In Fear

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Regia – Jeremy Lovering (2013)

Torniamo a occuparci di cinema indipendente e di registi esordienti, tutte cose che ci piacciono un sacco, soprattutto quando sono realizzate con passione e tonnellate di classe, nonostante la scarsità di mezzi. In Fear è l’opera prima di un regista britannico che ha lavorato molto in tv, distinguendosi nel 2003 per il documentario Killing Hitler.
Gira questo suo primo lungometraggio utilizzando un’Alexa, una Canon 7D e, per alcune scene, la famosa GoPro. Presenta poi In Fear al Sundance dello scorso anno e raccoglie parecchi consensi.
Il giovanotto ha portato a casa un film di 90 minuti avendo a disposizione tre attori, una macchina e un boschetto. Niente altro. Pare che i due protagonisti principali avessero pochissime informazioni sulla trama e che non gli fosse stata data neanche una sceneggiatura. Lovering ha girato così diverse ore di materiale e poi ha ricomposto il tutto in sede di montaggio.
Il risultato è un prodotto che, per la prima metà, per usare una terminologia strettamente tecnica, ti fa cagare addosso dalla strizza. 

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 Tom (Iain De Caestecker) e Lucy (Alice Englert) sono una giovane coppia che sta insieme da un paio di settimane. I due sono diretti a un festival musicale in Irlanda.  Lungo la strada, Tom rivela a Lucy di aver prenotato una stanza in un hotel, per passare una seratina romantica prima di raggiungere gli altri amici al festival.
La ragazza accetta l’invito e una jeep li scorta fino a quello che dovrebbe essere l’ingresso dell’albergo, una sbarra di legno davanti a una stradina sterrata in mezzo ai campi. Tom è convinto che per arrivare a destinazione ci vorrà molto poco e che sarà sufficiente seguire i segnali.
Ma i due si perdono. E i cartelli sembrano condurre sempre nello stesso punto. E comincia a fare buio, l’indicatore della benzina si accende e Lucy insiste col dire che c’è qualcuno che li spia tra gli alberi.

Non so voi, ma una delle mie paure più grandi è quella di perdermi in un luogo sconosciuto mentre scende la notte, di non sapere come tornare a casa, di ripercorrere sentieri tutti identici, delimitati da quei cazzo di alberi, senza punti di riferimento, con la benzina che finisce e la città che sembra appartenere a un’altra dimensione.
Odio la campagna. Da sempre. E odio i boschi.
È l’orrore di precipitare nell’ignoto a pochi chilometri dalla civiltà, con la salvezza a portata di mano ma comunque irraggiungibile. Perché sei stato così scemo da imboccare la direzione sbagliata all’ultimo bivio.

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Tutta la prima parte di In Fear gioca su queste paure primordiali: il buio, la solitudine, il girare a vuoto in luoghi che si somigliano tutti, la prospettiva di essere finiti dentro un labirinto, la mancanza di punti di riferimento e la certezza che nessuno verrà mai ad aiutarti.
Molto interessante l’idea di una coppia che sta insieme da poco, che ancora non si conosce a sufficienza, che ancora non ha stabilito un clima di fiducia totale. Alla situazione già difficile di suo, si aggiunge quindi una certa diffidenza tra i due personaggi principali, un certo imbarazzo nell’essere bloccati dentro una macchina con una persona con cui  non si ha un rapporto definito, di cui non puoi prevedere le reazioni e il modo di affrontare le minacce.
Lovering costruisce piuttosto bene entrambi i personaggi: Lucy sente per prima che c’è qualcosa che non va, mentre Tom, quasi obbligato a rivestire un ruolo rassicurante (e si vede quanto gli stia stretto), ovviamente non le crede, fa il buffone, ripete che no, non si sono affatto persi e alla prossima svolta troveranno il loro albergo. Fino a quando l’evidenza della benzina in rosso, della notte sempre più avanzata e del ritrovarsi sempre di fronte allo stesso bivio, non lo inchioda in un pianto silenzioso che ce lo rivela in tutta la sua fragilità.
In Fear procede spedito, infilando una sequenza azzeccata dietro l’altra, riuscendo in quello sporco lavoro che sembra gli horror abbiano dimenticato di compiere da qualche anno a questa parte: mettere, come da titolo, paura al pubblico. E ci riesce con pochissimo, costruendo un’atmosfera da incubo grazie solo a due o tre elementi: l’ottima recitazione della coppia protagonista, la manifestazione di stranezze più o meno inspiegabili a cui però Lovering sceglie di far assistere solo Lucy, che ci sembra mostrare segni di squilibrio mano mano che la nottata avanza, e un paesaggio ostile, ma molto comune e niente affatto esotico.
DA QUI IN POI QUALCHE SPOILER
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Si ha quasi la (graditissima) impressione che Lovering voglia imboccare la strada del soprannaturale, di trovarsi negli stessi territori di Yellowbrickroad o del sempre caro e attuale The Blair Witch Project.
Ma, con l’ingresso in campo di un terzo personaggio, In Fear perde mordente e diventa la solita storia della coppietta contro l’assassino di incauti viaggiatori. Il senso di mistero e la paura dell’ignoto vengono abbandonati in favore di una lotta per la sopravvivenza a cui abbiamo già assistito tante volte. Tutto viene spiegato (anche se rimangono dei punti oscuri e, una volta giocata la carta dell’orrore realistico, non te lo puoi neanche permettere) e le suggestioni che Lovering ha sparso con grande efficacia nel corso della pellicola si perdono.
Un vero peccato. In Fear rimane comunque godibile fino alla fine, ma è come se il regista non avesse voluto osare fino in fondo, preferendo rientrare tra binari più tradizionali e confortevoli, invece di spingere il suo film nell’irrazionale puro.
Resta comunque un film interessante, firmato da un regista che promette bene e che pare sia stato assoldato da poco per girare il remake di Changeling. Potrebbe essere proprio la storia che fa per lui.
Enhanced by Zemanta

18 commenti

  1. Segno, guardo e finisco di leggere il post.

    1. Sì, a te piacerà. Non è il solito filmettino.

  2. Non so, non mi ispira particolarmente.
    Ci sono un paio di dettagli già visti in tanti altri film, come il compagno maschio che non crede nel sopranaturale/paranormale e che fa da “disimpegno comico” (quanto odio questo tipo di personaggi) e la compagna donna invece che diventa un’isterica.
    Dovrei prima però visionare la pellicola per farmi un’idea precisa di quanto questi elementi siano presenti, lo metto in lista e lo recupero.

    1. No, in realtà lui non fa disimpegno comico. Ci tiene solo a fare bella figura perché la conosce da poco ed è cotto e vorrebbe conquistarla, quindi prova a rassicurarla in tutti i modi, fino a quando anche lui non si sgretola. Il tutto è molto realistico e sofferto.
      E lei non fa mai l’isterica. Ha solo paura, la stesa paura che potrebbe avere chiunque.

      1. E allora lo recupererò molto volentieri, a questo punto sono molto incuriosito al riguardo sopratutto sulla dinamica della coppia “giovane” d’età e di fatto.

  3. Segno anche io. Sembra interessante.

    1. Lo è. Moltissimo. Poi diventa un po’ scontato.

  4. è già in lista! Devo dire che da montanaro,escursionista,il perdersi nei boschi è una delle paure più antiche e incontrollabili
    Poi mi è anche capitato eh! Ma sono tornato indietro.

    1. Io mi tengo a debita distanza da montagne e boschi vari. Solo pinete in prossimità spiaggia, così per non perdermi seguo il mio naso da tartufo che individua il mare a chilometri di distanza

      1. 🙂

        e fai bene. Mi ero perso, con i miei,in pieno giorno,ma va un’avventura….Però amo la montagna e i boschi e ci son ritornato subito
        Buon week end al mare

  5. subito segnato. Anche se io giro nei boschi da sola molto spesso e mi fa meno paura che girare in alcune aree cittadine

    1. Io proprio non ce la faccio. La campagna, i boschi (per non parlare delle zone montane dove mi viene il panico dopo tre minuti) non fanno per proprio per me.

      1. a me fanno paura le cascine abbandonate che ci sono nei boschi, eppure non posso fare a meno di entrarci. Devo essere malata

        1. no…anche a me fanno paura le grotte subacquee, eppure ci entro sempre

  6. Segnato. Un giorno o l’ altro dovrò decidermi a narrare di quella volta che IO quasi mi persi tra le montagne friulane in un giorno di nebbia.
    A ripensarci bene, forse è meglio di no!

  7. Giuseppe · · Rispondi

    In montagna o anche in campagna la paura ci guadagna …scherzi a parte, luoghi placidi e silenziosi sono ottimi scenari per storie inquietanti e soprannaturali. E a questo proposito è un peccato che In Fear non ne approfitti…perché, con quelle ottime premesse, una virata sul tradizionale pur se condotta con buona mano suona anche a me quasi come un “potrei ma non voglio”. E dato che con Changeling questo freno non ha ragione di esistere, sarà interessante vedere come Lovering raccoglierà l’eredità di Peter Medak…

  8. Lo scaric….ehm lo compro subito! Come sempre trovi sempre qualcosa di nascosto! Non so se lo hai mai visto o recensito, ti consiglio Open Grave!

  9. Finito di vedere ora…non so da dove iniziare. Mi viene solo in mente la celebre scena di Fantozzi con la Corazzata (per altro grande capolavoro): E’ una cagata pazzesca!
    Nel 2013 vedere un film dove i personaggi si comportano in modo così provocatoriamente stupido è veramente frustrante. Ho tenti la carta alla Wrong Turn che è chiaramente sopra le righe con rimandi a Non Aprite Quella Porta o altrimenti sforzati di renderlo plausibile se vuoi renderlo realistico. Qualsiasi persona con due neuroni e non uno di più avrebbe fatto tutto l’opposto di questi due fessi. Abbiamo pure un assassino pazzo con la lucidità di uno psicanalista che saprà alla perfezione millimetrica cosa i due ragazzi faranno nell’arco di tutta la vicenda. Talmente onnipresente che è logico pensare che siano almeno in due, invece no! Abbiamo un assassino che riesce in un pochi secondi a chiudere una portiera dell’auto dei due idioti per poi teleportarsi al fianco del ragazzo uscito per fare pipì a diversi metri di distanza (l’unico modo era di passare davanti all’auto a fanali accesi facendosi brutalmente scoprire). Già la scena del pub è da oscar di idiozia! Prendi da bere e per sbaglio uno ti urta e ti versa la tua birra chiedendoti scusa e te da bravo furbo gli rispondi “mica è colpa mia!”…sei scemo e fa bene a farti a pezzi! Dopo 5 minuti tifafo già per l’assassino 🙂 . La scena finale poi è senza senso, non so ma sospetto che il pazzo sia lo sceneggiatore!
    Zero tensione, zero empatia coi personaggi, tante, ma tante risate!
    Uno dei peggior horror/thriller di sempre, ma merita di stare come trofeo nella mia cineteca! Anche il brutto ha il suo fascino! 🙂

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