Snowpiercer

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Regia – Joon-ho Bong (2013)

Ormai capita sempre più di rado che certe pellicole trovino degli sbocchi distributivi da noi. In questo caso, il cast internazionale di un certo richiamo ha permesso che un film di Joon-ho Bong uscisse per la prima volta in Italia.
Si tratta del film più costoso della storia del cinema coreano, non prodotto, ma distribuito sul mercato anglofono dai Weinstein. Il vero produttore, nonché anima del progetto, è Park Chan-wook.
Pare che Bong abbia letto il fumetto francese da cui è tratto il film, Le Transperceneige, nel 2004, ancora prima di girare The Host e che l’unica casa di produzione disposta a comprare i diritti per realizzare un’opera così ambiziosa sia stata proprio quella di Park, la Moho Films. 

Le riprese si svolgono nella primavera del 2012 a Praga, mentre per la post produzione ci si sposta in Corea. Bong, per questa sua prima esperienza in lingua inglese, si porta dietro il direttore della fotografia del suo penultimo lavoro, Kyung-pyo Hong, e il montatore Steve M. Choe.
Il cast, lo abbiamo detto, è del tutto internazionale e, a parte due eccezioni su cui dovremo tornare, è composto da attori che non con Bong non hanno mai lavorato.
Snowpiercer è andato molto bene in patria, dove ha incassato più del doppio dei suoi costi di produzione. E si è difeso anche all’estero. Ma qui da noi è uscito in pochissime copie e il mio consiglio è di precipitarvi a vederlo prima che lo tolgano. E, se dovessero averlo già tolto, di procurarvelo con qualsiasi mezzo, lecito e non.

'Snowpiercer' Press Conference

Snowpiercer è un film a metà tra la fantascienza apocalittica e quella distopica: c’è stata un’apocalisse, nella forma di una nuova glaciazione del pianeta, verificatasi perché un esperimento per contrastare il riscaldamento globale è andato fuori controllo. I pochi sopravvissuti si sono rifugiati su un treno ipertecnologico e del tutto autosufficiente che gira intorno al mondo devastato senza fermarsi mai.
E lì, tra i vagoni, hanno creato una società basata sulle classi del treno. I passeggeri di prima classe conducono una vita agiata e hanno tutto ciò che desiderano, quelli in fondo al treno campano come straccioni e sono sfruttati e vessati da ricchi. La struttura sociale del treno si basa su un ordine rigidissimo e prestabilito, dove ognuno occupa il posto che gli è toccato in sorte e non c’è alcuna speranza di mobilità o di cambiamento.
I passeggeri di terza classe, guidati da Chris Evans, decidono di ribellarsi e iniziano un attraversamento del treno per raggiungere la locomotiva, dove abita il costruttore e padrone assoluto di ciò che resta dell’umanità, Wilford, interpretato da Ed Harris.

Se lo scheletro narrativo alla base di Snowpiercer è piuttosto classico (apocalisse, società del futuro dove una minoranza benestante domina una maggioranza povera), non lo è affatto la sua realizzazione. Snowpiercer, nonostante non sia girato in patria e nonostante la presenza di star e di capitali hollywoodiani, è un film innovativo e coraggioso e, soprattutto, un film di Bong in ogni sua componente.
A partire dalla sfilza di invenzioni visive che fanno di ogni vagone un film a sé stante. Non voglio rivelare neanche una delle miriadi di sorprese che troverete dietro le porte che dividono una carrozza del treno dall’altra. Sarebbe un delitto. Ma vi assicuro che entrerete, sempre, in un mondo nuovo, ricostruito con un’inventiva e una fantasia inaudite da Bong e da tutto il reparto scenografie.

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In Snowpiercer si ritrova la capacità tipica di Bong di miscelare dramma, satira e un pizzico di commedia surreale, magari inserendo questi elementi contemporaneamente nella stessa scena. C’è tanta violenza, parecchie sequenze di lotta, morti inaspettate e dolorose, sia tra i “buoni” che tra i “cattivi”. Un combattimento estenuante e lunghissimo per conquistare una vagone fondamentale e che si conclude in una vera e propria strage a colpi di accetta, coltellate e bastonate. Sparatorie da un capo all’altro del treno, attraverso i finestrini. Maestre elementari armate di mitra che insegnano ai bambini la storia della sacra locomotiva.
E poi ci sono Kang-oh Song e Ah-sung Ko.
Che vanno trattati a parte, perché non sono solo i due attori che hanno già lavorato in precedenza con Bong, ma sono anche i due ruoli chiave del film. Se Chris Evans è spacciato per protagonista sin dalle prime battute, vi renderete presto conto che non è così. Evans è il portatore di storia, gli altri due, in quanto schegge impazzite e imprevedibili in un universo segnato da un ordine prestabilito, sono i veri protagonisti.
I comportamenti del personaggio di Evans sono, in fin dei conti, assimilabili a quelli dell’eroe tutto d’un pezzo (ma anche qui, ci saranno delle sorprese), quasi che per Bong si tratti di un tributo da pagare a un cinema che poco gli appartiene.
E poi, al suo fianco, abbiamo queste due straordinarie figure di padre e figlia (di nuovo una famiglia sgangherata), entrambi tossicodipendenti e un po’ matti che cannibalizzano il film e lo portano avanti quasi da soli, forzando gli equilibri, mischiando le carte, seminando indizi che solo negli ultimi minuti di film diventeranno chiari.

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Questo perché Bong ha scritto la sceneggiatura coadiuvato da un tizio che ha dimostrato in passato di avere due palle così, tal Kelly Masterson. I due, insieme, hanno confezionato uno script di una coerenza narrativa impressionante e denso di significati che vanno oltre la facile retorica a cui potrebbe prestarsi una storia del genere in mano ad altri registi e sceneggiatori.
E non è tanto la divisione iniqua tra classi a essere presa di mira da Snowpiercer. Non ce n’è bisogno, tanto è ben raccontata dalle immagini. Il bersaglio reale è l’ipotetica presenza di un ordine ferreo e predeterminato, di cui ogni singolo individuo fa, consapevolmente o no, parte.
Ma arriverà sempre qualcuno che si muove ai margini dell’equilibrio imposto e stabilito, qualcuno privo del proprio posto sul treno, qualcuno in grado di vedere ciò che altri non vedono e quell’ordine si sgretolerà in un istante.
Uscendo dal cinema, venerdì sera, ho ascoltato qualche commento degli altri spettatori: il film non è piaciuto, si aspettavano più azione, lo hanno trovato lento, alcuni hanno detto che è incomprensibile, altri ancora che “faceva ridere”.
L’unica cosa vera è che in Snowpiercer si sorride spesso, grazie all’ironia surreale di Bong.
Per il resto, non siamo abituati a un cinema così. Complesso, stratificato, spettacolare sì, ma in un senso molto differente da quello americano. Lo spettacolo di Snowpiercer è dato non dalla quantità di esplosioni, ma dalla sfrenatezza delle invenzioni, dai cambi di registro continui, dai passaggi repentini dalla farsa al melodramma. Troppo, forse, per uno spettatore che si siede in sala convinto di assistere a un’americanata e invece si trova, spiazzato, di fronte a un film d’autore.
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23 commenti

  1. noto , ultimamente, che uno spettatore medio , oggigiorno, si ritrova spiazzato e in disappunto qualora dovesse vedere un film fatto per il cinema e non tv fatta per il pubblico della tv su grande schermo. Per questo quando si ritrovano a dover veder un film di altra cultura rispetto alla nostra ,o che usa il cinema pienamente,ti esce con i discorsi che hai riportato tu.
    Il fumetto non è male, l’ho anche venduto bene in edicola,purtroppo mi sa che dovrò cercarlo per vie misteriose e parallele,ma amo Bong e il suo cinema.

    1. In sala durerà pochissimo. In molti posti lo hanno già tolto dalla circolazione, purtroppo, per far posto a cose innominabili…

      1. infattamente,ho notato..ahimè. Ci meritiamo zalone !

  2. bradipo · · Rispondi

    qui da me lo avevano messo in orari impossbili per chi come il sottoscritto ha il cattivo gusto di lavorare per procurarsi la pagnotta…Amo Bong Joon Ho, ho visto tutti i suoi film ed è il mio regista coreano preferito e poi in Corea fanno cinema che spacca di brutto, girano i migliori thriller del mondo con buona pace degli aficionados hollywoodiani.E dopo averti letto , ho una scimmia addosso che non ti dico….

    1. io l’ho visto venerdì allo spettacolo delle 22.30 al glorioso giulio cesare che non delude mai.
      mi aspettavo un film meno personale e invece è suo in tutto e per tutto 😉

  3. narratore74 · · Rispondi

    E adesso sono incuriosito…

  4. Perfettamente d’accordo Lucia.
    Forse hai glissato sulle incongruenze e buchi di sceneggiatura ma in un film così ambizioso e comunque in parte di genere queste son cose che dobbiamo accettare.
    Io ho scritto che questo deve essere una delle pietre miliari del genere. Non più bello dei capolavori del passato, ma quello che mette il suo paletto nella storia dello sci-fi in questi anni. Ho visto che sul nostro “amato” vecchio sito (sono fuori anche io) l’hanno bastonato di brutto.
    E vabbeh

    1. No, non ho sorvolato, ti giuro! Non le ho proprio notate. Ero molto presa da altro e non me ne sono nemmeno accorta 😀

  5. Helldorado · · Rispondi

    Grandissimo film, il futuro del Cinema è sempre più rivolto ad Oriente. Come dici tu è quasi un miracolo che sia stato distribuito, anche se nel multisala dove sono costretto ad andare per vedere i film è relegato in una saletta con pochissimi spettacoli. Anzi, forse è stato già tolto mentre sto commentando…
    E come sempre, ottimo articolo.

    1. Ma sì, lo tolgono senza neanche dare il tempo al pubblico di andarlo a vedere.
      Resteremo isolati con Ozmerdek 😀

  6. Non si trova ancora in giro sul web, vero? Volevo vederlo venerdì con gli amici, ma alla fine hanno optato tutti per “300 – l’alba di un impero” e me lo sono perso

    1. Purtroppo ancora no…
      ma com’è poi ‘sto 300?

  7. Qui da me un paio di sale lo hanno anche programmato, ma è durata pochi giorni e poi lo hanno cancellato subito dalla programmazione.

    1. Già…è stato così dappertutto…

  8. Nei cinema non si trova più, appena escono i sub me lo becco u.u

    1. Si sbrigassero con questi subbi u.u

  9. Giuseppe · · Rispondi

    La spettacolarità sci-fi -The Host o anche, ad esempio, Casshern e Natural City- e non di marca orientale si basa in genere su registri più sfaccettati e sofisticati rispetto agli analoghi statunitensi, se non addirittura ai loro antipodi. Il che ovviamente non significa manchino azione, ritmo, tensione o humour -nero o meno- ma soltanto che seguano regole e riferimenti diversi (non sempre immediatamente assimilabili da parte dello spettatore occidentale, questo lo posso pure concedere)…la qual cosa non mi ha mai causato particolari problemi, anzi. Il fatto è, visti anche i commenti del pubblico in sala con te, che ad altri continua invece a crearne parecchi e le critiche mosse a Snowpiercer (lentezza, poca azione, non averci capito un cazzo, ecc.) alla fine sono sempre le stesse. Contribuendo a farlo sparire dai cinema alla velocità della luce (ma me lo vedrò comunque, in un modo o nell’altro)…

    1. La cosa bella di questo film è che comunque è universale. Nel senso che si vede che il regista è un orientale, ma mantiene sempre un linguaggio comprensibile a tutti.
      Proprio non ci arrivano a voler vedere una cosa un po’ diversa

  10. Fino ad un certo punto grande entusiasmo.
    Poi, il finale con il pippone/spiegone di Wilford ha ridimensionato il mio apprezzamento.

    1. Ma aspetta perché quello non è uno spiegone, almeno io non l’ho visto come tale. è un dialogo, molto ben scritto, in cui si rivela ciò che però era sparso con parecchi indizi nel corso del film. Ci voleva, secondo me.

  11. Non vedo l ora di vederlo!!! Tenc iu

    1. iu ar uelcam!

  12. Michele · · Rispondi

    sarà che avevo aspettative molto alte ma il film mi ha deluso tantissimo… il messaggio di base del film non è male così come molte trovate (come hai ben sottolineato “Lo spettacolo di Snowpiercer è dato non dalla quantità di esplosioni, ma dalla sfrenatezza delle invenzioni, dai cambi di registro continui, dai passaggi repentini dalla farsa al melodramma”) ma il film è pervaso da tante, troppe incongruenze e momenti dove il WTF regna sovrano… ok quando la scena è evidentemente grottesca ma molto spesso questo si verifica anche nelle scene che dovrebbero essere “serie” mettiamoci poi lo schema ripetitivo del film (ogni vagone è un livello e per superarlo si devono superare delle prove) e il finale che secondo me non ha senso

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