Raze

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Regia – Josh C. Waller (2013)

È da un po’ che non parliamo di brutti film, qui su Ilgiornodeglizombi. E avevo detto che avrei lasciato da parte le stroncature. Ma, tanto per cambiare, sono in un periodo d’inferno e non riesco a dedicarmi a nulla di più impegnativo che vedere  Zoe Bell e altre 49 fanciulle chiuse in un bunker a menarsi fino a che non ne rimane soltanto una.
Non fatevi ingannare dalla locandina, o dalla presenza della Bell, perché Raze non appartiene affatto allo stantio filone grindhouse. Ed è un esordio, tutto sommato, persino dignitoso. O, almeno, le sequenze di lotta sono anche girate abbastanza bene e, se vi diverte vedere un cat fight di un’ora e mezza, con il bonus di Doug Jones e Sherilyn Fenn che fanno i cattivi, funzionicchia pure.
I problemi sono altri. Due, per la precisione. Il primo concerne la struttura stessa del film e ci torneremo presto. Il secondo riguarda la scelta della protagonista.
Adesso, io voglio bene a Zoe Bell. È una stunt eccellente, ma il fatto che Tarantino l’abbia presa per un ruolo in Death Proof, non fa di lei un’attrice. E se quando si deve scatenare gonfiando di botte le avversarie, spaccando grugni, tirando calci e sbattendo capocce contro i muri, è perfetta, lo è un pochino meno nelle sezioni drammatiche del film, quando è obbligata a recitare. 

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E io, per deformazione professionale, immagino il povero montatore Brett W. Bachman che si fa venire il tunnel carpale e forza di cliccare sul mouse per cercare un paio di fotogrammi in cui la nostra Zoe sia un minimo credibile. E che non sempre ci riesce. Infatti, la signora è tagliatissima e non regge un inquadratura per più di due secondi. E non è una comprimaria, come nel film di Tarantino, cui spettava soltanto di stare in equilibrio sul tettuccio di una macchina e di dire due o tre battute. No, è la protagonista assoluta, un personaggio con pretese di spessore. E quando la vedi gridare: “io combatto per mia figlia!”, con l’espressione corrucciata e la faccetta incazzosa, non sai se ridere o adottarla per la tenerezza che ti fa. Anche questa è da ascrivere al volume: “I danni fatti da Tarantino alla storia del cinema dagli anni ’90 a oggi”.

Il che ci porta all’altro grave problema di Raze: la formula basata sul gruppo di sconosciuti ritrovatisi in un luogo qualunque senza sapere il motivo e destinati ad ammazzarsi l’uno con l’altro, ha stufato da un pezzo e fare un altro film con quella struttura è un azzardo di per sé. Ma si potrebbe anche aggirare la trappola della noia e della ripetitività, se si puntasse ogni cosa su violenza, azione e botte e si lasciasse perdere il resto.
Ma pare che ai registi contemporanei il semplice film d’azione stia strettino, e allora ecco che o si imbocca la strada della sociologia spicciola, o quella del Drammone Umano.
Per nostra fortuna, Raze ci risparmia la sociologia spicciola, ma si rotola nel Drammone Umano con una perseveranza suicida.

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50 donne vengono rapite e portate in una specie di prigione sotterranea. A ognuna di loro viene intimato di combattere, altrimenti una persona cara morirà. Partono poi voragini di sceneggiatura secondo le quali ci sarebbe una stramba organizzazione capitanata da un miliardario (Jones) e dalla sua consorte (Fenn), in grado di monitorare per non si sa quanti giorni, parenti e amici di 50 persone, ammazzandoli senza conseguenze non appena una delle contendenti perde un duello. Il motivo di tutto questo è stabilire una campionessa annuale, da inserire in società.
Jones ciancia qualcosa a proposito delle Menadi, ma credo che il suo cianciare sia derivato da una seduta di sceneggiatura in cui tutti si erano ubriacati e dovevano trovare una scusa qualsiasi al rinchiudere 50 femmine per farle gonfiare di mazzate. Qualcuno, inebriato dal vino, deve aver detto: “Baccanti!” E tutti hanno brindato all’idea geniale.
Il giorno dopo son partite le riprese.

Se questo fosse un mondo migliore, Raze sarebbe un onestissimo film di botte. I duelli sono ben gestiti, molto violenti. Il regista non risparmia dettagli truculenti e i colpi bassi, il sangue scorre copioso, le ossa si spezzano e le facce si spaccano. Da sottolineare la bravura di Waller nel non utilizzare espedienti poverelli come il ralenti a ogni cazzottone, o le velocizzazioni. Ogni scontro è sofferto, cruento, doloroso e fa anche una certa impressione.
Poi ci si sposta nelle celle delle prigioniere e iniziano le cose brutte a cui non si vorrebbe mai assistere. Per esempio i flashback di bambine che appaiono si’ come Madonne a Zoe Bell, o gli atroci dialoghi tra le contendenti, tipo: “trova un motivo per combattere, combatti per te stessa” e via ridicoleggiando.

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C’è quella buona innocente che ha imparato a picchiare duro per difendere la mamma dal padre alcolizzato, quella che è stata in tanti orfanotrofi e quindi è cresciuta sadica e in quella situazione ci si diverte un mondo. Ci hanno anche infilato in mezzo una ragazza con disturbi mentali a cui la Fenn spara in fronte perché “non è recuperabile”.
Se al centro della vicenda ci fosse stato un gruppo di uomini e non di donne, non penso ci sarebbe stata tutta quest’ansia di giustificare e Raze sarebbe stato solo un prodotto molto violento, sicuramente più divertente. Ma qui si apre un discorso troppo lungo e ho già sprecato abbastanza parole per Raze.
Però aggiungo così, tanto per creare un piccolo spunto di riflessione, che ponendo il caso che nel bunker avessero rinchiuso 50 uomini, ci avrebbero probabilmente frantumato gli attributi col Dilemma Morale.
Dato che qui son femmine, allora ce li frantumano col Drammone Umano e i Sentimenti.
Insomma, godersi delle botte liberatorie è passato di moda.
Peccato.
Poi mi chiedono per quale motivo mi piaccia così tanto Neil Marshall.

 

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12 commenti

  1. Volevo chiederti Lucia, hai visto per caso “Open Grave”?
    E’ uscito qualche tempo fa (un anno fa credo, se non ricordo male) ed era abbastanza particolare.

  2. ah,quindi citano la famosa band rock menadi? ^_^
    Questo ce l’ho in lista perchè ne avevo letto bene. Mah,gli darò un’occhiata. Per quanto mi riguarda amo moltissimo che il genere venga usato per parlare di altro, non amano troppo -eccezione fatta per i grandissimi come Marshall e simili- il genere fine a se stesso.
    Però ,proprio,perchè azzardi si deve esser capace di scrivere delle belle cose e non frasi da bignami della cazzata

    ps: quando uscirà il volume sui danni fatti da Tarantino al cinema mondiale,sarò in prima fila ad acquistarlo.
    Ciao, ti auguro che il periodo infernale passi in fretta

    1. Ecco, appunto: devi saperle scrivere certe cose. Altrimenti facci vedere gente che si picchia e basta, così torniamo a casa tutti più soddisfatti.

  3. Ti auguro anche io che il periodo infernale ti passi. Per quanto riguarda il genere a cui appartiene il film: hai visto Hunger? Mi sa che è molto meglio di questo Rage.

    1. Mi manca ancora Hunger! è del 2009, vero?

  4. anche 50 uomini per menarsi fra loro fino alla morte hanno bisogno di una giustificazione: esistenziale, familiare e/o sentimentale e/o morale altrimenti non ha senso.
    Tarantino non ha fatto danni, gli hanno fatti alcuni suoi epigoni e pessimi imitatori

  5. Giuseppe · · Rispondi

    In pratica un altro film che, nonostante la formula più che abusata, avrebbe potrebbe anche fare una discreta figura se solo avessero resistito alla tentazione di “nobilitarlo” in questo modo… 😦
    P.S. Che finisca in fretta il periodo infernale (te lo auguro di tutto cuore)…e che tu possa poi andare a farti una birretta con Neil (so di essere un sognatore, ma ti auguro di tutto cuore pure questo) 😉

    1. Credo che già la prossima settimana dovrei essere più tranquilla. Ho un trasloco in corso e la faccenda è piuttosto stressante. Solo per fare gli scatoloni coi libri ho chiamato Maciste 😀

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Cazzo, gli scatoloni…ti capisco perfettamente! Che se dovessi traslocare tra libri, fumetti, dvd e vecchie VHS ora come ora Maciste farebbe comodo pure a me (assieme a Ercole e Sansone…da solo mica ce la potrebbe fare) 😀 😀

  6. LordDunsany · · Rispondi

    Insomma pare un poco quel tipo di film alla Van Damme coi vari kumitè ma in salsa rosa e con protagoniste “in costrizione”… Come nei film maschili avrebbero dovuto far volare mazzate senza giustificare… Lucia, in caso l’avessi già visto, sarei molto curioso di leggere un tuo commento riguardante “13 sins” remake che ha stuprato uno dei miei thai preferiti.. 😀

    1. l’ho visto ieri 13 sins…sono ancora incazzata nera. avrei ammazzato tutti i partecipanti allo scempio

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