Lucy

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Regia – Luc Besson (2014)

Il signor Besson e io abbiamo un paio di conticini in sospeso. Ci fu un tempo un grande amore, seguito da una delusione altrettanto grande e profonda. Un suo film è tra quei dieci che non smetterei mai di rivedere. E no, non si tratta di Leon, ma di Le Grand Bleu, girato addirittura prima che Nikita lo rendesse un autore action di fama mondiale. Poi però sono successe tante brutte cose, come Giovanna d’Arco e i vari minimei. È successo anche che Besson mollasse un po’ la cabina di regia per mettersi a produrre film d’azione a budget medio e destinati a grandi incassi.
Ogni tanto tornava a dirigere, ma sempre robetta più o meno dimenticabile. Poi, in sordina e senza clamori (anche perché è difficile che un film di Besson, oggi, susciti ancora qualche clamore), eccolo tornare al cinema d’azione, sebbene contaminato con la fantascienza e con quel genere supereoistico che sembra ormai essere, da solo, garanzia di successo al botteghino. Besson non è di certo nuovo a un cinema ibrido e contaminato. Il Quinto Elemento era un’ode alla contaminazione. E alla caciara, ma quella bella, quella che ti fa amare il grande schermo e tutte le splendide follie che esso rigurgita.
Prendete un’idea del tutto campata in aria e costruiteci intorno un delirio organizzato che se ne frega, con una certa strafottenza, di qualsiasi forma di coerenza, o di logica elementare, e avrete Lucy.
E sì, lo dico con la gioia nel cuore: Besson è tornato alla grande, con un film che si mangia a colazione tutta la baracca Marvel, superandola a destra e facendole pure una fragorosa pernacchia. 

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Parlavamo dunque di idee campate in aria: il film  si basa sulla leggenda secondo la quale noi useremmo solo una bassa percentuale delle nostre capacità cerebrali.
Lucy, studentessa americana a Taipei, viene incastrata da un ragazzo che sta frequentando a consegnare una misteriosa valigetta in un albergo. La povera Lucy si ritrova così in mezzo agli affaracci sporchi di una organizzazione criminale coreana (capeggiata da Choi Min-sik) che ha appena sintetizzato una nuova, potentissima droga, ed è sul punto di mandarla in giro per il mondo.
E così Lucy diviene, suo malgrado, un corriere. Le inseriscono nello stomaco un sacchetto di droga e la spediscono all’aeroporto, diretta chissà dove.
Ma prima che possa solo salire sull’aereo, Lucy viene pestata da due scagnozzi, il sacchetto si apre e rilascia la sostanza libera all’interno del suo corpo.
Il risultato è un aumento spropositato delle capacità cerebrali della ragazza, che la rende, di fatto, una supereroina in grado di fare qualunque cosa.

Data la premessa, che Besson stesso sa essere particolarmente ridicola, il film si prende giusto il tempo necessario a infilare due o tre spiegoni di Morgan Freeman nella prima mezz’ora. Presenta al volo il personaggio di Lucy in una sola scena, perché approfondirne il carattere sarebbe inutile, data la sua successiva e radicale trasformazione, mette a punto una scheletrica sottotrama criminale, messa lì per giustificare le mazzate che seguiranno, e poi si lancia in una corsa pacchiana, eccessiva, cafonissima e costantemente sopra le righe, con lo scopo preciso di non dare il tempo allo spettatore di porsi domande su cose senza importanza alcuna come logica e coerenza narrativa.
86 minuti di applausi.

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Attenzione però: non si tratta di rincoglionire lo spettatore con una velocità tale da impedirgli di compiere una qualsiasi riflessione che altrimenti farebbe crollare tutto il film. Si tratta di un patto da stipulare con il regista: accettare la premessa assurda e quindi godere delle sue conseguenze e di tutta l’adrenalina messa in campo. Di sospendere l’incredulità quel tanto che basta per divertirsi un mondo e accogliere con gioia la fila impressionante di invenzioni che Besson sciorina una dietro l’altra, com’è tipico del suo stile barocco ed esasperato.
In questo senso, Lucy è un progetto ambizioso. Perché ha l’andamento e le velleità commerciali di ogni blockbuster che si rispetti, ma si pone comunque su un piano molto diverso rispetto ai film sfracella incassi di matrice statunitense. Mette infatti in primissimo piano non la trasposizione di un modello di riferimento (sia esso un libro, un fumetto, un videogioco, o un altro film ancora), capace di vendersi da sola, ma la mano del regista, esposto in prima persona con una storia originale.
E non è poco, coi tempi che corrono. Non è poco per un budget di circa 40 milioni di dollari (certo, un terzo rispetto alle Tartarughe Ninja, ma si tratta comunque di un film europeo), coperti e superati nel primo weekend di programmazione. Non è poco se si pensa a cosa esce nei cinema in questo periodo storico. Lucy non è un film della Marvel, o della DC, non è un film del produttore di turno e non è il film basato sulla trilogia young adult del momento. Lucy è un film di Luc Besson, e di Besson porta il marchio impresso a fuoco.
A me interessa questo.
Sì, gli effetti speciali lasciano a volte a desiderare; c’è un inseguimento per le strade di Parigi che sarebbe uno splendore, se non fosse per i botti in pessima CGI.
Ma ciò che conta è la forza di un regista europeo di mettersi a competere con gli americani sul loro stesso terreno e vincere tranquillamente la scommessa, e sul piano qualitativo e su quello economico.

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La furbizia di aver voluto al centro dell’operazione una star internazionale come Scarlett Johansonn fa ovviamente la sua parte. Ma anche qui, la scelta dell’attrice non è solo strumentale al voler rivolgersi a un pubblico più ampio possibile. Besson sceglie, per impersonare la sua eroina, una delle migliori attrici in circolazione, capace di adattarsi a qualsiasi ruolo, e le consegna le chiavi del film. Il risultato è l’ennesima interpretazione stratosferica della Johansonn, che rivela di possedere una gamma espressiva pressoché infinita.
E qui arriviamo al motivo reale per cui Lucy è un film che merita di essere visto e rivisto: il personaggio di Lucy e le sue motivazioni, così ben rappresentate dal volto e dal corpo dell’attrice che la porta sullo schermo.
Spesso avrete sentito dire di un film che “non si prende mai sul serio” e che il continuo ricorso all’ironia rappresenta la scappatoia del regista per far digerire al pubblico le peggiori porcherie.
Ecco, Lucy è un film serissimo.
Si sorride spesso, a volte si ride. Ma Besson, credo con grande consapevolezza, ti porta a credere, per 86 minuti, a tutte le stronzate che sono scritte in sceneggiatura. E lo fa parlandone con serietà estrema.  E se ciò non dovesse bastare, ecco che dipinge la sua Lucy in totale controtendenza rispetto ad altri eroi dotati di superpoteri. Perché, pseudo scientificità appiccicata a sputazzate a parte, è di superpoteri che parliamo.
Lucy non usa la sua intelligenza superiore per diventare una sorta di paladina del bene contro le forze del male. Non agisce contro l’organizzazione coreana per vendetta, non si diverte a sfruttare le capacità che la droga le ha conferito per, che so io, diventare miliardaria, o trovare l’uomo della sua vita.
No, Besson ipotizza (ed è qui la serietà intrinseca del film) che a un’enorme intelligenza corrisponda, sin da subito, senza alcun percorso di perdizione/redenzione, un altrettanto enorme senso di responsabilità nei confronti della propria specie.
L’unica preoccupazione di Lucy è infatti condividere e tramandare le conoscenze acquisite.
Che sarà banale, sarà didascalico, sarà addirittura retorico, quello che volete voi.
Io mi limito a trovarlo molto giusto, umano ed emozionante, come la sequenza finale di questo splendido film.

24 commenti

  1. Ok, venduto!😀
    Grazie per la recensioncina.😛

    1. Besson, ricordati degli amici! (cit.)😀

      1. Anche se comunque devo ammettere che a me il film su Giovanna d’Arco è piaciuto. E non poco.😀

        1. A questo punto, forse, dovrei rivederlo.
          Anche se questo è molto più simile a Il Quinto Elemento, anche come “etica” di fondo.

  2. Visto anche io sabato scorso e mi è piaciuto un sacco. Consigliato…

    1. Ha una personalità che gli altri blockbuster se la sognano.

      1. Vero….un film di impatto e che scorre in un attimo fino alla fine.

  3. Mi hai convinta. Punto.

    1. Lo sapevo!😉

  4. Ma l’orrido dinosauro in cgi che appare verso la fine è mica lo stesso che recitava in “The tree of life”?

    1. Credo sia suo cugino ancora più brutto.

  5. Beh, in pratica, letta questa recensione ne vien fuori che con Lucy il Luc da tutti noi amato ai bei tempi è ritornato!😀
    Ormai avevo quasi del tutto perso la speranza. Dico quasi perché, grazie alla mia anima fumettara (a far da filtro alle delusioni) che alla fine mi ha spinto a recuperare -con molto ritardo- il suo Adèle e l’enigma del faraone, ho avuto l’impressione di trovarmi di nuovo davanti a quel Besson in gamba che era stato, anni e anni prima…per me, una piccola oasi nel deserto successivo -registicamente parlando- a Il Quinto Elemento. Non che il successivo The Lady fosse poi da buttar via, come del resto già dicesti, ma mi è parso di vederlo più a suo agio nella dimensione fumettistica…

    1. Sì, il mondo fumettistico sembra fatto apposta per lui. E in effetti Adele non era affatto male. Però questo è davvero una bomba!

  6. io devo ancora vederlo, però sono contento per scarlett che finalmente ci sia qualcuno che parla bene di questo film🙂

  7. Visto solo stasera… e devo dire che il film è meglio di quanto mi aspettassi! In questo il trailer credo sia un po’ ingannevole: sembra tutto incentrato su sparatorie ed esplosioni, invece vediamo soprattutto altro… ed è positivo!

    Bel film, bella recensione, bene bene!!!

    1. Hai perfettamente ragione sul trailer ingannevole. Il film è tutt’altra cosa, ed è un gran bel film!
      Grazie😉

  8. Sono completamente ammucchito dall’iperbolico ed ottovolantico contrasto tra la premesse, la tesi, l’analisi ed il giudizio che dai su questo film. O__o

    Preamboli con un punto di vista condivisibile da chiunque capisca bene della produzione Bessoniana, cerchi di presentare un action cine fumettico di livello 8, poi ne descrivi mostruose lacune praticamente in tutti- tutti- i comparti in cui questo genere dovrebbe se non altro eccellere, conscia, capace e preparata come sei, di ogni difetto…E poi tranci un giudizio da Fan Girl sbrodolante, di quelle che hanno adorato AngelA…

    Forse manca qualcosa ammè…😀

    1. No, ma figurati!🙂
      Vedi, io riconosco i difetti del film e riconosco anche che per molti sono cose su cui non si riesce a passare sopra.
      Però a me non hanno disturbato. Li ho considerati a posteriori e non durante la visione. Durante la visione sono stata rapita dal film e quindi sono stata al gioco di Besson.
      Solo che non capisco perché parli di comparti dove il genere dovrebbe eccellere. Insomma, i cinecomics non è che abbiano mai avuto grandi vette artistiche per quanto riguarda la sceneggiatura.
      E se ti riferisci agli effetti speciali, quello è un problema di budget: gli europei non hanno i soldi degli americani per fare certe cose.

  9. ho appena visto questo film e concordo con la tua recensione. Besson coniuga sapientemente la spettacolarità del blockbuster con delle riflessioni assolutamente non banali sul potere della conoscenza e su cosa ci rende umani

  10. Non ho mai amato questo regista per un motivo o per un altro, ma vedere Lucy è stata un’esperienza straordinaria. Grandissimo film. Inoltre ero davvero stufo di imbattermi in recensioni negative.

    1. È un po’ troppo anomalo come blockbuster,. credo che sia per questo che non è stato accolto bene. Ma che ce frega, a noi è piaciuto😀

      1. La cosa strana è che il sunto della maggior parte delle recensioni negative che ho letto è grosso modo sempre lo stesso: “ci son troppe cazzate”. Il che onestamente mi lascia perplesso, visto che i siti che seguo io recensiscono parecchi film pieni di cazzate. Qui però, non so per quale ragione, hanno dato fastidio.

        1. forse non hanno gradito il fatto che le “cazzate” fossero a servizio di una storia più ambiziosa di Transformers 4 cosa che invece io ho gradito

          1. Perfettamente d’accordo con Paolo: la storia di Lucy (al netto delle cazzate pseudoscientifiche che tutti sappiamo essere tali) è ambiziosa.
            E allora tu puoi mettere tutte le cazzate del mondo in un film coi robottoni che si menano.
            Ma se minimo minimo provi una strada un po’ diversa, allora ti bastonano.
            C’è anche una resistenza molto forte nei confronti delle storie originali e quindi non tratte da romanzi, fumetti, videogiochi, serie tv, linee di giocattolini…

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