Wither

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Regia – Sonny Laguna, Tommy Wiklund (2012)

Chiunque abbia un minimo di interesse per il cinema dell’orrore sa quanto in profondità lo sviluppo del genere sia stato influenzato da quella bomba chiamata Evil Dead. E sa che da quell’ottobre del 1981, Raimi ha cambiato per sempre il modo di fare horror. L’ombra lunga de La Casa si estende, sia per questioni stilistiche, che per un approccio al genere dichiaratamente fantastico, lungo tutto il corso degli anni ’80. E ancora, si allunga per i decenni successivi, fino ad arrivare al 2013, quando il giovane regista Alvarez, coadiuvato dallo stesso Raimi alla produzione, ne realizza un buon (diciamo pure ottimo, dai) remake.
Ma, nel 2012, in Svezia c’era chi già lo aveva rifatto il suo Evil Dead. E, da molti punti di vista, lo aveva rifatto meglio.

Alla base dei ricordi di Evil Dead c’è un grosso equivoco di fondo. Si fa confusione tra il primo capitolo e il suo seguito parodistico. E da molti Evil Dead viene ricordato come un horror comico. Il che è, ovviamente, una grossa panzana, dato che ha terrorizzato una generazione intera di spettatori. In Evil Dead esisteva una fortissime componente ironica e autoironica, ma non si trattava affatto di una parodia. Era nato per far paura.
Alvarez questo lo sapeva bene e, nel suo remake, ha evitato qualunque ammiccamento e ha tirato giù un horror (ultimissimi minuti a parte) essenzialmente serio.
Il duo di esordienti svedesi si spinge ancora più a fondo. Elimina ogni forma di ironia e si lancia in un’orgia splatter senza un attimo di tregua. Va anche oltre il concetto di horror che si prende sul serio. Wither è un horror dove non ci viene neanche dato il tempo di fare un sorriso compiaciuto. È un horror che mette in scena una il male puro e irriducibile che si abbatte sulle vite dei malcapitati protagonisti nella forma di un dramma cupo e plumbeo. E, per una volta tanto, di fronte alle teste spappolate e ai corpi fatti a pezzi, non c’è proprio un cazzo da ridere. 

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Ci tengo particolarmente a chiarire che io non ho nulla contro l’ironia. Però credo anche che, riferendosi a un modello come Evil Dead, la strada dell’ammiccamento al pubblico sia quella più semplice e confortevole da percorrere. E credo che ci voglia coraggio a prendere un canovaccio che replica in maniera più o meno identica quello usato da Raimi una trentina d’anni fa e riproporlo svuotandolo da tutto quello che i fan, nel corso dei decenni, ci hanno ricamato sopra. Riportarlo, in un certo senso, al suo nucleo di orrore assoluto e senza via di scampo.
Gruppo di amici in una casa nei boschi per un weekend, demone che li possiede e li trasforma uno a uno in sottospecie di zombi assetati di sangue. Wither è tutto qui. Gran lavoro sul make up e sugli effetti artigianali, gran dispendio di sangue finto e protesi di varia natura, uso di ogni tipo di arma per infliggere ferite e deformazioni varie al corpo umano e una scena di possessione, la prima, quella che dà inizio al tutto, che difficilmente si dimentica.

Se c’è una differenza plateale e facilmente identificabile tra l’approccio europeo e quello americano al genere, è che gli europei sembrano avere un’opinione più elevata del proprio pubblico rispetto agli americani. Li trattano, insomma, come persone capaci di intendere  e di volere. Se Alvarez era obbligato a sprecare la prima ora del suo film con una lunga e tediosissima introduzione che ci raccontava degli inutili background dei personaggi, atta a giustificare la loro presenza nell’infame cascina, ecco che Laguna e Wiklund non ne sentono proprio il bisogno.
In Wither i preamboli sono ridotti all’osso. Basta soltanto trovare il modo di portare le bestie al macello e scatenare la mattanza. Perché, lo so io, lo sapete voi, lo sanno i due registi e sceneggiatori, i personaggi in un film di questo tipo, non sono altro che corpi da fare a brandelli.

wither01E allora non si fa nemmeno il tentativo (che può anche riuscire, e anzi, quando riesce è molto meglio, ma è anche terribilmente complicato) di farci affezionare a questi ragazzi partiti per un fine settimana da cui non faranno più ritorno. Non c’è neanche lo sforzo di renderceli simpatici in qualche modo. Gruppo di giovani anonimi come ce ne sono a milioni, ma descritti in maniera tale da evitare con accuratezza gli stereotipi che vorrebbero questi amici in vacanza divisi rigidamente in tipologie già pronte: il nerd, lo sfigato, lo sportivo, la zoccoletta. E aggiungete pure voi ciò che preferite.
Qui non ci sono tipi, non ci sono “caratteri”. E se un qualcosa contraddistingue il gruppo, è proprio l’anonimato. Un anonimato vuoto e quindi quasi predestinato a essere riempito dalle forze demoniache che abitano la cantina della casa.

Ma manca il tempo anche per queste considerazioni. Perché, non appena si scoperchia la botola e si va a disturbare chi non dovrebbe essere disturbato, tutto lo spazio a disposizione viene occupato da secchiate di sangue.

D3YJt9gDi parzialmente originale, in Wither, c’è la casualità con cui la tragedia si sviluppa. Non c’è nessuna formula recitata incautamente dai nostri, nessun libro che porta a chiare lettere l’avviso (mai rispettato) di starne alla larga. Si scende soltanto in cantina e lì si trova il male a fare capolino e a guardarci negli occhi. Non c’è colpa e non ci sono comportamenti idioti da registrare. La possessione avviene e basta. Senza possibilità di difesa. Per questo dicevo prima che c’è poco da ridere. Nessuno fa nulla di male. E comunque viene punito.

E poi c’è il gore. Estremo, realizzato così bene che non so davvero come abbiano fatto con le tre lire di budget a disposizione, mai fumettistico o sopra le righe. E con tocchi di sadismo da star male.
Davvero interessante quello che sono riusciti a combinare due svedesi semisconosciuti. Laguna è alla sua opera seconda. Il suo primo film, Blood Runs Cold (distribuito da Bloody-Disgusting), diventa ora urgente da recuperare. Wiklund, invece, è all’esordio assoluto in un lungometraggio.
E a questo punto andrebbe aperto un discorso sul perché in Svezia girano questa roba e da noi no. Ma non ho cuore di cominciarlo. Mi vado a rivedere Wither che faccio prima.

7 commenti

  1. Alessandro Cruciani · · Rispondi

    Blood runs cold te lo consiglio, anche io l’ho recuperato dopo essere incappato in wither, qui ti allego la mia opinione http://www.horror.it/a/2013/09/wither/
    Buona giornata!

  2. Scusa se contraddico un pelino Alessandro, qui sopra 😉
    Blood runs cold è una trippa. Nel senso che è davvero un’opera prima da dimenticare. Slasherone insulso e al limite del comico (involontario).
    Proprio per i motivi di cui sopra, avevo evitato questo wither… ma se me ne parli così vedo di riprenderlo che da qualche parte ce lo devo ancora avere… 🙂

    1. Commento del cavolo, scusa… l’ho visto wither! Un bel pò di tempo fa e l’avevo scambiato per un’altro film… eh, l’età… 😛 poi ho rivisto il trailer.
      Davvero un film da mattanza in piena regola. Non so perché, ma mi ricordo la sensazione da notte horror di “Zio Tibia”…

      ps: Blood runs cold per me rimane una mezza cagata… :B

  3. moretta1987 · · Rispondi

    Ho apprezzato molto Wither e debbo dire di preferirlo al remake di Evil Dead,cavolo è riuscito a farmi sentire come quando ho visto Evil Dead per la prima volta a 12 anni (e ho avuto paura per un mese di scendere da solo in cantina perchè la cantina era uguale a quella del film).

  4. Si, anche io preferisco Wither al remake di Evil Dead, in quel caso Fede Alvarez non dico che mi abbia deluso però sicuramente aveva a che fare con il pubblico americano, molto meno attento di quello europeo.

  5. Giuseppe · · Rispondi

    Non lo conoscevo questo Evil Dead svedese, rimedierò…quanto al fatto che in Svezia queste cose le facciano e qui da noi no, chissà invece quando mai si riuscirà a rimediare 😦

  6. personalmente l’ho trovato invece troppo derivativo e noioso. Tutte le “idee” sono copie superficiali di quelle di Raimi, e in più il film gira a vuoto, accontentandosi di mettere in scena efferatezze. Avevo grandi speranze, ma dopo i primi minuti sono rimasto deluso. Rimasticatura di roba fritta e rifritta e buttata là a casaccio, tanto che dopo un po si comincia a fare il conto alla rovescia per vedere quanto manca alla fine. Soprattutto mi chiedo a che serva, a più di trent’anni di distanza dall’uscita de La Casa, continuare a riprodurlo pari pari come se si dovesse venerarlo all’infinito. Ok, Evil Dead ha fatto la storia dell’horror e nessuno ne discute, ma doveva essere un punto di partenza per i registi, dimostrare che una nuova via era possibile, e non fungere da fantasia masturbatori per autori che – con le migliori intenzioni del mondo, nessuno lo nega! – ancora oggi continuano a riprodurlo/citarlo a ogni pié sospinto.

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