Filmacci: Body Bags

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Regia – John Carpenter, Tobe Hooper (1993)

Correva l’anno 1993, quando alla Showtime decidono di realizzare  una serie televisiva  sulla falsa riga di Tales From the Crypt della HBO. Il progetto viene purtroppo accantonato quasi subito. Il network non lo ritiene adatto alla propria fascia di pubblico e non se ne fa più nulla.
E tuttavia, tre mediometraggi erano già stati girati. E i registi chiamati a lavorare sui mini film non erano proprio degli sconosciuti. Parliamo di Carpenter e di Hooper. Si decide allora di inserire il tutto in una cornice e di farne un prodotto per il cinema, alla maniera di Creepshow, tanto per restare in tema.
Anfitrione e mattatore incontrastato della scena è proprio John Carpenter, nei panni di un cadaverico coroner che, all’interno di un obitorio ci racconta le vicende che hanno portato i cadaveri nelle sacche in cui ora riposano.
Dietro la macchina da presa del prologo c’è Hooper, mentre Carpenter firma due episodi, The Gas Station e Hair. Pare che però il secondo sia stato quasi interamente diretto da Larry Sulkis.
Hooper gira anche il terzo segmento del lotto, Eye. E lo diciamo subito a scanso di equivoci: è il più horror del trittico, forse il più pauroso, nonché il più serio e forse anche un po’ fuori contesto rispetto al tono farsesco di tutta l’operazione.
Ed è anche la cosa migliore fatta da Hooper in tutto il periodo post Poltergeist. 

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Dopo che il padrone di casa ci ha introdotto alla giusta atmosfera, bevendo un bel bicchierone di formaldeide, comincia il primo episodio, The Gas Station, in cui una ragazza, responsabile del turno di notte in una stazione di servizio, deve vedersela con un pericoloso serial killer.
Teso e serrato, tipicamente carpenteriano, The Gas Station ci riporta ai tempi dei suoi esordi, e di Halloween soprattutto. Un’unica location, pochissimi attori, un lasso di tempo molto breve in cui far svolgere gli avvenimenti, e tanta tensione vecchia maniera.
Di tutti e tre gli episodi, è quello che fila via più liscio, senza tradire mai le origini televisive del prodotto. Non propone, e non ci tiene neanche a farlo, nulla di innovativo, ma, come sempre quando si parla di Carpenter, è una storia che mira dritta all’essenziale e alla sintesi estrema.
The Gas Station si fa anche notare per una serie di piccole apparizioni di gente come Wes Craven, Sam Raimi e David Naughton.

Il secondo episodio del trittico,  Hair, ufficialmente ancora diretto da Carpenter, appartiene più alla Twilight Zone che ai racconti della cripta. Parla di un uomo (Stacy Keach) ossessionato dalla perdita dei capelli che, per riavere la sua folta chioma, utilizza una cura miracolosa proposta da un sedicente dottore televisivo.
A fronte di un’idea molto interessante e originale, che va a pescare in territori fantascientifici, Hair è l’episodio che zoppica di più. Sarà perché non si capisce bene che direzione voglia prendere tra smaccata parodia e affettuoso omaggio, sarà perché molto spesso cade nel ridicolo involontario, sarà anche perché la mano del Maestro è molto poco visibile e, come abbiamo detto prima, ci sono forti sospetti che non lo abbia girato Carpenter, ma Hair si salva giusto per qualche riflessione sparsa sulla vanità umana che, se approfondita, ne avrebbe anche potuto fare un gioiellino. Ah, e poi è sicuramente nobilitato dal cameo di Deborah Harry.

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E arriviamo finalmente al segmento di Hooper, in cui Mark Hamil interpreta un giocatore di baseball che perde un occhio in un incidente automobilistico.  Un medico dell’ospedale gli propone un trapianto. All’inizio tutto sembra andare per il meglio, ma poi il poveraccio comincia ad avere delle visioni strane e orribili: vede cadaveri di donne sepolte in giardino, pezzi di corpi nel tritarifiuti, mentre fa l’amore con sua moglie (Twiggy), si ritrova  addosso un corpo in decomposizione. Il suo carattere cambia, diventa violento e irascibile ed è perseguitato da allucinanti flashback che non appartengono alla sua memoria.
L’occhio che gli è stato impiantato (di colore diverso dal suo) appartiene a un serial killer necrofilo.

Tenendo sempre a mente che si tratta di un prodotto nato per il piccolo schermo, un piccolo schermo, all’inizio degli anni ’90, molto diverso da quello a cui siamo abituati oggi, l’episodio di Hooper, Eye, ha dalla sua un grado di morbosità difficile da riscontrare in produzione televisive contemporanee. Anche Tales from the Crypt, fonde di ispirazione primaria per Body Bags, puntava più allo sberleffo che alla paura vera e propria. L’ovvio taglio fumettistico della serie dell’HBO viene riportato di peso anche in Body Bags, soprattutto nell’uso della cornice e nell’umorismo macabro e sopra le righe del coroner interpretato da Carpenter.
Ma quando tocca a Hooper mettersi dietro la macchina da presa, le cose tornano a farsi mortalmente serie.

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Mentre Carpenter si diverte prima a rimettere in scena uno slasher estremamente classico e poi a fare il verso a un certo tipo di fantascienza, Hooper picchia duro con una storia violenta e disperata. Anche il tasso di splatter è molto più alto rispetto a quello degli altri episodi del film e la parabola distruttiva del personaggio di Hamil e (soprattutto) di sua moglie, ci fa piombare in quella che è forse l’essenza stessa dell’horror, per lo meno di quello americano: brave persone, senza alcuna colpa, su cui si abbatte una qualche forma di male, con conseguenze orribili.
A prescindere dalla sua resa finale (Eye è un po’ troppo lungo, da solo dura quanto i due episodi precedenti, gira spesso a vuoto e stenta ad arrivare al nucleo centrale della narrazione), il segmento di Hooper spicca proprio per il suo essere un’anomalia.

Ma il motivo principale per cui Body Bags è amato dagli appassionati e appartiene appieno alla nostra piccola rassegna estiva sui filmacci, è che dopo tanti anni a venerarlo dietro la macchina da presa, si può finalmente passare un’oretta e più in compagnia di Carpenter davanti all’obiettivo.
E il Maestro si rivela essere un attore cane maledetto, ma di quelli che proprio gli tireresti l’osso. Nei contenuti speciali del Blu Ray, Carpenter stesso ironizza sulla sua incapacità. Poco male, lo si ama anche quando gigioneggia sul tavolo di un obitorio, poco prima che arrivi lo stesso Hooper ad aprirgli il torace con una sega.

13 commenti

  1. Helldorado · · Rispondi

    La recitazione di Carpenter è “leggerissimamente” sopra le righe, comunque è un film che guardo volentieri. Mi piace molto l’episodio iniziale, classico quanto si vuole ma insegna moltissimo come si crea tensione con niente.

    1. Sì, infatti come sempre Carpenter quando gioca con le sue atmosfere più tipiche, non sbaglia un colpo.
      Però, anche se cane maledetto, mi fa morire dalle risate 😀

      1. Helldorado · · Rispondi

        Sì sì, assolutamente. 😀

  2. Daniele "Nemo" Volpi · · Rispondi

    Body Bags è un film spurio, un ibrido che risente delle passioni principali del Carpenter migliore : i fumetti orrorifici e fantastici americani dei primi anni 50 e 60, metabolizzati con quell’assoluto pezzo di storia del fantastico che era “Ai confini della realtà”. Certo, il primo episodio (The Gas Station) condensa la maggior parte delle tematiche di “Halloween” in una mezzora, ma la zampata (leggi classe, lucidità) del vecchio leone è innegabile. Hair è il tipico episodi con un roccioso twist finale che potevamo trovare nella versione moderna del programma diRod Serling, ma metabolizzato alla maniera di Carpenter, che lo utilizza per prendersi (acidamente, al vetriolo!) gioco delle mode e manie americane di metà anni 90, come il mito della bellezza e della gioventu’ a tutti i costi. “Eye” mi è piaciuto per la prova di Hamil, capace di dimostrare di non essere piu’ il bamboccio skywalker, ma anche capace di un poco di spessore (ma l’episodio doveva essere abbondantemente ridimensionato. Certo è il più serioso dei tre, con la catarsi finale alla “L’uomo con gli occhi a raggi X” (di Corman).
    L’ho visto parecchio tempo fa, comunque rimane un bel divertissement estivo, un volume delle storie dello Zio Tibia per i lunghi pomeriggi estivi…

    Pace profonda nell’onda che corre.

  3. moretta1987 · · Rispondi

    Questo è uno dei miei filmacci preferiti,un b movie che non si vergogna di essere tale e lo sbatte tranquillamente in faccia allo spettatore. Pur se cane Carpenter nella cornice mi fa sempre sganasciare dalle risate e in più mi pare che il primo episodio sia ambientato nei dintorni dell’Haddonfield di Halloween risultando cosi ambientato nello stesso universo di Michael Myers.

  4. cosa mi hai ricordato! me ne ero completamente dimenticato…

  5. Tanti sì! Quando i filmacci hanno più dignità dei fimoni.Il mio episodio preferito è il primo

  6. A me è piaciuto molto. Certo Carpenter come attore è proprio cane, però al maestro si perdona anche questa. 😉

  7. Un cult degli anni novanta. Da vedere 🙂

  8. Giuseppe · · Rispondi

    Avercene oggi di filmacci (e di camei) così…Hooper pesta davvero duro con un bravo -quanto decisamente sottovalutato, al di là di Star Wars- Mark Hamill e Carpenter si riserva un ottimo primo episodio, oltre ad essere divertentissimo come coroner di raccordo 😉
    Hair sembra studiato in quel modo -alla Twilight Zone di Rod Serling e in parte anche, volendo, alla The Outer Limits – proprio per dare un attimo di respiro tra la prima e l’ultima parte del trittico, il che potrebbe forse far pensare in questo caso a una scelta voluta di profilo moderato da parte di Zio John (in alternativa all’ipotesi di un lavoro quasi del tutto nelle mani del solo Sulkis)…

    1. Daniele "Nemo" Volpi · · Rispondi

      The Outer Limits, e sto’ parlando delle 2 serie “Originali” realizzate tra il 1963 ed il 1965 dalla coppia Leslie Stevens e Joseph Stefano, sono un altro pianeta… Ricordiamo solo che Stefano scrisse la sceneggiatura di Psycho …
      E poi, per gli americani di allora la vicenda alla base di Hair doveva essere piuttosto angosciante…

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Anch’io, intendendo Hair come omaggio carpenteriano a una fantascienza contemporanea a The Twilight Zone oltre che a The Twilight Zone stessa, mi riferivo alle due serie originali e non alle sette realizzate a cavallo fra il ’95 e il 2002…ovvio che vadano fatte le debite proporzioni e delle differenze ci siano, non a caso nel commento ho detto “in parte”. Stefano -tra le altre cose- scrisse pure un inquietante episodio di Star Trek TNG, “La pelle del male”…

  9. Body Bags soffre come tutti i film a episodi della resa diseguale di ciascuno episodio,Mark Hamill è bravo l”avevo visto i un’altro b movie nella parte dell’assassno il titolo mi sembra Sulla strada a mezzanotte.
    Visto che viene citato il bellissimo Ai confini della realtà ristrasmesso adesso su Rai 3 mi rendo conto che Rod Serling era un genio della scrittura ha ispirato praticamente tutti quelli venuti dopo.
    Un saluto Lucia.

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