The Human Race

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Regia – Paul Hough (2013)

Difficile scrivere a proposito di un film su cui non si è stati in grado di farsi un’opinione precisa. Finito di vedere questo The Human Race, nella mia testa c’era un solo, enorme punto interrogativo. Attorno al quale galleggiavano un paio di “maccheccazzo” piuttosto chiassosi.
The Human Race è l’esordio in un lungometraggio dell’inglese Paul Hough, classe 1974, figlio di John Hough, regista di parecchie pellicole di un certo interesse, negli anni ’70 e ’80: Dirty Mary Crazy Larry, tanto per dirne uno. E anche uno degli horror a cui sono più affezionata, American Gothic.
Il figlioletto gira un paio di corti, più un documentario sul mondo del Backyard Wrestling e l’anno scorso ha finalmente la possibilità di dirigere questo film, con budget molto risicato, che si sta facendo il solito giro di festival specializzati, vincendo anche qualche premio e che non ho idea di dove sia destinato ad approdare, se in qualche sala o direttamente in home video. cre0Un gruppo di 80 persone si ritrova, senza sapere come né perché, a dover disputare una bizzarra corsa campestre. Le regole della gara sono poche e molto semplici: se si esce dal sentiero e non si seguono le frecce, si muore; se si mettono i piedi sull’erba, si muore; se si viene doppiati dagli altri partecipanti, si muore.
Lo schema di The Human Race è insomma piuttosto noto ed è stato declinato già miliardi di volte, in miliardi di accezioni differenti. Prendi un po’ di gente, la inserisci in circostanze eccezionali, in cui la loro vita dipende dalla morte degli altri, e vedi un po’ che succede, chi impazzisce prima, chi soccombe, chi si trasforma in una belva assetata di sangue e via degenerando.
Non c’è nulla di male nell’utilizzare questo schema ancora una volta. Qualcosa di interessante da dire, la si può sempre trovare. Conta, come sempre, il modo. E bisogna stare molto attenti a non dare al pubblico la brutta impressione di volergli impartire lezioni non richieste sulla natura umana.
Ecco, su questo punto, The Human Race scopre le sue carte sin dal titolo.
C’è tanta di quella pretenziosità, nel film, che ci si potrebbe riempire la Fossa delle Marianne e ne avanzerebbe ancora. Ma a fronte di questo fastidioso difetto, c’è anche tanta genuina cattiveria, accompagnata da delle morti orribili che non risparmiano nessuno. Non si ha mai la sensazione di conoscere in anticipo chi saranno i sopravvissuti della corsa. E questo è di sicuro un bene.
Tuttavia, Hough affronta la cosa nella maniera più sbagliata possibile, e da un punto di vista meramente tecnico (spruzzi di sangue in una CGI che mai e poi mai riesce a essere credibile, ma diamo la colpa al basso budget), e da un punto di vista narrativo.
Innanzitutto, va a raccontare troppe cose di alcuni personaggi, fornendo dei background sostanzialmente inutili agli sviluppi successivi. The Human Race, tanto per fare un esempio, comincia due volte prima di cominciare sul serio, con due introduzioni di cui una non ha neanche senso di esistere.

DA QUI QUALCHE SPOILER

Sanguijuelas

Per quale motivo, infatti, ammorbarmi con una decina di minuti in cui mi racconti la storia della vita di un personaggio che sarà poi il primo a crepare non appena parte il film vero e proprio?
Ci sono espedienti migliori per far capire allo spettatore che nessuno dei protagonisti è al sicuro.
Espedienti che Hough dimostra di conoscere quando, in rapida successione, fa saltare la testa a due bambini e a una donna incinta. Senza averci fornito prima un libretto di istruzioni sulla loro esistenza precedente la gara. E sono morti che fanno effetto, sono violente, repentine e dolorose. Più di tutto, possiedono una coerenza con l’impianto narrativo del film che ce le fa percepire come plausibili e, pur nella loro mancanza di pietà, inevitabili.
In questo senso, The Human Race riesce anche a essere coraggioso in molte scelte, a partire da quella di usare come personaggi principali del film un soldato che ha perso una gamba in Afghanistan e due sordomuti e di inserirli in un contesto così brutale, facendoli uscire vincitori.
Solo che poi il film crolla proprio quando dovrebbe decollare. E crolla perché, nel tentativo di salire in cattedra e dirci (per la ventordicesima volta) che noi esseri umani siamo delle bestie assetate di sangue, fa comportare i caratteri in maniera del tutto priva di spessore, li obbliga ad agire per dimostrare una tesi (banalotta, pure), e perde la battaglia con la sospensione dell’incredulità.
Io capisco, e sottoscrivo, che in circostanze eccezionali vengano meno le regole base del vivere civile. Ma non puoi prendere un personaggio a caso, mostrarmelo sconvolto e disperato perché superando una donna, senza neanche esserne consapevole, ne ha causato la morte, e quattro secondi dopo farmi vedere che si accanisce a sfondare il cranio di un altro concorrente a bastonate. Che diavolo è successo nel frattempo? Cosa è cambiato? Come ha fatto questo personaggio a passare dal senso di colpa alla ferocia in un battito di ciglia?
The Human Race è pieno zeppo di queste svolte improvvise e ingiustificate: perde minuti preziosi a costruire minuziosamente background superflui, e poi impazzisce come i poveracci coinvolti nella corsa della morte. E si suicida.

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Ed è un peccato, perché Hough possiede ritmo e gusto nella messa in scena. Magari con una sceneggiatura migliore (se l’è anche scritto, il film), qualche soldino in più, e una fotografia meno bluastra e filtrata, potrebbe diventare un regista interessante.
Le idee non mancano e, seppure realizzato con una povertà di mezzi quasi commovente, il finale del film ti trasporta in territori fantascientifici, evitando addirittura lo spiegone a uso imbecilli.
Un lavoro un po’ confuso, con tante cadute di tono, tanti momenti zoppicanti e incerti, ma con un impatto emotivo da non sottovalutare. Niente di originale, per carità: parecchi spunti rubacchiati al King de La Lunga Marcia (ma senza società distopica), il solito Battle Royale che ormai lo chiamano in causa a sproposito una volta a settimana, e vaghe reminiscenze di un altro esordio, molto migliore di questo: Intacto, di Fresnadillo.
Potrebbe persino impressionare i più sensibili. Alcune sequenze, di sicuro, non si dimenticano facilmente.

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17 commenti

  1. lo avevo saltato a piedi pari ma una possibilità ora gliela concedo anche solo per rendermi conto dei momenti di machecazzo che descrivi mirabilmente…

    1. Sì, guarda, è strapieno di maccheccazzo!
      Però diverte e mette tanta sana angoscia.

  2. Lo spunto (un mucchio di sconosciuti costretti a “gareggiare” per la propria vita) al di là di essere già stato usato in molti altri film, lo trovo sempre interessante e dunque credo che recupererò la pellicola per curiosità.
    Comunque Lucia hai mai visto “Battle Royale” e “Battle Royale 2″?
    A parere mio il film “Battle Royale” rispetto a il libro o al fumetto è semplicemente una “sagra” di sangue, denaturato da tutti quei sottotesti introspettivi che rendevano sia il romanzo e sia il manga dei capolavori.
    Sì, sono uno di quelli che adora le seghe mentali, l’introspezione psicologica e i flashback (fatti bene [non come quelli di “Lost”]).
    “Battle Royale 2″ non lo ho visto e dunque non ho idea di come possa essere.

    1. Sì, Battle Royale l’ho visto. Lo cito in fondo all’articolo e non cito mai film che non ho visto almeno una volta. E se mi capita di citarli, avverto di non averli visti 😉

      1. E cosa ne pensi?
        Hai mai letto il romanzo o il manga da cui è tratto Battle Royale?

        1. Penso che il primo sia un grandissimo film, soprattutto perché riesce a restituire bene le atmosfere del manga, che è lunghissimo, e condensare il tutto in meno di due ore non deve essere stato semplice.
          Non ho letto il romanzo, però.

  3. Ne avevo letto “in giro”,Pensavo si trattasse di cretinata cosmica ed invece mi sa che gli darò una possibilità.
    L’altra sera in televisione sono cascata sul remake di “Alba Rossa”…se ti va di passare ne ho scritto qui http://cinquecentofilmisieme.blogspot.it/2014/02/alba-rossa-red-dawn-remake.html

  4. Peccato. Non dico che ci speravo, ma visti i millemila premi non mi faceva fastidio…
    Però metti lì quell’intacto alla fine che mi fa rizzare le antenne. Dio, che figata di film!
    Ci do un occhio e poi vediamo

    1. Daccelo daccelo un occhio!
      Questi horrorini indipendenti hanno quasi sempre qualcosa per cui vale la pena.

  5. Quello che scrivi mi spinge a dargli comunque una possibilità, nonostante Hough sembri -detto molto in soldoni- fare contemporaneamente un passo avanti e uno indietro per tutta la durata del film (e sì, una rappresentazione plausibile della sospensione/degenerazione delle regole base del vivere civile richiede sempre una buona dose di logica e coerenza interna. Spostandoci per un momento dai riferimenti a La Lunga Marcia e Battle Royale qui è The Divide, ad esempio, che dovrebbe aver insegnato qualcosa a proposito)…

    1. Sì, anche The Divide in effetti ci azzecca. Però lì è tutt’altra classe e tutt’altro stile.
      E la degenerazione è perfettamente plausibile. Qui è un po’ così, alla come capita. Ma sì, degeneriamo!

  6. Hai comunque messo la pulce nell’orecchio…

    1. Ne sono felice…
      è comunque un esordio interessante. Io certi giovani registi cerco di tenerli d’occhio che non si sa mai.

      1. È giusto e onesto… visto Lone Survivor?

        1. visto ieri. davvero sorprendente e anche meno retorico di quanto mi aspettassi.

          1. Te l’avevo detto e i momenti retorici sembrano inseriti lì un po’ a forza, secondo me

  7. stefano · · Rispondi

    io il film l’ho trovato bellissimo.geniale il finto inizio,e di ottima fattura(nonostante il budget da festa paesana)lo svolgimento.gli attori,se paragonati a quelli italiani di produzioni simili,sono da encomio 🙂 .ps:a me the divide non è piaciuto per niente,noiosissimo e con un paio di personaggi fantozziani(li sgami dopo pochi secondi).ciao a tutti

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