sempre🙂

    1. Grazie!
      E grazie per il tuo voto. Per il momento è un testa a testa tra Bava e Franju, vediamo chi la spunterà

  6. Sembra molto interessante

  7. Io voto per “Il villaggio dei dannati”! Terribile, in senso buono. Pauroso, in un modo sottile e inquietante. Per Ida Lupino nel mio immaginario era una dark lady, non conoscevo la sua attività di regista e produttrice, prima almeno dei vostri post.

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