Filmacci: The Horror Show & Shocker

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Un po’ di musica per entrare nella giusta atmosfera. Era il 1989, quando un certo tipo di metal era la colonna sonora ideale dei film dell’orrore e nelle camere dei ragazzini protagonisti degli slasher c’erano i poster dei Megadeth. Proprio in quell’anno, estremamente prolifico per il cinema di genere, escono due film che trattano la stessa tematica e in maniera molto simile: serial killer condannato alla sedia elettrica non muore neanche per sbaglio e torna a perseguitare chi sulla suddetta sedia ce lo ha mandato. Il primo a essere distribuito è The Horror Show, che in Italia esce però solo nel 1994 e col titolo peregrino de La Casa 7. Non è tutta colpa nostra, intendiamoci. La vecchia conoscenza Sean S. Cunningham, produttore del film, aveva anche prodotto la serie House, il cui capostipite è noto qui da noi come Chi è sepolto in quella Casa, altro filmaccio dei nostri. E proprio Cunningham scelse di distribuire The Horror show in alcuni paesi come House III, millantando un collegamento inesistente alla serie House. Eh sì, in quel periodo tra le varie Case cinematografiche si faceva davvero un sacco di confusione.

Shocker, invece, è una creatura del tutto craveniana. Scottato dall’esperienza di Nightmare, dove si era visto portare via soldi e fama da seguiti a cui la New Line non lo aveva fatto partecipare, il buon Wes decide che è arrivato il momento di dar vita a un nuovo Freddy. I risultati dell’operazione sono stati, ovviamente, fallimentari e Shocker (da noi Sotto Shock) è un bizzarro filmetto troppo lungo, con tante scene messe a casaccio, qualche intuizione geniale e tanto talento gettato allegramente al vento e sacrificato sull’altare di una sceneggiatura difficile da tenere in piedi, anche con tonnellate di super attack.

Entrambi i film, però, sono state presenze fisse nella programmazione estiva di Notte Horror e ci stanno alla perfezione all’interno di un discorso di recupero nostalgico e un po’ demente di certe atmosfere tipiche dell’horror che fu. 

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Il detective Lucas McCarthy (Lance Henriksen) è sulle tracce di un pericoloso assassino, colpevole di aver mietuto circa 200 (!) vittime. Riesce ad arrestarlo, anche se nel corso della caccia ci rimettono le penne mezzo corpo di polizia più una bambina, e il killer (interpretato da un perfido Brion James, che ha sempre ammesso di preferire questo ruolo a quasi tutti gli altri della sua carriera) viene condannato a morte. Riesce però a infilarsi nell’elettricità e a tornare in vita per perseguitare il poliziotto, sua moglie e i suoi due figli. Questa è la trama di The Horror Show.

Quella di Shocker è praticamente uguale, cambia soltanto qualche pedina e aggiunge l’elemento della possessione, rilevato di peso da L’Alieno, di Jack Sholder (che già aveva scopiazzato di suo), e poi ripreso anni dopo da Il Tocco del Male, che però l’onore di essere inserito tra i filmacci non lo merita e non lo avrà mai.
Il serial killer Horace Pinker (Mitch Pileggi) è un noto sterminatore di famigliole che sta terrorizzando un’intera città. Il giovane Jonathan (Peter Berg, sì, quel Peter Berg) lo sogna mentre uccide la sua famiglia adottiva. Il sogno si rivela premonitore. Con il suo aiuto, il padre poliziotto riesce a catturare Pinker e a spedirlo sulla sedia elettrica. Neanche a farlo apposta, grazie all’elettricità, il mostro torna in vita passando da un corpo a un altro.

Per andarsi a cercare il vero modello di riferimento di entrambi i film, bisogna tornare indietro fino a Nightmare. Se Craven lo cita direttamente (Jonathan si addormenta per rintracciare l’assassino e chiede a un suo amico di restare accanto a lui e svegliarlo al momento giusto) e non può fare a meno di spargere tutta una serie di ammiccamenti durante il percorso, quasi a dire che sì, dietro la macchina da presa c’è il papà di Krueger, in The Horror Show lo spettro dell’uomo nero di Springwood aleggia in più di una sequenza e, soprattutto, nella confusione tra piani di realtà diversi in cui precipita il protagonista. Fino ai minuti conclusivi, in cui per sconfiggere il cattivo, il detective McCarthy è costretto a entrare nel suo piano di realtà per trascinarlo con la forza nel nostro.

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Entrambi i film rientrano alla perfezione nella categoria dei filmacci: sono sgangherati, improbabili e portano impresso il marchio anni ’80 su ogni inquadratura. Entrambi sono divertentissimi, nonostante Sotto Shock abbia qualche lungaggine di troppo, soprattutto nella parte centrale e, prima di arrivare al dunque, ovvero l’inseguimento tra i canali televisivi che, quello sì, è entrato a pieno titolo nella storia del cinema horror di serie B, fa davvero passare troppo tempo.
The Horror Show, invece, dura appena 95 minuti, ha un ritmo quasi sempre elevato e regala momenti di splatter d’alta scuola. Anche qui c’è lo zampino di Nicotero e soci, che si presentano con il biglietto da visita da una malcapitata infilata a testa giù in un tritacarne, per poi passare a un tacchino che diventa una specie di facehugger, fino ad arrivare a un parto mostruoso con la faccia del killer che esce dal ventre gonfio della figlia diciottenne di Henriksen. In tutto questo, c’è anche spazio per la decapitazione di una bambina, perché non ci si faceva mancare proprio niente, ai bei tempi.

Shocker ha invece dalla sua una regia di classe (tutto si può dire a Craven tranne che non conosca il suo mestiere), una delle migliori colonne sonore di tutti i tempi, curata da Desmond Child, nonché l’intuizione di cui parlavamo prima di quella scorribanda tra i programmi televisivi, così tipicamente alla Craven che vale il tempo speso a guardare il film, per riconoscere, almeno in quei cinque minuti, il marchio dell’autore.

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Shocker è meno violento e anche meno “visionario” rispetto a The Horror Show. Si sa che a Cunningham piaceva calare la mano sul sensazionalismo e gli effettacci. È un horror che non ha altro scopo se non quello di intrattenere con efferatezze e nefandezze. E fa il suo lavoro egregiamente. È del tutto anonimo per quanto riguarda lo stile. Forse imputabile al licenziamento del regista a metà riprese, sostituito poi dal tecnico degli effetti speciali James Isaac, il futuro autore di Jason X.
Sotto Shock ha qualche ambizione in più, come sempre accade quando si parla di Wes Craven. Ambizioni purtroppo non sorrette da una sceneggiatura dove si sbaglia tutto lo sbagliabile, dove le cose accadono e i protagonisti agiscono all’insegna del perché sì più plateale e strafottente. Non ci si stupisce che Craven non sia riuscito a creare una saga tutta nuova. Eppure, nutro un affetto particolare nei confronti di questo filmaccio. Forse perché sono cresciuta guardandolo e ascoltandone la colonna sonora, forse perché continuo a vederci un tentativo, magari riuscito a metà o non riuscito affatto, di fare qualcosa di serio ed originale. Forse perché si vede quanto Craven ci sperasse nella sua nuova creatura.
E a me le storie di delusioni e mezzi fallimenti, son sempre piaciute tantissimo.

Craven si sarebbe riscattato, due anni dopo, con La Casa Nera, che resta una delle sue pellicole più personali e riuscite, in una carriera così bislacca che prima o poi dovrò dedicarle un post a parte.
Di Cunnigham non si hanno notizie certe dal 2009, quando ha prodotto, proprio insieme a Craven, il remake del loro esordio congiunto nel mondo del cinema dell’orrore, L’Ultima Casa a Sinistra. Pare ci sia lui dietro un’eventuale serie tv basata su Crystal Lake. Ma non ne sono del tutto sicura. E anche su una figura come Cunningham, ce ne sarebbero da dire.
Sono quei personaggi che hanno attraversato il genere in lungo e in largo. Parlando di filmacci veri e propri, entrambi ce ne hanno donati tanti. Cunningham poi, dei filmacci era il sovrano indiscusso.
In quelle afose giornate estive della mia infanzia, erano come due fratelli più grandi. Gente a cui non si può non volere un po’ di bene.

17 commenti

  1. Post bello davvero. Horror Show non l’ho mai visto, ma sotto shock andai a vederlo una sera d’estate, al cinema all’aperto con le zanzare grandi come elicotteri. Ricordo un filmaccio terribile ma assai divertente, che, ammetto, mi hai fatto venire voglia di rivedere!

    1. Grazie! È vero, Sotto Shock lo davano nei cinema all’aperto quando ero piccola. Mi ricordo vagamente i manifesti in giro per Orbetello.
      Però io non potevo andare a vederlo 😀

  2. Ricordi di adolescenza averlo visto un pò distrattamente in una seconda serata mediaset.
    Però onestamente non saprei dire quale dei due ho visto 😄

    1. La Casa 7 è passato miriadi di volte su Notte Horror. Ma anche Sotto Shock qualche volta…
      Se c’era Henriksen era La Casa 7 😀

  3. “Il Tocco del Male, che però l’onore di essere inserito tra i filmacci non lo merita e non lo avrà mai.” Ti amo.
    Detto questo…. c’erano davvero tutte queste scene truculente in La casa 7? Ricordo di averlo fatto vedere ad una mia paurosissima amica proprio il giorno dopo il primo passaggio televisivo (ovviamente l’avevo registrato, convinta che avrei visto un sequel delle varie Case) e lei non aveva battuto ciglio mentre io mi ero annoiata a morte. Immagino di aver beccato l’ovvia versione tagliata… dovrei recuperarlo!!

    1. Allora, il film dura 95 minuti, mentre la versione italiana ne dura 89.
      Quindi mancano circa 6 minuti di frattaglie 😀
      L’ammmore è, ovviamente, ricambiatissimo!

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Ovvio che Horace Pinker non sarebbe mai potuto diventare -pur citandolo- un secondo Freddy (del resto non avrebbe avuto il minimo senso farne un facsimile) ma, scremando nel film almeno qualcuno dei difetti che hai giustamente elencato, sarebbe potuto venirne fuori comunque un personaggio più carismatico oltre che passibile di ulteriori sviluppi. Ecco, a confronto quel bastardo di Max Jenke lo trovo più kruegeriano…

    1. Sì, Jenke è davvero un figlioletto di Freddy Krueger. Ci sono delle somiglianze troppo evidenti perché non siano volute. Alcune scene oniriche sono anche ai limiti del plagio.

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Già, mi viene in mente ad esempio proprio la sequenza della “nascita” di Jenke…quasi-fotocopia delle buone maniere adottate da Freddy nel secondo Nightmare, quando si fa strada nel corpo -e fuori dal corpo- dello sfigato Jesse Walsh.
        P.S. Aspettiamo il post sulla carriera bislacca di Craven, allora 😉

  5. Ho appena rivisto Shocker in famiglia. Ero l’unico ad averlo visto. Andai perfino al cinema all’epoca e ne uscii già allora un po’ confuso. Rivedendolo ora, mi chiedo chi abbia scritto la sceneggiatura. Forse ora sono nello staff di TWD…
    La storia della maschera da sub (unica maschera disponibile, tanto che credevo fosse una maschera magica) è assurda, tanto per citare un esempio. Non sapevo se ridere o piangere della cosa.
    The Horror Show invece lo devo recuperare: stavo lontano a ogni prodotto che portasse la dicitura CASA, dopo un po’…

    1. La cosa della maschera da sub è epica… e poi alla fine va nel laghetto senza e non si capisce neanche come diavolo faccia a recuperare il ciondolo.
      Però ha anche delle cose positive il film. E dei punti di interesse. Se solo non lo avessero scritto così a culo…

      1. Spassosissima la cosa che lui vada nel laghetto senza, appaia la sua ragazza linda e pulita e lui scappi, quando poche scene prima lei si era manifestata uscendo lercia di sangue dalla doccia e lui l’abbracciò pure.

  6. Sotto shock andai di corsa a vederlo da ragazzino, era il nuovo Nightmare e era zeppo di musica figa. Ricordo la delusione perché non c’era nessuna scena che colpiva veramente, il salto tra i canali era bello con il senno di poi da adolescente cercavola morte creativa alla Freddy. Ero rimasto deluso, ora l’ho rivisto con dolcezza perché è una madeleine, come “Chi è sepolto in quella casa” che era il film con Ralph supermaxieroe

  7. Qualche settimana fa, sistemando dei vecchi scatoloni ho ritrovato le mie vecchie vhs e mosso dalla malinconia romantica del tempo passato 😄 ne ho sfilate alcune da quei cubi di cartone. Tra queste ci stava anche “Sotto shock” oltre a “Nightmare 4″ (edito dalla De Agostini in una collana horror da edicola), riesumato il videoregistratore ho iniziato a rivedermelo. Beh dopo lo shock dovuto alla regolazione non proficua del traking,le videocassette si vedono proprio male (e dir che allora…), mi sono gustato uno dei film che da ragazzino mi piacevano di più (avrò avuto nove anni quando lo guardavo, forse 10). Beh è inutile, certe cose dovrebbero rimanere nei ricordi di ognuno di noi, ed infatti doppo le avventure trash di Pinker, ho deciso di non guardare “Nightmare 4″, almeno quello voglio ricordarmelo divertente.

    1. Infatti questi recuperi sono pericolosi. A volte vedi che il film non è invecchiato di un giorno, altre ti accorgi che era bello solo per i tuoi occhi di bimbo.
      Però io Nightmare 4 l’ho rivisto da poco e devo dire che non è invecchiato malissimo

      1. Beh diciamo che voglio ricordamelo in una certa maniera allora 🙂 A dire il vero me lo ricordo bello “videoclipparo” con questa estetica molto figlia di MTV di quegli anni più che pasventoso in se. Mi riferisco a Nightmare 4

        1. Sì, estremamente videclipparo e con un paio di scene di incubi davvero indimenticabili.

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