Speciale Filmacci: Steve Miner

 

3002335535_1_13_yyqw2aNCNon so voi, ma io, quando sento la definizione “onesto mestierante”, metto mano al set di atomiche portatili che tengo in borsetta. Non perché non mi piaccia le definizione in sé, anzi. Trovo molto bello saper fare il proprio mestiere in maniera onesta e possibilmente farlo bene. Ciò che non sopporto è il sussiego con cui viene pronunciato il termine “mestierante”, che pare quasi un insulto, come se essere niente di più che un onesto mestierante fosse cosa di cui vergognarsi. E poi, sì, di solito viene aggiunto quel “niente più di”, con annessa alzata di spalle e sorrisetto accondiscendente. Da sberla immediata, dritta sulla faccia, di diritto e di rovescio.

È fatto assodato, oltre che verità inconfutabile, che la cosiddetta età dell’oro del cinema horror, ovvero quel periodo che va dalla fine degli anni ’70 ai primissimi anni ’90 era letteralmente impestata da onesti mestieranti. Sì, certo, i grossi nomi, quelli che potrebbero anche essere definiti autori, la facevano da padrone. Ma non di solo Carpenter vive l’uomo. E per ogni Raimi che inventava roba pazzesca con la sua macchina da presa, c’erano venti Lewis Teague, Tom Holland e, per l’appunto, il nostro eroe del giorno, Steve Miner.  Friday the 13th Part 2 10Nato nel 1951, il nostro Steve comincia giovanissimo la sua carriera nel cinema come assistente di produzione sul set de L’Ultima Casa a Sinistra, dove ha anche il ruolo di montatore aggiunto.  Sean Cunningham (più che onesto mestierante, adorabile cialtrone) se lo porta dietro anche in Venerdì XIII, questa volta nel ruolo di production manager. Nei quasi dieci anni che intercorrono tra il film di Craven e l’avvento di Jason nelle sale di tutto il mondo, Miner monta tre film di Cunningham, due commedie e una horror comedy.
Quando si tratta di dare un seguito al fenomeno Crystal Lake, ecco che Sean chiama il suo amico e fidato braccio destro a dirigerlo. E così, Miner esordisce finalmente dietro la macchina da presa, realizzando il migliore capitolo della saga di Venerdì XIII a memoria d’uomo.

Il destino degli “onesti mestieranti” è sempre strano, e anche un po’ ingrato. Dalla loro non c’è nemmeno quell’eroismo da budget ridicoli e guerriglia cinematografica di cui si ammantano moltissimi registi di B movie. Miner ha sempre lavorato con produzioni più o meno decenti, ha avuto a disposizione dei cast importantissimi, e quando è tornato a Crystal Lake per lavorare al terzo episodio della saga, ha diretto forse il film più costoso dell’intero lotto, quello in 3d, quello dove Jason diventa l’icona che tutti noi conosciamo.
Molto spesso li chiamano yes men, perché non danno problemi alle produzioni e sono in grado di mettere mano praticamente a qualunque genere. Miner è così. Lui ti gira Chi è sepolto in quella casa (sempre prodotto da Cunningham) e,nello stesso anno, eccolo al timone della commedia Soul Man.
Registi come lui non brillano per ambizione, passano con disinvoltura dal cinema alla tv (e parliamo degli anni ’90, quando non c’era la corsa a girare gli episodi delle serie perché faceva figo), gestiscono alla grande il set, anche quando ci sono di mezzo delle star, e soprattutto, portano a casa il film nei tempi e nel budget stabiliti, garantendo, quasi sempre, grandi incassi.

H20

Può essere irritante se si pensa a tantissimi registi pieni di talento con carriere rovinate dall’ingerenza dei produttori, o con la creatività tarpata dalla mancanza di soldi. Ma i personaggi come Miner sono, in moltissimi casi, responsabili di una percentuale altissima di film con cui tutti noi appassionati siamo cresciuti e ci siamo divertiti. E forse, nel periodo in cui si girava un horror a settimana e la gente andava al cinema in massa a vedere squartamenti, era anche più semplice per tutti. Non a caso, Miner è sparito dalla circolazione dedicandosi quasi esclusivamente alla televisione, se si esclude lo sciaguratissimo remake apocrifo de Il Giorno degli Zombi, girato nel 2008 e, per nostra fortuna, distribuito poco e male e ignorato da tutti.

Ma, nel periodo che va dal 1981 al 1999, Miner ha messo la sua firma su alcuni dei film più famosi e amati della storia del cinema horror, arrivando addirittura a dirigere, quando oramai quel modo di fare cinema era agli sgoccioli, quel Lake Placid che rimane il suo prodotto migliore e, ma qui si tratta di gusti personali, il mio monster movie acquatico preferito dopo Lo Squalo e Blu Profondo. 

Come molti altri suoi colleghi che all’epoca erano responsabili di grossi successi commerciali,  Miner raramente era autore delle sceneggiature dei film che dirigeva. Il suo mestiere è sempre stato quello di mettere in scena storie scritte da altri. Dopo l’esordio col botto, Cunningham decide che è giunto il momento di inventarsi una nuova serie e commissiona all’amico Miner un soggetto di Fred Dekker, anche lui giovanissimo e alla prima esperienza cinematografica.
House narrava di un reduce del Vietnam, scrittore horror da poco divorziato in seguito alla sparizione del figlio in circostanze misteriose, che si trasferisce nella casa dove da poco si è suicidata una sua vecchia zia per scrivere un libro di memorie di guerra.
Il film fu un successo strepitoso, un simbolo vero e proprio dell’horror anni ’80, un misto estremamente intelligente di orrore e commedia, accompagnato da toni a volte riflessivi e malinconici e altre sconfinanti nella farsa. Il tutto tenuto in equilibrio da un ritmo pazzesco, e da una serie impressionante di idee, e di sceneggiatura (Dekker avrebbe meritato una fortuna migliore) e visive.
Chi è sepolto in quella casa ha parecchi motivi di interesse, che lo rendono un oggetto molto più bizzarro e atipico di quanto si possa pensare a una visione superficiale. Il protagonista Roger (William Katt) è personaggio estremamente diverso dal tipico eroe maschio del periodo. E solo il motivo per cui è perseguitato da un fantasma rabbioso e vendicativo sarebbe sufficiente per un paio d’ore di riflessioni sui concetti di eroismo e mascolinità. Riflessioni che per il momento vi risparmio, altrimenti il post diventa infinito.

Miner, più che per l’horror duro e puro, sembra essere tagliato per gli ibridi e le contaminazioni con la comicità. Questo da sempre: lo stesso Venerdì XIII part II abbonda di momenti divertenti, nonostante la tensione la faccia da padrona e gli spaventi non manchino di certo.
Ma con House, Miner sembra aver trovato la strada giusta. E questo piccolo film del 1986, molto più che la sua partecipazione alla saga di Venerdì XIII, ne imposta e ne definisce la carriera.

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Non a caso, il regista finisce intrappolato nella commedia, sia cinematografica che televisiva e, prima di tornare al cinema dell’orrore, fa passare tre anni. Nel 1989 è la volta di Warlock, ambiziosa storia di stregoneria ambientata tra il XVII e il XX secolo, con Julian Sands, Lori Singer e Richard E. Grant, scritta da un altro nome che su queste pagine avete letto molto spesso: David Twohy.
Warlock è un film particolare, forse è il più personale di Miner, che partecipò alla sua realizzazione anche in veste di produttore. Ha dalla sua alcune sequenze di grande impatto, come il primo omicidio compiuto da Warlock, o la famosa scena con il bambino, ma purtroppo è compromesso da una storia molto confusa e con parecchi buchi. Peccato, perché i tre personaggi principali sono ben scritti e Miner è sempre molto bravo a mischiare orrore e commedia (anche sentimentale) con una certa disinvoltura.

Warlock è anche una mezza delusione da un punto di vista commerciale: la distribuzione va in fallimento pochi mesi prima dell’uscita del film, che esce in sala con grande ritardo e distribuito dalla piccola Trimark, per cui rimane comunque uno dei più grossi incassi, tanto da generare ben due seguiti, entrambi direct to video.
Alla fine degli anni ’80, l’horror non dà più le stesse certezze di guadagno del decennio precedente. Miner così si barcamena per parecchio tempo tra commediole e serie televisive, mentre il nostro genere preferito vaga in un limbo di produzioni sempre più squallide e i registi che lo avevano reso grande spariscono gradualmente dalla circolazione.

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Ma ecco arrivare in soccorso del genere tutto il signor Craven e i signori Weinstein. Ecco che la Dimension Film, dopo Scream, inizia a produrre in serie tanti slasher. La stessa Dimension Film che detiene i diritti di una saga tra le più importanti mai apparse su uno schermo. Una saga che nel 1998 compie 20 anni. Halloween H20 segna il ritorno della protagonista dei primi due, storici film, Jamie Lee Curtis, in un seguito che ignora quasi del tutto gli episodi successivi e si pone come filiazione diretta de Il Signore della Morte, del 1981.

Adesso, su Halloween H20 la mia opinione è del tutto controcorrente. Lo vidi al cinema all’epoca della sua uscita e mi divertii un mondo. E l’ho rivisto di recente, divertendomi più o meno alla stessa maniera. È un prodotto tipico della Dimension fine anni ’90, e ne possiede tutti i (pochi) pregi e i (tanti) difetti. Ambientazione scolastica, protagonisti adolescenti stereotipati, poco sangue e canzoncine idiote in colonna sonora.
Miner, in questa occasione, si merita in pieno la definizione di onesto mestierante, piegandosi del tutto alle regole degli slasher post Scream. Halloween H20 galleggia quindi nell’anonimato. E tuttavia, il confronto tra Michael e Laurie è un qualcosa che vale la pena di essere vista, soprattutto la sequenza in cui i due protagonisti rimangono soli all’interno della scuola, un momento che ci riporta ai fasti del duello tra Amy Steele e Jason nel secondo Venerdì XIII.
In maniera piuttosto inaspettata, Halloween H20 è un successo. E, l’anno successivo, Steve lavora con la Fox, in una produzione a budget medio-alto (circa 27 milioni di dollari), realizzando il suo grande, meraviglioso filmaccio. Purtroppo fuori tempo massimo.

Un coccodrillo di dieci metri in un lago del Maine, un agente della forestale con la faccia di Bill Pullman, uno sceriffo locale interpretato da Brendan Gleeson, una vecchia pazza che ha il volto di Betty White. Si aggiungono al gruppetto Bridget Fonda, paleontologa capitata lì per analizzare un dente rimasto nel corpo di una vittima e che poi resta invischiata nella vicenda perché a New York si annoia, e Oliver Platt, miliardario eccentrico che viaggia per il mondo nuotando coi coccodrilli. Tutti personaggi scritti così bene, dalle interazioni reciproche e dai tempi comici così perfetti che quasi ci si dimentica che si sta guardando il film per il mostro nel lago.

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Che infatti non ha bisogno di apparire in tutto il suo splendore fino a metà film, quando si pappa addirittura un orso.
Lake Placid è un film esagerato, scorretto, pieno di battutacce che fanno ridere solo me e qualche altro demente.
Ma è un film, anzi, un filmaccio che rivedrei a ripetizione, senza stancarmi mai. A partire dall’incipit col subacqueo tagliato a metà, passando per tutti i battibecchi tra Platt e Gleeson, fino ad arrivare all’apparizione del secondo coccodrillo, solo negli ultimissimi minuti.
E nel mentre, si ammira Bridget Fonda che dimostra un’autoironia e una capacità di prendersi in giro estremamente rare e preziose.
Miner è un maestro quando si tratta di mischiare i toni, lo abbiamo già detto, e una commedia a tinte horror con i coccodrilloni, scritta dal creatore di Ally McBeal, è una cosa su misura per lui.

Purtroppo, gente come Miner non può trovarsi a suo agio nel cinema contemporaneo, un po’ troppo distante dalla concezione di filmaccio di cui ci stiamo occupando questa estate qui sul blog.
Ed eccolo scivolare, ancora una volta, nelle produzioni televisive. Non credo che tornerà mai più a dirigere un film per il cinema. Ma io ogni tanto ci spero ancora.
Piccola curiosità: ha diretto la mia Rhona in un episodio di quella bruttissima robaccia che era The Gates.
Steve, torna tra noi, ci manchi.

33 commenti

  1. Chi è sepolto in quella casa è una piccola perla! 🙂

    1. Sì, un film adorabile 🙂

  2. Chi è sepolto in quella casa è un cult per ogni bimbo degli anni ’80 che si rispetti. Guardando H20 invece mi ero addormentata all’epoca, forse perché ormai ero già satura di Scream o forse perché con la creatura di Carpenter non ho mai avuto un rapporto idilliaco. Lake Placid l’ho direttamente SEMPRE snobbato ma ora cospargo il capo di cenere e provo a recuperarlo 😀

    1. Lake Placid è un filmaccio spettacolare. Sono sicura che ti piacerà. Dagli un’occasione

  3. moretta1987 · · Rispondi

    Non ho molta dimestichezza con Miner (di suo ho visto solo il secondo Venerdi XIII che adoro) ma in genere apprezzo molto lui e altri regist (come Dekker) che vengono definiti onesti mestieranti (io preferisco il termine artigiano).Sono registi che di norma non deludono mai perchè creano film solidi che intrattengono realmente. Parlerai in futuro anche di Dekker Lucia? Lui era il mio preferito di questo gruppo di professionisti del terrore.

    1. In teoria l’idea è di parlare anche di Dekker e del suo Night of The Creeps che è una cosa favolosa…
      Non so in che occasione ne parlerò, ma prima o poi arriva 😉

  4. Ok , mi hai convinto. Volo a vedere “Chi è sepolto in quella casa ?” !!!

    1. Sì, è un cult imperdibile!

      1. Tra l’altro io adoro anche il seguito, La casa di Helen, forse più del primo.

        1. La Casa di Helen è un altro filmaccio adorabile. Quasi quasi me lo rivedo!

  5. A di Lewis Teague mi ricordo Cujo e L’occhio del gatto sapratutto l’episodio del troll che rubava il respiro alla piccola Drew Barrymore e il prologo ,di Tom Holland l’Ammavampiri,bello anche Lake Placid e Blu Profondo,ma la Casa di Helen e il sequel di chi è sepolto in quella casa?

    1. Sì, i film della serie House, quelli originali, sono 3. La Casa di Helen è il secondo 😉

  6. Lake Placid … che ricordi 😄 mi ha divertito un monte, anche se è sicuramente debitore di un classico come Killer Crocodile di De Angelis.
    H20 non mi è dispiaciuto, Miner fece un buon lavoro anche se chiaramente non “spacca” come altri film della serie … dei prequel di Rob Zombie che parere hai?

    1. Ne ho un pessimo parere 😀
      Ne avevo anche parlato da qualche parte nel blog. Penso che la prima parte del primo Halloween di Rob Zombie sia bellissima. Ma poi diventa una schifezza. Mentre il secondo è una delle cose peggiori che io abbia mai visto al cinema in vita mia.

      1. A me il primo è garbato, il secondo così così

  7. Daniele Volpi · · Rispondi

    Possiamo non essere d’accordo su onesto mestierante ed allora chiamiamoli “capaci artigiani” di quest’arte che tanto ci piace… “Chi è sepolto in quella casa/House” impazzava nelle notti horror estive delle TV private; “Soul Men” è una creaturina divertente, una delle pellicole giovanilistiche che andavano per la maggiore e che ancora si godono con piacere, per un paio d’ore senza pensare troppo. “Lake Placid” è un’altra cosa… E’ un film sbarazzino che conserva lo spirito horror degli anni ’80 e che riesce a far divertire, utilizzando una storia trita e ritrita.
    Però il regista doveva proprio buttarsi a girare episodi di Dawson’s Creek? Oh, signore, perdonalo perché non sa quello che ha fatto….
    Pace profonda nell’onda che corre…
    PS: su Jaws/lo Squalo (uno) non ci piove, ma “Blu profondo”; non, no non ci siamo…

    1. Eh, ma uno deve pur lavorare. E un regista come Miner fa qualunque cosa gli venga offerta.
      Io adoro Blu Profondo. A volte nel mio cuore rischia addirittura di insidiare Jaws…

      1. Daniele Volpipp · · Rispondi

        Guarda , Lu, che la mia non era una critica!
        Abbiamo avuto incredibili “Artigiani” proprio noi italioti, che hanno portato la bandiera (cinematografica) del nostro paese in tutto il mondo. Gente come Freda, Bava padre, Fulci (che amo poco per il suo gore, ma rispetto) e così via hanno fatto cose incredibili con due lire: le pellicole di SF dirette negli anni 50 da Margheriti, “La Maschera del demonio” e “Danger:Diabolik” di Bava, “I Vampiri” e “Caltiki, il mostro immortale” di Freda (finito da bava, lo so…).
        E lascio perdere tutto l’intorno ed i titoli restanti, altrimenti faccio notte…
        Pigliare un lavoro e farlo bene non è certo da biasimare e se Miner fa questo mestiere al suo meglio, anche per mangiare, tanto di cappello.
        Pace profonda nell’onda che corre
        PS: Blu Profondo è la fiera della scalogna. A quei poveracci capita di tutto, oltre ad essere andati a cercarsela: ma cosa ti viene in mente di rendere la squalona femmeni moooolto più intelligente del normale? Allora vuoi che muoro!

        1. No, no, ma lo so che non era una critica, figuriamoci… Era solo per dire che certi professionisti alla fine fanno ciò che gli viene offerto 😉

  8. Giuseppe · · Rispondi

    Anche del nostro Steve ho visto praticamente tutto, con la sola eccezione del non richiesto -nonché smerdato in gran parte da distribuzione, pubblico e critica- remake de “Il giorno degli zombi”, ragion per cui dico che ha dimostrato a pieno titolo di essere un BUON mestierante appunto perché il suo mestiere lo sa fare (come il bravo e sottovalutato Dekker…ecco, nel caso, sussiegosi e accondiscendenti circa il concetto di mestierante potrebbero guardarsi e ripassarsi per benino “Chi è sepolto in quella casa”). E se è verissimo che il suo rapporto col cinema contemporaneo non potrebbe proprio essere da idillio, la mia paura è che finisca per non trovarsi granché a suo agio nemmeno con la televisione contemporanea… 😦
    P.S. E’ da un po’ che ho questo dubbio da chiarire: l’amica romana di cui parla un certo Oprandi…credo che se la sia cavata bene alla fine, visto che il blog di cinema horror e velleità culturali è ancora aperto e ci stiamo commentando. Ci ho visto giusto? 😉

    1. Sì, sì, ci hai visto giusto 😉
      Me la sto cavando piuttosto bene, il blog sta bene,anche se aggiornarlo con continuità è un’utopia perché non ho mai il tempo e sto lavorando molto.
      A settembre ci sarà anche una sorpresa!

      1. Daniele Volpi · · Rispondi

        Psss, non ti fare sentire, rispondi a bassa voce, fingendo di fare altro:
        ma se qualcuno volesse scrivere qualcosina in questa piccola oasi di cultura cosa dovrebbe fare?

      2. Giuseppe · · Rispondi

        E io sto cominciando a scalpitare già adesso che non è ancora finito luglio, per la miseria! 😀

  9. Lucia, non c’entrente col post, ma hai visto “Dead Snow 2″? So che adori il primo (se non vado errato) e il secondo è una vera chicca!

    1. Il primo in effetti è bellissimo, mi aspetto grandi cose dal seguito.

    2. Lo devo vedere in questi giorni, dopo un opportuno ripasso del primo 😉

  10. *c’entra niente

  11. Grande Steve Miner, ho un ricordo indelebile di Halloween H20 e Lake Placid, due cose che restano nel cuore e mi fanno sempre provare nostalgia verso un modo di fare cinema così onesto e legato agli eighties che oggi proprio non esiste più (toh, ecco, giusto con gli Hatchet, o almeno con l’1 e il 3, ho respirato le stesse intenzioni e motivazioni).
    Spero di leggere presto di Fred Drekker, un grande che ha fatto troppe cose, purtroppo…. .

    1. Perché poi questi personaggi si perdono in una marea di robaccia, ma fa anche parte della loro carriera.
      Di Dekker io ancora non mi capacito del casino con Robocop 3
      Però Scuola di Mostri è da incorniciare.

      1. Giuseppe · · Rispondi

        E un’altra bella cornice se la merita pure quella cosina davvero favolosa che è Night of The Creeps 😉

      2. Daniele Volpi · · Rispondi

        Permettetemi allora una riflessione [molto personale]:
        trovo più coerente un Carpenter che centellina il suo lavoro ( fa cosa egregie anche quando sono considerate “minori” nella sua filmografia) che uno di questi registi, passati alla tv e/o ad un tipo di cinema che si allontana decisamente dalla loro ‘impronta’ originale.
        Scusate ma ho appena letto che lo stesso Miner è passato da lavorare su Venerdì 13, Night of the creeps e House/Chi è sepolto in quella casa a cose come ‘Amore per sempre’. E’ qui che si vede il genio vero: la storia di Miner è una melensa vicenda a base di romanticismo e criogenia, dove Mel Gibson va sotto ghiaccio dopo la (presunta) morte della fidanzata, mentre uno come Wes Craven tira fuori il disturbante “Sonno di ghiaccio” (Chiller), film senza frattaglie ma caratterizzato da una stuzzicante intuizione sui pericoli dell’ibernazione umana…
        E’ chiaro che il regista non è sempre responsabile della sceneggiatura, ma al lavoro ‘alimentare’ dell’onesto mestierante c’è sempre un limite (e la possibilità di fare di meglio)!
        Pace profonda nell’onda che corre

  12. Alberto · · Rispondi

    Ma che bel film. Disgustoso al punto giusto, e i dialoghi comici sono quasi sofisticati. Con Miner mi ero fermato a Venerdì 13 e Soul man (cose di giovinezza), poi il tuo pezzo mi ha convinto. Grazie e complimenti per il blog.

  13. Chi vuole vedere o riscoprire il film: https://www.youtube.com/watch?v=J2IZCyt6hJI – e dato che questo piccolo gioiello è uno dei miei ricordi adolescenziali, aggiungo che meritano di essere visti anche i seguiti (La casa di Helen e il quasi dimenticato Presenze impalpabili). Ottimo rece Lu, ricordare questi titoli è un dovere. 🙂

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