Cheap Thrills

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Regia – E.L. Katz (2013)

A costo di sembrare ripetitiva, sono costretta a dire ancora una volta che non ha alcuna importanza l’originalità della storia che si va a raccontare. Almeno da queste parti, non conta affatto quante volte è stato sviluppato lo stesso tema. Al contrario, contano le variazioni che ogni autore apporta a una struttura che si può replicare anche all’infinito. Non il cosa, ma il come, per dirla in parole povere. Nel caso di Cheap Thrills, esordio dello sceneggiatore (nonché giornalista per riviste come Fangoria) E.L. Katz, viene riproposta l’annosa questione del cosa saremmo disposti a fare per una somma di denaro pazzesca. Quanta umiliazione saremmo disposti a sopportare e con quanta leggerezza potremmo fare le scarpe a un nostro amico per mettere le mani su una quantità di soldi che altrimenti non vedremo mai nel corso di tutta la nostra, sfigatissima esistenza passata ad arrabattarsi per pagare l’affitto e mantenere la famiglia. 

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È un tema di cui abbiamo parlato poche settimane fa, occupandoci del remake di 13 Beloved, ma che Katz, pur partendo da una base simile, sviluppa in maniera del tutto personale, aggiungendo altri elementi interessanti e mettendo insieme una deliziosa commedia nera che si svolge tutta nell’arco di una nottata e tra le pareti di un appartamento di lusso, con soli quattro protagonisti di una bravura eccezionale e infondendo alla sua opera prima un ritmo sempre elevato. Cheap Thrills, dai minuti iniziali al crescendo finale, non perde un colpo.
Craig (Pat Healy) è un meccanico sposato e con bimbo piccolo a carico. Lo stesso giorno in cui riceve un’ingiunzione di pagamento per l’affitto, perde il lavoro e si ritrova in un bar con un vecchio amico delle superiori, Vince (Ethan Embry). Lì, i due incontrano una coppia di eccentrici miliardari, formata da mogliettina bellissima e annoiata (Sara Paxton) e  da marito ubriacone, cocainomane, all’apparenza un po’ scemo, ma dalla simpatia contagiosa (David Koechner). Gli offrono da bere e, mentre la Paxton se ne sta muta in un angolo a trafficare col cellulare, Koechner propone un paio di innocue scommesse: “ti do 50 dollari se ti fai prendere a sberle dalla tipa al bancone”, così, tanto per divertirsi un po’, mentre l’alcol entra in circolo.
Ma, quando il quartetto si sposta a casa dei ricconi per proseguire la serata, il gioco inizia sul serio e la posta si alza, sia per quanto riguarda i soldi, sia per quanto riguarda le prove che i due amici devono affrontare per ottenerli. Prove che, immancabilmente, finiranno per metterli l’uno contro l’altro e faranno emergere un bel po’ di ruggine e rancori e invidie repressi.

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L’horror, a partire dagli albori fino ai giorni nostri, nella crisi, qualunque forma di crisi, ci sguazza felice. È il suo mestiere tirare fuori il lato peggiore delle cose e delle persone e, quando la disperazione e l’angoscia derivanti da una situazione economica traballante ci mettono il calibro da dodici, è difficile che venga fuori il lato migliore di noi. Cheap Thrills, pur mantenendo fino a pochi minuti dalla sua conclusione un tono leggero e scanzonato, è a tutti gli effetti un film dell’orrore, per come scava, tra una risata e l’altra, in tutta la gamma di frustrazioni, ambizioni appassite e piccole miserie quotidiane.
I due protagonisti infatti non sono obbligati a procedere nel gioco. I soldi vinti rimangono in mano loro anche se decidono di abbandonare l’appartamento. Ed è in questo che il film di Katz procede anche oltre il pur molto bello 13 Beloved. A un certo punto, non si tratta più di necessità, ma di volontà pura e semplice di distruggere il nostro ex amico, divenuto odiatissimo rivale nel giro di poche ore.
Anche la coppia di miliardari, da questa prospettiva, acquisisce tutt’altro spessore: non più, o non solo, due ricchi annoiati che si divertono a utilizzare il denaro per umiliare i poveracci, ma due abili manipolatori, ognuno a suo modo e con gli strumenti che più gli sono congeniali, alla guida di un meccanismo su cui hanno, anche se all’apparenza potrebbe non sembrare, un controllo assoluto.

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La stessa tematica del film si modifica e approfondisce in corso d’opera e se resta sempre come motivo principale il denaro, ciò che scatena le azioni e reazioni dei personaggi non è più la questione enunciata in testa al post. Non “cosa saresti disposto a fare per soldi”, ma “cosa saresti disposto a fare per dimostrare che la tua vita è più degna di quella di un’altra persona”. Sì, il tutto tramite un meccanismo perverso basato sul denaro, ma che, a partire da un certo punto del film in poi, non ha come unico scopo il denaro, quanto l’affermazione di sé a discapito di chi abbiamo di fronte.
Lo si capisce quando Craig e Vince si contendono il privilegio di potersi tagliare un dito giocando a ribasso sul premio da riscuotere.
E alla fine vince non chi ha più bisogno di soldi, ma chi ha più frustrazioni accumulate da smaltire.

Niente di nuovo, o originalissimo, direte voi. Ma queste considerazioni lasciano il tempo che trovano, di fronte all’intelligenza con cui Katz gestisce il tutto. Non sono solo quei due poveracci di Graig e Vince a essere manipolati. Lo è anche lo spettatore, che non se ne rende conto se non nell’ultimissima scena prima dei titoli di coda, quando capisce la reale natura del giochino orchestrato da Koechner e dalla Paxton e trova il senso ad alcune sequenze altrimenti inspiegabili. E no, non era un passatempo per riccastri annoiati. Era qualcosa di ben peggiore, ancora più sadico di quanto credessimo. Sadico perché basato su una libertà di scelta, anche quella sapientemente manipolata, ma comunque mai messa davvero in discussione.
L’orrore, quello vero, nasce dalla consapevolezza dei due miliardari che le loro cavie comunque faranno ciò per cui vengono pagati, scegliendo di farlo.
Che tutto questo venga narrato coi toni di una commedia al sangue, senza mai cadere da un lato nella farsa, e dall’altro nel dramma, fa di Cheap Thrills un piccolo miracolo di equilibrio. Aggiungete che Katz riesce a rendere il suo film estremamente dinamico, anche se situato solo tra quattro pareti, coloratissimo e con un ritmo indiavolato dall’inizio alla fine, e avrete una delle migliori black comedy dell’anno.

16 commenti

  1. Pure i 400 calci ne avevano parlato bene. me lo devo recuperare al più presto.

    1. È un film che merita più di una visione. Molto interessante.

  2. bradipo · · Rispondi

    metto in recupero anche io….mi hai decisamente convinto…

    1. Ma ben tornato 🙂

  3. Giuseppe · · Rispondi

    Sarà poco originale l’idea ma non certo il modo in cui Katz la sviluppa, a quanto scrivi nella rece…e poi c’è pure Sara Paxton 😉

    1. Che praticamente sa ricoprire qualunque ruolo. Bravissima

  4. Piaciuto pure a me e recensito qualche settimana fa. Cosa dire, io nelle commedie nere ci sguazzo, soprattutto quando sono realizzate bene come questa.

    1. Infatti io ho iniziato a cercarlo dopo la tua recensione. Davvero ben fatto.

  5. Helldorado · · Rispondi

    Mi aveva incuriosito l’articolo citato qui sopra dei 400…col tuo la curiosità diventa “visione obbligatoria”!

    1. Vedilo perché merita tantissimo. Mettilo subito in lista 😀

  6. Io l’ho adorato

    1. Lo so… è bello bello bello bello.

  7. Non ti commento da una vita, ma l’ho visto ora e il film merita alla grande.
    Ne parlerò a brevissimo.

    1. Cazzo, ho pure sbagliato a digitare il nome!

    2. Quando l’ho visto, ho pensato fosse un film mooolto fordiano 😀

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