The Walking Dead – 4 Stagione

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SPOILER A PIOGGIA. SIETE AVVISATI

Mentre scrivo, sono appena passati sul mio monitor i titoli di coda dell’episodio conclusivo e io davvero non so cosa dire. Perché se esiste ancora qualcuno, al mondo, che considera questa serie un capolavoro, ci devo parlare, mi deve spiegare, mi deve far capire.
Sì, è vero, ci sono gli zombi e ultimamente non stanno lì solo a fare da contorno, ma (e dopo quattro stagioni ci mancherebbe pure), con sommo sforzo, gli sceneggiatori sono riusciti a farli diventare parte integrante della vicenda.
Sì, è vero, c’è anche lo splatter, anche se pare si siano fissati con le teste infilzate, ma ci accontentiamo, non si può avere tutto.
Solo che davvero vi bastano gli zombi e il sangue per gridare al miracolo?
Perché continui a vederlo, mi chiederete, se ti fa così schifo? Ci potrebbero essere due risposte, una un po’ meno educata dell’altra. La prima è: fatevi i cazzi vostri, io guardo quello che mi pare. Ma, se vogliamo articolare un minimo, si potrebbe aggiungere che, curando un blog che si chiama Ilgiornodeglizombi (tuttattaccato), è inevitabile proseguire nella visione di una serie apparentemente dedicata ai morti viventi. Pardon, walkers, pardon, biters, pardon, diversamente vivi.
Ed è inevitabile spenderci qualche parola sopra, se non altro per rendersi conto di dove gli autori riescono ad arrivare, nella spirale volta all’idiozia e cominciata ormai quattro anni or sono.
Una spirale che ha degenerato fino a schiantarsi con fragore (un po’ insomma come una camionetta carica di letame) contro un finale di stagione da lasciare di stucco per
a) incapacità di scrittura
b) recitazione canina
c) svogliatezza e pigrizia nella gestione di tempi, personaggi e situazioni.
Peggio di così c’è solo Un posto al sole. 

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Dicevamo, parlando della stagione numero 3, che il difetto principale di TWD è la mancanza di coerenza narrativa, soprattutto per quanto riguarda le azioni e le motivazioni dei personaggi, intercambiabili a seconda di come e dove gli sceneggiatori abbiano deciso di accompagnare per mano lo spettatore, neanche fosse uno scolaretto cui impartire lezioni morali.

Questo in teoria. Nella pratica dello svolgimento degli episodi avviene sempre (ed è una costante, diventata esasperante in questa ultima serie) che i caratteri modifichino la propria indole profonda, granitica anche fino a qualche puntata prima, per spostare in avanti una trama altrimenti pesante e immobile come un blocco di cemento armato.
Se qualcuno dei personaggi, per una svista, o un’anomalia, o un momento di distrazione degli sceneggiatori, non si piega a questa legge ferrea, viene fatto fuori. In poche parole, semmai dovesse capitare a qualcuno di costruire e mettere in scena un personaggio decente, questo verrà punito.

Era accaduto a Shane nella seconda stagione, era accaduto a Merle nella terza e accade a Carol (meravigliosa Melissa McBride. Non si sa cosa ci faccia in mezzo a quel branco di cani arrabbiati) in questa.
Carol che ancora non è morta, ma si è provato a tagliarla fuori dal gruppo quando il solito Rick ha deciso, in uno dei suoi quotidiani voltafaccia, di allontanarla solo perché aveva fatto quello che chiunque sano di mente avrebbe fatto in una situazione del genere.
E sempre Carol è protagonista di un episodio talmente bello, talmente intenso e straziante, da farmi venire voglia di prendere a pietrate in faccia ogni membro dello staff creativo di TWD. Una puntata interamente riuscita, una sola, su un totale di 52, fatte di noia e pistolotti. Una puntata che, se solo la serie fosse stata impostata in quel modo dall’inizio, avrebbe potuto rappresentare la strada maestra per portare in scena un’apocalisse come Romero comanda. Parlo dell’episodio numero 14, intitolato The Grove, scritto con cura, girato e recitato alla grande. Ma che non fa che mettere ancora più in evidenza l’incapacità di questa gente.
E ve li nomino uno a uno, i grandi autori: Charlie Adlard, Robert Kirkman, Tony Moore.

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A cosa è servita, in fin dei conti, questa quarta stagione? A nulla, ché, di fatto, non è successo nulla e non è cambiato nulla.
Anzi no: gli sceneggiatori si sono liberati gradualmente di una piccola pletora di personaggi minori di cui non sapevano bene cosa fare, dopo che Rick aveva avuto l’ideona di portare tutta la gente del Governatore a vivere alla prigione, creando un idillio a botte di cetrioli coltivati e maiali. Idillio interrotto dal sopraggiungere di un’epidemia. Perché se stai tutto il giorno immerso nel sangue infetto dei viventi svantaggiati (questa è di Giordano, non mia), ti rotoli nel fango e non ti lavi, e quasi automatico beccarti minimo il colera. E invece no. Tutti stupiti: ma com’è possibile che ci siamo ammalati?
E mentre il Vet cura i suoi pazienti con bacche e radici, ecco che gli autori possono dare la prima sfoltita al gruppo di superstiti.
La seconda sfoltita viene data col ritorno del Governatore. Sorvolo sulle due puntate monografiche a lui dedicate, la noia su piccolo schermo. Roba che davvero, avrei preferito prendermi a martellate sulle dita per 50 minuti. Almeno restavo sveglia.
Il Governatore stesso introduce un nuovo gregge di pecore, pronto a seguirlo in una missione sconsiderata e suicida, e giustamente sterminato.
E se questo non vi fa rendere conto di come sia ormai prassi consolidata procedere a casaccio, senza una struttura precisa, senza un disegno, solo con l’intento di spostare i protagonisti dal punto A al punto B e di sopprimere i comprimari che non si è capaci di gestire, allora forse non vi è mai capitato di vedere una serie tv riuscita.
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Il bello è che quando uno pensa che il guazzabuglio apocalittico abbia toccato il fondo, Kirkman e soci ti dimostrano di essere pronti a raschiarlo.
E si arriva così a Stazione Termini. E fosse solo quello: lo scienziato che dice di avere una cura, i due piccioncini (Glenn e Maggie) che si lasciano messaggi d’amore lungo i binari, Rick e Minchonne alle prese con un Carl (anzi, Caaaaaaaaaawwwwwwwl!!!) in piena ribellione adolescenziale.
Se si esclude la parentesi dell’episodio 14 (evidentemente una coincidenza del tutto fortuita), dal momento in cui i nostri si sparpagliano dopo la distruzione della prigione, la serie si trasforma in uno scempio corale, dove i vari protagonisti si muovono tutti, separatamente, per convergere nello stesso punto, la fantomatica Terminus.
In un territorio che si rivela, a seconda delle paturnie e delle necessità dell’unico neurone condiviso dagli autori, talvolta enorme, talvolta grande quanto un fazzoletto, ecco che i piccoli gruppetti di superstiti si fanno abbindolare (dopo quattro anni in cui ne hanno viste e vissute di ogni), dalla promessa che a Terminus ci sia la salvezza.
Ma che davvero? Uno pensa che siano un minimo scafati, ormai. E invece cadono tutti nel trappolone telefonatissimo con sei puntate di anticipo. E finiscono, giustamente, chiusi in un vagone come tanti fessi.
Ma non meno fessi sono gli abitanti di Terminus, che tendono trappoloni e poi non mettono neanche una recinzione intorno al loro rifugio, tanto da permettere a Rick di coglierli di sorpresa, semplicemente entrando dal retro. Sì, entrando dal retro.
Per fortuna hanno a che fare coi mattacchioni dell’apocalisse e non con un manipolo di sopravvissuti seri.
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Ma forse sono io a percepire la serie nel modo sbagliato, forse la prevedibilità, la morale facile facile, il continuare a ribadire, dopo 52 episodi di un prodotto ambientato nel corso dell’apocalisse, che in un’apocalisse è lecito e ovvio un abbandono delle regole basilari del vivere civile, e presentare il pacchetto come un profondo spaccato dell’umanità a confronto con se stessa o con ciò che ne resta, sono scelte consapevoli, piacciono e vengono approvate da un pubblico che necessita di sicurezze anche se gli devi far vedere dei personaggi che sopravvivono alla fine del mondo.
E magari di fronte a Rick che prima è buono, poi cattivo, poi di nuovo buono, poi di nuovo cattivo e così all’infinito, storco il naso io. Mentre ad altri potrà apparire come la semplice conseguenza di un individuo in bilico tra l’essere, di fondo, una brava persona, e le necessità imposte da circostanze straordinarie.
Eppure, non dovrebbe, a distanza di 4 anni dall’inizio della serie, tutto ciò essere già acquisito e metabolizzato, e dai personaggi, e dal pubblico?
Servono 52 ore e passa di materiale per far passare un concetto così semplice e anche abusato?
O era lecito, e doveroso anche, aspettarsi uno sguardo un po’ più personale sul tema, qualche variante, qualche piccola deviazione da una strada così facile?
Evidentemente no. Viene quasi il sospetto che un’ambientazione apocalittica non sia proprio adatta a una serie lunga e che l’argomento sia stato esaurito, più o meno, al terzo episodio della prima stagione. Tre puntate, la durata di un film e poco più.
E allora, è una mera ipotesi, può anche essere sbagliata, la dimensione più adatta per affrontare l’apocalisse rimane quella cinematografica, non diluita, non per forza sminuzzata in una serie di puntate tutte identiche a loro stesse.
A questo punto, attendiamo la quinta (e ultima, si mormora) stagione, nella speranza di assistere almeno a un sussulto di dignità. In fondo, l’episodio 14, seppure fuori tempo massimo, è uno dei più bei zombie movie degli ultimi anni.

14 commenti

  1. Monsieur Verdoux · · Rispondi

    Tutto sommato a me non è dispiaciuta: non reputo Walking Dead un capolavoro (anche se nelle prime serie c’erano molte cose buone, concordo però che questa quarta è la più debole), ma nemmeno una boiata colossale. Però concordo sul fatto che l’apocalisse non sia un tema trattabile con una serie tv: alla lunga gli ammazzamenti degli zombi diventano abbastanza ripetitivi, e i vagabondaggi dei personaggi, che si ripetono all’infinito, idem.

  2. Come stagione in generale ha lasciato molto a desiderare. Otto episodi buttati per darci quello che sarebbe dovuto essere il finale della terza stagione, poi riempitivi per portare tutti a Terminus, con qualche parentesi accettabile.
    Poi buchi narrativi enormi, come Maggie che dimentica totalmente l’esistenza della sorella e i cartelli per Terminus che compaiono ovunque e non erano mai stati avvistati nelle esplorazioni precedenti.
    L’episodio finale non è tanto male, ma non va bene come season finale. Che Terminus era un trappolone era evidente, in più hanno già spiattellato che si danno al cannibalismo. Così resta solo il liberarsi, wow hype a mille, non ce la faranno mai.

  3. Giuseppe · · Rispondi

    Già, I primi tre episodi…ma perché non si è più voluto proseguire -almeno un minimo- su quella strada (fermo restando, come già dicemmo all’epoca, che adattare come si deve un fumetto è impresa ardua)? The Grove starebbe a dimostrare che, in fondo, gli autori qualcosa di davvero buono potevano ancora ottenerlo… 😦

  4. stagione che definirla piatta è dire poco e dal season finale quindi non mi aspettavo molto. eppure è riuscito a deludermi comunque. speravo almeno che Caaaaaaaaaawwwwwwwl venisse brutalmente stuprato, e invece niente. che peccato! 😀

  5. Brutta stagione con bruttissimo finale. Si salva solo l’episodio 14, come tu dici, ed il personaggio di Carol, forse volutamente dimenticata dagli scemeggiatori nel finale di stagione. Concordo con Hell, probabilmente sarà lei a salvare il deretano al branco di fessi.

  6. giudappeso · · Rispondi

    Ore e ore di inopinata noia per un episodio uno – bada bene uno, che anche due sono troppo sforzo – fatto come si deve! Tutto il circo poi non si capisce su quali piste stia tirando (nel senso più ampio del termine) avanti o perché un pagliaccio come Rick dovrebbe essere il capo della baracca (quando ho visto adolescenti stressati con le idee più chiare delle sue). Per fortuna c’è Carol, unica speranza! Magari inciamperà in quella sacca di armi che RIck ha interrato poco fuori Terminus prima di entrare (perché se ce l’hanno fatta vedere, qualcuno andrà a prenderla – è matematico). Aspetto la prossima stagione senza troppo slancio, ma dopotutto la guardo per il divertimento involontario che mi regala e – naturalmente – perché c’è Carol (anche se io, pur sapendo che sono lì, al posto suo tirerei dritto facendomi grasse risate).
    P.S. Viventi svantaggiati è una citazione da uno Speciale di Halloween dei Simpsons, l’avevo preso da lì. 😀

  7. Bah! Non ho avuto voglia di guardarla più dopo aver visto il terzo episodio: uno spreco inutile!
    Concordo con te, su quasi tutto. L’unica cosa che non condivido è che secondo me, a questo punto perfino “Un posto al sole” è scritto e recitato meglio di TWD.
    Anzi forse è perfino più coerente.^___^

  8. Santa santa donna. Quando hai scritto “Solo che davvero vi bastano gli zombi e il sangue per gridare al miracolo?” ho gridato io al miracolo perché non mi capacito ad ogni puntata come si posa definire questa serie bella e avvincente.
    Chapeau per l’episodio 14, e per forse uno o due episodi al massimo. Il resto, una telenovela insulsa e soporifera che ha fatto essiccare gli zombi di noia.
    NOIA! E’ NOIOSO!!! Dov’è il pathos? Dov’è l’abbruttimento? Dove caxxo prendono tutti sti proiettili e la benzina???
    Mah…continuo a guardarlo speranzosa in un risollevamento generale, ma temo che sarà una boiata come il resto.

  9. LordDunsany · · Rispondi

    NON l’ho più visto dopo la prima stagione quindi aspetto sempre con curiosità il tuo commento alla stagione! Analisi bella e divertente! Pensa che ho degli amici che mi dicono che è una serie proprio bella con “un sacco di zombie spaventosi” 😀

  10. Io al momento sono fermo alla seconda stagione, ma in realtà è solo perchè non riesco proprio a ritagliarmi il tempo per guardare le altre due. Le prime due stagioni tutto sommato non mi erano neanche dispiaciute, anche se il “bipolarismo di Rick” (mi pare sia stato Hell a definirlo così e direi che ci ha azzeccato in pieno) mi ha lasciato a dir poco spiazzato. Poi però, parliamoci chiaro, io sono un grande fan delle apocalissi zombie, ma come dici tu è davvero difficile inventarsi qualcosa che sia originale. Anzi, secondo me si tratta di uno di quei generi a tal punto codificati che appeni cerchi di introdurre un minimo di variazione sul tema… be’ di solito finisci per tirar fuori una cag… perchè…perchè c’è un solo modo per parlare di apocalisse zombie, ed è quello di Romero. Poi ovvio, si potrebbe anche dire a questi signori che se si sono resi conto di aver messo in piedi un circo di minchiate, potrebbero anche lasciar perdere. Ma se la serie tira, perchè sospenderla?

  11. “Perché continui a vederlo se ti fa così schifo?” non so quante volte ho sentito questa domanda…di solito rispondo dicendo che se ci son zombie va guardato a priori!
    Detto ciò la serie va guardata per quello che è: io non mi soffermerei su cose tipo “dove prendono benzina?” “Non hanno mai notato i cartelli Terminus!?” Cazzo non ci sarebbe storia se i personaggi fossero intelligenti e i fatti evolvessero in modo normale..Da spettatore lo devi accettare se vuoi guardare la serie, già il risveglio di Rick non ha senso ma lo accetti per veder come si evolve la storia, sennò spegni la TV. Oltretutto la storia segue un minimo il fumetto, qnd gli avvenimenti fondamentali si basano su quello, e questo rovina tutto per la sceneggiatura e in particolare quest’ultima serie.

  12. Non ho ancora visto la quarta stagione, ma le altre tre le ho trovate un ottimo prodotto. Non riesco invece a capire come sia possibile criticarle così pesantemente, ma sono gusti 🙂 Il difetto a mio avviso più grande (e non di poco conto) della pellicola è la mancanza di coraggio che invece ha il fumetto…che è un capolavoro punto e basta! Manca di quel coraggio che invece il fumetto ne ha fatto un punto di forza andando contro ogni perbenismo e lieto fine da love story. Alcune morti e risvolti della trama sono così scioccanti e violenti (come impone sempre una guerra) che ti lasciano di pietra, invece (e forse comprensibilmente per una questione di ascolti e di conseguenza di budget) nella pellicola tutto sembra ammorbidito per un pubblico un po’ troppo perbenista e impressionabile. Detto questo resta una delle migliori serie sulla piazza che ha il merito di aver sdoganato gli zombi in prima serata….e la cosa non è affatto poco in un era costellata da serie tv comiche, drammatiche e semi horror alla Buffy (senza offesa).Diciamo così, se non fosse avvenuto un compromesso tra cosa sarebbe stato corretto vedere e cosa produttivo per raggiungere milioni di telespettatori non avremmo mai avuto una serie tv di zombi e oggi ci staremmo a lamentare di una sua assenza. Sappiamo tutti che se fosse stata fatta per bene non sarebbe mai stata realizzata…e un film non avrebbe mai reso merito ad una serie fumettistica ormai leggenda. Tra non averla mai avuta e averla così…bhe, io ci sto alla grande! Poi se qualcuno lo trova soporifero perché prevalgono i rapporti personali e sentimentali amen, basta cambiare canale, alla fine anche nel fumetto la vera forza sono i rapporti personali e gli zombi diverranno solo di puro contorno. Come in tutti i grandi film di morti viventi i mostri non sono gli zombi, ma gli umani e una figura come il governatore così complessa è semplicemente straordinaria e il suo passaggio alla follia pura l’ho trovato straordinario (cosa che nel fumetto non c’è purtroppo). Le tre stagioni mi hanno lasciato incollato e per niente annoiato, speriamo bene in questa quarta stagione.
    Hasta gli Zombi…siempre!
    ps: evito di dilungarmi su alcuni attori poco azzeccati, come Rick e Michonne o sulla morte così fatta male della moglie (nel fumetto Rick vede esplodere moglie e figlia da una serie di proiettili…altra storia).

  13. Io non sono manco riuscito a proseguire la quarta serie. La cosa che fa veramente orrore è che il fumetto è DAVVERO “un profondo spaccato dell’umanità a confronto con se stessa o con ciò che ne resta”, tutt’altro che rassicurante e perbenista, e mi fa davvero male pensare che sia lo stesso Kirkman a sceneggiare una telenovela che ribalta totalmente i presupposti e la filosofia della sua creatura. Anche perché non è più questione di annacquare il brodo per venire incontro al pubblico televisivo, le serie di maggiore successo degli ultimi anni (i vari Breaking Bad e Game of Thrones) hanno fatto sfracelli proprio perché erano tutt’altro che rassicuranti. Quindi Kirkman e Darabont non hanno scuse, si sono voluti cercare il pubblico delle famigliole con il lanternino. La cosa mi intristisce perché la televisione attuale avrebbe consentito di portare il fumetto sullo schermo in modo piuttosto fedele, senza far fuggire gli horrorofili a gambe levate.

    1. Io suppongo che si tratti di indirizzare la storia verso un pubblico più vasto.
      Il problema è che non venga etichettato come horror, altrimenti diventa immediatamente un prodotto di nicchia.
      L’unica serie horror che si fregia orgogliosamente del titolo è American Horror Story, ma non ha gli ascolti e la fama di TWD.

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