Las Brujas de Zugarramurdi

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Regia – Alex de la Iglesia (2013)

 Di anarchici puri del cinema ce ne sono rimasti pochissimi. Uno di loro, uno degli ultimi, è proprio Alex de la Iglesia. A partire dal suo esordio, Azione mutante, passando per suoi sporadici lavori televisivi (La Habitacion del niño, suo segmento di Películas para no dormir), fino ad arrivare a quell’atto d’amore estremo e compreso da pochi nei confronti del cinema che era Balada Triste de Trompeta, il buon Alex ha sempre fatto di testa sua, non riuscendo mai a sfondare del tutto come molti suoi colleghi spagnoli, ma rimanendo  un regista di nicchia. Forse a causa della sua scarsissima predisposizione a qualsiasi forma di realismo, o verosimiglianza, in favore invece di un senso del grottesco e del ridicolo che hanno pochi rivali. Oppure per un gusto dell’eccesso che spesso sfocia nel melodramma o nella farsa più sfrenata.
In realtà, de la Iglesia è un regista colto e con una spiccata sensibilità per le paure che si agitano sotto il sottile strato della civiltà. E anche quando, come nel caso di questo Las Brujas de Zugarramurdi, la butta completamente in farsa, riesce comunque a riuscire dove un Rob Zombie a caso, con tutta la sua pretesa di seriosità da pseudo autore, fallisce miseramente. 

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José (Hugo Silva) è un rapinatore squattrinato e in lite costante con la sua ex moglie per l’affidamento del figlio Sergio. Quando la data di una rapina organizzata in un banco dei pegni coincide con il giorno in cui il bambino può stare con lui, José non esita e se lo porta dietro. Solo che le cose non vanno proprio lisce e il protagonista, con il figlio e un complice requisisce un taxi per sfuggire alla polizia. La destinazione è la Francia. E per arrivarci, i nostri sono obbligati ad attraversare il piccolo paese di Zugarramurdi.

A chi conosce un po’ la storia della stregoneria, il nome non risulterà completamente nuovo. Zugarramurdi fu infatti uno dei villaggi baschi coinvolti in uno dei più grandi processi per stregoneria in Europa, svoltosi tra il 1609 e il 1614. Non sta a questo blog riportare come si svolsero i fatti e comunque lo stesso de la Iglesia mi riderebbe in faccia, ma se volete approfondire la questione, vi consiglio di leggere L’Avvocato delle Streghe, di Gustav Henningsen, se ancora si trova da qualche parte, usato, perché temo sia pure fuori catalogo.
Si diceva che proprio Zugarramurdi fosse (e per alcuni è tutt’ora) il luogo dove le streghe si riunivano.
Ed è a Zugarramurdi che la piccola comitiva maschile formata dai due rapinatori, dal tassista diventato complice, da un bambino e da un poveraccio chiuso nel bagagliaio, arriva sperando che sia solo una piccola tappa nel viaggio che li porterà ad attraversare il confine e a godersi il bottino della rapina in Francia.
Ma sulla loro strada c’è una congrega di streghe tra le più perfide e figlie di puttana mai ritratte al cinema, che vede nel piccolo Sergio il prescelto per instaurare in terra il dominio della loro Dea. 

Las Brujas de Zugarramurdi non è un film dell’orrore. Questo deve essere ben chiaro a chi deciderà di vederlo. È una commedia scatenata, sempre in bilico sul crinale che sconfina nell’idiozia. Crinale però mai superato del tutto da de la Iglesia, ben saldo al timone di un esemplare di anarchia cinematografica (ci risiamo) folle e irriverente. Le streghe di de la Iglesia rifuggono da qualsiasi tentazione buonista: sono delle spietate carnefici che mettono i bambini in forno, si nutrono delle proprie vittime e non hanno un briciolo di umana empatia nei confronti di nessuno.
De la Iglesia ce le presenta capitanate da una sulfurea Carmen Maura (pare divertirsi un mondo a interpretare un personaggio così sopra le righe), in un castello lurido e fatiscente.
E i poveri protagonisti posso solo subire, correre e prenderle per quasi due ore.

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La Brujas de Zugarramurdi è caos su pellicola. Divertimento puro, forse fine a se stesso, ma realizzato con classe ed eleganza (anche nella volgarità). La galleria di personaggi che de la Iglesia ci sbatte in faccia è variopinta e assurda. E, in tutto questo casino, le streghe alla fine sono le più normali.
Basta la sequenza iniziale della rapina, dove Gesù Cristo, Minnie, Spongebob, L’uomo invisibile e un soldatino verde assaltano con le mitragliatrici il banco dei pegni, per avere gli occhi pieni di meraviglia e il cuore gonfio di gioia cinefila.
E da lì è una corsa a rotta di collo senza un solo istante di tregua: risate, splatter, situazioni al limite del demenziale e un sabba finale che, tra citazioni da I Goonies, pernacchioni lanciati a Peter Jackson (non chiedetemi perché, vedete e basta) e una rivisitazione in salsa stregonesca del classico Baga Biga Higa, è una vera e propria esplosione di creatività fuoriosa e strafottente. Come piace a me.

E se ancora non vi basta e non avete chiuso questa pagina per correre alla ricerca di una copia del film, potrei anche piazzarvi qualche sottotesto da raffinata intellettuale. No, sto scherzando, ovviamente. Non è difficilissimo comprendere come Las Brujas de Zugarramurdi sia non solo una commedia, ma una metafora (abbastanza sputtanata, questo è ovvio) del terrore che l’uomo contemporaneo prova nei confronti di una donna che sempre meno si presta a essere incasellata in categorie ben precise e che, quindi, sfugge al controllo.

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So già che ci sarà chi darà del film un’interpretazione conservatrice e maschilista. Io, di solito molto attenta a certe cose, non ho visto traccia di maschilismo da nessuna parte. E lo sberleffo finale dovrebbe far riflettere.
Si tratta di un prodotto leggero, di mero intrattenimento. Questo film non possiede lo splendore drammatico di Balada Triste de Trompeta, e nemmeno le riflessioni profonde e mai scontate che quell’opera compiva sulla Spagna e sul suo passato recente. Qui de la Iglesia si diverte a mettere in scena una parodia e, contemporaneamente, a ballare sulle tombe di famiglia, amore, religione e identità sessuale.
E lo fa alla grande.
Menzione d’onore per tutto il cast, dove oltre alla già citata Maura, sono presenti due attrici che adoro, Carolina Bang e Macarena Gómez, interprete dai tempi comici sopraffini.
E poi c’è Javier Botet che finalmente appare in un ruolo (quasi) umanoide.

Da leggere anche la recensione di Marco.

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14 commenti

  1. Certo che il titolo, più che spagnolo, sembra sardo… 😄

  2. Del tutto sconosciuto questo regista! Ho visto i trailer di entrambi i film e mi ispirano da morire!

    1. Non riesco a trovarlo neppure sottotitolato! Esiste o al momento c’è solo in lingua originale?

      1. Federico · · Rispondi

        Cercalo come “Witching and bitching”, l’ho trovato così con i sottotitoli ita. Comunque a me piace anche “Le streghe di Salem”:p

      2. Io l’ho trovato facilmente sottotitolato in streaming…
        e anche qualche torrente è disponibile 😉

  3. Devo recuperare questo e Balada triste, ho amato De la Iglesia da il dia de la bestia, e la comunidad e crimen perfecto. Il suo modo di presentare l’ umanità mi ha sempre entusiasmato :-).

    1. E allora recupera anche Azione Mutante che è uno spettacolo!

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Confermo! E a quello che hai scritto pure queste Brujas sanno dare spettacolo come si deve, il che dimostra che De la Iglesia sa ancora tirar zampate a destra e a manca…a proposito, la Gómez piace molto anche al sottoscritto 😉 (la Bang ammetto di conoscerla poco, pur se è quasi da un decennio che recita…e Balada Triste de Trompeta ancora mi manca da vedere).

        1. E come se ne tira…
          Secondo me Balada Triste è il suo capolavoro.
          Io un’occhiata, prima ancora di vedere questo, gliela darei subito subito 😉

          1. Giuseppe · ·

            Avevi proprio ragione su Balada Triste…e sì, Carolina Bang è adorabile 😉

  4. ❤ Visto un paio di mesi fa (in spagnolo, stottitolato, no comment), è entrato di diritto nella mia filmografia docg sulle streghe. Paradossalmente, i prodotti senza pretesa storica, sono quelli che riescono a dare il meglio su questo tema.

    1. Felicissima che sia piaciuto a te che se un’esperta in materia.
      Pur se privo di pretese storiche è comunque molto documentato. Poi de la Iglesia cazzeggia a tutto spiano e ci piace così 😀

  5. Questo film è meraviglioso sin dai titoli di testa – vedere in sequenza gli idoli della Dea madre e certe figure femminili di potere tipo la Merkel vale la visione anche senza il resto del carrozzone. Che è un casino meraviglioso e grottesco in cui nulla è fuori posto!
    Dario Argento dovrebbe guardare questo film e prendere appunti: anche se questo non è un film dell’orrore, è un film di streghe impeccabile!

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