Tris di porcherie

lammerda

Avevo promesso, più e più volte, di non parlare di roba brutta, di evitare il più possibile le stroncature e cercare di rendere questo blog un posticino dedicato quasi esclusivamente a consigliare i film, piuttosto che a demolirli. Eppure, alcuni amici mi hanno chiesto un parere su alcune pellicole visionate di recente. E allora ho deciso che d’ora in poi, se stroncature dovranno essere, saranno cumulative. Certi film non si meritano neanche un post tutto per loro, soprattutto se sono prodotti usciti con gran clamore nelle sale e che più o meno tutti hanno visto o hanno intenzione di vedere. Copiand…ehm… ispirandomi all’idea del Sommobuta, che col suo Raggio B(l)utico consiglia mensilmente un gruppo di film degni di nota, io farò l’esatto contrario e, una volta al mese, vi terrò lontani dalle ciofeche. Pronti? Eccovi il tris di schifezze in ordine di visione.

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Cominciamo con la creatura prodotta dal nuovo Re Mida dell’horror mainstream, quel James Wan che l’anno scorso ha sbancato i botteghini con The Conjuring, ma è anche riuscito a realizzare uno dei peggiori film della stagione passata, Insidious 2. Visto il successo, anche meritato, della storia sui coniugi Warren, era naturale (e se ne è iniziato a parlare sin da subito) che arrivassero sequel, prequel e spin off di ogni tipo. E quindi ecco Annabelle. Il problema che a Wan, evidentemente, non andava di dirigerlo, e così ha telefonato al suo galoppino, nonché fedele direttore della fotografia, John R. Leonetti e gli ha mollato tutta la baracca a base di infestazioni.
Sarebbe stato interessante (e forse un giorno lo faranno pure) costruire una nuova mitologia cinematografica sui Warren, proprio a partire dalla vera storia della bambola Annabelle, uno dei loro casi più celebri. Se volete, la vicenda di Annabelle, la trovate qui sul blog di Hell, ma non vi disturbate a cercarne tracce nel film: Leonetti e lo sceneggiatore Dauberman (uno che è un mistero come faccia a fregiarsi di tale titolo) scelgono di narrarci una sorta di origine del male, dando la colpa agli hippie, seminando sottotesti antiabortisti per ogni dove, infilandoci un prete buono e il solito personaggio di colore che muore per espiare le sue colpe. Praticamente una puntata di Don Matteo, ma con gli sbalzi di volume.
Certo, ci sono un paio di buone scene, un doppio omicidio tutto risolto in un piano sequenza, e un momento da brividi in un ascensore. Ma è comunque robetta, a fronte di un’ora e mezza di sbadigli prolungati.

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Il secondo ciofecone che vi presentiamo oggi è l’ultima fatica di Robert Rodriguez, Sin City: Una donna per cui uccidere, in arrivo con quella decina di anni di ritardo sulla tabella di marcia e, per forza di cose, passato nei cinema tra l’indifferenza generale e qualche pernacchia.
Lo ammetto candidamente: a me il primo Sin City era piaciuto. L’ho visto in sala, ho comprato il dvd e, se mi capita, lo rivedo con piacere. Era scritto da cani, su questo non c’è dubbio, ed era uno scimmiottamento del noir così come se lo potrebbe immaginare un quindicenne con la sbronza triste perché lo ha mollato la fidanzatina. Però funzionava, soprattutto per il dato tecnico, per la presunzione di Rodriguez e Miller di mettere in scena un vero e proprio fumetto filmato.
Poi sono successe tante cose. Una volta portato alla ribalta un certo tipo di stile, tutti si sono precipitati a copiarlo. Il solito Snyder ne ha approfittato, per trasformare Leonida e i suoi nei Village People, e sui cinecomics “adulti”, un sacco di gente ha guadagnato i bei soldi. Buon per loro.
Ma oggi, riproporre pari pari quella formula è un’operazione fallimentare e datatissima, anche a dimostrazione del fatto che le trovate estetiche che fecero la fortuna di Sin City e cloni vari, possono al massimo essere catalogate come bizzarrie. A voler essere molto generosi.
Sin City: Una donna per cui uccidere  è sempre scritto dallo stesso quindicenne, che nel frattempo non è cresciuto, ma in compenso si è carbonizzato i tre neuroni che aveva. Abbiamo tre episodi uno più insulso, vuoto e sconclusionato dell’altro. Una parata di attori sprecati in ruoli di cartapesta e una regia, proprio quella che aveva salvato il capostipite, del tutto inesistente. Come se Rodriguez avesse lasciato il timone a Miller. E lo sappiamo tutti che Miller, dietro la macchina da presa, è una piaga biblica. Il bianco e nero, lungi da essere suggestivo, è finto e pacchiano, così come finte e pacchiane sono le occasionali macchie di colore messe lì giusto per ricordare al pubblico che nel 2005, oltre alle tette ai culi, Rodriguez aveva anche qualche idea originale. Si salva  Christopher Lloyd nel ruolo di un medico ubriaco. E poi c’è Eva Green che illumina lo schermo ogni volta che entra in campo.
Si salverebbe anche Mikey Rourke, se non fosse imbolsito e ridotto a comparsa di lusso, nonché a sostenere la linea comica del film.
Sì, la linea comica.

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Il credito di cui continua a godere Alexandre Aja nell’ambito del fandom horror è per me un mistero insondabile. Un regista che ha all’attivo un solo film decente e poi ha inanellato una serie marchette imbarazzanti non può ancora essere considerato una promessa del genere. Dopo sei lungometraggi, uno smette di essere una promessa. E diventa una fregatura.
Horns però partiva con le migliori intenzioni: una storia solida, tratta dal romanzo omonimo di Joe Hill (purtroppo non l’ho ancora letto, ma gente di cui mi fido ne dice un gran bene, un budget considerevole e quindi una produzione di serie A e un cast importante, e la possibilità di vedere Aja per la prima volta da quando lavora negli Stati Uniti, alle prese con un film che non fosse un remake.
Dimostrare di essere ancora il regista in grado di girare sequenze come quella di apertura di Alta Tensione, quel regista irriverente, scorretto, violentissimo e morboso. Soprattutto, dotato di un gusto visivo al di sopra della media.
Ecco, dimenticatevi tutto questo. E preparatevi a rimpiangere Piranha 3D.
Horns fa rabbia. Perché si intravedono le potenzialità di una storia molto bella, dolorosa e dolce allo stesso tempo, infrante contro la muraglia di una scrittura in cui ogni mossa di ogni personaggio è prevedibile e citofonata dalle primissime inquadrature. Il classico polpettone urban fantasy fatto per piacere alle ragazzine, con giusto quel tocco di ironia in più, tanto per ricordare al pubblico che chi lo ha firmato, un tempo, passava per un ragazzo cattivo.
Per quanto riguarda l’estetica, niente da segnalare. Il vuoto più assoluto mascherato da una patina di finta eleganza. Col bonus di una CGI che va dal pessimo al ridicolo. C’è una sequenza onirica che vi farà stramazzare al suolo dalla risate.
Purtroppo, e lo dico a malincuore, Horns è una scatola vuota dalla confezione pulita, ma nemmeno così accattivante da essere ricordata.
Anonimo e inutile. Per due lunghe, interminabili ore.

46 commenti

  1. Mi è piaciuto assai “The Conjuring” quindi nei confronti di Annabelle avevo parecchie aspettative (anche perchè la bambola mi terrorizza) ma se dici così…”Sin city 2″ manco lo prendevo in considerazione, avendo detestato il primo. “The Horns”…beh, quando ho letto “vi ritroverete a rimpiangere Piraha 3d” ho tremato….e si, Aja è un marchettaro, senza dubbio…

    1. Annabelle è un The Conjuring in tono minore, senza neanche la bravura tecnica di Wan. Niente storia, niente personaggi, niente di niente. Noiosissimo.

  2. Sui prima due era difficile avere dubbi, The Conjuring era già terribile di suo e Rodriguez è disperso da anni in un limbo di tette e minchiate che piace solo a lui.

    Invece un po’ ci speravo per Horns. A me il libro non è piaciuto, pieno di potenziale ma alla fine molto banale, moralista e noiosetto. Però la storia poteva funzionare al cinema, e magari un Aja violento, e svincolato dall’ennesimo remake, poteva trarne qualcosa di buono. A sto punto mi sa che lo salto proprio.

    1. Il film è di un moralismo sfiancante. Esci che stenti a credere a quello che hai visto. Io il romanzo ho intenzione di leggerlo, ma se somiglia tanto al film, passo volentieri.
      Per fortuna che ieri ho rivisto The Pact, e subito dopo At the devil’s door.
      Devo dire che, a differenza tua, mi è piaciuto di più il secondo. Appena ho un attimo di tempo, faccio un post dedicato a entrambi i film.

  3. Ma io non riesco ancora a capire come possiate considerare Alta Tensione un film riuscito. Un film che prende per il culo lo spettatore senza ritegno e senza rispetto, con il finale più stupido e inaccettabile della storia del cinema. Per quanto mi riguarda l’unica cosa che Aja ha fatto di buono è stato produrre il remake di Maniac.

    D’accordissimo su Annabelle, in poche righe hai espresso tutto quel che ho detto io in una recensione intera. Sin City forse oggi vado a vederlo ma non ne ho più voglia dopo tutte le stroncature.

    1. Io su Alta Tensione ho un’opinione molto ambigua, nel senso che è un film che fino a tre minuti dalla fine, mi diverte e mi piace come pochi.
      Poi sì, ha quel finale che andresti da Aja a prenderlo a coppini.😀

      1. Che poi lo dice il nome stesso, aja, che devi fargli male…

  4. Sono sincero: l’unico che mi stuzzicava un po’ era Hannabelle. Sin City e Horns proprio non riuscivano ad accendermi quella “scintilla” che a volte scocca inconsciamente. Dopo aver letto i sottotesti moralisti, il prete buono e gli hippies cattivi, beh, li’ si è calato il sarcofago.
    Per consolazione l’altra sera mi sono rivisto La maschera della morte rossa. Ecco.

    1. Ecco, poi uno dice che diventa nostalgico…
      Comunque, dalla prossima settimana torniamo a parlare di ottimi film. E film recenti. Ma che qui da noi non arriveranno mai

      1. Ovvio. Ormai sono serenamente rassegnato…
        Comunque ci ho provato a parlare a un amico regista di Masche come una roba che potrebbe uscire a metà strada tra La Casa dalle finestre che ridono e From Beyond!

  5. Il secondo film di Sin City è talmente brutto, finto, fasullo e girato male che al confronto la Corazzata Kotiomkin é il più grande capolavoro dell’umana umanità.
    È un film imbarazzante, Frank Miller che avalla queste porcherie s’è totalmente scemunito. E OK, è ammalato, si vede che sta male. Però diamine, farti rovinare così uno dei tuoi più grandi capolavori è proprio assurdo.

    1. Però c’è una cosa da dire: Miller è completamente incapace dietro la macchina da presa.
      Quindi è anche normale che vengano fuori certe porcherie.

      1. The Spirit è una delle cose più aberranti che abbia mai visto in vita mia. Talmente OLTRE il brutto cher pur sapendo che il fumetto di Eisner è un capolavoro, ho il rigetto e non riesco più a leggerlo.😦

  6. Miller avevo scritto la sceneggiatura di Robocop 2 ma era infilmabile,a me Rodriguez mi sembra che faccia sempre lo stesso film(cazzata di serie b+attori bolliti),Aja e come i cantanti da one shot.
    Ti segnalo rieditati in dvd Classe 1999 e 2020 i sopravissuti ,ma non so se ti possono interessare.
    Grazie per il tuo sacrificio!!!!!!!

  7. “scelgono di narrarci una sorta di origine del male, dando la colpa agli hippie, seminando sottotesti antiabortisti per ogni dove, infilandoci un prete buono e il solito personaggio di colore che muore per espiare le sue colpe. Praticamente una puntata di Don Matteo, ma con gli sbalzi di volume.”

    Ti amo❤

    Per il resto: Horns col cazzo che lo vedrò PAGANDO al cinema, Sin City dovrei vederlo in settimana, poi ti dico

    1. Ma grazie ❤
      Sin City forse è il peggiore del mucchio…
      tanto imbarazzo.

  8. moretta1987 · · Rispondi

    Grossomodo su Sin City 2 la pensiamo allo stesso modo un film brutto e in ritardo massimo,andava fatto quando il successo del primo era ancora caldo non con dieci anni di ritardo. Son rimasto male per Horns perchè aveva del potenziale e vederlo cosi sprecato ti fa girare le palle.

    1. Sì, ci sono rimasta malissimo anche io su Horns. Mi aspettavo molto di più

  9. Devo ancora vederli tutti e tre, ma se da come dici Horns dura due ore non lo vedrò proprio mai. Un horror di quel tipo che dura due ore fa un errore di fondo sui tempi, sbagliatissimi secondo me.
    Annabelle lo vedro perchè comunque mi incuriosisce. Sin City 2 pure, anche se stroncato da chiunque, per rispetto verso l’amore che ho provato per il primo capitolo.

    1. Ma la durata, sai, non è poi così sbagliata, dato che la storia è molto lunga e complessa. Due ore ci possono pure stare. È il modo in cui le impieghi e se di queste due ore, almeno 40 minuti sono costituiti da riempitivi, qualcosa di sbagliato c’è.

  10. Ero combattuto se vedere Sin city nei prossimi giorni. ieri sono stato al cinema e ha prevalso Dragon Trainer: mi viene da dire che ho scelto bene😀

    1. Hai scelto benissimo! Dragon Trainer è un amore😀

  11. annabelle per il momento me lo sono risparmiato.
    gli altri due non hanno convinto nemmeno me.
    però se almeno sin city 2 è tenuto in piedi da eva green, horns con un protagonista come harry potter non ha proprio appigli, né corna, cui tenersi🙂

    1. Ecco, ormai si può dire che Radcliffe è un cagnaccio?😀

  12. Annabelle mi ha fatto paura per la bambolaccia del titolo e, soprattutto, per quelle due terribili scene che citi. E’ un film che, per fortuna, ho dimenticato dopo due giorni quindi concordo col fatto che la realizzazione in sé non è nulla di che.
    Una donna per cui uccidere è aberrante, nei commenti il Buta ha nominato the Spirit e mi vien da dire che, in quanto a regia, Una donna per cui uccidere è leggermente superiore, ma proprio di poco. Almeno non è trash, a parte i parrucchini di Brolin.
    Horns non mi è dispiaciuto tanto quanto te, soprattutto perché la prima parte l’ho trovata ben scritta e ben fatta (poi adoro Juno Temple e Merrin mi fa tanta tenerezza); per quel che riguarda la trama il film purtroppo s’affossa dal momento in cui Ig comincia ad avere dei flash sulla morte di Merrin (alcuni passaggi lasciano perplessi) mentre quegli orrendi effettacci CG rendono il finale praticamente inguardabile (quando ho visto le ali d’angelo ho pianto. Giuro. Ma perché inserire particolari che non c’entrano NULLA con la storia e per di più farli anche male???). Come al solito, hanno appiattito il tutto, trasformandolo in una belinata per ragazzine. Un’occasione sprecata ma ho visto molto peggio.

    1. Ma anche le parrucche di Rosario Dawson sono seriamente imbarazzanti, eh…
      Io credo che Rodriguez non si sia sprecato neanche ad andare sul set tutti i giorni. Perché comunque lui è uno che almeno i film un briciolo li cura.
      Su Horns, anche io ho preferito la prima parte. E anzi, dopo la prima mezz’ora ero quasi contenta di aver iniziato a vederlo. Poi precipita. E il finale è ridicolo.

  13. Horns lo guardo solo perché c’è Aja. Ma so già cosa mi dirai🙂
    Sin city 2 celolì ma non so… mentre Annabelle neanche lo degno, in quanto la mia opinione su Wan fa pendant col titolo del tuo post😛

    1. Che Aja ormai davvero può andare in pensione😀

  14. Giuseppe · · Rispondi

    Insomma, Annabelle sta di nuovo a dimostrare che se Wan non ci mette mano direttamente (magari, piccolo appunto, non scegliendo sceneggiatori pure peggiori di Whannel) quello che ne viene fuori, purtroppo per lo spettatore, ricade nella mesta categoria “più che un film dell’orrore, un orrore di film”.😦
    Sin City era piaciuto pure a me, proprio per il suo tentativo -non facile, con i suoi pregi e i suoi limiti- di essere il più possibile fumetto al cinema (e allora potevo anche chiudere un occhio sui problemi di scrittura, nonché vedere in maniera più rilassata il noir nerdazzone che permeava il tutto, grezza parodia voluta -spero- del noir autentico): certo è che il ferro andava sì battuto quando era ancora caldo, e un sequel realizzato nell’arco -diciamo- di due/tre anni dal primo capitolo avrebbe avuto maggior senso (e continuità, ovvio) rispetto ad oggi. Poi può darsi che proverò a guardarmelo comunque, sapendo di non dovermi fare illusioni, se non altro per la presenza di Eva Green e Rosario Dawson…quanto alla redenzione di Aja avevo parlato troppo presto, ahimé (speravo nell’horror, non nelle inutili sciacquette urban fantasy)😦

    1. Ma avevo parlato troppo presto anche io. Però devo dire una cosa: Aja come produttore funziona ancora molto bene. Maniac è roba sua. Magari ci farà altri regalini!

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Sì, sul ruolo di produttore hai ragione…ecco, forse il suo vero futuro sta proprio lì. Nel produrre, sceneggiare e lasciar dirigere i suoi pupilli migliori (come ha fatto per Maniac, appunto). In questo modo ci sono buone possibilità che riesca ancora sorprenderci (intendiamoci, se per caso gli capitasse ancora di far la sua porca figura come regista, mica mi dispiacerebbe, eh) 😉

        1. Giuseppe · · Rispondi

          che riesca ancora A sorprenderci…

  15. Visto oggi “Horns” e non mi è dispiaciuto affatto, nonostante non sia un fan di Radcliffe… Certo, era un po’ una cavolata, per certi versi, però alcune idee erano molto interessanti (la prima parte tendente al grottesco, per es.)

  16. Ho visto solo Sin City 2 e devo dire che concordo sostanzialmente con te: il primo mi era piaciuto, era costruito molto bene, come atmosfera e non solo visivamente..non so era più facile stare al gioco eccessivo, parossistico e semi-parodico (ma mai irrispettoso verso il genere noir) di Miller e Rodriguez (c’aveva messo mano anche Tarantino che stavolta si è tenuto alla larga credo sub-odorando la ciofeca), stavolta c’è da salvare solo il cameo di LLoyd ed Eva Green (non soltanto per il motivo che pensate ma perchè è bravissima e in più confesso di avere un debole per le dark lady )..tutto il resto è debolissimo e senza mordente (in particolare la storia di Gordon Levitt non ha quasi senso e aveva un gran potenziale se fosse stata scritta meglio)

  17. Daniele Volpi · · Rispondi

    Allora…
    Sullo spin-off di The Conjuring non mi pronuncio, come del resto non mi sento di dare un parere su Horns (spero passi in TV, lo recupererò dal momento che non mi sembra assolutamente un film da inserire nella categoria splatter…), che provenendo da cotanta schiatta e se sangue non mente potrebbe essere un bel pezzo di letteratura. Scritto da Joe Hill, figlio di Stephen King vorrà pure dire qualcosa, no?

    Sin City è tutta un altra faccenda.
    Il fumetto è del 1991, intendo “Un duro addio” (The Hard Goodbye), mentre la parte usata per il film di quest’anno ed intitolata “Una donna per cui uccidere” (A Dame to Kill For) è del 1996.

    Chi come me ha adorato il lavoro di Miller su Batman non può che ammirare un opera come SC, a prescindere dai propri interessi e/o preferenza. Se non è Noir questo allora ditelo che ci facciamo un giretto al mare… (Davide, il tuo parere sarebbe molto, molto ben accetto!)
    Peccato che non basta fare uno sfondo in CGI, ispirandosi pesantemente al cinema tedesco inizio 1900, per girare un buon film. Ci vogliono anche personaggi come si deve. Ed attori in grado d’interpretarli. Non basta mostrare gran tette per fare una femme fatale.
    Se il primo episodio aveva retto la scena a sufficienza, questa volta mi sa che rodriguez ha mancato il colpo e che ci conviene continuare a sporcarci le scarpe e l’anima sulle strade di carta della città del peccato…

    Pace profonda nell’onda che corre

    1. Ho trovato il primo Sin City profondamente stupido – stupido nel senso del bullo stupido che a scuola ti incantona e ti riempie di botte perché “parli difficile”.
      Al di là della questione tecnica, le storie sono sostanzialmente pornografiche – non perché mostrino le donnine, ma perché mostrano, con compiacimento e col solo scopo di manipolare lo spettatore al livello più basso, delle scene e delle situazioni che un autore o un regista con maggiori capacità avrebbero suggerito anziché mostrare, producendo un film di classe e non, appunto, pornografia.
      E non credo sia propriamente noir.
      È una caricatura, sostanzialmente ridicola ed offensiva, del noir – tutti gli elementi mutuati dal genere sono esagerati ed esasperati. E questo è un problema, perché il noir già di suo lavorava per eccessi – ma quelli del noir erano eccessi funzionali alla storia, e adeguati ad una certa estetica. Non usati a solo scopo didascalico o, come ho detto, pornografico.
      Inoltre il noir non è mai – MAI – autocompiaciuto nel mostrare il male.
      Non c’è mai, in registi come Lang, Preminger, Mann, Wise e tutti gli altri, l’impressione che il regista goda nel mostrare il peggio, che stia gongolando e sputacchiando mentre filma, dicendo “Dio! Che figata! C*zzo quanto siamo badass!”
      Se il noir esiste per mostrare la faccia distorta e corrotta della società contemporanea (e per farlo intrattenendo – non è facile), non lo fa mai con una impressione di godimento di questo stato. Forse non giudica, forse non esprime un giudizio morale esplicito, ma non prova alcun autocompiacimento nel mostrarci ciò che “deve”.
      E non è neanche un neo-noir – poiché non adegua gli elementi del genere alla realtà contemporanea, ma come dicevo li estrae, li esaspera e li propone in una galleria autocompiaciuta e priva di vita.
      Perciò no, francamente, Sin City è stato per ciò che mi riguarda un’esperienza alquanto fastidiosa: come sentire un ragazzino stupido che a scuola racconta di quando coi suoi amichetti ha dato fuoco a un gatto.

      1. Daniele Volpi · · Rispondi

        Tanto di cappello.
        Non posso che apprezzare la tua analisi. Mi hai ricordato qualcosa che avevo intuiti con quella meravigli che è il grande caldo di Lang, dove la figura del cattivo di turno [per la cronaca un Lee Marvin d’annata] era tutt’altro che un compiacersi del male.
        Probabilmente il primo SC ha avuto un certo seguito per la novità del CGI e per i nomi di spicco che poteva vantare, non certo per le sue “intrinseche” doti artistiche.

        Come sempre grazie Davide per la tua risposta precisa ed efficace…

        Pace profonda nell’onda che corre

    2. Eva Green non è solo un paio di gran tette ed ha recitato egregiamente se consideriamo che il suo personaggio era dichiaratamente un clichè (come tutti gli altri, del resto).
      Sono d’accordo con Davide Mana sul fatto che Sin City è l’esasperazione, l’enfatizzazione di tutti quegli elementi (tra cui la carica erotica della dark lady) che il noir si limita a suggerire, ma l’eccesso (che porta anche a ciò che Davide chiama “autocompiacimento nel mostrare il male”) è la cifra espressiva di Frank Miller questo è il suo modo di omaggiare il noir e l’hard boiled: o stai al suo gioco o lo rifiuti, non ci sono mezze misure. secondo me nel primo film grazie anche ad una regia migliore e io credo anche a storie meglio costruite era più facile stare al gioco, ma se è il gioco in sè che trovi respingente allora non c’è regia o sceneggiatura che tenga.
      E ha ragione anche Lucia quando dice che Miller è probabilmente un quindicenne mai cresciuto (che non è sempre un difetto se sei un artista e Miller piaccia o meno, lo è) ma per l’appunto quello è il suo immaginario: o lo ami o lo detesti, Miller è manicheo, coi pregi e i difetti che questo comporta, e sollecita giudizi altrettanto netti

      1. “che il suo personaggio era dichiaratamente un clichè (come tutti gli altri, del resto)”.
        e beninteso si possono raccontare storie interessanti anche usando dei clichè..forse non è questo il caso

  18. Mi unisco al club degli amichetti di Aja: se il mio amore per Piranha3D può essere tranquillamente rubricato come perversione personale (però, dai, ha uno dei cast più allucinanti dai tempi di ‘Casotto’), ‘Le colline hanno gli occhi’ mi piace veramente tanto, anche più – koff koff – dell’originale di Craven.

    1. Purtroppo a me Le Colline non è piaciuto. Mi è sembrata una rielaborazione troppo superficiale del film di Craven, anche se è comunque un prodotto sopra la media.
      Piranha 3D a stento sono riuscita a finire di vederlo. Certo, peggio di Mirrors c’è poco, ma questo Horns si difende alla grande.

      1. Io Piranha 3D, ricordo di averlo trovato divertentissimo.

  19. – Due cose in particolare ho trovato fastidiose in Annabelle: 1) La bambola avrebbe anche potuto non esserci. Si è chiaramente sfruttato un personaggio di sicuro impatto per un filmetto che Dio solo sa cosa cazzo c’entrasse. 2) La fotografia (mi riferisco soprattutto al lavoro di post produzione) sembrava quella di una telenovela argentina degli anni ottanta. Il che è ironico, dato che il regista è fondamentalmente un direttore della fotografia.

    – Sin City non mi ha fatto impazzire. In generale la storia e tutto ciò che ci ruota intorno non mi prende, non mi piace, non lo voglio e mi annoia moltissimo. Detto questo l’ho preferito di gran lunga al primo, che il linguaggio cinematografico l’aveva sacrificato completamente per un fumetto da leggere sul grande schermo. Bravo Rodriguez per essere riuscito nell’impresa, peccato solo che fosse un’impresa del cazzo. Questo secondo se non altro si riesce a seguire senza infilarsi una corda intorno al collo, anche se basta. Mettiamolo via una volta per tutte.

    – Il terzo ce l’ho da parte, lo vedrò appena troverò l’ispirazione. Per ora posso solo dire che quelle corna su quella faccia mi fanno riderissimo.

    1. A me Sin City incuriosì come esperimento, anche se del tutto fine a se stesso. ORa però, come dici tu, ha stufato e basta. Tornasse a fare Spy Kids che gli riesce meglio😀

      1. Rodriguez è un tipo strano. A livello di montaggio lo preferisco a Tarantino, è davvero un genio. Spesso e volentieri però si perde nei meandri della regia. Io comunque gli vorrò sempre bene perché mi ha regalato delle cose belle.

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