2009: Triangle

triangle
Regia – Christopher Smith

Downstairs right now is a copy of myself. Me! Walking and talking with Greg

Triangle è un film di cui non si può scrivere senza fare spoiler. Chi non l’ha visto, è avvisato.

Ho procrastinato questo articolo per parecchie ragioni. La prima è sicuramente un pizzico di malinconia per essere arrivati alla fine di un viaggio che ormai dura da più di due anni. Questo è infatti l’ultimo post dedicato ai Dieci Horror per Decennio e un po’ mi dispiace di aver terminato. Ma per bilanci e conclusioni aspettiamo la fine della settimana: vorrei porvi qualche domanda e non mi va di rubare spazio al film.
Ecco, il film in sé è la ragione principale. Non è semplice da affrontare, rivederlo è stato emotivamente sfibrante e parlarne lo sarà allo stesso modo. Proprio perché si tratta di un’opera impegnativa, non sarebbe nemmeno il periodo più adatto. Sto traslocando, lavoro in un bunker senza connessione e sono un po’ stanca. Ma oggi ho un istante di tregua e, se non ne approfitto, va a finire che di Triangle non scrivo più, mi invento scuse su scuse e poi cambio film con sommi sensi di colpa e svariate sedute di analisi.

E quindi, prendiamola alla larga, onde evitare che io chiuda la bozza e me ne vada a pedalare per Roma pensando ad altro. Partiamo dal regista, Christopher Smith, autore del bellissimo Black Death e di quel gioiellino di satira che risponde al nome di Severance. Triangle è il suo terzo film. E la sua carriera, purtroppo, sembra essersi arenata. Secondo imdb, il prossimo progetto che vedrà Smith dietro la macchina da presa sarà una commedia natalizia per famiglie.
Disperiamoci. Ne abbiamo perso un altro. 

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 E abbiamo perso forse il più promettente. Non da un punto di vista tecnico, ché lì davvero Marshall non lo batte nessuno. Smith era, tra i registi inglesi della sua generazione dedicatisi all’horror quasi in pianta stabile, il più promettente da un punto di vista concettuale. Il più profondo. Quello in grado di scavare nei personaggi e restituirci ritratti realistici di esseri umani fragili e spezzati, sia che si trattasse di inquisitori o sospette streghe durante la peste, sia che (filtrati attraverso umorismo nero) ci mostrasse un gruppo di colleghi di lavoro in gita aziendale, con tutte le loro nevrosi e le loro meschinità.

In Triangle, che non è la sua opera migliore, ma è quella più personale, Smith ci narra la vicenda di una giovane madre (Melissa George, mai così brava e intensa, in tutta la sua carriera) single con figlio piccolo e con problemi a carico. Jess, questo il nome della donna, viene invitata a una gita in barca a vela con alcuni amici. L’imbarcazione naufraga in mezzo al nulla per un fenomeno che sembra una tempesta elettromagnetica, e i superstiti salgono su una grande nave da crociera per chiedere soccorso.
Solo che la nave è deserta.
Forse.
Questo il semplice canovaccio, la base su cui Smith (autore anche della sceneggiatura) sviluppa tutt’altra struttura narrativa e che potrebbe far assimilare Triangle alla fantascienza più che all’horror vero e proprio. Se non fosse che le tematiche principali, quali il senso di colpa, l’inadeguatezza come madre, la solitudine, la violenza, il desiderio di fuga e l’istinto di protezione nei confronti di chi amiamo, ci portano su altre strade ancora e oltre il genere stesso. O meglio, ci portano in luoghi dove il genere riesce a toccare corde emotive così intime e universali da sfuggire a ogni definizione, da rendere il film un oggetto a sé stante.
E questo può essere uno dei motivi per cui Triangle, costato 12 milioni di dollari, è arrivato a stento a incassarne uno.
screenshot-med-16
E, chi lo sa, Smith si sarà anche rotto le scatole e avrà pensato: chi me lo fa fare, dirigo commedie natalizie d’ora in poi. Un po’ lo stesso ragionamento fatto da Marshall, che si è dato alla tv e che sembra aver chiuso col cinema. Perché, ed è inutile nasconderselo, anche la grande stagione dell’horror britannico, cominciata intorno al 2002, sta volgendo al termine. Ci butteremo sul Nord Europa. Per il momento vedo poche alternative.
Ma poco importa. Il cinema inglese ci ha lasciato tante perle. E Triangle è forse la più misconosciuta e rara. Ma anche la più preziosa.
Perché non si accontenta di fare del semplice intrattenimento, e anzi, l’intrattenimento è quasi l’ultimo dei suoi problemi, sebbene alcune sequenze siano cariche di tensione, azione e tanto sangue. È un film che affronta il soprannaturale di petto, senza avere nessuna ansia di spiegarlo o giustificarlo. E che ha il coraggio di raccontarci una piccola storia, di un piccolo personaggio femminile, inserendola in un contesto di irrazionale puro, sfondando il muro che separa il reale dal fantastico per parlarci della nostra umanità e dei nostri difetti.
Sì, certo, il loop temporale in cui precipita Jess e che le fa ripetere ogni volta gli stessi errori, è un espediente non di certo originale. Originale è lo sviluppo emotivo della narrazione, sconvolgente è la sua conclusione.
triangle_2009_film_trail_of_blood
Lo sapete tutti, se mi leggete da un po’: ho sempre badato molto alla capacità di un film di trasmettere emozioni forti. E l’horror non sempre punta su questo aspetto. Di solito ciò che fa è la semplice induzione dello spavento meccanico. Ma raramente lascia tracce addosso ai suoi spettatori.
Triangle, al contrario, ti resta dentro. A patto di prestargli un briciolo di attenzione e seguirlo nei suoi continui paradossi sparati uno dietro l’altro senza un attimo di tregua. Cercare di individuare il suo nucleo sentimentale che pulsa all’interno di una costruzione che potrebbe apparire come troppo cerebrale, riconoscere e scorgere, nel suo schema volutamente ripetitivo, l’inferno di una donna che si è condannata a uccidersi e morire all’infinito e che ogni volta ci riprova, pur di dare una possibilità a suo figlio, pur di riparare ai suoi errori ed essere una madre migliore.
E anche la definizione di buona o cattiva madre perde senso, soprattutto negli ultimi istanti del film. Perde di senso perché Smith non ci pensa proprio a esprimere giudizi. Si limita a raccontare il dolore.
In fondo, la povera Jess voleva soltanto un giorno di libertà da un’esistenza disperata. E quel ragazzo che veniva sempre a mangiare alla tavola calda dove serve ai tavoli era gentile. E forse avrebbe capito la sua situazione, forse l’avrebbe aiutata.
E invece no. Nessun giorno di libertà per Jess, nessuna spensierata gita in barca per lasciarsi alle spalle lo squallore e la desolazione. Solo una colpa infinita, che infinitamente si ripete.
Come quelle centinaia di cadaveri a poppa. Come quelle centinaia di gabbiani morti nel fosso lungo la strada.
Idee visive potenti, a suggellare una coerenza narrativa difficilissima da rendere in una struttura filmica di questo tipo. Eppure, alla fine, tutto ha una sua logica, ogni tassello ritorna al suo posto. Senza che ci sia bisogno di spiegare nulla.
E quel tassista traghettatore, che riporta Jess alla barca e la fa ricominciare da capo, molto probabilmente lo seguiremmo anche noi, nell’illusione che “tutto il nostro mondo” sia ancora a casa ad aspettarci.
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19 commenti

  1. bradipo · · Rispondi

    lovvo questo film !!! e me lo hai fatto scoprire tu….Che il giusto onore ti sia tributato!!!

    1. Grandissimo film e sconosciutissimo. Fortuna che ci siamo noi a diffonderlo!

  2. questo è uno dei massimi capolavori- si,forse esagero- horror di questo decennio- dico 2000 -2010.
    Un personaggio straziante verso la quale proviamo pena, (ma non quella cattiva e beffarda da parte di chi si sente superiore,ma quella umanissima che ti fa sentire il peso di ogni pentimento e tentativo di jess di porre rimedio alla sua colpa ), ti dico che dopo aver scritto la recensione questo personaggio e relativo film mi ha accompagnato a lungo. Avvertivo una pesante malinconia per ella e per le donne che realmente si trovano in quella situazione,anche se non così drammatica.

    E poi voglio farti sinceramente per questa tua splendida rubrica- prenderò in dvd tutti questi film , costruendo uno spazio a parte ,tipo tempietto sacro del genere- perchè io penso sia la cosa migliore del tuo blog,dove sviluppi bene le tue capacità di saper descrivere un film e proporre ottime e interessanti analisi

    Mi mancherà tantissimo, non sono previsti re boot o remake ? ❤ ❤ :- )

    1. Non so bene come muovermi. Per questo, verso la fine della settimana, porrò a voi delle domandine su come continuare, e se credete sia il caso di continuare 🙂
      Vedremo.
      Per il momento è già tanto essere arrivati in fondo. Due anni esatti ci sono voluti. Tanta roba e tante visioni.

      1. ma infatti un lavoro mastodontico e portato ottimamente fino in fondo.
        Buon Trasloco,allora!

        sicuramente risponderò alle tue domande,( ok a me basta che vi sia un questionario e rispondo ^_^)

  3. MonsieurVerdoux · · Rispondi

    Post bellissimo su un film magnifico.

    1. Grazie! Prima o poi avrei dovuto parlarne 😉

  4. Caspio non posso leggere la recensione, devo prima recuperarlo.
    Torno qui fra qualche giorno……

    1. E ti consiglio di vederlo, perché è uno di quei piccoli film che ti resta nel cuore

  5. Altro spettacolo. Visto e rivisto.

  6. Giuseppe · · Rispondi

    Accettare il fatto che chi è stato capace di concepire qualcosa come Triangle si dedichi d’ora in avanti a commedie per famiglie è piuttosto triste (molto)… 😦
    P.S. Fammi pure le domandine che ritieni opportune…in tutto questo tempo hai portato avanti Dieci Horror per Decennio da vera professionista. E a questo punto vedremo come continuare, perché finito un viaggio ne può iniziare benissimo un altro, no? 😉

    1. Infatti vorrei combinare qualcosa di analogo 😉
      però non so se alla lunga stuferei. Insomma, vediamo che succede.
      Grazie, Giuseppe

  7. Federico · · Rispondi

    Piaciuto molto , film con un’atmosfera straniante.Tra l’altro c’entra come i cavoli a merenda, ma sul finale, la scena del “doppio” che suona il campanello, mi ha fatto venire in mente “Strade perdute ” di Lynch che ha una scena molto simile.
    Grazie della visione quindi (non l’avessi letto qui sarei stato all’oscuro dell’esistenza del film) e del fatto che grazie a Triangle ho una buona scusa per rivedere “Strade perdute”. 🙂

  8. Helldorado · · Rispondi

    Non ho letto l’articolo come consigliato a chi non l’ha visto, rimedierò. 😉

  9. Grande pellicola! Un film che ti fa ragionare e appassionare! Ce ne fossero!

  10. […] o ci potrebbero essere, se siete abbastanza arguti quindi siete avvertiti. Intanto leggetevi la recensione di Lucia, che dice moltissimo e praticamente tutto quello che avrei voluto dire io (a parte le cose sui […]

  11. “Eppure, alla fine, tutto ha una sua logica, ogni tassello ritorna al suo posto. Senza che ci sia bisogno di spiegare nulla.”

    Mah.. è vero, i tasselli ritornano sicuramente al loro posto, mentre per quanto riguarda la logica avrei qualcosa da dire..

    Partiamo da un errore banalissimo, le chiavi, perché la ragazza dopo averle fatte cadere a qualche cm dal proprio corpo non le raccoglie ma le lascia lì in modo che vengano ritrovate?

    A me il film è piaciuto ma non è perfetto, stando attenti ci si accorge che alcune cose non vanno e potevano essere curate maggiormente, errori piuttosto grossolani come il non riuscire a distinguere il sogno dalla realtà e la totale perdita di ricordi importanti senza evidente motivo.

    “Dov’è tuo figlio?”

    lei sa che è morto e così risponde: “E’ a scuola”

    ma dopo la dormita il ricordo dell’incidente e di tutto quello successo prima che fine fa? Diventa solo un brutto sogno? Allora perché non chiede a gregg di tornare indietro in quanto è confusa?
    Se lo reputa un sogno significa che non ha memoria di come sia arrivata sulla barca e quindi tecnicamente non sa dove sia il figlio ma questa preoccupazione non si avverte.

  12. L’ha ribloggato su M for Mavericke ha commentato:
    Un horror che ti lascia qualcosa, che ti fa ancora pensare e pensare dopo aver terminato la visione. Se non l’avete visto fate attenzione che ci sono diversi spoiler!

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