Filmacci: Dovevi Essere Morta

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Regia – Wes Craven (1986)

E si torna a parlare di Craven, perché con una rubrica intitolata “Filmacci”, la presenza del crapulone Wes è quasi un obbligo morale. Come se non bastasse, l’atmosfera da notte horror che si respira da queste parti ha contagiato altri blogger e, con questo articolo, ho l’onore di inaugurare una rassegna Notte Horror in giro per la rete. Si comincia oggi e si finisce addirittura a settembre. A fine post troverete l’elenco (ancora provissorio) dei partecipanti. Non perdetevi la rassegna, mi raccomando.

Dicevamo, Craven… Spesso trovo imbarazzante affrontare l’argomento Craven perché, a differenza di molti registi a lui contemporanei, sempre a barcamenarsi tra produzioni ridicole, budget infimi e impossibilità di far valere le proprie visioni, lui le occasioni le ha avute tutte. A parte rari casi, come nello sciagurato seguito de Le Colline Hanno gli Occhi, raramente il fallimento dei suoi film è imputabile ai produttori brutti e cattivi. Craven ha sempre sbagliato, in maniera spesso clamorosa e ai confini col ridicolo (qualcuno ha detto Vampiro a Brooklyn?) per mano sua. 

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E il discorso è valido in particolar modo per questo Dovevi Essere Morta. Anzi, si può affermare che il film di cui parliamo oggi sia una sorta di simbolo per un’intera carriera. Film che, se non fosse per alcune intuizioni da vero maestro (di cui ci occuperemo) e una patina di nostalgico affetto con cui molti appassionati lo ricordano, andrebbe classificato come un gigantesco, marchiano e rumorosissimo errore.

Era il 1985 e usciva nelle librerie il romanzo horror Friend, di Diana Henstell. La Warner ne acquisisce i diritti cinematografici e chiama lo sceneggiatore Bruce Joel Rubin (futuro premio Oscar per Ghost e autore di quel filmettino che risponde al nome di Jacob’s Ladder) a scriverne un adattamento.
Craven ancora doveva riprendersi da due batoste consecutive: la brutta faccenda legata a Nightmare, cui abbiamo accennato tante volte e che ormai conoscete a memoria, e l’altrettanto brutta storiaccia di Le Colline Hanno gli Occhi 2, con la produzione che gli scippò letteralmente il progetto sotto il naso, promettendogli prima di dargli altri soldi per girare nuove scene, e poi mandando in sala il film incompleto.
Tra il successo interplanetario di Nightmare e Dovevi Essere Morta, ci passano anche in mezzo un paio di discutibili produzioni televisive. Non un buon momento per Craven, nonostante l’Uomo Nero con cappellaccio e unghioni fosse una sua creatura e avesse portato nelle casse della New Line una quantità spropositata di soldi. Soldi che però lui non vide neanche in cartolina.

Quando lo chiama la Warner per dirigere la trasposizione di Friend, il caro Wes va un po’ nel panico. Prima volta per lui con una grande produzione e con un budget più che rispettabile. E una storia che, sulla carta, sembrava scritta apposta per lui.
Protagonista di Friend è un ragazzino geniale che si è costruito un robot chiamato BiBii, capace di apprendere e ricordare. Paul si trasferisce con la mamma in uno dei tipici sobborghi americani visti miliardi di volte. E lì conosce una ragazza molto bella e dolce, Samantha.
Samantha vive una situazione familiare molto complicata, senza madre e con padre violento e alcolizzato. Mostra spesso ferite e lividi, nell’indifferenza generale del vicinato.
Paul e Samantha legano, passano un po’ di mesi insieme, scorrazzano per il quartiere con BiBi al seguito (e un ragazzo amico di Paul che consegna i giornali in bicicletta. Tutto molto, ma molto americano), fino a che, la notte di Halloween, BiBi viene preso a fucilate da una vecchia pazza paranoica (la grandissima Anne Ramsey) e, il giorno del Ringraziamento, il padre di Samantha la butta giù per le scale, riducendola in fin di vita. Morte cerebrale, dicono a Paul, che non si arrende e, pochi istanti dopo il decesso della ragazza (il padre decide di staccare il respiratore) le impianta il cervello del defunto BiBi, creando così un freak alla Frankenstein, dotato di memoria, forza bruta e istinto omicida.

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Sulla carta, dicevamo, le ossessioni di Craven ci sono tutte: dal quartiere modello nella cui indifferenza si consumano drammi, alla famiglia che genera mostri, alla solitudine in cui vengono abbandonati i ragazzi. La sceneggiatura di Rubin ha inoltre una serie di inserti onirici che (forse per volere produttivo) sembrano andare a nozze con l’immaginario dell’autore di Nightmare.
E tuttavia, è proprio Craven a metterci del suo e a rovinare tutto.
E qui entra in gioco il rapporto ambiguo e ambivalente del regista col genere che lo ha portato in auge e ne ha condizionato la carriera.
La Warner voleva un horror dell’uomo che aveva terrorizzato il mondo con Nightmare. Craven voleva girare una commedia romantica.
Il romanzo Friend era una sì una storia d’amore, ma macabra, splatter e intrisa di necrofilia. Samantha, una volta riportata in vita, si disfaceva e si decomponeva. Era un corpo morto che si muoveva animato da un microchip impiantato nel cervello. Un cadavere ambulante.
Craven elimina la componente dal suo film. L’unico indizio che Sam sia morta sono un paio di ridicole occhiaie che davvero io mi domano cosa si fosse fumato il truccatore. Come se non bastasse, Craven fa muovere la ragazza in un irresistibile mix tra il mostro di Frankenstein e Threepio, col risultato che ogni apparizione della poverina sullo schermo, scatena risate incontenibili.
Craven è comunque in grado di girare delle sequenze dall’impronta horror di gran classe e dal forte impatto, come l’omicidio del personaggio della Ramsay, piccolo capolavoro di splatter ed ironia, o come i tre incubi presenti nel film, profondamente inquietanti e dotati di una potenza visiva propria solo dei grandissimi.
Bella anche l’ambientazione, un quartiere che sembra un universo a sé stante, e dietro le mura delle cui case può succedere qualunque cosa e nessuno se ne accorgerà mai. La stessa madre di Paul, perfettamente a conoscenza delle violenze e degli abusi subiti da Sam, non muove un dito e le altre figure adulte, quando non sono assenti o veri e propri carnefici, non esistono.

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Ed è un peccato che questa serie di spunti così interessanti vadano poi perduti nelle incertezze di Craven. Non si tratta della sindrome dello sputare nel piatto in cui si è (pure lautamente) mangiato. Con Craven la faccenda è più contorta. Nell’horror ci si è trovato quasi per caso e, ogni volta che ha provato a fare altro, dall’horror è stato nuovamente risucchiato. È merito dell’horror se è riuscito a ricostruirsi una carriera finiti gli anni ’80, mentre gente come Carpenter veniva dimenticata e messa all’angolo. Ed è ancora merito dell’horror se adesso si è persino messo alla testa di discutibili produzioni di remake dei suoi stessi successi degli anni ’70. E immagino che abbia anche rosicato come un laziale quando ha visto che la New Line rifaceva Nightmare.

Eppure no, l’horror non va bene.
E così, una splendida storia horror diventa uno strano e poco riuscito ibrido tra una commedia adolescenziale, una love story sui generis e un racconto macabro che avrebbe potuto causare tanti incubi quanti ne ha causati Nightmare, se solo Wes Craven non avesse avuto paura di essere etichettato come “regista horror”, alla sua prima collaborazione con una grande casa di produzione, e con un progetto che sembrava (purtroppo sembrava solo) esistere solo perché lui ci mettesse mano.
Dopo il fiasco di Dovevi Essere Morta, Craven rimarrà lontano dal cinema per altri due anni. Incapperà nella Universal per un’altra produzione di dimensioni ragguardevoli. Una storia ambientata ad Haiti, con gli zombi.
E, quasi accidentalmente, realizzerà il suo capolavoro.
Guarda caso, un horror puro.
Di seguito, ecco la lista di film e blog che partecipano all’iniziativa Notte Horror

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31 commenti

  1. ne ho un ricordo vago, ma condivido il giudizio. forse sono meno severo, ci metto un po’ di affetto in più 😉

    1. Ma io ho un enorme affetto per questo film, e un enorme affetto per Craven stesso 🙂
      Solo che, a rivederlo, dopo tutto questo tempo, vengono fuori tutti i limiti del mondo.

  2. Giuseppe · · Rispondi

    Sì, tra “Dovevi essere morta” e “Il serpente e l’arcobaleno” in effetti c’è un abisso…a tutto vantaggio di quest’ultimo. Direi che si passa dal guardabile (perché è vero, nell’incertezza generale tutto sommato delle buone trovate craveniane in Deadly Friend ci sono) all’imperdibile (connubio zombi/voodoo davvero riuscito. Che sa molto bene come mettere paura)…

    1. Il Serpente e l’arcobaleno è uno degli horror più belli e importanti degli anni ’80. Una pietra miliare, Craven al suo meglio, che se fosse stato sempre così, oggi verrebbe idolatrato.
      Io lo amo tanto, nonostante tutto 😀

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Pure io, eh, pure io 😀

  3. Io AMO Craven. Ma questo mi manca. Provvedo a vederlo a piu presto.
    Buona Notte Horror, che tra cinque minuti si comincia anche dalle mie parti!!!

    1. Amo anche io il crapulone Wes…
      È talmente contorto e talmente contraddittorio che non poso non amarlo.

  4. bradipo · · Rispondi

    lo ricordo poco e male ma ricordo anche io questa estetica indecisa tra commedia adolescenziale e horror , una specie di stare col piede in due staffe per regalare emozioni forti agli adolescenti in cerca di sangue ma quel pizzico di sentimento alle romanticone…

    1. Che se lo sai fare bene, ci può stare e può essere davvero originale.
      In questo caso, purtroppo, non è andata molto bene 😉

  5. Daniele "Nemo" Volpi · · Rispondi

    Il film è del 1986, qualcuno di voi ricorda il periodo? Furoreggiava roba come Breakefast Club e simila e le commedie adolescenziali andavano per la maggiore, come i “filmacci” horror…
    Poi l’interprete principale, Matthew Laborteaux, aveva appena interpretato una serie TV dal titolo
    I ragazzi del computer (in originale Whiz Kids, 1983-1984) che passò anche su Italia1.
    Ma la colpa non fu tutta di Craven, sospetto lo zampino della produzione; certo che il regista prese una bella sola con questa pellicola…
    Pace profonda nell’onda che corre

    1. Diciamo che Craven, quando combina casini, ci mette sempre del suo. Se leggi le sue dichiarazioni a proposito di Deadly Friend, capisci che era proprio lui a voler portare il film in una certa direzione…
      Cavolo, parliamo del regista de La Musica nel cuore 😀

  6. The Obsidian Mirror · · Rispondi

    Credo proprio di non averlo visto. Mi ricorderei sicuramente quell’osceno robottino…

    1. Oh, ma Bibi è tenerissimo e pucciosissimo 😀

  7. Non l’ho mai visto questo film di Craven. Lo ricordo per altri, ma non è sicuramente uno di quei registi che mi farebbe precipitare al cinema ad ogni suo film. Bellissima l’iniziativa notte horror!

    1. Io invece con Craven ci casco sempre. Ogni volta che c’è lui dietro la macchina da presa, mi fiondo alla disperata.

  8. Non lo guardo da anni e il motivo è semplice, anzi sono due i motivi: una palla da basket e la faccia del robot finale. Sono due immagini che non riesco a scrollarmi di dosso e che mi hanno traumatizzato l’adolescenza, porca Eva.
    Se dici che il tempo è stato impietoso ti credo, magari posso anche riuscire a riguardare Dovevi essere morta. Di sicuro non sapevo che avessero scritto un libro, dici che si trova in giro (anche in inglese)?

    1. Il robot finale, ricordo, fece una paura pazzesca anche a me, come tutte le sequenze oniriche del film. Ti ricordi l’incubo di Samantha, all’inizio?
      Il libro lo trovi su Amazon in edizione kindle, in inglese a 99 centesimi. Io l’ho preso un paio di settimane fa e l’ho riletto 😉

      1. L’incubo l’avevo volutamente rimosso, grazie per avermelo ricordato XDXD
        Insomma mi dovrò comprare ‘sto kindle anch’io, su… ç_ç

  9. proprio perché sembra davvero un filmaccio ben poco non riuscito, mi hai incuriosito a recuperarlo 🙂

    1. Ah, vabbè, tu ti rotoleresti a terra dalle risate 😀

  10. Che film medio-merd, eppure a me Craven sta simpaticissimo 😉
    Il serpente e l’arcobaleno è stato il suo errore più grande, nel senso che aveva fatto intendere che poteva fare anche grandi opere, oltre il resto… 🙂 A parte gli scherzi, Craven è sempre stato uno zuccone capace di stravolgere il genere (Scream) o di far venire il latte alle ginocchia (Vampiro a brooklyn), senza sfumature in mezzo.

    1. Sì, passa da film della Madonna a cagate immani senza battere ciglio.
      Come si fa a non volergli bene, dico io

      1. Daniele "Nemo" Volpi · · Rispondi

        Lucia, fermo restando che il sottoscritto continua a non amare il gore/splatter (Papà Carpenter con il suo “La Cosa escluso”…), mi permetto di ricordarti solo un titolo: Chiller. O, meglio Wes Craven’s Chiller del 1985, con Paul Sorvino che interpretava un sacerdote e Michael Beck nei panni di Miles Creighton, ritornato da un sonno criogenico senza più anima….
        E’ così difficile fare horror spaventando la gente senza spargere frattaglie per ogni dove?
        E ricordate che lo stesso Craven diceva “Sono interessato a spaventare la gente a un livello profondo, non solo a farla saltare sulla sedia”!
        Meditate gente, meditate….
        Pace profonda nell’onda che corre

  11. Mi ricordo del film sopratutto la pallonata a mamma Fratelli e del robottino perchè all’epoca c’era anche in Riptide e in Rocky 4 insomma erano di moda, ieri sera c’era Hole di Joe Dante quello e un’omaggio agli anni ’80 non quella schifezza di Super 8.

  12. Uno dei miei Craven preferiti. Tra commedia sentimentale, dramma , horror. Ha un’atmosfera malinconica, di ineluttabile tragedia,che amo assai.
    Certo quando lui può dar sfogo a una vena più radicale,militante,politica,come ne “il serpente e l’arcobaleno” o “la casa nera” , raggiunge livelli altissimi.
    Ma questo per me è delizioso. Lo lovvo

  13. Dai, Craven fa tenerezza, pure nei suoi monnezza moment!

  14. Helldorado · · Rispondi

    Questo me lo hai fatto ricordare tu…dovrei proprio rinfrescarlo. E l’iniziativa “NOtte Horror” è fichissima! 😀

  15. Film così mi fanno pensare che Nightmare e Il serpente e l’arcobaleno gli siano venuti a culo. Certo, l’omicidio con il pallone è uno dei più deliranti dell’horror anni ’80.

    1. Io invece su Craven ho tutta un’opinione stramba: penso che sia un geniaccio che non ha mai accettato il suo stesso talento.
      Alcune sequenze di questo film sono spettacolari. Poi si perde e diventa ridicolo. Ma chissà perché, alla fine lo si guarda sempre con piacere. Che sia poi un guilty pleasure, è un altro conto 😀

      1. Daniele "Nemo" Volpi · · Rispondi

        In un certo senso, hai ragione. Wes è cresciuto in un ambiente molto rigido, religiosamente parlando, ed ha incontrato il cinema piuttosto tardi, durante l’università (si era infilato a vedere “il buio oltre la siepe”; e qui la rivelazione assoluta di aver passato un bel pezzo della sua esistenza annullando le sue emozioni, cosa che smise di fare immediatamente, con i risultati che ben sappiamo.
        In realtà Craven è un entusiasta che crede in quello che fa, anche se non sempre centra il bersaglio e la sua attenzione risulta ben focalizzata sull’argomento.
        Il problema è un altro: quando gente di questo calibro troverà una visibilità continua sugli innumerevoli canali digitali adesso disponibili?
        I magazzini sono pieni di lavori ottimi che rimangono a pigliare polvere, mentre
        noi apprezzeremmo di rivedere più spesso cose come “Il serpente e l’arcobaleno”…
        Pace profonda nell’onda che corre.

  16. […] precedentemente partecipato all’iniziativa Notte Horror 2014: Il Giorno degli Zombie – Dovevi Essere Morta Non c’è Paragone – Mimic Solaris – Brivido Montecristo – Vamp In […]

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