1999: Ravenous – L’Insaziabile

Ravenous_(1999)

Regia – Antonia Bird
You know, if you die first, I am definitely going to eat you. The question is, if I die first, what are you going to do? Bon Appetit

Se l’è portata via il 2013, a soli 54 anni, Antonia Bird. E questo è stato il suo ultimo lungometraggio, prima che la regista si dedicasse esclusivamente a lavori televisivi. Unica incursione nel territorio dell’horror da parte sua. Un horror atipico e molto particolare per messa in scena e svolgimento.
Non avrebbe neanche dovuto dirigerlo lei, Ravenous, ma Milcho Manchevski, licenziato dalla produzione dopo un paio di settimane.
Nel 1999 quello di Antonia Bird era un nome importante. A metà degli anno ’90 aveva diretto un paio di film controversi e molto interessanti, Il Prete e Face. A me piace anche Mad Love, ma sono una delle poche che lo apprezza.
E poi la chiamano per portare a termine questo cannibal movie ambientato durante la guerra tra Stati Uniti e Messico, negli anni ’40 del XIX secolo, su suggerimento di uno dei protagonisti del film, Robert Carlyle, abituale collaboratore della Bird, sia in qualità di attore che di co-produttore.
Forse Ravenous le ha stroncato la carriera. Il costo del film, 12 milioni di dollari, non venne recuperato neanche alla lontana e gli incassi in sala si fermarono su un paio di miseri milioni.
La critica neppure ci andò leggera. Tra i pochi a riconoscere le qualità di Ravenous c’era Roger Ebert. A differenza di molti horror andati male al botteghino e distrutti dai critici, questo non è mai stato rivalutato. E anzi, in molti lo hanno del tutto rimosso. Poco importa: siamo qui apposta per rinfrescarvi la memoria. Attenzione agli spoiler, che saranno piuttosto numerosi.

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 Ravenous si svolge in un avamposto dell’esercito americano in Sierra Nevada, Fort Spencer. Lì viene spedito il tenente Boyd (Guy Pierce), promosso per un atto di codardia (si è finto morto mentre la unità veniva massacrata) che però ha comportato la cattura di un comandante messicano. Si tratta di un fortino sperduto in mezzo al nulla, abitato da soldati strampalati e ubriaconi, più un paio di indiani, fratello e sorella.
Una notte, arriva a Fort Spencer un uomo ferito e in stato di choc, Colqhoun (Robert Carlyle), unico sopravvissuto di un gruppo di pionieri. Colqhoun racconta una macabra storia all’insegna del cannibalismo. E cominciano i guai.

Ispirato alle storie della Spedizione Donner e di Alferd Packerd, Ravenous è un singolare miscuglio di commedia nera, gore e orrore soprannaturale. Inizia come una storia di guerra, molto asciutta e quasi del tutto priva di dialoghi (prima che  Guy Pierce pronunci una sola parola, passano 25 minuti), prosegue come uno sberleffo alla retorica della frontiera e termina in un’orgia di sangue e cannibalismo, all’ombra del mito del Windigo.
Una leggenda che al cinema ha avuto meno fortuna di quella che meriterebbe. Se si esclude l’ottimo film di Fessenden dedicato esclusivamente alla creatura mangiauomini, le opere veramente riuscite in materia sono davvero poche. Nel terzo capitolo della trilogia Ginger Snaps, molto simile a Ravenous per ambientazione e atmosfere, il mito del Windigo viene assimilato a quello dei licantropi, ma non mi viene in mente altro.
Eppure l’idea di un’entità che si impossessa degli uomini e li induce a mangiare la carne dei propri simili è molto potente. Ma forse quello del cannibalismo è un tabù così grande che va bene se a praticarlo sono creature quasi mostruose, o selvaggi, o reietti della società come nei survival anni ’70.
Diverso è se si tratta dei pionieri americani, o di rispettabili ufficiali dell’esercito.

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 Scegliere di prendere come personaggio principale un codardo conclamato, di inserirlo in un contesto tutt’altro che eroico, e obbligarlo ad affrontare da solo la minaccia del Windigo, imposta sin da subito i toni del film. Anche perché l’entità famelica ha il volto di un Robert Carlyle mai così sulfureo e sottilmente affascinante. Carlyle conquista il pubblico a partire dalla sua prima apparizione, mentre per schierarsi dalla parte del “buono” Pierce, dobbiamo sforzarci un bel po’.
La rivelazione su cosa sia davvero successo alla carovana di pionieri di cui Carlyle è l’ultimo sopravvissuto, avviene nel corso di una sequenza magistrale, per gestione della tensione, uso calibratissimo di elementi grotteschi mischiati a un’inquietudine strisciante e una sorprendente (si tratta di una regista che mai aveva avuto a che fare con la materia) capacità di scavare in paure e fobie universali: Carlyle racconta la sua storia (tutti i membri della spedizione sono stati mangiati dalla loro guida e lui è il solo riuscito a fuggire) e i soldati di Fort Spencer decidono di partire e raggiungere il luogo del fattaccio per catturare il colpevole. Durante il viaggio, uno dei soldati (Jeremy Davies) si ferisce. Una notte, si sveglia di soprassalto e comincia a urlare: “Mi sta leccando, mi sta leccando”.
A quel punto la Bird dimostra anche di saper affrontare alla grande scene d’azione, con la seguente strage di tutti i membri della spedizione. Splendida, in pieno giorno, tra paesaggi naturali mozzafiato e sangue finto usato senza parsimonia.

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 Il bello di un film come Ravenous sta nelle continue svolte narrative, quasi fossero tre film in uno: una prima prima parte dedicata all’ambientazione e a far prendere familiarità coi personaggi, una seconda parte dove si cambiano  le carte in tavola e personaggi con cui avevi preso familiarità muoiono più o meno tutti e infine, una terza parte dove il film riprende quasi da capo, facendo tornare i sopravvissuti nello stesso luogo dell’inizio, per un ultimo confronto.

Un’opera ricca e sontuosa, nella forma e nei contenuti, piena di eleganza, espressione del talento di una regista che seppe personalizzare anche un copione non suo, dirigendo un set già avviato e raccontando una storia che poco le apparteneva.
È singolare, infatti, che la produzione avesse scelto due registi europei per una vicenda così tipicamente americana. Traspare un certo distacco da parte della Bird nei confronti della materia trattata. Distacco ironico e amaro. Basta sentire le battute di Carlyle sul destino manifesto.
Senza voler scomodare facili metafore politiche, o parallelismi un po’ banali tra il cannibalismo del Windigo e quello dei pionieri americani, è abbastanza evidente che Ravenous fornisce una visione piuttosto beffarda di uno dei miti fondanti degli Stati Uniti.
Se quindi cercate un horror diverso, più intelligente rispetto alla media, con un’ambientazione gelida e inospitale fotografata con grande realismo, un Robert Carlyle in forma smagliante e tante piccole finezze nella regia e nei dialoghi, il consiglio è quello di recuperare Ravenous.
Anche per una colonna sonora molto particolare firmata dal duo Damon Albarn e Michael Nyman, tra banjo, elettronica e canti popolari. Sentire per credere. 

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36 commenti

  1. Grande recensione, brava come sempre! E grande, grandissimo film, belle ambientazioni, musiche stupende. Ora aspetto la tua recensione de “Il signore del male”…

    1. Grazie! soprattutto perché sei un altro estimatore di questo film. Il Signore del Male…
      Dovrei ricominciare da capo la rubrica. Vediamo che si può fare 😉

  2. lo devo recuperare,perchè all’epoca non lo compresi come meriterebbe. Però il prete e face sono due film stupendi e lei una delle tante grandissime personalità del cinema che avrebbe meritato più riconoscimenti
    Comunque il cinema inglese,dopo quello danese e svedese,è quasi sempre una ricca miniera di stili,personalità…

    1. Io credo che il cinema inglese, anzi, i registi inglesi, siano i migliori. Perché ti girano praticamente qualunque cosa.

      1. claudio · · Rispondi

        Di sicuro mettono cura e testa nel loro lavoro, quando altri hanno invece in mente solo il botteghino, o quasi.

  3. King inserì il Wendigo in Pet Sematary, che venne completamente omesso nel film.
    Riguardo a L’Insaziabile, è un film che mi sembra si sia trovato una nicchia di fans che ne hanno apprezzato ogni aspetto, e lo hanno amato subito. Tra questi ci sono anch’io. Ma ovviamente la maggioranza delle persone lo trova lento e noioso. Strano, eh?

    1. Che se ci pensi è molto strano: il film tratto da Pet Sematary è fedelissimo e omette proprio quel riferimento.
      La gente non è proprio più in grado di stare dietro a un racconto un minimo articolato.

      1. Esatto, quel particolare è la cosa di cui si sente davvero la mancanza, perché nel libro era perfetta per spiegare meglio la storia del cimitero dei Micmac.

    2. claudio · · Rispondi

      da noi il mito del wendigo – che è presente in modo differente in diverse culture – è un po’ ignorato, ma io credo che meriti più attenzione.

      1. Beh, i nativi americani sono stati sdoganati tardi qui da noi, e di conseguenza tutti i miti e leggende che facevano parte della loro cultura. Per un po’ ce li hanno continuati a vendere come selvaggi e antagonisti.

  4. uh cosa mi hai ricordato! dovrei rivederlo, è passato un secolo, ma ai tempi mi era piaciuto

    1. Questa rubrica esiste apposta per recuperare horror dimenticati 🙂

  5. questo film mi ha sempre incuriosito, più per la colonna sonora di damon albarn che non per la tematica “cannibale”
    però non sono mai riuscito a trovarlo. mi metterò alla ricerca…

    1. La colonna sonora è uno spettacolo. Quel banjo ti resta in testa per sempre.

  6. claudio · · Rispondi

    Ricordo che il film pi piacque e mi sorprese, le musiche anche. Tutto mi piacque molto. Mi parve una buona idea realizzata bene, che è difficilissimo.
    Mi piaceva anche la Bird, capace di girare film molto diversi tra loro.
    E mi piace il mito del wendigo, sul quale spero di poter tornare.

    1. Esatto: una buona idea realizzata con classe.
      Vedo che siamo tanti a ricordarlo con affetto.

      1. claudio · · Rispondi

        Io rammento bene che un paio di sequenze mi colpirono – cosa ti assicuro rara, per me – e che in altrettante occasioni provai una certa tensione. Quando lo vidi non collegai la Bird altri suoi film, ma quando lo feci mi levai il cappello davanti al modo in cui riusciva a spaziare con efficacia in generi diversi. Di sicuro le misero per le mani una buona sceneggiatura, ma la regia ha personalità

  7. film splendido.

  8. Bello, bello, bello… Non l ho mai dimenticato…visto solo due volte…a distanza di tanti anni….e adesso mi e’ venuta voglia di fare il tris. ottima rece.

    1. Grazieassai!

  9. Helldorado · · Rispondi

    Mi manca…recupererò!

    1. Mettiamo in lista!

      1. Helldorado · · Rispondi

        Una lista che sto sfoltendo piano piano 😉

  10. Visto al cinema, mi sa che sono uno dei pochi. La mia ragazza dell’ epoca si addormentò, mentre io rimasi conquistato dalla regia della Bird.

    1. Non fu l’unica ad addormentarsi 😀
      Però si è persa un gran film

  11. Lo vidi, ma debbo vergognosamente ammettere di non ricordarlo troppo. Dovrei recuperarlo.
    Hai già visto “Only lovers left alive”? che ne pensi?

    1. è in mio possesso. Tra stasera e domani lo guardo e prossima settimana lo recensisco 😉
      è che sono chiusa in un bunker senza connessione tutto il giorno e mi riesce complicato vedere film e scriverne

      1. Dovrei concluderlo domani (lo sò è vergognoso ma a volte sono costretta a guardare i film a pezzi…) a me sta piacendo tantissimo…

  12. giudappeso · · Rispondi

    Io questo film lo amo e tu lo sai, perciò grazie per questo splendido post.

    1. Ma figurati!
      Era in programma da tanto tempo e ti ho pensato tanto mentre lo scrivevo

  13. Giuseppe · · Rispondi

    Hai degnamente ricordato e recensito quello che è davvero un buon horror cannibalico, insolito, sottile e colto sotto ogni suo aspetto…con un Carlyle/Wendigo eccellente a farla da mattatore (e da mattatoio). Peccato che la povera Bird si sia limitata a quest’unica esperienza in campo horror, visto lo stile -purtroppo all’epoca incompreso dai più- che mostrava di avere…

    1. La Bird ha avuto una carriera cinematografica molto sfortunata. Forse era troppo personale…

  14. Alessandro Cruciani · · Rispondi

    uno dei miei classici, bello e dimenticato. Mi hai ricordato anche la colonna sonora che avevo rimosso e ora ho voglia di rivederlo/ascoltarlo. ps Carlyle offre una prova di macabro fascino nella serie Once Upon a time

    1. Verissimo. Carlyle è la cosa migliore di quella serie. Uno dei motivi principali per cui la guardo. Insieme a Regina, ovviamente

  15. Applausi per un film dimenticato (mi permetto di autocitarmi: http://mondifantastici.blogspot.it/2010/10/linsaziabile.html )

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